EMMA ORCZY.
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La Banda di Sir Percy.
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Titolo originale: Sir Percy Leads the Band. 1936.
Traduzione di: Sara Linda Benatti.
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1936. Serie Primula Rossa.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Le vicende del ciclo sono ambientate nel periodo della rivoluzione francese, quando Robespierre e gli altri membri del comitato di salute pubblica seminavano il Terrore. Contro la tirannia in cui  sfociata la rivoluzione, giunge in Francia una figura misteriosa a capo di una lega che si adopera per il benessere e la salvezza dei nobili. Questo enigmatico personaggio, acclamato dai nobili decaduti e dai nemici della repubblica, firma le sue imprese con uno stemma molto particolare, un piccolo fiore scarlatto (Anagallis arvensis), e per questo motivo  conosciuto da tutti come "la Primula Rossa".
Nessuno pu immaginare che dietro la maschera del valoroso e impavido eroe, che si fa beffe del nuovo governo francese, si nasconda la figura del nobile inglese sir Percy Blakeney.
La Primula  il classico eroe orgoglioso, coraggioso e con gli occhi che sciolgono il cuore. Inoltre, la Primula  un riuscito, oltre che raro, esempio di eroe reazionario, fiero oppositore della barbarie rivoluzionaria nel nome dell'Ancien Rgime.
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L'AUTRICE.
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La Baronessa Emma Magdolna Rozalia Maria Jozefa Borbla Orczy de Orci, comunemente nota come Emma Orczy o Emmuska Orczy,  stata una traduttrice, pittrice (alcune sue opere sono esposte presso la Royal Academy a Londra), commediografa e scrittrice britannica di origine ungherese. Nata a Tarnars il 23 settembre 1865, fu costretta a fuggire in Francia nel 1868 in seguito a una rivolta, per poi stabilirsi a Londra, dove Emma lavorer come traduttrice e illustratrice. Visse per qualche tempo a Monaco, con un intervallo tra il 1927 e il 1933 in cui trascorse autunni e primavere a Lerici, prima di rassegnarsi ad abbandonare l'Italia a causa del fascismo. Mor a Henley-on-Thames il 12 novembre 1947.
Pi che per i suoi lavori teatrali  nota per i romanzi e i racconti, in particolare quelli del ciclo della Primula Rossa, personaggio che ottenne fin da subito un enorme successo, divenendo popolare in Europa e nel resto del mondo e introducendo nella cultura popolare la figura delleroe dallidentit segreta.
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La Banda di Sir Percy.
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Libro 1. L'abate.
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CAPITOLO 1.
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Un re sotto processo.
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La sala dei Passi Perduti, tutti gli annessi del Palazzo di Giustizia, i corridoi, gli uffici dei vari pubblici ufficiali, giudici e avvocati, quel giorno erano gremiti come lo erano stati nel corso di tutta la settimana, sin dal marted, quando era stata messa ai voti la prima domanda: " Louis Capet colpevole di aver cospirato contro la libert?". Louis Capet! Altrimenti detto Luigi Sedicesimo, discendente di una lunga schiatta di re della grande monarchia di San Luigi, e lui stesso unto e incoronato re di Francia! Ed eccolo ora! Alla sbarra di fronte a uomini come lui, di fronte a quelli che un tempo erano i suoi devoti sudditi, o teoricamente devoti, l di fronte a loro come un qualsiasi criminale, accusato non di omicidio, di falsificazione o di furto, ma di aver cospirato contro la libert.
Un re sotto processo! E che rischia la vita! Poich su quello non v' alcun dubbio.  questione di vita o di morte, per il Re di Francia. Vi sono state diatribe, infinite discussioni e dibattiti nel Palazzo di Giustizia sin dall'undici dicembre, pi di un mese fa ormai, quando Luigi per la prima volta  comparso alla sbarra di fronte alla Convenzione. All'accusato sono state poste cinquantasette domande. "Louis Capet, avete fatto questo, o quest'altro? Avete cospirato contro la libert?" A tutte le domande, ha dato la stessa semplice risposta: "No! Non ho fatto questo, n quest'altro. Se l'ho fatto,  stato in accordo con le leggi allora esistenti in Francia."
E questo per un intero mese e pi, nel corso delle brevi giornate di dicembre, quando neve, pioggia o nebbia oscuravano quel poco di luce del giorno, e le ombre della sera avvolgevano nell'oscurit la grande sala e tutto ci che conteneva in fatto di passioni e crudelt degli uomini. Poi le luci venivano accese e le fiamme oscillavano incerte nell'umidit fino a quando un impiegato non faceva il giro con gli smorzacandela tagliando via da ciascuna un poco di quello stoppino che tratteneva la luce. E la luce stessa oscillava, finch giudici e giuria e avvocati non erano stanchi, e non se ne andavano dalla sala di giustizia; e allora le candele venivano finalmente spente, estinte dal destino e dalla vendicativa mano degli uomini.
Un re sotto processo! Cielo, che evento straordinario! Un evento accaduto soltanto una volta in precedenza, nella storia intera, centocinquanta anni prima; quando Carlo I, re d'Inghilterra, si era trovato alla sbarra di fronte al suo popolo e al parlamento, da essi accusato di aver cospirato contro la loro libert. Di quale sarebbe stata la conclusione, nessuno dubit neppure un momento: la pregnanza di quella tragedia, l'importanza vitale di quel che v'era in gioco, si riflettevano nella gravit della folla che si raccoglieva giorno dopo giorno all'interno del Palazzo di Giustizia. Uomini di ogni et, di ogni credo, di ogni opinione politica, si accalcavano nella Sala dei Passi Perduti, aspettando quasi del tutto in silenzio frammenti di notizie che arrivavano come filtrati attraverso la sala in cui un re, un tempo il loro Re, veniva sottoposto a processo.
Attendevano notizie, bramando ardentemente la fine di quella suspense che metteva alla prova i loro nervi, eppure temendo di udirne la conclusione.
Il luned mattina, un mese dopo l'apertura di quell'importantissimo processo, tutte le cinquantasette domande avevano infine trovato risposta. L'avvocato Barrre in un discorso di tre ore riassunse il caso, e poi invit Louis Capet a ritirarsi. E Louis lo sfortunato, un tempo Luigi Sedicesimo, re di Francia, e ora solamente Louis Capet, venne riportato alla prigione del Tempio dove, separato da moglie e figli, non poteva far altro che attendere con pazienza e rassegnazione che gli venissero comunicate le ultime decisioni dei suoi giudici, e assistere i suoi consiglieri legali nella preparazione della propria difesa.
E il marted, il quindici di gennaio del 1793, la questione se un Re di Francia fosse colpevole oppure no di cospirazione venne messa ai voti. Non una domanda, ma tre, ciascuna da votarsi separatamente da parte di ciascuno dei settecentoquarantanove membri della Convenzione Nazionale.  Louis Capet colpevole di cospirazione contro la libert? La sentenza pronunciata dalla Convenzione Nazionale deve essere definitiva, oppure bisogner appellarsi a quella del popolo? Se Louis Capet venisse trovato colpevole, quale pena dovrebbe essergli comminata? Le prime due questioni vennero risolte quel marted. Per mezzogiorno Louis Capet era stato dichiarato colpevole, a immensa maggioranza. La seconda questione prese pi tempo; il pomeriggio pass, le ombre di una sera d'inverno che inghiottivano il mondo esterno stesero il loro manto di oscurit su quell'assemblea di uomini l riuniti per giudicare il loro Re e pronunciare la sentenza contro di lui. Arriv la mezzanotte prima che quella seconda votazione terminasse. Con una maggioranza di due a uno l'assemblea stabil che il verdetto sarebbe stato definitivo, senza appello alla decisione del popolo. Un tale appello avrebbe portato alla guerra civile, gridavano gli estremisti, i rumorosi e turbolenti Patrioti, mentre i moderati, i Girondini, volevano che la volont del popolo non venisse ignorata. Ma erano stati sconfitti, due a uno, e alla chiusura di quel memorabile marted Louis Capet era definitivamente colpevole di aver cospirato contro la libert del popolo, e qualsiasi sentenza la Convenzione Nazionale avesse pronunciato sarebbe stata definitiva, senza appello.
I rumorosi e turbolenti Patrioti erano pieni di speranza. Marat, l'amico del popolo, li aveva apostrofati dal suo letto di malattia, fustigandoli con la sua lingua mordace: "Oh folla di chiacchieroni, non sapete agire?" E avevano intenzione di agire. Che la terza questione venisse messa ai voti, e l'intero mondo avrebbe visto che i Patrioti sapevano agire quanto sapevano parlare. Cos, quel mercoled, il sedici di gennaio del 1793, si radunano in forze e sciamano nella Sala dei Passi Perduti, e nei corridoi e nelle sale da riunione del Palazzo di Giustizia. Ma per qualche motivo non sono pi turbolenti, ora. Certi del trionfo, paiono quasi sopraffatti dall'immensit della tragedia che hanno rovesciato su un solo capo.
Al di fuori del Palazzo di Giustizia l'intera Parigi  in punta di piedi, in attesa.  una cruda giornata di mezzo inverno. La citt  avvolta in una nebbia grigia, che attutisce ogni suono di voci e rumore di traffico come fosse fatta di bioccoli di cotone. E come gli individui ora non pi rumorosi all'interno, il popolo di Parigi attende in silenzio, ammutolito da una specie di cupo sbalordimento per l'evento straordinario che si sta svolgendo l dentro, e a cui il popolo stesso, in una certa misura, ha contribuito.
Nel Palazzo i settecentoquarantanove deputati sono tutti al loro posto. Dopo vari discorsi, e "ordini del giorno" messi in campo da un Patriota o da un altro, la proposta di Danton che la Convenzione rimanga in sessione permanente finch quell'intera faccenda di Louis Capet non sar terminata e conclusa passa, con una sostanziosa maggioranza. Dopodich inizia il voto sulla terza questione. Gli uscieri chiamano ad alta voce i deputati per nome e circoscrizione, uno per uno; li convocano a salire sulla tribuna e dichiarare, in base alla propria anima e alla propria coscienza, quale pena dovrebbe venir comminata all'accusato. E uno per uno settecentoquarantanove uomini salgono alla tribuna, dicono quello che hanno da dire, giustificano il loro verdetto, e fanno registrare il loro voto. La procedura continu per l'intera notte, e per i giorni e le notti seguenti, dal mercoled fino al pomeriggio del venerd. La sera smoriva nella notte, la notte cedeva al giorno e il giorno di nuovo alla notte, mentre la vita di un re rimaneva in bilico. Nella grigia luce del giorno, nelle stanche ore notturne, quelle tre parole gravide d'importanza correvano attutite attraverso la sottile cortina di nebbia che pervadeva la sala e offuscava la fievole, vacillante luce delle candele. Morte! Esilio! Imprigionamento... fino a che non venisse firmata la pace con il resto dell'Europa. La parola che giungeva pi spesso dalla tribuna era morte, anche se di frequente temperata da deboli raccomandazioni di misericordia; ma per tutto il gioved, e per la maggior parte del venerd, l'equilibrio continu a oscillare tra la morte e l'esilio. Attraverso la cortina di nebbia, o nell'oscurit della notte, i deputati parevano fantasmi che si muovessero dai loro seggi alla tribuna e poi di nuovo ai loro seggi, cercando una volta l di rubare pochi momenti di sonno irrequieto. Alcuni voti non erano mai stati in dubbio. Quello di Robespierre, per esempio, oppure quello di Danton, che disdegn di giustificare il proprio verdetto; rimase alla tribuna un solo istante, quanto bastava per dire secco: "La Mort sans phrases!" e poi ritorn al proprio seggio, incroci le braccia e si mise tranquillamente a dormire. "Morte, senza tanti discorsi!" Perch fare discorsi? Louis Capet doveva morire, quindi perch mettersi a discutere?
V'era mai stato un procedimento cos strano? Testimoni oculari, uomini come Sieys e Roland, hanno descritto la scena come una delle pi rimarchevoli a cui occhio umano abbia assistito nella storia della Rivoluzione, e il momento in cui Filippo d'Orlans, ora soprannominato Philippe galit, lui stesso parente dell'accusato, aveva votato con decisione per la morte, sulla propria anima e sulla propria coscienza, come il pi teso nella storia tutta. Uno strano procedimento invero! Filippo d'Orlans il traditore, il dissoluto, che votava contro un proprio parente; e su nelle gallerie, tra una folla di privilegiati, una quantit di donne elegantemente vestite che esibivano pizzi e coccarde tricolori e mangiucchiavano cioccolatini, mentre gli onorevoli deputati che avevano gi fatto registrare il loro voto andavano a intrattenerle con le chiacchiere e a portar loro ghiaccio e rinfreschi. Alcuni avevano con s carte e bussolotti, e si segnavano man mano i vari voti di morte, esilio e imprigionamento, come puntando alle corse, tra scommesse e risatine. Nelle gallerie si faceva sfoggio di eleganza. Niente penombra l, nessun cupo presentimento, n la sensazione di una tragedia imminente. Donne alla moda! La bella Troigne de Mricourt, l'austera Madame Roland, la giovane Theresia Cabarrus. Ma in basso gli uomini erano sempre pi stanchi, sempre pi simili a fantasmi nella luce fioca. Molti si erano addormentati, e gli uscieri erano costretti a riscuoterli rumorosamente per mandarli a votare.
Al crepuscolo di venerd la valutazione era terminata. I segretari divisero le carte e si disposero al conteggio. Quando anche quello fu concluso il Presidente Vergniaud intim il silenzio. E in un silenzio talmente profondo che il fruscio di un abito di seta su nelle gallerie fece sussultare tutti, annunci solenne: "In nome della Convenzione, dichiaro che la pena da comminarsi a Louis Capet sar di morte."
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CAPITOLO 2.
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Sentenza.
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Il Presidente non aveva ancora quasi terminato di pronunciare quelle parole che gli avvocati del Re si precipitarono dentro, levando proteste in suo nome. Pretesero un rinvio, e l'appello alla volont del popolo. La seconda richiesta venne prontamente respinta all'unanimit. Un appello alla volont del popolo era gi stato messo ai voti il marted precedente, e la questione era stata chiusa in via definitiva. Un rinvio avrebbe forse potuto essere concesso, ma per il momento non si poteva far nulla di pi. Erano tutti sfiniti dalla faccenda. Snervati. Avrebbero deciso l'indomani.
E lo fecero. Rinvio, oppure no? I Patrioti dissero "No". Filippo d'Orlans, parente dell'accusato, disse "No!". Altri dissero "S!"... ma alla fine, quando erano ormai le ore piccole della domenica mattina, anche quella questione, forse la pi cupa di tutte, era stabilita. "Nessun rinvio! Morte entro ventiquattro ore."
Il Ministro della Giustizia venne inviato al Tempio per dare la notizia all'accusato. A suo credito, si racconta che quell'incombenza non gli piacque. "Che orribile affare!" venne udito dire. Ma Luigi ricevette la notizia con calma, proprio come un re dovrebbe. Chiese un rinvio di tre giorni per prepararsi alla morte, e un confessore. La seconda cosa gli venne concessa, a condizione che il confessore fosse un uomo scelto dalla Convenzione, ma non il rinvio. Il verdetto era stato "Morte entro ventiquattro ore". Un periodo di tregua non era in discussione.
Quella domenica mattina Parigi si svegli con la notizia e ne fu agghiacciata. Era una notizia attesa, ma in questo mondo vi sono eventi che sono attesi, sono noti come ormai certi, eppure, quando si verificano, causano sbigottimento. E Parigi era sbalordita. Gli estremisti gioivano: gli elementi pi chiassosi se ne andavano in giro a gridare "Vive la Libert!" agitando bandiere tricolori, portando picche coronate da berretti rossi; ma Parigi come entit nel complesso non reagiva. Ponderava sul verdetto, rabbrividiva per l'assassinio di Lepelletier, il deputato che aveva presentato la proposta: "Nessun rinvio! Morte entro ventiquattro ore!". E quella proposta aveva ottenuto una maggioranza di settanta voti. Erano le due di mattina, e lui se n'era andato a cenare da Fvrier, al Palais Royal. Aveva finito di mangiare, e stava pagando il conto, quando era stato improvvisamente aggredito da uno sconosciuto, di cui si diceva che una volta avesse fatto parte delle guardie reali, che gli aveva affondato un pugnale nel petto urlando "Regicida! Prenditi questo!" e che poi, nella confusione che ne era seguita, era riuscito a fuggire. "Perch quest'uomo e non un altro?" si domandava Parigi. E i seicentonovantasei deputati che avevano votato per la morte senza aggiungere una raccomandazione di misericordia si chiusero nei loro appartamenti, temendo per la propria vita.
Le caffetterie e i ristoranti, d'altra parte, fecero grandi affari per tutta la domenica. Parigi, per quanto sbigottita, andava nutrita, e nutrita fu; e parlava soltanto a bisbigli, ma cionondimeno parlava. Vari gruppi indugiavano davanti a caff e brandy, e dicevano le poche cose che era sicuro dire davanti a quei turbolenti Patrioti che dichiaravano traditore qualsiasi uomo, donna o bambino che mostrasse un briciolo di compassione per il "cospiratore" Louis Capet. E si parlava anche di guerra. L'Inghilterra... la Spagna. Soprattutto l'Inghilterra, con Burke che pretendeva sanzioni contro la repubblica regicida. Poteva essere soltanto questione di giorni, ora, prima che la guerra venisse dichiarata. L'Inghilterra fremeva per la voglia di farlo sin da quando Louis Capet era stato privato del trono. L'ambasciatore Chauvelin era ancora a Londra, ma ben presto sarebbe stato richiamato e avrebbe ricevuto nuovi ordini, perch senza alcun dubbio la guerra era imminente. Le famiglie inglesi che risiedevano in Francia si stavano preparando a lasciare il paese; molti, sentendo puzza di guai, avevano gi mandato a casa moglie e figli, e nel corso della settimana precedente le navi che partivano da Boulogne e le Havre avevano viaggiato ben colme.
Per molti altri erano rimasti: uomini d'affari, giornalisti, e semplici oziosi. Per la maggior parte pranzavano da Fvrier al Palais Royal, il ristorante alla moda, dove alla domenica si potevano sempre incontrare i deputati pi in vista. Robespierre e il suo amico Desmoulins, l'elegante Saint-Just, il Presidente Vergniaud e altri vi si recavano regolarmente, e i corrispondenti dei notiziari stranieri frequentavano il posto nella speranza di cogliere frammenti di pettegolezzi per i loro giornali. In quella particolare domenica v'era circa una dozzina di stranieri riuniti attorno al grande tavolo al centro, dov'era stato servito un magro pranzo, a causa della scarsit di provviste e della penuria di cibo che aveva gi iniziato a funestare le campagne e ancora di pi le citt. Di certo l, nel cuore di Parigi, sarebbe stato ben poco giudizioso imbandire un ricco banchetto in un ristorante frequentato, in piena vista dei vagabondi affamati... che potevano radunarsi all'esterno, sotto le arcate, fracassare le finestre e abbrancare tutto quello che v'era sui tavoli. Ma, a dispetto del magro pasto, a quella tavola di stranieri non mancava il buonumore. Erano in maggioranza inglesi, e fu con quell'ottimistica tolleranza tipica degli inglesi che aggredirono la carne tigliosa e il vino annacquato che avevano davanti.
"Che mi dici del manzo con senape?" cit uno degli uomini mentre lottava con un duro pezzo di maiale bollito guarnito di fagioli bianchi.
"Dico che mi garberebbe assai," complet la citazione il suo vicino di tavolo, "ma al momento a me andrebbe uno stufato del Lancashire come me lo fa a casa la mia vecchia signora."
"Ebbene!" intervenne un uomo che con tutta evidenza era del nord, "la domenica a casa mia  il giorno dell'haggis, e con un bicchiere da vino pieno di buon whisky scozzese versato sopra, e vi dico, amici miei..." Non complet la frase, ma per illustrarne il significato fece schioccare le labbra; poi aggred la propria porzione di maiale con un vigore quasi selvaggio.
Al tavolo accanto sedevano due uomini. Uno dei due disse, parlando in francese, con una sprezzante scrollata di spalle: "Questi inglesi! Il loro unico argomento di conversazione  il cibo."
L'altro non fece commenti. Si limit a constatare: "Quindi capite l'inglese, Monsieur le Baron?"
"S. Voi no?"
"Non ho mai ricevuto lezioni," replic l'altro in tono vago.
Fra quei due uomini v'era uno strano contrasto, sia nell'aspetto che nel modo di parlare. Quello che era stato chiamato Monsieur le Baron - non era ancora un crimine usare un titolo, nella Francia Repubblicana - era basso e dalle spalle larghe. Aveva un volto florido, labbra sensuali e occhi sporgenti. Parlava francese con un accento gutturale quasi impercettibile, che all'orecchio sensibile avrebbe potuto tradire le origini tedesche o austriache. Le maniere, cos come il modo di parlare, erano brusche e agitate; le mani piccole e grasse con le dita a spatola stavano sempre giocherellando con qualcosa, creando palline di mollica, tamburellando sul tavolo con evidente nervosismo. L'altro era alto, ben al di sopra della media, per quel paese, e parlava in maniera ponderata, quasi pedante nella purezza dell'espressione, come un professore che stesse tenendo lezione alla Sorbona; le sue mani, per quanto snelle, tradivano una forza inusuale. Quasi non le muoveva. Entrambi erano vestiti con semplicit, con giacche nere e brache di panno, ma mentre gli abiti del barone gli stavano stretti, il completo dell'altro era un capolavoro di arte sartoriale.
Proprio in quel momento nella stanza si lev la confusione: sedie che raschiavano sul pavimento di piastrelle, uomini che chiamavano chiedendo cappelli e soprabiti, parole di congedo, e un esodo pi o meno rumoroso attraverso le porte basculanti. Robespierre e Desmoulins, nell'andar via, si fermarono a scambiare due parole con il barone.
"Eh bien, de Batz," gli disse Robespierre con una risata, "ho vinto la scommessa, non  vero? Louis Capet ha avuto quel che meritava."
De Batz si strinse nelle spalle grassocce, replicando asciutto: "Non ancora."
Quando se ne furono andati, immediatamente seguiti da Vergniaud e Saint-Just, colui che era stato chiamato de Batz si appoggi allo schienale e si lasci sfuggire un profondo sospiro di sollievo.
"Ah!" esclam poi. "L'aria  pi pura adesso che quella lurida folla se n' andata."
"Sembravate essere in termini decisamente amichevoli con Monsieur Robespierre, comunque," constat l'altro con un sorriso freddo.
"Le apparenze spesso ingannano, mio caro Professore," ribatt de Batz.
"Ah, s?"
"Ora, prendete il vostro caso. La prima volta vi ho incontrato allo Jacobin Club, oppure era il Feuillants? Ho dimenticato quale di quei pestilenziali raduni stavate onorando con la vostra presenza, ma comunque, avessi giudicato soltanto dalle apparenze, vi avrei evitato come la peste, cos come evito quella lurida manica di assassini..."
"Ma eravate l anche voi, Monsieur le Baron," osserv il professore.
"Vi ero andato per curiosit, amico mio, cos come avevate fatto voi e non poche persone dall'aspetto rispettabile. Quelle persone rispettabili le valutai molto in fretta. Non sapevo che farmene di loro. Erano esattamente quel tipo di scimuniti che l'oratoria di Danton trasforma ben presto in potenziali regicidi. Ma ho accostato voi, quella sera, perch ho visto che eravate differente."
"Differente in cosa?"
"Il modo di parlare da persona colta, e il colletto pulito."
"Voi mi lusingate, signore."
"All'inizio abbiamo conversato su molte cose, se ricordate. Abbiamo discusso di filosofia e poeti, di retorica inglese e arte italiana: e quella notte me ne sono tornato a casa convinto di aver incontrato uno spirito affine, che speravo di incontrare di nuovo. Quando siete entrato qui, un'ora fa, e mi avete onorato permettendomi di sedere alla vostra tavola, ho sentito che il Caso era stato benevolo con me."
"Ancora una volta, voi mi lusingate, signore."
Il professore non aveva mosso un muscolo, mentre de Batz indulgeva prima ai ricordi e poi alle lusinghe. Pareva inconsapevole dell'agitazione dell'altro, in continuo aumento; se ne stava seduto con la schiena appoggiata allo schienale, una mano snella incorniciata da immacolato cambr posata sul tavolo. E per tutto il tempo i suoi occhi avevano osservato, da sotto le palpebre pesanti, l'esodo dei vari clienti del ristorante che uno per uno finivano il pranzo, pagavano il conto, prendevano cappello e soprabito e uscivano nella semioscurit che si andava rapidamente infittendo. E in qualche modo pareva che nulla sfuggisse a quegli occhi, che vedessero tutto, e che annotassero tutto, anche mentre la loro espressione non cambiava mai.
La stanza nel frattempo si era svuotata in fretta. Rimanevano solamente de Batz e il professore a un tavolo, e nell'angolo pi lontano tre uomini, due dei quali stavano giocando a domino mentre il terzo leggeva un giornale. De Batz esamin tutta la sala velocemente, con sguardo irrequieto; poi si allung sul tavolo e punt gli occhi sul placido volto del suo interlocutore.
"Mi propongo di lusingarvi ancora di pi, amico mio," disse riducendo la voce a un bisbiglio. "Nay! Potrei dire che mi propongo di onorarvi..."
"Realmente?"
"Chiedendovi di aiutarmi..."
"A fare cosa?"
"A salvare il Re."
"Un arduo compito, signore."
"Ma non impossibile. Ascoltate. Ho cinquecento amici che domani verranno distribuiti in differenti case lungo il percorso tra il Tempio e Place de la Rvolution. A un mio segnale assalteranno la carrozza in cui vi saranno soltanto Sua Maest e il confessore; poi trascineranno fuori il Re e, nella confusione, lo faranno entrare di soppiatto in una casa nelle vicinanze, i cui abitanti sono tutti sul mio libro paga. Vi vedo silenzioso, signore?" termin De Batz, la voce pesante e gutturale roca per l'emozione. "A cosa state pensando?" aggiunse poi impaziente, vedendo che l'altro rimaneva impassibile, quasi immoto.
"Al Generale Santerre," replic il professore, "e ai suoi ottomila armati. Avete pagato anche loro?"
"Ottomila?" ribatt de Batz con tono sarcastico. "Bah!"
"Dubitate della cifra?"
"No! No, non ne dubito. So tutto di Santerre e dei suoi ottomila uomini, dei suoi cannoni gi sistemati in Place de la Rvolution, e dei suoi cannonieri che saranno l pronti con esca e acciarino. Ma voi dovete prendere in considerazione l'effetto della sorpresa. L'inaspettato. Il panico improvviso. Gli uomini colti mentre non stanno in guardia. Vi posso raccontare di avvenimenti accaduti davanti ai miei stessi occhi quando quell'audace diavolo inglese che tutti chiamano la Primula Rossa ha fatto scappare via dei prigionieri condannati addirittura dai carretti che li stavano portando all'esecuzione. Di certo ne siete al corrente?"
" cos," replic tranquillo il professore, "ma suppongo che quei carretti non avessero una scorta di ottomila uomini armati. Sapete, Monsieur le Baron, a questo mondo esistono cose impossibili: cose che sono al di l dell'umano potere."
"Quindi non mi aiuterete?"
"Voi non mi avete ancora detto cosa volete che faccia."
"Non intendo chiedervi di rischiare la vita," disse de Batz, tentando di non prendere un tono derisorio. "Vi sono gi cinquecento di noi, e uno in pi o in meno non farebbe alcuna differenza nelle nostre possibilit di successo. Ma v' una piccola questione nella quale voi potreste rendere alla nostra causa un importante servizio e, del tutto incidentalmente, essere d'aiuto nel salvare Sua Maest il Re."
"E quale potrebbe essere, signore?"
Segu una pausa, dopo la quale de Batz riprese, con quella che sembrava noncuranza: "Vi  un prete irlandese, l'abate Edgeworth... lo avete incontrato, forse?"
"S! Lo conosco."
" noto al Re, per fama. La Convenzione, come forse siete al corrente,  venuta incontro al desiderio di Sua Maest di avere un confessore, ma quei bruti inumani hanno posto una condizione: che il confessore in questione venga scelto da loro. E noi sappiamo cosa significa. Un qualche prete apostata la cui presenza non far che agitare e forse snervare Sua Maest proprio quando ha bisogno di tutto il suo coraggio. Ne convenite?"
"Certamente."
"Allo stesso modo, com' ovvio, noi vogliamo che vi sia qualcuno a fianco di Sua Maest durante quel logorante tragitto dal Tempio, qualcuno che lo prepari e incoraggi per il colpo di mano."
Fece una breve pausa, gli occhi irrequieti che ancora studiavano il volto placido del professore. A un certo momento parve quasi si fosse pentito di aver detto cos tanto. Ma quell'umore dur soltanto un istante o due. De Batz era orgoglioso della propria conoscenza degli uomini, e nel contegno grave e nelle parole laconiche dell'elegante personaggio che aveva di fronte non v'era nulla che potesse far nascere un anche solo un labile sospetto di giacobinismo.
Cos, dopo un poco, riprese: "L'abate Edgeworth  l'uomo che vogliamo per questa missione. La sua lealt  indubitabile, cos come lo  il suo coraggio. Clry, il devoto valletto del Re, ha tentato di mettersi in contatto con lui, e cos hanno fatto gli avvocati di Sua Maest, ma non sono riusciti a trovarlo. Si nasconde da qualche parte a Parigi, questo lo sappiamo. Fino a tempi recenti era lettore alla Sorbona. A quanto mi risulta anche voi, Monsieur le Professeur, avete onorato della vostra presenza quell'importante istituzione. Ad ogni buon conto, pensavo che avreste potuto compiere indagini in quella direzione. Se avrete successo," concluse, l'accento reso pi pesante dall'entusiasmo, "avrete fatto la vostra parte per salvare il nostro Re."
Vi fu un momento di pausa, nel corso del quale de Batz, tolto di tasca il fazzoletto, si asciug le mani umide e la fronte madida di sudore. Vedendo che il professore rimaneva ancora silenzioso e impassibile aggiunse, con evidente impazienza: "Di certo non starete esitando, Monsieur le Professeur! Una piccola cosa come questa! E per una tale causa! Cercherei per tutta Parigi io stesso, se non avessi cos tanto da fare. E i miei cinquecento associati..."
"Dovreste impegnare uno di loro, Monsieur le Baron," lo interruppe l'altro a bassa voce.
Il barone ebbe un sussulto.
"Non vorrete dire che davvero esitate?" riusc a dire poi, in un rauco bisbiglio.
"Faccio pi di questo, Monsieur le Baron. Mi rifiuto."
"Rifiutate...? Voi rif..."
De Batz si stava quasi strangolando. Pass le grosse dita attorno al bordo del fazzoletto da collo.
"Di darvi una mano a trascinare l'abate Edgeworth in questa faccenda."
Il volto florido di De Batz si era fatto color barbabietola. Allung la mano, e strinse il pugno come per colpire in faccia quell'imbelle. Tuttavia, ci ripens. Un tafferuglio in un luogo pubblico non faceva parte dei suoi programmi. Riapr la mano; ma la richiuse attorno allo stelo di un bicchiere di vino, e lo spezz in due. Il professore quasi non si mosse. Nell'angolo pi lontano l'uomo che stava leggendo il giornale lo pos e si guard pigramente attorno, mentre uno dei giocatori di domino faceva una pausa nella partita, con un pezzo ancora tra le dita e uno sguardo di indifferente curiosit negli occhi.
De Batz si stava sforzando di controllarsi. Ripet un paio di volte le parole "Poltrone! Codardo!", ma sottovoce. Ad alta voce disse: "Avete paura?"
"Sono un uomo di pace," rispose il professore.
"Non ci credo," protest de Batz. "Nessun uomo di sentimenti anche solo decenti rifiuterebbe di rendere un tale servizio. Buon Dio, uomo! Voi non state rischiando la vita, come invece io e i miei amici siamo disposti a fare. E ci potete aiutare, lo so. Dovete avere una ragione, una valida ragione per rifiutarvi di farlo. Come sto dicendo, non rischiereste la vita..."
"Non la mia, ma quella di un innocente e di un brav'uomo."
"Che diavolo intendete dire?"
"Voi vi proponete di gettare ai lupi l'abate Edgeworth."
"Non  cos. Io mi propongo di dargli la possibilit di fare la sua parte nel salvare la vita del suo Re. Lui mi ringrazierebbe in ginocchio, per questo."
"Probabilmente lo farebbe, perch  fatto della stoffa di cui sono fatti i martiri. Ma io non vi aiuter a mandarlo incontro alla morte."
E con quelle parole si alz, pronto ad andarsene, e allung la mano a prendere cappello e soprabito. Pendevano da un gancio giusto al di sopra della testa di de Batz, che non fece la minima mossa per levarsi di mezzo.
"Non andate," disse pieno di slancio, "non ancora. Ascoltatemi. Voi non capite.  tutto talmente facile. Tra meno di un'ora sapr chi sia il prete apostata che la Convenzione intende inviare a Sua Maest. Li conosco tutti, quelli. La maggior parte di loro  sul mio libro paga. Sono strumenti utili, per quanto decisamente luridi. Sostituire quell'uomo con il nostro abate non comporter alcun rischio, non presenter nessuna difficolt, e mi coster meno del prezzo di una buona cena. Ora che mi dite?"
"Quel che vi ho detto prima," ribad l'altro, deciso. "Chiunque accompagni Luigi Sedicesimo alla ghigliottina, se sar un uomo diverso da quello scelto dalla Convenzione, sar condannato. La sua vita non durer nemmeno altre dodici ore!"
"La ghigliottina? La ghigliottina?" ribatt de Batz, accalorandosi. "Chi parla di ghigliottina e di Luigi Sedicesimo nella stessa frase? Io vi dico che il nostro Re non salir mai i gradini della ghigliottina. Ci sono cinquecento di noi, e valiamo centomila degli armati di Santerre, pronti a strapparlo alle grinfie di quegli assassini."
"Posso avere il mio soprabito?" fu la tranquilla risposta del professore.
Quella sua calma port lo spirito di de Batz alla temperatura di ebollizione; balz in piedi, strapp dal gancio il soprabito e lo gett sulla sedia pi vicina con un ringhio maligno. Il professore, che pareva assolutamente imperturbabile, lo raccolse, lo indoss, e con un educato "Au revoir, Monsieur le Baron!" a cui l'altro non si degn di rispondere, usc a passo tranquillo dal ristorante.
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CAPITOLO 3.
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La Lega.
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Un'ora pi tardi, in una stanza scarsamente ammobiliata al secondo piano di un edificio di appartamenti in Rue du Bac, cinque uomini si erano incontrati. Quattro di loro erano seduti su seggiole variamente traballanti, mentre il quinto stava in piedi vicino alla finestra, a guardar fuori nella foschia il cupo panorama di quella stretta strada. Era alto pi della media, e portava ancora quegli abiti neri di buona sartoria che aveva indossato da Fvrier, nel corso della cena in compagnia del barone austriaco. Quegli abiti suggerivano una professione: un professore universitario, forse.
Il panorama che si vedeva dalla finestra era cupo davvero. Il crepuscolo stava rapidamente svanendo nella notte; un impietoso vento di nord-est scagliava il nevischio contro i pannelli della finestra e ululava gi per il comignolo, spingendo nella stanza il fumo della piccola stufa di ferro. In quel momento i cinque uomini erano in silenzio; gli unici suoni, in quell'appartamento dall'aria tetra, erano l'ululato del vento e il picchiettare del nevischio contro i vetri. Ma quell'esteriorit deprimente a quanto pareva non pesava sul loro spirito. Sui loro volti non si vedeva un'espressione abbattuta, piuttosto il contrario. Avevano un'aria impaziente ed entusiasta, e la schiena dell'uomo alto, con le sue spalle larghe e i fianchi stretti, suggeriva energia, non sconfitta. Dopo un po' di tempo volse le spalle alla finestra e and ad appollaiarsi sul bordo di un lettuccio mezzo fracassato che stava in un angolo della stanza.
"Ebbene," esord rivolgendosi agli altri, "avete sentito che cosa ha detto quel pazzo?"
"La maggior parte," replic uno di loro.
"Ha un piano da mentecatto per sollevare cinquecento scimuniti urlanti e assaltare la carrozza in cui il Re verr condotto dalla prigione al patibolo. Cinquecento lunatici portati all'esaltazione da quel candidato a Bedlam, che tentano di raggiungere una carrozza scortata da ottomila uomini armati! Sarebbe una cosa ridicola, se non fosse tragica."
"Viene da domandarsi," consider uno degli uomini, "chi siano questi cinquecento disgraziati."
"Giovani realisti," replic l'altro, "tutti ben noti ai Comitati. Guardacaso sono venuto a sapere che la maggior parte di loro, se non tutti, riceveranno una visita della polizia nel corso delle prime ore del mattino, e non sar loro permesso di lasciare i propri appartamenti se non dopo l'esecuzione del Re."
"Cielo, amico mio!" esclam il pi anziano dei quattro, "come hai fatto a saperlo?"
" stato piuttosto semplice, mio caro, e piuttosto facile. La folla se n' andata, come sai, subito dopo la proclamazione del verdetto finale. Erano le tre del mattino. Tutti quanti erano quasi al delirio per l'eccitazione, nessuno faceva caso a nessun altro. Il Presidente e gli altri giudici sono andati nella stanza dei rinfreschi a loro riservata. Sapete quale intendo: in Tour de Csar, sul retro del Palazzo di Giustizia. E non ha una porta, soltanto un'arcata. C'era ancora una folla che si muoveva nei corridoi. Mi sono avvicinato all'arcata pi che potevo, e ho sentito Vergniaud dare l'ordine che ogni abitante della citt noto per avere tendenze realiste o anche soltanto moderate venisse tenuto sotto sorveglianza dalla polizia nei propri appartamenti sino a mezzogiorno."
"Percy, tu sei meraviglioso!" esclam con fervore il giovane.
"Tony, tu sei un idiota!" ribatt l'altro con una risata.
"Quindi possiamo dare per scontato che il piano del nostro amico austriaco si limiter a sfrigolare e spegnersi come un mortaretto umido?"
"Non avevi certo pensato, Blakeney, che noi..."
"Dio non voglia!" lo interruppe enfatico Sir Percy. "Non rischierei le vostre preziose vite in quello che il buon senso mi dice essere un progetto impossibile. Donchisciottesco, certo questo lo posso dire; ma in nome del cielo, che cosa spera di ottenere, quel megalomane? Di irrompere attraverso un cordone di dieci file di armati?  follia, questo  ovvio! E anche supponendo che lui e i suoi cinquecento avessero successo nell'avvicinarsi alla carrozza, che farebbero in seguito? Si propongono di combattere contro l'intera guarnigione della citt, che  centotrenta volte pi forte di loro? Immaginano forse anche solo per un momento che l'intera popolazione di Parigi insorger come un sol uomo e d'improvviso prender le parti della causa del Re? Follia, ecco che cos'! E follia del peggior tipo, perch il risultato di un combattimento corpo a corpo nelle strade sarebbe l'assassinio del Re, all'aperto, per mano ignota. Non  cos forse?"
Ne convennero tutti.
Non aveva l'abitudine di parlare a lungo, quale che fosse l'argomento; che l'avesse fatto in quella circostanza era la prova di quanto acutamente lo colpisse l'intera faccenda. Desiderava forse giustificare, di fronte a quei suoi devoti seguaci, la propria inazione nei confronti del Re condannato? Io non lo credo. Era abituato a una cieca obbedienza, ed era quello il fattore che manteneva quasi indissolubilmente unita la Lega della Primula Rossa; e tre dei quattro uomini che erano l con lui quel giorno, Lord Anthony Dewhurst, Sir Andrew Ffoulkes e Lord Hastings, erano i suoi seguaci pi entusiasti.
Comunque fosse, in quell'occasione aveva parlato a lungo, e aveva fornito ai propri uomini una chiara esposizione di quel che ci si poteva aspettare l'indomani, per quanto riguardava qualsiasi tentativo di salvare il Re. V'era per dell'altro. I suoi amici sapevano che v'era di sicuro dell'altro, altrimenti il loro capo non avrebbe dato loro quel segnale quasi impercettibile, quando aveva lasciato il ristorante; il segnale di aspettarlo in quello squallido appartamento, che da qualche tempo era il loro luogo d'incontro. Attesero in silenzio, e ben presto Sir Percy parl di nuovo: "Di conseguenza, accantonando la questione del destino del Re, il cui fato com' ovvio ci inorridisce tutti, l'uomo cui dobbiamo pensare ora  quello sfortunato prete che de Batz vuole trascinare a forza nel suo piano, e che di certo perder la testa se la nostra Lega non interviene."
"L'abate Edgeworth?" chiese uno dei quattro.
"Esattamente. Edgeworth  di origini irlandesi, il che aumenta il nostro interesse per lui. Tuttavia non  questo il punto:  un brav'uomo, che ha lavorato senza sosta nei bassifondi di Parigi. Ad ogni buon conto, non abbiamo intenzione di lasciarlo gettare ai lupi, non  vero?"
Gli altri annuirono, e Ffoulkes aggiunse: "Ovviamente no, se tu dici cos, Percy."
"Dovrei sapere verso domattina se de Batz abbia organizzato le cose per sostituirlo all'uomo che la Convenzione ha scelto come confessore per il Re. Non appena avr informazioni precise al riguardo mi metter in contatto con voi. Prenderemo posto alle sette in punto in Place de la Rvolution, all'angolo di Rue galit, quella che una volta era Rue Royale.  il punto in cui potremo avvicinarci di pi alla ghigliottina. Dopo che la testa del Re sar caduta vi sar una grande confusione nella folla, e una corsa a quegli orribili souvenir che il boia vender a chi offre di pi. Mi si rivolta lo stomaco anche solo a pensarci. Ma quella sar la nostra opportunit. Tra tutti e cinque riusciremo in fretta a recuperare Edgeworth e trarlo in salvo."
"Dove pensi di portarlo?" chiese Lord Tony.
"A Choisy. Vi ricordate dei Levet?"
"Ma certo. Mi piace il vecchio Levet.  uno sportivo."
"Piace anche a me," aggiunse Sir Andrew, "e sono terribilmente dispiaciuto per la povera vecchia madre. Non mi dispiace neanche la ragazza, ma non mi fido di quel suo vagheggino."
"Quale?" indag Blakeney con un sorriso. "La piccola graziosa Blanche Levet ne ha un bel numero."
"Ffoulkes si riferisce a quel dottore," intervenne il pi giovane degli altri tre, Lord St. John Devinne, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, chiaramente di malumore, senza prender parte alla conversazione tra il suo capo e gli altri amici. Era un giovanotto alto di aspetto gradevole, in quella maniera comune tra gli inglesi di buona famiglia, e che si sarebbe potuto definire decisamente bello se non fosse stato per una certa aria di ostinazione, abbinata con la debolezza che si intravedeva nei suoi occhi grigi, e che era accentuata dalla curva in certo qual modo femminea delle labbra.
"Pradel non  poi male, in realt," replic Sir Andrew. "Forse un po' troppo affezionato a quei suoi discorsi su Libert, galit, e tutto il resto."
"Io non lo sopporto, quell'animale," borbott cupo Devinne. " sempre a parlare e discutere e a dire a quella folla mal lavata che brave persone siano tutti loro, se soltanto si fermano a pensarci, e che meraviglioso futuro li attenda."
Scroll le spalle e aggiunse, con amarezza: "Libert? galit? Che marciume!"
"Ebbene," intervenne Sir Percy con la sua voce tranquilla e incisiva, "c' qualcosa da dire, al riguardo, no? I cani randagi hanno passato brutti tempi in Francia, e adesso ringhiano e mordono. Ma di Pradel so che  un intellettuale; non sar mai un assassino."
Devinne scroll di nuovo le spalle, mormorando: "Non ne sono cos sicuro," mentre Lord Tony scoppiava in quella sua allegra risata ed esclamava: "Ve lo dico io qual  il problema con il nostro amico Pradel."
"Quale?" chiese Sir Andrew.
" innamorato."
"Ma certo. Della piccola Blanche Levet."
"No.  innamorato di Ccile de la Rodire."
Quell'affermazione fu accolta da un'irridente incredulit.
"Che sciocchezze!" esclam Sir Andrew. "No, seriamente?" indag Hastings. Ma Blakeney assent: "Temo che sia vero," mentre Devinne esplodeva in un rovente: "Non oserebbe!"
"Non  che sia necessario osare per innamorarsi, mio caro amico," puntualizz asciutto Sir Percy.
"Allora perch avete detto che temevate fosse vero?" lo rimbeccarono gli altri.
"Perch cose del genere portano invariabilmente dei guai, di questi tempi."
"Riuscite a immaginare Madame la Marquise," quel commento amareggiato era di Sir Andrew Ffoulkes, "e suo figlio Franois, se per caso scoprissero che il dottore del villaggio  innamorato di Mademoiselle de la Rodire?"
"Io posso," rispose Devinne sprezzante. "Andrebbe come nelle buone vecchie storie, storie che, devo dire, avevano i loro lati buoni; delle sonore legnate per Monsieur Pradel, per mano di Monsieur le Marquis, e..."
S'interruppe, un cupo rossore che gli si diffondeva sul viso.
Gli era capitato di sollevare lo sguardo, e aveva incontrato quello del suo capo, che lo fissava con un'espressione difficile da definire. Era un misto di bonariet e compassione, con un leggero tocco di sarcasmo; ad ogni buon conto, aveva ridotto al silenzio l'ostinato giovanotto.
E quel silenzio perdur per qualche istante. In qualche modo l'atteggiamento di Lord St. John Devinne, la sua brusca discussione con il loro capo, sembravano aver messo in un certo senso la sordina all'entusiasmo degli altri. Dopo un po' di tempo Blakeney consult l'orologio, poi disse, a voce molto bassa: " ora di tornare agli affari."
E all'istante furono tutti pronti ad ascoltarlo. La parola "affari" significava moltissimo per loro: eccitazione, avventura, la spezia che condiva le loro vite. Soltanto Devinne rimase silenzioso e cupo, senza mai sollevare lo sguardo in direzione del suo capo.
"State a sentire." Blakeney aveva ripreso il suo tono deciso e autorevole. "Se non avrete mie notizie tra adesso e domani mattina vorr dire che hanno coinvolto quello sfortunato abate. Ebbene, noi non lo permetteremo.  una meraviglia di persona che fa del gran bene tra i poveri, e se si lascer coinvolgere sar per un esagerato senso del dovere. Ad ogni modo, se non avrete mie notizie, ci incontreremo come avevo detto alle sette in punto all'angolo tra Rue galit e Place de la Rvolution. Dopo di che tutto ci che dovrete fare sar restarmi pi vicino che potete; se ci separiamo ci incontreremo di nuovo a Choisy. Cercate di avere un'aria da debosciati mascalzoni. Non dovrebbe essere difficile."
Fece un'altra pausa prima di concludere: "Se d'altra parte il Re non verr accompagnato al patibolo dall'abate Edgeworth, vi porter notizie qui, oppure ve le far avere, non pi tardi delle cinque di mattina. Ricordate quali sono i miei ordini per la nottata: non fatevi prendere. Se succede, sar un guaio per tutti noi."
Gli altri sorrisero, e lui concluse laconico, con un cenno del capo: "Questo  tutto. Buonanotte. Dio vi benedica!" E un attimo dopo era gi svanito. Gli altri ascoltarono attenti per un poco, tentando di cogliere il suono dei suoi passi gi per la scalinata di pietra, ma non udirono nulla; al quel punto andarono alla finestra e guardarono in basso. Attraverso la nebbia e il nevischio riuscirono vagamente a intravedere l'alta sagoma del loro capo che attraversava la strada e poi scompariva nella notte.
Come un sol uomo, tre di quei valenti gentiluomini inglesi mormorarono un fervente: "Dio lo protegga!" Ma Devinne rimase in silenzio, e dopo un po' di tempo lasci la stanza.
Lord Tony rivolto agli altri due, chiese: "Vi fidate di quel Devinne?" E poi aggiunse enfatico: "Io no."
Lord Hastings scosse il capo, pensieroso.
"Mi domando cos'abbia che non va."
"Questo ve lo posso dire io," comment Lord Tony. " innamorato di Mademoiselle de la Rodire. La incontr a Parigi cinque anni fa, prima che iniziassero tutti questi problemi rivoluzionari. La madre, e ovviamente anche il fratello, non volevano sentir parlare di vederla sposata con uno straniero, non pi di quanto la vorrebbero sposata con un dottore di villaggio, e Devinne, come sapete, ha un certo temperamento. Non pu davvero considerare quel Pradel come un serio rivale, eppure, come avete visto giusto ora, lo detesta, e ci si rode il fegato. Il suo atteggiamento verso il capo per lo trovo imperdonabile.  per questo che non mi fido di lui."
Al che Sir Andrew mormor sottovoce: "Se abbiamo un traditore nel nostro campo, allora che Dio ci aiuti tutti."
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CAPITOLO 4.
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21 Gennaio.
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Quel mattino le strade di Parigi erano silenziose come una tomba: soltanto ai cancelli della prigione del Tempio, quando il re usc in strada accompagnato dall'abate Edgeworth per salire sulla carrozza che lo stava aspettando, vi furono poche fievoli grida di "Misericordia! Misericordia!"; grida soprattutto di donne. Dalla folla radunata l non si lev altro suono. E anche lungo il tragitto vi fu silenzio: nessuno osava parlare o dar voce a un grido di compassione, poich ogni uomo aveva terrore del proprio vicino, che avrebbe potuto denunciarlo come traditore della Repubblica. Le finestre di tutte le case erano chiuse, e all'interno non si vedeva alcun viso sbirciare quel che accadeva in strada. Ottomila uomini in armi stavano allineati tra la prigione e Place de la Rvolution, dove la ghigliottina attendeva la regale vittima della gloriosa rivoluzione. Attraverso quel cordone non avrebbe potuto far breccia nessun uomo, n gruppo di uomini; e a ogni angolo di strada i cannoni erano pronti e i cannonieri in attesa con l'esca gi incendiata, silenziosi e immoti, quasi fossero statue di pietra invece che uomini. E lungo le strade non si udiva nemmeno traffico di ruote: soltanto il rombo di quell'unica carrozza nella quale sedeva il discendente di sedici re, sul punto di morire di una morte vergognosa per sentenza del suo stesso popolo. Dentro la carrozza, Luigi ascoltava l'abate Edgeworth leggergli le preghiere per i morenti.
All'angolo fra Boulevard Bonne Nouvelle e Rue de la Lune, su di un monticello creato dai detriti di uno scavo recente, un uomo basso, robusto e florido stava fermo in piedi avvolto in una cappa scura. Era il Barone de Batz. Era rimasto l per le ultime tre ore, tentando invano di mantenersi caldo pestando i piedi sul terreno gelato. Due ore prima due giovanotti erano arrivati dalla stretta Rue de la Lune e si erano uniti a quell'osservatore solitario; v'era stata una conversazione fatta di bisbigli, dopo la quale tutti e tre erano rimasti in silenzio al loro posto, e da quella posizione elevata avevano continuato a osservare la folla a destra e sinistra con ansia crescente. Ma non si vedeva traccia di nessuno dei cinquecento complici che avrebbero dovuto aiutarlo in quel suo folle piano per salvare il re. De Batz non sapeva, difatti, che nelle prime ore del mattino la maggior parte di quei cinquecento uomini erano stati strappati al sonno da un perentorio bussare alla porta: dopodich, una coppia di gendarmi era entrata in ogni appartamento con l'ordine di tenerli sotto osservazione, e di non permettere loro di uscire fino a che non fosse passato il mezzogiorno. De Batz stesso e i due amici che erano con lui avevano passato la notte a parlare e fare piani in una taverna sul Boulevard, e di conseguenza erano sfuggiti a quella visita domiciliare. Non riuscivano a comprendere cosa potesse essere accaduto, e man mano che il tempo passava finirono con l'imprecare contro i loro compagni cospiratori, accusandoli di tradimento e codardia. E il tempo continuava a passare, lentissimo, come se avesse i piedi fatti di piombo, ma inesorabile. Dalla direzione del Tempio arrivava gi il minaccioso suono dei tamburi, ben presto seguito dal rombo delle ruote della carrozza.
Nebbia e nevischio offuscavano i contorni distanti del Boulevard, ma ben presto attraverso quell'umida cortina de Batz e i suoi riuscirono a intravedere l'avanguardia del corteo militare. Prima la gendarmeria a cavallo, che sbarrava l'intera ampiezza della strada, poi i granatieri della Guardia Nazionale, poi l'artiglieria, seguita dai tamburi, e finalmente la carrozza stessa, ermeticamente chiusa, con le imposte ai finestrini, e tutt'attorno e dietro ancora e ancora truppe, ancora cannoni e tamburi e granatieri. De Batz e i suoi guardarono passare il corteo. Fortunatamente per loro, i loro cinquecento associati non erano l a gridare, agitare le braccia e tentare di irrompere attraverso un cordone di soldati pi imponente di tutti quelli che avevano mai marciato lungo le strade di una citt. I tre uomini vennero ben presto sommersi dalla ressa che si muoveva come un'ondata in direzione di Place de la Rvolution.
L, davanti alla ghigliottina, la carrozza si ferm. Oltre i corridoi delle truppe, Place de la Rvolution era affollata di oziosi che tentavano di intravedere qualcosa di quello spettacolo sbalorditivo. Era una gran cosa vedere un re sotto processo, la sua vita in pericolo; era ancora pi gran cosa vederlo morire.
La porta della carrozza venne aperta. Mentre il Re di Francia saliva i gradini della ghigliottina il Generale Santerre ordin un rullo di tamburi. L'abate Edgeworth era vicino al suo re, poco dietro di lui, e ancora mormorava le preghiere per i moribondi.
Termin tutto in un istante. Luigi tent di dire qualche parola al popolo, protestando la propria innocenza, ma ancora una volta Santerre grid "Tambours!", e quel rullo anneg le ultime parole del monarca morente. La lama cadde. Vi furono grida di "Vive la Rpublique!", vi furono berretti sollevati in cima alle baionette; vennero agitati cappelli, e una folla entusiasta si precipit verso il patibolo mentre il boia sollevava la testa del defunto monarca. Fazzoletti vennero intrisi di sangue. Ciocche di capelli vennero tagliate e vendute dal boia per monete d'argento. E poi vi fu una mezz'ora di agitazione frenetica, nel corso della quale gli uomini urlavano e le donne strillavano, gli uomini ruzzolavano l'uno sull'altro tentando di salire i gradini della ghigliottina e venivano di nuovo spinti gi dal boia e dai suoi aiutanti, mentre missili di ogni genere volavano sopra le teste di quella folla turbolenta che continuava a cantare e agitarsi come flutti. Il frastuono era incessante; travolgeva il rullo intermittente dei tamburi, e gli ordini che gli ufficiali gridavano ai loro soldati.
E nel corso di tutto questo tumulto l'abate Edgeworth rimase in ginocchio, fermo nel punto in cui aveva per l'ultima volta visto il suo Re, e aveva incitato il discendente di San Luigi ad ascendere sereno al cielo. Non fece alcuna attenzione ai ruggiti, alle urla selvagge, o alle occasionali grida di "A la lanterne le calotin!" che venivano scagliate, minacciose, contro la sua figura tranquillamente inginocchiata.
" moi le calotin!" si ud a un certo punto, e quel mugghiare, che pareva quello di un toro scatenato, era stato ben vicino al suo orecchio.
"Non,  moi!"
" moi!  moi!"
Soltanto allora all'abate pass per la mente che alcuni in quella calca erano assetati del suo sangue, che ben presto lo avrebbero trascinato alla ghigliottina, e che lo avrebbero messo a morte proprio come era accaduto al suo Re. Ma quel pensiero non lo spavent. Continu a mormorare le proprie preghiere, finch all'improvviso non si sent afferrare per le spalle e sollevare a forza, mentre la folla frenetica ancora urlava " la lanterne le calotin!" negli intervalli tra i ruggiti e le risate. L'ultima cosa che ud fu un grido del boia: "Vendo le brache di Capet per venti livres, il soprabito per trenta, le scarpe..."
Nell'agitazione per garantirsi quelle reliquie la folla tumultuosa scord il calotin, tanto era selvaggia la corsa alla piattaforma della ghigliottina, dove stava per iniziare quell'asta raccapricciante. L'abate ormai non era pi del tutto cosciente. Si sent circondato da gente che spingeva e strattonava, poi gli venne avvolto attorno un pesante mantello, o uno scialle, attraverso il quale quei suoni orribili gli arrivavano sempre pi attutiti, finch non cessarono del tutto; e infine perse i sensi.
In Place de la Rvolution, quella mezz'ora di agitazione frenetica si spense in maniera graduale. Ben presto le truppe se ne andarono, e la folla si disperse un po' alla volta. Gli uomini tornarono alle loro abituali occupazioni; andarono nei ristoranti e nelle caffetterie, comprarono, vendettero e barattarono, come se quel ventun gennaio del 1793 non fosse stato il giorno pi strabiliante della storia intera.
Nella sala della Convenzione i membri del Governo si sfregavano le mani, e i deputati si gridavano l'un l'altro attraverso la stanza "C'est fait, c'est fait!" " fatta!". La gran cosa  fatta. Un re  morto sul patibolo come un criminale comune, per aver cospirato contro la libert del suo popolo.
Soltanto alla sera la Convenzione stabil che il prete che aveva ricevuto l'ultima confessione di Louis Capet andava tolto di mezzo. Non era l'uomo che il Governo aveva scelto per quello scopo. Chi poteva sapere quali strane e scomode confidenze gli avesse fatto Louis Capet negli ultimi momenti? Ad ogni buon conto, meglio morto che vivo, stabil l'assemblea, e alla polizia venne ordinato di procedere subito all'arresto.
Ma in qualche modo, nella tumultuosa agitazione che aveva immediatamente seguito l'esecuzione di Louis Capet, l'abate Edgeworth era scomparso.
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CAPITOLO 5.
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I Levet di Choisy.
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A quel tempo la famiglia Levet si componeva di cinque persone. Il vecchio, Charles, in realt non aveva pi di cinquant'anni, ma era sempre stato noto come "il vecchio Levet", mentre il maggiore dei suoi figli era "il giovane Levet". Il vecchio, dunque, era di professione erborista; il suo lavoro lo portava nei prati e sulle alture e lungo le rive dei fiumi, a raccogliere le piante medicinali richieste dei droghieri. Quel genere di vita, per necessit quasi sempre solitaria, lo aveva reso silenzioso e introspettivo. Aveva vissuto con la Natura, e ne conosceva ogni umore; in lei nulla lo spaventava. Gelate, neve, tempeste erano sue amiche. Quelle non le temeva; con loro era in comunione. A parte la natura, due amori colmavano la sua vita: la moglie e il figlio maggiore. Il "giovane Levet", che era tenente delle Guardie Reali, era stato ucciso mentre difendeva il palazzo delle Tuileries attaccato dalla folla nell'agosto del '92. Dopo quell'avvenimento il "vecchio Levet" non era pi stato lo stesso. Gi laconico prima, si era fatto taciturno e melanconico. La moglie non si era mai ripresa dallo shock: era rimasta paralizzata da un colpo, e da allora rimaneva tra la vita e la morte, incapace di parlare, incapace di muoversi. Soltanto i grandi occhi scuri riflettevano l'angoscia che le notizie da Parigi e gli orrori della rivoluzione infliggevano alla sua mente indebolita. Sia lei che il marito, come l'amato figlio maggiore, erano ardenti realisti, e la povera Henriette Levet era quasi morta nell'udire gli altri membri della famiglia, e gli amici, parlare del processo al Re e della possibilit di una condanna a morte.
Il secondo e ora unico figlio dei Levet, Augustin, era un prete, assegnato a Saint-Sulpice. Come il padre era parco nelle parole, tranne che nell'esercizio della propria vocazione. Tutto il tempo che riusciva a risparmiare dai suoi doveri per la parrocchia lo trascorreva con la madre, leggendole libri di devozione, oppure le Vite dei Santi, con una voce monotona e priva di passione dalla quale la povera donna ammalata non pareva trarre molto conforto. D'altro canto Blanche, la figlia, faceva del suo meglio per portare nella dimora un'atmosfera non di allegria, dato che ci pareva impossibile, ma almeno di distrazione e levit. Era graziosa, non ancora ventenne, e i giovanotti le si radunavano attorno come mosche attorno a un vaso di miele. Le costanti ammonizioni del fratello perch prendesse la vita seriamente avevano avuto ben poco effetto su quel temperamento mercuriale. Per non entrare in conflitto con la famiglia e con la maggior parte degli amici che frequentavano la casa del padre professava entusiasmo per la causa realista, e avendo una mente rapida e inventiva sapeva come esibire lealt per il Re e orrore per le sue sventure. Ma era tutto molto in superficie; le sue vedute politiche, per quel che ne aveva, non interferivano con la sua pronta accettazione degli omaggi da parte dei giovanotti di opinioni dichiaratamente rivoluzionarie, come ad esempio Louis Maurin, il giovane avvocato, che era molto innamorato di lei e molto in soggezione di suo padre, due cose che lo spingevano a mantenere per s il proprio punto di vista. Il "vecchio Levet" non gli aveva espressamente proibito di frequentare la casa, ma non lo incoraggiava nemmeno; tuttavia, quando si recava l in visita, con tutta la frequenza che usava concedersi, Louis Maurin si comportava in maniera molto discreta, e il sorriso provocante di Blanche lo spingeva a sopportare con pazienza le occhiatacce irate del vecchio, ogniqualvolta la conversazione cadeva su argomenti politici.
Con il giovane Maurin, di fatto, Blanche non faceva nulla pi che flirtare, come lo faceva con chiunque indossasse i calzoni e le dimostrasse ammirazione. Quasi tutti i giovani di Choisy lo facevano. Tutti tranne il dottore, Simon Pradel, di origini provenzali, erudito, di bell'aspetto, atletico, e immensamente popolare nella comunit; con una piccola fortuna lasciatagli da uno zio che nessuno aveva mai visto aveva fondato e rifornito di fondi un ospedale per bambini ammalati. Visitava di frequente la casa nella sua qualit di medico di Madame Levet: i grandi occhi della povera donna gli davano il benvenuto che le labbra non riuscivano a pronunciare, ed era l'unico uomo con cui il "vecchio Levet" si curasse di fare quella che chiamava una conversazione, vale a dire ascoltare con simpatia e di tanto in tanto con un sorriso ci che il giovane dottore aveva da dire.
In quelle occasioni Blanche faceva ben pi che ascoltare; con i sorrisi e gli sguardi dimostrava a Pradel che le sue visite erano benvenute, anche se non faceva nulla pi che flirtare, come lo faceva con tutti i suoi ammiratori. Ma, cosa abbastanza strana, il giovane rimaneva impervio alle blandizie di quella bellezza viziata, e le maniere con cui la trattava non erano diverse da quelle che mostrava nei confronti di Marie Bachelier, la domestica. A Choisy Pradel veniva considerato da alcuni un misantropo, o addirittura un uomo che odiava le donne, ma v'erano altri che dichiaravano di aver visto il dottor Pradel vagare alla sera nei dintorni dello Chteau de la Rodire, nella speranza, cos dicevano, di intravedere Mademoiselle Ccile. Una parte di quelle chiacchiere non aveva mancato di raggiungere le orecchie della graziosa Blanche Levet, ed  un assioma incontrovertibile che un puntiglio nato in questo modo tende ad accendere l'amore. Anche la gelosia gioc la propria parte in quell'improvviso risveglio del cuore poco sofisticato di Blanche. Certo  che ci che all'inizio era stata poco pi che una calorosa simpatia per il giovane dottore divenne in fretta qualcosa di molto simile a un'infatuazione, quasi da un momento all'altro.
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CAPITOLO 6.
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Notizie.
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Per gli abitanti di casa Levet, a Choisy, quel ventun gennaio era stato un giorno di terrore e disperazione che nulla aveva mitigato. Il vecchio Levet era uscito ben presto al mattino. Con la neve sul terreno e la nebbia che indugiava pesante sul fiume e i prati non poteva raccogliere erbe e semplici, seguendo la propria vocazione; quel che desiderava pi di ogni altra cosa, tuttavia, era rimanere solo, e poter vagare in citt in cerca di notizie. Notizie!!  difficile comprendere davvero cosa significassero per un uomo delle sue convinzioni quella giornata e i terribili eventi che comportava. Per lui l'esecuzione del Re di Francia per sentenza del popolo era nientemeno che un sacrilegio, un crimine soltanto di poco meno empio rispetto a quello commesso sul Calvario. Il vecchio Levet voleva essere il primo a sentire le notizie. Sapeva che, a meno di un miracolo dell'undicesima ora, avrebbero superato in orrore tutto ci che era accaduto prima di allora nel corso della storia. E sapeva che avrebbe dovuto dare lui quelle notizie a sua moglie. Se non gliele avesse riferite, lei avrebbe indovinato; e, sapendo, ne sarebbe certamente morta.
E cos il vecchio - davvero un vecchio, ora, anche se aveva soltanto cinquant'anni - si aggirava solo per le strade di Choisy in comunione con se stesso, tentando invano di farsi forza contro lo spaventoso colpo che di certo stava per cadergli addosso. Per tutta la mattina vag senza meta. Ma alle dieci in punto si ferm di colpo. Qualcosa nell'aria gli disse che quell'azione spaventosa si era compiuta: un distante rombo, che pareva quello di un tuono... ma lui sapeva, in cuor suo, che si trattava del rullare dei tamburi, ad annunciare al mondo che la testa di un Re di Francia era caduta sotto la ghigliottina. E nel suo cuore sent un'acuta fitta di dolore, e un odio improvviso e intenso per la gente che aveva attorno. Quelli sapevano bene quanto lui cosa fosse appena accaduto. Alcuni di loro si erano fermati, la mano levata a mezz'aria, ascoltando quel qualcosa di indefinibile. L vicino v'era una caffetteria. Il proprietario aveva aperto le serrande un quarto d'ora prima, e i clienti si erano radunati in fretta; oramai erano una folla. E all'improvviso, mentre il distante rombo di tamburi smoriva, quella folla all'interno della caffetteria inizi ad acclamare. O meglio lo fecero alcuni, mentre altri rimanevano immobili, muti, come se lo sbigottimento li avesse tramutati in pietra. Il vecchio Levet fugg lungo la strada che conduceva al fiume e al ponte. Arrivato al ponte si ferm. C'era una pietra d'angolo su cui si sedette ad aspettare. Quella mattina si era alzato molto presto, e quando aveva aperto la porta di casa aveva visto sulla soglia un biglietto tenuto fermo da una pietra. Si era chinato a raccoglierlo, e lo aveva letto, ben sapendo da chi provenisse: ne aveva gi ricevuti molti come quello, in precedenza, che di solito gli davano istruzioni su come essere d'aiuto in un atto di misericordia. Era sempre stato pronto ad aiutare e ad obbedire a quelle istruzioni, poich provenivano da un uomo che conosceva soltanto vagamente come professore in una qualche universit, ma che rispettava pi di chiunque altro avesse mai incontrato. E Charles Levet aveva sempre dato tutto l'aiuto che poteva dare, di frequente con considerevoli rischi per se stesso.
Anche il biglietto di quel giorno gli impartiva delle istruzioni, molto semplici, questa volta. Tutto quel che diceva era: "Aspettate all'inizio del ponte da mezzogiorno al crepuscolo." Erano soltanto le dieci, ma al vecchio Levet non importava. Che cos'erano le ore per lui, adesso che una tale spaventosa calamit aveva macchiato per sempre il bel nome della Francia? Era intorpidito dal freddo e dalla stanchezza, ma nemmeno di quello gli importava. Rimase seduto l, ad aspettare e osservare, con occhi spenti, il flusso del traffico che passava sul ponte. La folla ritornava da Parigi a piedi, a dorso di cavallo o in cabriolet. Erano andati nella capitale "per vedere lo spettacolo". E adesso parlavano e ridevano con naturalezza, come se fossero stati a teatro o alle corse. Il vecchio Levet si strinse la cappa sulle spalle e chiuse gli occhi dolenti. Il freddo lo aveva reso assonnato.
L'orologio lontano di una chiesa aveva suonato le quattro quando dalla folla dei passanti si staccarono due figure, che andarono dritte alla pietra d'angolo dove il vecchio Levet sedeva in paziente attesa. Una figura alta e una pi bassa: due uomini, entrambi vestiti di nero e avvolti in cappe pesanti contro il freddo. Levet si riscosse dal suo torpore. Il pi alto dei due uomini lo aiut a rimettersi in piedi, e poi disse: "Questi  l'abate Edgeworth, Charles.  stato con Sua Maest fino alla fine."
"Andremo diritti a casa," Levet rispose con semplicit. "Qui fa freddo, e Monsieur l'Abb  il benvenuto."
E senza altre parole i tre uomini si avviarono per attraversare la citt. Com'era tipico per lui, Levet non fece altri commenti, n pose domande. Camminava a passo vivace, in testa davanti agli altri due, senza guardare n a destra n a sinistra. Il prete pareva sfinito; il suo alto amico lo teneva per il braccio per aiutarlo a camminare. A qualche centinaio di metri dalla casa il vecchio Levet si ferm. Aspett che gli altri lo raggiungessero, poi disse con semplicit: "Mia moglie  molto malata. Ancora non sa nulla: forse ha indovinato, per devo prepararla. Aspettereste qui?"
Era ormai buio, e la nebbia era fitta. Man mano che si rimpiccioliva, la sagoma di Levet scomparve rapidamente alla vista.
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CAPITOLO 7.
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Monsieur le Professeur.
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La casa dei Levet stava a circa quattro metri dalla strada, circondata da un basso muro sormontato da un'inferriata. Un cancelletto di ferro dava accesso al minuscolo giardino sul davanti, intersecato da uno stretto sentiero di mattoni che conduceva alla porta d'ingresso. Charles Levet entr in casa, chiuse la porta senza rumore, si tolse il mantello e and direttamente in salotto, adiacente alla camera da letto della moglie. La doppia porta di comunicazione era spalancata, e pot vedere l'invalida distesa sul letto, le braccia sottili allargate sulle coperte. I grandi occhi scuri avevano un'espressione di attesa agonizzante. Il figlio Augustin era in ginocchio accanto al letto e mormorava preghiere quasi inaudibili. Non appena vide il marito lei intu che tutto era finito, e che il crimine imperdonabile era stato commesso. Il vecchio Levet sapeva bene che l'aveva indovinato. And rapido verso il letto; sul volto della donna morente si spandeva un colore cinereo, e gli occhi iniziavano a velarsi.
"Il dottore," ordin il vecchio Levet, parlando al figlio.
"Troppo tardi," rispose Augustin, rimanendo in ginocchio. "La sua anima  gi volata a Dio!". Volt una pagina del suo libro di devozioni e inizi a recitare le preghiere per i morti.
Levet si chin a baciare la fronte della moglie defunta, poi con reverenza le chiuse gli occhi. Lo shock, per quanto se lo fosse aspettato, l'aveva uccisa. La morte del figlio maggiore l'aveva ridotta al suo letto di malattia, la morte del suo Re l'aveva portata alla fine. L'orrore per quell'azione, il sapere di quell'agghiacciante sacrilegio avevano tranciato il tenue filo che la teneva legata alla vita.
Con una certa impazienza, Levet interruppe le orazioni del figlio chiedendo: "Dov' tua sorella?"
" uscita pochi momenti fa per andare a chiamare Pradel. Era chiaro che mia madre era vicina al trapasso, cos l'ho mandata."
"Non avrebbe dovuto uscire da sola di sera, e con questa nebbia..."
"Non era sola," replic il giovane prete. "C'era Louis Maurin con lei."
Al sentire quel nome il vecchio si infiamm: "Non mi starai dicendo che proprio oggi, di tutti i giorni, quel rinnegato era in casa mia?"
Augustin scroll le spalle, indifferente. Suo padre prosegu con la stessa veemenza: "Con tua madre che giaceva in punto di morte, Augustin, non avresti dovuto permettere questo oltraggio."
"La comunione con una moribonda," ribatt il prete, "era ben pi importante di una discordia politica. Maurin non  rimasto a lungo," prosegu; "dovevo mandare qualcuno a chiamare Pradel, e volevo che fosse lui. Per Blanche ha insistito per andare lei stessa. Ma che importanza ha tutto questo, padre? Di fronte a ci che  accaduto oggi, che importanza ha il resto, in questo mondo di peccato?"
Quella fu l'unica indicazione del fatto che anche Augustin Levet avvertiva acutamente l'orrore del crimine commesso quella mattina, che era stato la causa diretta della morte di sua madre. Detto ci riprese le sue orazioni, e sulla stanza in cui giaceva la defunta cadde un solenne silenzio, spezzato soltanto dal suono di quelle preghiere mormorate.
Charles Levet rimase l in piedi, silenzioso, quasi immobile, accanto al letto di morte della moglie. Poi si volt bruscamente, attravers il salotto e ritorn in strada. Dopo duecento metri, all'incirca, raggiunse i due che lo aspettavano; l'abate ormai quasi non si reggeva in piedi, e si appoggiava pesantemente alla spalla dell'inglese.
Levet disse semplicemente: "Mia moglie  morta," e poi aggiunse: "venite, Monsieur l'Abb, siete il benvenuto! E anche voi, Monsieur le Professeur."
Tra tutti e due sostennero i passi vacillanti dell'abate; difatti, quasi lo trasportarono fino al cancello. L i tre si fermarono, e Blakeney disse: "Penso che adesso Monsieur l'Abb star bene. Quando avr avuto un po' di cibo e un breve riposo sar in grado di venire con me fino allo chteau. Monsieur le Marquis si prender cura di lui per il resto della notte, e," aggiunse rivolgendosi all'abate, "nel giro delle prossime ventiquattro ore, Monsieur l'Abb, speriamo di instradarvi verso la salvezza definitiva."
"Io non so," mormor debolmente il sacerdote, "come dimostrarvi la mia gratitudine, signore. Voi e i vostri amici siete stati eroici a trascinarmi via da quella folla crudele. Non so neppure chi siate, eppure mi avete salvato la vita a rischio della vostra, il perch non riesco nemmeno a immaginarlo..."
"Non tentate di farlo, Monsieur l'Abb," lo interruppe Blakeney a bassa voce, "e riservate la vostra gratitudine al mio amico Charles Levet, senza la cui lealt io e i miei amici saremmo stati inermi."
Diede a Levet un'amichevole stretta di mano, poi apr il cancello per loro. Rimase qualche istante in attesa finch non raggiunsero la porta d'ingresso, ed era sul punto di andare via quando si trov di fronte a due figure che erano appena emerse dalla nebbia. Una delle due era Blanche Levet. Blakeney si tolse il cappello, e lei esclam: "Ma  Monsieur le Professeur? Cielo! Che ci fate a Choisy, Monsieur, a quest'ora della sera?"
Poi si volt verso il compagno e prosegu, sempre con quel tono leggero da persona volubile: "Louis, non conoscete Monsieur le Professeur..."
"D'Arblay," termin per lei Blakeney dal momento che Blanche si era interrotta; non conosceva il nome dell'amico del padre, che in casa era sempre stato chiamato Monsieur le Professeur. "No," continu poi voltandosi verso il giovane avvocato, "ancora non avevo avuto l'onore di incontrare Monsieur - voglio dire, il cittadino..."
"Maurin," intervenne Blanche, "Louis Maurin, e adesso che vi conoscete per nome entrate tutti e due, su, e..."
"Non ora, Mademoiselle," disse Blakeney, "Madame Levet  troppo malata per..."
"Mia madre ormai sar morta," replic tranquilla Blanche. "Sono andata a chiamare il dottor Pradel perch Augustin desiderava che lo facessi, ma sapevo gi che stava morendo."
Aveva parlato senza la minima emozione. Evidentemente non v'era stato un grande amore filiale a legarla alla madre ammalata.
Mormor tuttavia un rapido "Buonanotte", mentre Blakeney le teneva aperto il cancello, e corse rapida in casa.
Gli uomini aspettarono un momento o due finch non udirono la porta chiudersi alle spalle della giovinetta. Poi Maurin disse: "Voi tornate a Choisy, cittadino?" Quando Blakeney rispose con un asciutto "S!" l'avvocato continu: "Posso accompagnarvi per parte della strada? Sto tornando in citt anche io."
Lungo il tragitto fu Louis Maurin a sostenere la maggior parte della conversazione. Parl del grande evento della giornata, ma lo fece in maniera sobria e tranquilla. Con tutta evidenza non apparteneva al Partito Estremista, o perlomeno, non desiderava sembrare altro che un moderato e patriottico Repubblicano. Blakeney rispondeva a monosillabi. Sapeva ben poco di politica, disse. La scienza, aggiunse, era un'ardua impresa, che monopolizzava tutto il suo tempo. Quando arrivarono di fronte al Caf Tison sulla Grand Place era sul punto di congedarsi, ma Maurin insistette che bevessero un brandy insieme. Blakeney esit per pochi secondi; poi d'improvviso cambi idea, e lui e il giovane avvocato entrarono insieme nella caffetteria.
Louis Maurin aveva iniziato a interessargli.
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CAPITOLO 8.
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L'avvocato Maurin.
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La caffetteria era decisamente affollata. A quel punto della giornata un discreto numero di sfaccendati e curiosi aveva ormai lasciato Parigi, portando con s notizie del grande evento e degli avvenimenti di minore importanza che lo avevano accompagnato. Lepelletier, il noto deputato che aveva votato per "Morte senza alcun rinvio", era stato assassinato da uno sconosciuto realista fanatico mentre sedeva a cena in un ristorante alla moda. Il suo funerale sarebbe stato l'indomani. Filippo d'Orlans, il cugino di Louis Capet ora noto come Philippe galit, si era recato in un elegante cabriolet in Place de la Rvolution, e aveva guardato la testa del suo parente cadere sotto la ghigliottina. Il commento universale a quel comportamento era stato: " un buon patriota, e con ci?". Il prete che era stato con Capet negli ultimi momenti era misteriosamente scomparso nello stesso istante in cui dal Palazzo di Giustizia veniva diramato l'ordine di arrestarlo. A quanto pareva, si trattava di un pericoloso cospiratore che i traditori al soldo dell'Austria avevano mandato alla prigione del Tempio come sostituto di quello scelto dalla Convenzione. Quella notizia era stata accolta con indignazione. Ma il prete non poteva essere andato lontano. Ben presto la polizia lo avrebbe preso, e lui avrebbe fatto una seconda visita a Madame la Guillotine, senza alcuna possibilit di fargliene una terza.
Era quello l'andamento generale delle conversazioni al Caf Tison: il resoconto delle notizie, e i relativi commenti. Louis Maurin e Blakeney si erano assicurati un tavolo in un angolo tranquillo; ordinarono caff e brandy, e l'avvocato chiese al cameriere di portargli penna, inchiostro e carta, che gli furono messi davanti. A quel punto, con un educato "Volete scusarmi?" al suo interlocutore, si mise a scrivere. Quando ebbe terminato quella che sembrava essere una lettera abbastanza lunga la infil in una busta, la chiuse e la indirizz; poi chiam di nuovo il cameriere e gli porse la lettera assieme a un po' di denaro, dicendo in tono perentorio: "Fuori c' un fattorino. Dategli questa e ditegli di portarla subito al municipio."
Il cameriere rispose: "S, cittadino!" e usc con la lettera; dopo quella breve interruzione i due uomini rimasero per un po' seduti in silenzio l'uno di fronte all'altro, a bere il loro caff e il loro brandy, a guardare la vivace folla che avevano attorno, ad ascoltare le chiacchiere, i commenti e le varie esclamazioni di approvazione e disapprovazione, a volume pi o meno alto, a seconda che le notizie portate dagli sfaccendati fossero le benvenute oppure no.
Poi Maurin se ne usc con una domanda improvvisa: "Chi era quello con il vecchio Levet poco fa, Monsieur le Professeur? Per caso lo conoscete? Era vestito come un prete, sono sicuro di aver visto una tonaca."
Aveva buttato fuori quella domanda ad alta voce, in tono raschiante, come se si sentisse irritato dalla compostezza di Monsieur le Professeur e desiderasse farlo agitare. Non sapeva, l'astuto avvocato, di essere di fronte a un uomo che nessun potere sulla terra poteva disturbare o scomporre. Per lui quello che aveva davanti era soltanto un lavoratore vestito di nero come lui stesso, professore in una qualche universit, un francese, ovviamente, a giudicare dal suo modo di parlare, preciso e da persona colta.
"Io non ho visto nessuno," replic Blakeney con semplicit. "Forse era un prete chiamato per occuparsi di Madame Levet. Avete sentito Mademoiselle Blanche dire che sua madre stava morendo."
" morta ormai, ritengo," comment asciutto Maurin. "Ma Levet, ad ogni buon conto, non aveva alcun bisogno di mandare a chiamare un prete. Il suo stesso figlio  un calotin."
"Davvero? Allora doveva essere il dottore."
"Il dottore? No, siamo andati io e Blanche a chiamare il dottor Pradel, ma non era in casa."
Maurin rimase in silenzio per un minuto o due, poi disse, in tono deciso: "Sono sicuro, o quasi sicuro, che quello non fosse Pradel. Naturalmente la nebbia era molto fitta, e potrei sbagliarmi. Ma non penso che fosse lui. Ad ogni modo..."
Fece una pausa, e sorseggi pensieroso il caff; pareva stesse studiando con molta attenzione il suo interlocutore.
D'improvviso riprese: "Dovrei andare subito al municipio. Mi accompagnereste, Monsieur le Professeur?"
"Al municipio? Mi dispiace, ma..."
"Non vi prenderebbe molto tempo," insistette il giovane avvocato, "e la vostra presenza sarebbe di grande aiuto per me."
"In che modo?"
"Come testimone."
"Vi dispiacerebbe spiegare? Non riesco a comprendervi."
Maurin chiam per chiedere un altro brandy, lo tracann in un sorso e prosegu: "Vi annoierei, Monsieur le Professeur, se vi raccontassi qualcosa della mia storia sentimentale? Voi siete un amico intimo dei Levet, questo lo so, e la mia storia  strettamente collegata alla loro. Vi annoierei?" ripet.
"Niente affatto," rispose cortesemente Blakeney.
Il giovanotto si mosse in avanti sopra il tavolo, e abbassando la voce a un bisbiglio esord: "Io amo Blanche Levet. Desidero moltissimo renderla mia moglie. Sfortunatamente suo padre mi odia quanto il veleno. Anche se sono un moderato, per quanto convinto Repubblicano, lui mi considera pari a quelli che chiama assassini e regicidi." S'interruppe per un momento, poi, con una certa insistenza: "Siete certo che non vi sto annoiando, Monsieur le Professeur?"
"Certissimo."
"Siete molto gentile. Stavo sperando di assicurarmi le vostre simpatie, e forse la vostra collaborazione, perch Blanche mi ha detto spesso che il vecchio Levet nutre un grande rispetto per voi."
"Ed io per lui."
"Ma certo. Ora, mio caro professore," continu l'avvocato in tono confidenziale, "quando poco fa ho visto il vecchio Levet introdurre un uomo di nascosto in casa sua, mi  balenato davanti un piano che, spero fervidamente, porter alla mia unione con la donna che ho scelto. Non sono in grado di dirvi cosa mi abbia fatto pensare che Levet stesse agendo di nascosto; tutto quel che so  che mi  venuto fatto di pensarlo, e che questo mi ha fatto nascere nella mente il progetto che, con il vostro permesso, intendo esporvi, con la speranza di ottenere la vostra gentile collaborazione. Mi permettereste di proseguire?"
"Fatelo, per favore," rispose Blakeney. "Voi mi interessate moltissimo."
"Siete molto gentile."
Ancora una volta l'avvocato s'interruppe. Il rumore nella stanza rendeva difficile la conversazione. Si allung ancora di pi sopra il tavolo e prosegu, in tono sommesso: "Se l'uomo che era poco fa con Charles Levet e che lui ha condotto in casa propria fosse un vero prete oppure no, non lo so, n mi importa. Potrebbe essere il fuggitivo abate Edgeworth, per quel che me ne cale. Sono praticamente certo che non fosse il dottore; ma ad ogni buon conto, lui  soltanto un pedone nella partita che mi propongo di giocare, una partita in cui le poste in gioco sono il mio futuro benessere e il successo della mia carriera. Il vecchio Levet ha pi denaro di quanto potreste pensare," aggiunse spudoratamente, "e Blanche, oltre ad essere molto attraente - sono davvero innamorato di lei - avr una considerevole dote, mentre io..."
Si strinse nelle spalle, con un gesto pieno di significato, e aggiunse: "Ebbene! Noi ci comprendiamo, non  vero, Monsieur le Professeur? Per noi lavoratori in abiti neri il denaro  l'unica scala che conduce al successo."
"In effetti," convenne imperturbabile Blakeney.
"Ad ogni buon conto, ci che intendo fare  questo: ho appena inviato una lettera al Capo Sezione in municipio, denunciando il fatto che la famiglia Levet stava dando rifugio a un traditore nella propria casa. Godo di grande prestigio presso le autorit locali, e daranno credito alla mia parola sul fatto che l'ospite dei Levet  un pericoloso cospiratore contro la Repubblica. Ora, riuscite a indovinare il mio scopo?"
"Non esattamente."
" davvero molto semplice. Pensate solo un momento a quello che accadr nelle prossime ore. Levet, la figlia, il figlio e l'ospite, arrestati. Io, Louis Maurin, user la mia influenza con le autorit per far liberare la famiglia. Levet dimostrer la propria gratitudine concedendomi la mano della figlia. Di certo potete vedere che funzioner splendidamente."
"Non del tutto," fece notare Blakeney dopo una breve pausa.
"Dov' l'inghippo?"
"Stavo pensando all'ospite. La vostra influenza si estenderebbe fino a far liberare anche lui?"
"Oh!" ribatt l'avvocato in tono leggero, "non intendo preoccuparmene. Se non si pu provare nulla contro di lui, se davvero  soltanto un prete del clero secolare chiamato per amministrare i sacramenti a una donna morente, verr rilasciato senza interferenze da parte mia."
"Potrebbe non accadere."
L'avvocato scroll le spalle. "Ad ogni modo, lui dovr correre i suoi rischi. Mio caro amico," continu poi con un sospiro affettato, "cadr un gran numero di teste nel corso dei prossimi giorni, settimane, forse addirittura mesi; non siamo forse alla vigilia di cose pi grandi di quelle che sono avvenute sinora? Una testa in pi o in meno... che importanza ha?"
A queste parole Blakeney non rispose immediatamente, e ben presto il giovane avvocato riprese a parlare, mettendo nel tono di voce tutta l'abilit persuasiva che riusciva a infondervi: "Non mi rifiuterete la vostra collaborazione, non  vero, Monsieur le Professeur?"
"Mi perdonerete," rispose Blakeney, "ma non mi avete ancora detto cosa desiderate che faccia."
"Per il momento, soltanto che veniate con me al municipio e forniate testimonianza del fatto che il vecchio Levet questo pomeriggio ha introdotto di nascosto un uomo in casa sua."
"Ma io non so se lo abbia fatto."
Maurin si strinse nelle spalle. "Ha importanza," domand poi in tono mite, "tra amici?"
Dopodich, dal momento che Monsieur le Professeur non aveva reagito in alcun modo a quello strabiliante commento, continu disinvolto: " una cosa semplicissima, mio caro professore, come potrete vedere, e non accadr nulla che possa sconvolgere la vostra ipersensibile coscienza. Vi chieder semplicemente di confermare, con una parola o due, la mia dichiarazione sul fatto che Charles Levet ha introdotto furtivamente qualcuno in casa sua nel momento in cui sua moglie traeva gli ultimi respiri. Non vi saranno questioni di giuramenti o cose del genere, solo qualche parola. Ma insisteremo entrambi sul fatto che le azioni di Levet erano furtive. Non  cos? Posso fare affidamento su di voi per questo, non  vero, mio caro amico? Posso chiamarvi mio amico, non  vero?"
"Se cos vi piace."
"Siete davvero gentilissimo. E perorerete la mia causa con il vecchio Levet quando si arriver all'argomento del mio matrimonio con Blanche, non  vero, amico mio?  una cosa buffa, per ho sentito che sareste stato mio amico nel momento stesso in cui vi ho visto seduto di fronte a me a questo tavolo. Ma in effetti Blanche mi ha parlato spesso di voi, del rispetto che prova per voi suo padre... Ebbene!" concluse dopo aver fatto una pausa di alcuni secondi per respirare, "cosa mi dite?" E gli occhi, puntati sul volto dell'altro, brillavano per l'entusiasmo.
Per tutta risposta Blakeney si alz in piedi.
"Troveremo chiusa la porta del municipio, se non ci affrettiamo," replic poi con un sorriso.
A Maurin sfugg un profondo sospiro di soddisfazione.
"Quindi verrete davvero con me?" esclam balzando in piedi. Chiam con un gesto il cameriere, e vi fu una breve disputa amichevole su chi dovesse pagare il conto; una disputa nel corso della quale l'avvocato si arrese con grazia, lasciando il suo nuovo amico a occuparsi sia del conto che della mancia. Mentre prendeva cappello e mantello continu a parlare e parlare, come se qualcosa nel suo cervello avesse aperto una vera e propria cateratta di eloquenza. E parl e parl senza mai rendersi conto che Monsieur le Professeur, mentre si occupava di tutto con il cameriere, aveva scribacchiato qualcosa sul retro del conto, tenendo poi quel foglietto accartocciato nel cavo della mano, e pilotandolo poi fino alla porta, attraverso quella folla fracassona e gesticolante... mentre lui ancora parlava e parlava.
Qualche attimo dopo erano fuori, nella piazza. La nebbia pareva pi fitta che mai. Dal momento che il municipio era a una certa distanza dal Caf Tison iniziarono ad attraversare di buon passo quell'ampio spazio aperto. Era quasi deserto; quasi tutti avevano cercato rifugio dal freddo e dall'umidit tra le vivide luci di ristoranti e caffetterie. Tutti tranne un gruppo di tre o quattro individui dall'aria trasandata con addosso quell'accozzaglia di vestiti tipica della Guardia Repubblicana. Quelli stavano proprio fuori dal Caf Tison, intralciando i clienti che entravano e uscivano, e per riuscire a passare Monsieur le Professeur e Louis Maurin furono costretti a spingerli da parte.
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CAPITOLO 9.
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Ordini del capo.
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Maurin camminava in testa, mentre lui e Monsieur le Professeur attraversavano la Grand Place. Al centro di quell'ampio spazio aperto v'era, a quel tempo, una fontana monumentale, alla quale si accedeva da un cerchio di scalini. In aggiunta alla nebbia, ora anche il gelo rendeva difficile l'avanzata: il terreno, coperto da un sottile strato di neve semisciolta, era molto scivoloso, specialmente attorno alla fontana che, anche se a quell'ora non dava acqua, era stata in funzione tutto il giorno e aveva sparso schizzi tutt'intorno, cosicch i gradini e il selciato circostante erano coperti da uno strato di ghiaccio.
Maurin procedeva cauto. A un certo punto quasi scivol, e poco manc che cadesse. Esclam rapido "Fate attenzione!" rivolto al suo compagno, ma a quanto pareva l'avvertimento era giunto qualche secondo troppo tardi, perch in risposta a quel richiamo vi fu un grido improvviso, accompagnato da alcune vigorose imprecazioni, ben diverse dall'abituale modo di parlare pedante di Monsieur le Professeur. L'avvocato si gir all'istante, e vide il dotto gentiluomo lungo disteso a terra.
"Che cos' successo?" domand con malcelata impazienza.
Era piuttosto ovvio. Monsieur le Professeur giaceva sui gradini, gemente.
"Non riuscite ad alzarvi?" chiese l'avvocato in tono aspro.
"Prover," rispose l'altro. E secondo tutte le apparenze fece un sincero sforzo per rimettersi in piedi; ma cadde di nuovo, con un gemito pietoso.
"Ma," insistette Maurin, sempre pi acido, "io devo per forza essere al municipio prima delle sei. Mancano dieci minuti oramai, ed  parecchia strada, lungo la Rue Haute. Non riuscite a fare uno sforzo?"
"Temo di no. Penso di essermi fratturato una caviglia. Non riuscir a camminare, a meno che non mi sosteniate voi."
"Ma allora arriveremo al municipio troppo tardi," ribatt l'altro. "Che possiamo fare?"
"Voi andate, amico mio, e io vi seguir prima che posso. Oso dire che riuscir a sollecitare l'assistenza di un passante perch mi trovi un cabriolet, e voi potete tener impegnato il Capo Sezione a parlare fino a che non arrivo."
"Ebbene, se non vi dispiace che vi lasci..."
"No, no! Voi andate! Io arriver il prima possibile."
"Arriva qualcuno proprio adesso. Che dite, lo chiamo?"
"Se lo fate ve ne sar grato."
Pareva molto sofferente e incapace di muoversi. Un uomo in camiciotto e calzoni sbrindellati, apparentemente uno degli irregolari della Guardia Repubblicana che era rimasto a ciondolare nei pressi della caffetteria, comparve nella nebbia e and lentamente verso la fontana. Maurin lo chiam.
"Il mio amico  ferito," disse in fretta. "Potreste occuparvi di lui e portarlo al municipio il pi in fretta possibile? Vi pagher bene."
L'uomo si avvicin ancora, borbottando qualcosa riguardo a un cabriolet.
"S, s!" concord impaziente Maurin. "Cercare di procurarne uno. Non aspettate! Correte!"
Dopo quell'ordine perentorio si volt di nuovo verso Monsieur le Professeur, insistendo: "Non mi abbandonerete, vero?"
"No, no! Vi raggiunger non appena mi sar possibile, ve lo prometto."
A quelle parole, l'avvocato se ne and finalmente per la sua strada. La nebbia lo inghiott ben presto e lo fece svanire, dal momento che stava attraversando la piazza quasi a passo di corsa. Quanto sarebbe rimasto sorpreso, per non dire gravemente disturbato, se avesse avuto il dono della seconda vista e si fosse reso conto che Monsieur le Professeur si alzava in piedi all'istante senza il minimo sforzo, apparentemente illeso. L'individuo in camiciotto e calzoni stracciati gli stava molto vicino, e gli chiese in tono ansioso: "Non sei realmente ferito, non  vero, Percy?"
"Ovviamente no, idiota," Blakeney rispose con una leggera risata. "Dimmi, gli altri sono andati?"
"Tony ed Hastings sono andati direttamente dai Levet, seguendo i tuoi ordini. Suppongo che tu abbia scribacchiato quel biglietto mentre eravate nella caffetteria."
"Meglio che potevo. Lo avete decifrato tutto?"
"S! Tony ed Hastings si occuperanno dell'abate. Siamo tutti e tre vestiti con questi stracci da Irregolari della Guardia Repubblicana, Tony ha addirittura una sciarpa tricolore attorno alla vita. Lui ed Hastings arresteranno formalmente l'abate e lo porteranno all'istante a La Rodire. Devinne  passato prima a rimettersi i suoi abiti, e poi andr direttamente allo chteau in un cabriolet per preparare il marchese e la sua famiglia all'arrivo del sacerdote. Hastings o Tony cercheranno di dire una parola al vecchio Levet per assicurargli che tutto sta accadendo secondo i tuoi ordini. Cos va bene, non  vero?"
"Tutto giusto. Ora vai anche tu allo chteau, mio buon amico, e aspettami l. Di' agli altri che non appena avranno visto l'abate sano e salvo nel seno della famiglia a La Rodire vengano subito a raggiungerti fuori dai cancelli dello chteau. Io arriver non appena mi sar possibile."
"Benissimo!"
"Conosci la strada?"
"La trover."
E cos si separarono, andando l'uno a destra l'altro a sinistra. Entrambi furono ben presto inghiottiti dalla nebbia. Poco dopo pass lento un cabriolet. Blakeney lo chiam, e ordin al vetturino di condurlo al municipio.
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CAPITOLO 10.
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L'abate Edgeworth.
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La sorte fu propizia ai due membri della Lega della Primula Rossa, Lord Hastings e Lord Anthony Dewhurst. Seguendo gli ordini del loro capo, andarono diretti alla casa dei Levet; e fu Levet in persona ad aprir loro la porta, in risposta allo squillare della campanella esterna. In poche parole gli dissero chi li mandava e quali erano i loro ordini, e il vecchio and immediatamente in cerca del proprio ospite, che nel frattempo era stato ben trattato: aveva avuto cibo, qualcosa da bere e un po' di riposo. Ma aveva ancora un'aria sbigottita, come stordito da tutto ci che era accaduto dall'alba in poi; l'improvvisa chiamata per assistere il suo Re, quel terribile tragitto attraverso Parigi, con la popolazione silente e il frastuono di migliaia di uomini armati tutt'attorno! e il momento della fine, quando aveva visto il suo Re condotto a quell'orrenda ghigliottina. Aveva compiuto uno sforzo supremo per rintuzzare l'orrore e l'indignazione e per rivolgere al Re martirizzato qualche ultima parola di incoraggiamento; aveva sollevato il crocifisso e gridato a gran voce: "Figlio di San Luigi, ascendi al cielo!" N aveva vacillato mentre veniva commesso quel crimine atroce che gridava vendetta a Dio, quel crimine che non avrebbe mai potuto sperare nel perdono, quel peccato contro lo Spirito Santo!
Dopodich, tutto era stato tumulto e confusione; lui aveva tentato di concentrarsi sulle sue devozioni, di recitare le preghiere per i defunti, ma tutt'attorno gli uomini urlavano e le donne strillavano, e mani sacrileghe calavano sul corpo morto del suo Re. Aveva tentato di pregare, perch non aveva paura, bench vi fossero grida di " la lanterne, le calotin!". No, non aveva paura. Era pronto a seguire il figlio di San Luigi sulla via del cielo. Mani rudi lo avevano afferrato e trascinato gi per i gradini della ghigliottina. Volti malvagi lo avevano guardato dall'alto. Doveva aver perso parzialmente i sensi; poi si era sentito issare su spalle possenti, e aveva pensato che lo avrebbero portato diritto al lampione pi vicino, con un cappio al collo.
Dopodich, la prima cosa che ricordava era che stava camminando nella nebbia, in compagnia di un uomo che lo sosteneva mentre avanzavano; lo stesso uomo, a quanto pareva, che lo aveva salvato da quella folla ululante. E poi il calore e il conforto di quella casa ospitale: voci cordiali che pronunciavano parole di benvenuto, una bevanda calda, un letto su cui distendere le membra doloranti. E ora quel vecchio gentile che gli diceva che tutto andava bene: amici potenti lo avrebbero portato a La Rodire, dove sarebbe stato ricevuto a braccia aperte, dove sarebbe potuto rimanere sino a quando non fosse stato trovato per lui un rifugio pi permanente. L'abate era sconcertato. Chi mai erano, chiese, quei meravigliosi amici che lo avevano salvato a rischio delle loro stesse vite, e che ora continuavano nella propria opera di misericordia? Ma quello Levet non lo poteva dire. Parlava in maniera vaga di un uomo che era professore all'universit, e che sembrava avere uno straordinario coraggio e risorse illimitate. Lui stesso lo conosceva ben poco. Chi fosse, non avrebbe saputo dirlo. Andava e veniva per vie misteriose, e in maniera altrettanto misteriosa si trovava sempre sul posto quando le vite di uomini, donne e bambini innocenti erano minacciate. La sua defunta moglie lo aveva considerato un messaggero del cielo. Ma non era quello il momento per parlarne. Il vecchio Levet esort l'abate ad affrettarsi.
Pochi attimi dopo era di nuovo al cancello della propria casa, a guardare tre figure che si allontanavano lungo la strada. Nella nebbia parevano ombre. Una di esse era l'abate Edgeworth; Levet non conosceva gli altri. Gli avevano parlato in francese, recandogli un messaggio di quel misterioso professore che la sua defunta moglie aveva considerato un messaggero celeste.
"State pur certo," aveva detto alla fine il sacerdote congedandosi dal suo gentile ospite, "state pur certo che  davvero inviato da Dio."
Quei due uomini, gli emissari del professore, avevano parlato in francese, ma con accento straniero. Levet aveva pensato che dovessero essere inglesi; per gli sembrava incredibile che degli stranieri provassero un qualche interesse per le sofferenze dei francesi leali al proprio Re. Gli inglesi, soprattutto. Perch avrebbero dovuto curarsene? Quella spaventosa rivoluzione non aveva nulla a che vedere con loro. Alcuni si spingevano addirittura a sostenere che ben presto l'Inghilterra avrebbe dichiarato guerra contro la Francia; cio, non contro la Francia, bens contro quell'abominevole Repubblica che si era stabilita su fondamenta di oltraggio e assassinio. Ad ogni modo, era tutto inspiegabile. Il vecchio Levet rientr in casa molto perplesso, scuotendo la testa, e and direttamente nella stanza in cui la moglie giaceva morta. In precedenza, nel corso della giornata, aveva aiutato la figlia a sistemare le candele accese a capo e ai piedi del letto, e a disporre dei tralci di sempreverdi attorno al corpo inerte di colei che era stata per venticinque anni la compagna della sua vita, e le cui mani ora erano state strette, reverenti, attorno a un crocifisso.
Quando lui entr Augustin era ancora nella camera, e stava parlando a un giovane alto che teneva in mano un taccuino su cui stava apparentemente prendendo appunti con una matita dalla punta scura. Era vestito di nero da capo a piedi, con semplici gale bianche alla gola e ai polsi; portava stivali alti, e i capelli, liberi dalla parrucca, erano legati dietro la nuca con un nastro nero. A quanto pareva Levet sapeva che sarebbe stato l, dal momento che entrando nella stanza non fece caso a lui.
Il giovane uomo, tuttavia, rimise in tasca taccuino e matita come preparandosi a uscire.
"Non andate, Pradel," disse asciutto Levet. "La cena sar pronta tra pochissimo."
"Vi prego di perdonarmi, Monsieur Levet," rispose l'altro, "ma andr soltanto ad augurare la buona sera a Mademoiselle Blanche. Sono stato convocato allo chteau, e sono gi piuttosto in ritardo."
"Qualcuno  ammalato?" indag il vecchio.
"A quanto sembra."
"E chi ?"
"Non me l'hanno detto. Il cagnolino di Monsieur le Marquis, forse," aggiunse il giovane dottore con pungente amarezza, "oppure il suo cavallo prediletto."
Levet non comment quelle parole; si spost al capezzale della moglie, e Simon Pradel, dopo aver augurato la buona notte a lui e ad Augustin, lasci la stanza.
Blanche era in salotto, ad aspettare lui, a quanto pareva.
"Non starete andando via, Simon?" disse piena di slancio non appena lo vide attraversare la soglia.
"Temo di doverlo fare, Mademoiselle."
"Non potete rimanere a cenare con noi?" insistette lei, con tale impeto, questa volta, che la voce le tremava un poco, e aveva le lacrime agli occhi.
"Sono spiacente," replic lui in tono gentile, "ma devo davvero andare."
"Perch?"
Lui diede in una leggera scrollata di spalle. "Visita professionale, Mademoiselle," disse poi.
"State andando allo chteau," ribatt lei.
"Cosa vi spinge a dirlo?" replic lui con un sorriso.
"Avete i vostri abiti migliori, e i vostri lini migliori."
Il sorriso si fece pi ampio. Era molto gradevole, e dava al suo viso severo un grande fascino. Poi abbass mestamente lo sguardo al logoro completo nero.
"Ho soltanto questi," disse, "e ritengo molto importante la biancheria pulita."
Per un attimo o due Blanche non disse nulla. Stava chiaramente lottando contro un'ondata di emozione che le faceva tremare le labbra, e le colmava gli occhi di grosse lacrime. D'improvviso si alz, si avvicin a lui e gli pos una mano sul braccio, implorandolo: "Non andate allo chteau, Simon."
"Mia cara, devo. Madame la Marquise potrebbe essere ammalata. E d'altronde..."
"D'altronde cosa?" E dal momento che Simon non aveva replicato al suo tono di sfida, continu con veemenza: "Andate l soltanto perch sperate di poter dire una parola o due a Ccile de la Rodire. Voi, un medico di fama con medaglie e diplomi delle grandi universit d'Europa, voi vi sminuite occupandovi dei cavalli e dei cani di quella gente come un veterinario qualunque. Non avete orgoglio, Simon? Dovete pur sapere che la figlia di quell'aristocratico non potr mai essere nulla, per voi."
Nel corso di quella veemente tirata Pradel rimase in silenzio. Pareva distaccato e indifferente, come se le parole sferzanti della ragazza non fossero rivolte a lui; soltanto, il sorriso era svanito, lasciando il suo volto pallido e severo. Quando ebbe terminato il suo discorso, principalmente perch le parole le si erano annodate in gola, Blanche si lasci cadere su una sedia e si sciolse in lacrime. Pianse e singhiozz, in un autentico parossismo di dolore, e Pradel rimase in silenzio finch il peggio non fu passato. Poi disse in tono gentile: "Mademoiselle Blanche, sono certo che intendevate soltanto il mio bene, quando mi avete colpito con tale crudelt e disprezzo. Vi assicuro che non vi porto rancore per ci che mi avete appena detto. Con il vostro permesso, vorrei venire di nuovo qui questa notte sulla via del ritorno dallo chteau per vedere come vostro padre sta affrontando il colpo. Francamente, sono un po' ansioso per lui. Non  anziano, ma il suo cuore  stanco, e oggi ha dovuto sopportare molto. Buonanotte, Mademoiselle."
Dopo che se ne fu andato Blanche rimase in silenzio per molto tempo, come prostrata dal dolore. Non stava piangendo, ora, ma i singhiozzi, conseguenza di quel fiume di lacrime, le scuotevano ogni tanto le spalle. La testa le doleva furiosamente, e si appoggi allo schienale, con gli occhi chiusi, quasi in uno stato di torpore. Torpore dal quale venne ben presto riscossa dal fratello Augustin, che usc dalla stanza della madre defunta, e vedendo la sorella che dormiva, o cos parve a lui, le disse con una certa asprezza: "Hai dimenticato che  ora di cena, Blanche?"
Blanche si riprese quel tanto che bastava per andare in cucina e ordinare che la cena venisse servita immediatamente. Poi sedettero tutti a tavola, e il vecchio rese grazie prima di servire la zuppa. Avevano appena iniziato a mangiare quando un cabriolet si ferm davanti al cancello. Un vigoroso strattone alla campanella esterna spinse il vecchio Levet ad alzarsi. La famiglia aveva soltanto una domestica, in quel momento occupata a lavare i piatti, cos and lui stesso alla porta, come faceva quasi sempre; ma prima ancora che avesse il tempo di arrivare al cancello, la campana venne suonata di nuovo.
"Mi domando chi possa essere," comment Blanche.
"Chiunque sia, sembra avere una gran fretta," osserv il fratello.
Il vecchio Levet apr la porta e Louis Maurin oltrepass la soglia. Pareva senza fiato per l'agitazione. Prima che Levet potesse formulare una domanda lo spinse nel vestibolo, esclamando: "Ah! Mio buon amico! Che calamit! Grazie a Dio sono in tempo."
"In tempo per cosa?" borbott Levet. L'avvocato non gli era mai piaciuto, dal momento che lo considerava un traditore, e ora anche un regicida; ma non lo aveva mai detestato come quel giorno.
"Ero per puro caso al municipio," esord Maurin ancora senza fiato, "e ho udito che v'era un ordine per il vostro arresto; e temo che quell'ordine includa la vostra famiglia e il vostro ospite," concluse in tono pieno di significato.
Levet parve accogliere la notizia con assoluta indifferenza; il falso arresto dell'abate Edgeworth da parte dei due emissari di Monsieur le Professeur gli aveva assicurato che il sacerdote non aveva nulla da temere. Diede in una leggera scrollata di spalle e replic a voce bassa: "Lasciate pure che arrestino me e la mia famiglia, se vogliono. Siamo disposti a condividere il fato del nostro Re."
"Non dite cos, mio caro amico," lo ammon l'avvocato pieno di slancio. "Tali discorsi si sono fatti assai pericolosi. E voi avete vostro figlio e vostra figlia a cui pensare."
"Loro la pensano come me," ribatt burbero Levet, "e se questo  tutto quel che siete venuto a dirmi..."
L'istinto dell'ospitalit, che per lui era una virt, gli imped di ordinare bruscamente a quel "traditore" di andarsene da casa sua.
"Sono venuto unicamente per motivi amichevoli," replic il giovane in tono di gentile rimprovero, "per avvertirvi di ci che era imminente. La questione  molto pi seria di quanto non sembriate rendervi conto."
"Non avevo bisogno di alcun avvertimento. Di questi tempi persone leali come noi devono essere preparate a ogni calamit."
"Ma quel vostro ospite..." intervenne Maurin.
"Ospite? Quale ospite?"
"L'uomo che avete fatto entrare in casa vostra questo pomeriggio. Le autorit sono venute a sapere della sua furtiva visita, che ha suscitato il loro sospetto. Da qui l'ordine per il vostro arresto e per il suo."
Ancora una volta, il vecchio Levet scroll le spalle.
"Qui non v' nessuno," disse freddamente, "a parte mio figlio, mia figlia e la domestica."
"Suvvia, mio caro amico," ribatt l'avvocato, con un tono ancor pi di rimprovero, e pi gentile, come un padre che ammonisse un figliolo ostinato, "non dovete incriminarvi da solo negando fatti indiscutibili. Vi ho veduto io stesso far entrare un forestiero in casa, e lo pu testimoniare anche il vostro amico, il professore."
"Vi dico che qui non v' nessun forestiero," ripet secco il vecchio Levet. "E ora vi prego di scusarmi. La mia famiglia mi attende per la cena."
Quasi non aveva terminato di dirlo che si ud un rombo di ruote, accompagnato dal tonfo di passi misurati. Poi vi fu un grido di "Alt!" fuori dal cancello, e poi l'abituale: "In nome della Repubblica!" Il cancello venne aperto con una spinta, e vi fu ancora rumore di passi pesanti sul vialetto di pietra che conduceva alla casa, e un forte picchiare alla massiccia porta d'ingresso.
"Che vi avevo detto?" comment Maurin. Poi oltrepass il vecchio Levet e attravers a grandi passi il vestibolo fino alla sala da pranzo, dove nel sentire quelle grida minacciose Blanche e Augustin erano balzati in piedi. L'avvocato si pos l'indice sulle labbra e mormor rapido: "Non abbiate paura. Sto vegliando su di voi. Non avete nulla da temere. Per ditemi, svelti: dov' il forestiero?"
"Il forestiero?" rispose Augustin. "Quale forestiero?"
"Lo sapete bene," ribatt l'altro. "L'ospite di vostro padre, quello che ha portato qui oggi pomeriggio."
"Qui non v' stato nessuno tutto il giorno," replic tranquillo Augustin. "Mia madre  morta. Il dottor Pradel  venuto qui per certificare il fatto. Non v' stato nessun altro."
Maurin si volt bruscamente verso la ragazza.
"Blanche," disse pieno di slancio, "ditemi la verit. Dov' l'ospite di vostro padre?"
"Augustin ve lo ha gi detto, Louis," rispose lei, "qui non v' nessuno tranne noi."
"Perquisiranno la casa, lo sapete," insistette lui.
"Che lo facciano pure."
"E interrogheranno la vostra domestica."
"Lei non pu dire altro che la verit."
L'avvocato era decisamente perplesso. Guardandosi attorno non pot fare a meno di notare che attorno al tavolo erano stati preparati soltanto tre posti, e v'erano soltanto tre piatti di zuppa semivuoti, mentre la zuppiera era sul mobile accanto.
Attraverso la porta, che era socchiusa, riusc a sentire il vecchio Levet rispondere in tono categorico alle domande che gli stava ponendo il sergente delle guardie.
"Qui non v' nessuno."
"Questo pomeriggio  venuto soltanto il dottore."
" venuto per certificare."
"Mio figlio e mia figlia stanno cenando. Mia moglie  morta. Potete interrogare la domestica."
Maurin si mosse di nuovo a Blanche, supplicandola: "Mademoiselle, per il vostro bene, ditemi la verit."
"Ve l'ho detto," ribad lei, "qui non v' nessuno tranne noi."
L'avvocato rintuzz le dure parole che gli erano salite alle labbra; non disse altro, gir sui tacchi e usc dalla stanza.
"Che significa tutto questo?" domand brusco al sergente.
"Voi lo sapete bene, cittadino avvocato," fu la risposta altrettanto secca del soldato.
"Io?" ribatt spudoratamente Maurin. "Che diavolo ha a che vedere tutto questo con me?"
"Bene! Siete stato voi, a quanto ho capito, a denunciare queste persone."
"Questa  una menzogna."
"Chi  stato allora?"
"Un amico della famiglia, il professor d'Arblay."
"E lui dov'?"
"Ha avuto un incidente lungo la strada. Si  slogato una caviglia. Ha dovuto farsi portare a casa."
"Dov' casa sua?"
"Non lo so. Lo conosco a malapena."
"Ma eravate con lui al municipio. Siete stato visto uscire dall'ufficio del commissario capo."
"Ero l per ragioni professionali," ribatt acido l'avvocato, "e voi non avete alcun diritto di interrogarmi cos. Io non ho avuto nulla a che fare con la denuncia, dal momento che ho l'onore di essere in rapporti amichevoli con questa famiglia. E vi posso anche dire che user tutta l'influenza che possiedo per chiarire la faccenda. Quindi vi converr comportarvi in maniera decente mentre siete in questa casa. Non sarebbe un bene per voi, se non lo faceste."
Aveva alzato la voce e parlato in tono perentorio, come un uomo abituato a essere ascoltato con deferenza. Ma il sergente non pareva impressionato dalla cosa. Tutto ci che disse fu: "Molto bene, cittadino. Voi agirete, non v' alcun dubbio, come ritenete sia meglio per i vostri interessi. Io non ho che il mio dovere da eseguire."
Diede rapidamente ordini ai suoi uomini, che all'istante si fecero avanti per mettersi ai due lati di Charles Levet. Poi attravers il vestibolo, e senza far pi caso all'avvocato and in sala da pranzo, dove Blanche e Augustin si erano di nuovo seduti a tavola. Blanche teneva il gomito sul tavolo, il mento poggiato sulla mano. Augustin, gli occhi chiusi, le mani giunte intrecciate, pareva assorto nelle preghiere. Sullo sfondo Marie, la domestica, se ne stava a bocca aperta come una chioccia spaventata.
Il sergente diede un'occhiata d'insieme alla stanza. Era un uomo dall'aria stolida, con tutta evidenza un campagnolo poco afflitto dal peso dell'intelligenza, e dava l'impressione di bilanciare con la tracotanza quel che gli mancava in fatto di personalit: proprio il genere di zoticone, in effetti, che la Rivoluzione aveva trascinato fuori da una vita oscura e spinto a forza in una posizione di una certa rilevanza, e che era determinato a ricavare il meglio da quell'inaspettato miglioramento della sua sorte. Senza far caso all'avvocato si schiar la gola, e annunci con il dovuto tono pomposo: "In nome della Repubblica!"
Poi svolse un foglio che teneva in mano e continu: "Ho qui una lista degli abitanti di questa casa, cos come fornita al Capo Sezione questo pomeriggio, o dal cittadino Maurin o dal suo amico, il professore con la caviglia slogata, il cui indirizzo non  noto. Legger a voce alta i nomi su questa lista, e ciascuno di voi quando udr il proprio dir la parola "Presente" e si alzer in piedi. Ora, dunque!"
Poi procedette a leggere, aggiungendo i propri commenti dopo ciascun nome.
"Charles Levet, erborista! Quello l'abbiamo gi messo al sicuro. Henriette, sua moglie!  morta, a quanto ho sentito. Augustin Levet, prete!... Perch non rispondete?" aggiunse perentorio, dal momento che Augustin non aveva risposto come da sua richiesta. "E perch non vi alzate? Avete una caviglia slogata anche voi?"
A quel punto Augustin si alz obbediente, pronunciando la parola: "Presente."
"Blanche Levet, figlia di Charles," continu il soldato.
"Presente."
"Marie Bachelier, aide mnage."
"Sono qui, cittadino sergente," chiocci Marie, tanto spaventata che quasi non ragionava pi.
"E un ospite, identit ignota," concluse il soldato. "Lui dov'?"
Arrotol il foglio e se lo infil alla cintura.
"Dov' l'ospite?" ripet in tono sgarbato; poi, non ricevendo risposta, chiese ancora una volta: "Dov' lui?"
Si guard attorno osservandoli tutti uno dopo l'altro, roteando gli occhi e schiarendosi la gola in una maniera intesa a impressionare quei "traditori".
A quel punto Augustin disse enfaticamente: "Qui non v' nessuno." E Blanche scosse la graziosa testolina dichiarando: "Qui non v' stato nessuno tutto il giorno, a parte il cittadino Maurin e il cittadino dottore."
Come tutta risposta a quelle dichiarazioni il sergente della Guardia Repubblicana gir sui tacchi e chiam la piccola squadra che stava in attesa sull'attenti, chi nel vestibolo, chi fuori dalla porta d'ingresso. A Blanche e Augustin disse soltanto: "Questo lo vedremo ben presto." E al vecchio Levet, che era rimasto pazientemente fermo tra i due soldati, a quanto pareva del tutto indifferente a ci che stava accadendo in casa sua, disse in tono severo: "Sto per ordinare che questa casa venga perquisita. Quindi lasciate che vi avverta, cittadino Levet, che se un estraneo verr trovato sulla vostra propriet per voi e la vostra famiglia la cosa si far ben pi seria che non se lo aveste consegnato di vostra spontanea volont."
Il vecchio Levet si limit a scuotere la testa ripetendo con semplicit: "Qui non v' nessun altro."
A quel punto il sergente ordin ai suoi uomini di procedere con la perquisizione, che fu approfondita; i soldati non si risparmiarono certo. Invasero persino la stanza in cui Henriette Levet giaceva morta, guardarono sotto il letto, e sollevarono il lenzuolo che la copriva. Mentre quel sacrilegio veniva commesso il vecchio Levet rimase l accanto, una figura silenziosa e rigida quanto quella della defunta. In sala da pranzo Augustin avevo ancora una volta trovato rifugio nella preghiera, mentre Blanche, mezza stordita da tutto quel che aveva passato, si era lasciata cadere di nuovo su una sedia, i gomiti appoggiati sul tavolo, gli occhi che fissavano nel vuoto.
Non appena i soldati si furono tolti di mezzo Louis Maurin and a sedersi di fronte alla giovane. Era rimasto silenzioso e in disparte mentre quell'episodio si svolgeva, ma ora si sporse sopra il tavolo e inizi a parlare in un bisbiglio teso a riscuoterla.
"Non abbiate paura, Mademoiselle Blanche, vi do la mia parola che non accadr nulla di serio a vostro padre n a qualcuno di voi, persino se questo sergente impiccione dovesse scoprire il vostro anonimo amico in questa casa. Vi prego, vi prego," continu poi di slancio, dal momento che Blanche stava con tutta chiarezza per ribadire ancora una volta che l non v'era nessuno, "vi prego, non dite altro. Credo fermamente che voi non sappiate nulla di ci che  accaduto qui questo pomeriggio. Per quanto riguarda vostro padre... Ebbene! Sapete che  molto taciturno e riservato. Potrebbe stare dando rifugio a qualcuno che  incorso nello sdegno delle autorit. Ma insisto che non tormentiate la vostra graziosa testolina per lui, n per voi stessa o Augustin. Ho molta influenza al Commissariato, e vi do la mia parola che non pi tardi di domani sarete tutti qui seduti a cena attorno a questo tavolo. Su, ora, lasciate che veda il vostro sorriso. Vi dico che posso rendere una questione personale tra me e le autorit la sicurezza dei vostri cari, e che lo far. Potrebbe dimostrarsi un poco pi difficile se vostro padre ha dato rifugio di nascosto a qualcuno invece di consegnarlo immediatamente alle guardie, ma persino in quel caso, lo posso fare. Vi do la mia parola, Mademoiselle Blanche."
Era molto persuasivo, e aveva parlato in tono di grande calore. Sulle graziose labbra di Blanche aleggi il fantasma di un sorriso.
"Siete molto gentile, Louis."
"Farei qualsiasi cosa per voi, Mademoiselle," rispose di slancio il giovane.
Lei mormor, con un sospiro: "Non riesco a comprendere nulla di questa faccenda."
"Cos' che non capite, Mademoiselle?"
"Monsieur le Professeur. Sembrava un tale amico. Pensate davvero che sia stato lui?"
"A causare tutti questi guai, intendete?"
"S!"
"Ebbene, non ne sono sicuro," replic Maurin in tono vago. "Non si pu mai sapere. Potrebbe essere una spia del governo rivoluzionario, e potrebbe aver denunciato vostro padre. Sono molto astuti, quei tipi. Si insinuano nella vostra fiducia, e poi vi tradiscono per una miseria. Spero che vostro padre in lui non abbia trovato questo genere di amico. Ma come vi ho assicurato giusto ora, Mademoiselle, non avete motivo di preoccuparvi. Finch avr vita, non accadr alcun male a voi o alla vostra famiglia. Vi fidate di me, non  vero?"
Ella mormor un timido "S!" e gli tese la mano, che lui si port alle labbra.
Nel frattempo i soldati avevano continuato la perquisizione al piano di sopra. Il rumore dei loro passi pesanti, di mobili che venivano spostati, di gente che picchiava sulle pareti e sulle credenze, disturbava la serenit della casa che in quel momento, con la padrona che giaceva morta, avrebbe dovuto essere un luogo di pace. Mentre sopra le loro teste avveniva quel fracasso, Maurin scocc delle occhiate indagatrici alla giovane per vedere se tradisse ansiet per l'ospite che lui credeva fermamente fosse ancora in casa. Ma Blanche non pareva ne fosse scossa e, con suo grande disappunto, si trov costretto a giungere alla conclusione di aver indotto una squadra di Guardie Repubblicane a svolgere un compito inutile, e che il suo piano tanto ben progettato si sarebbe concluso in una maniera che non andava a suo credito, diversamente da quanto aveva sperato.
Pochi attimi dopo il sergente e i suoi uomini scesero sferragliando le scale, con tutta evidenza di pessimo umore per essere stati trascinati fuori dalla caserma a quell'ora e con un tempo tanto abominevole. Il sergente apr la porta della sala calciandola con lo stivale, e si rivolse all'avvocato in tono duro, quasi insultante: "Non so cosa aveste in mente, cittadino avvocato," disse, "quando avete dichiarato di fronte al Capo Sezione che in questa casa era stato visto un forestiero sospetto. L'abbiamo perquisita dalla soffitta alla cantina, e non v' nessuno tranne i familiari, dei quali una  morta, e gli altri sembrano istupiditi. Ad ogni modo, io da loro non riesco a cavare nulla. Non so se possiate farlo voi."
"Non  affar mio, come ben sapete, cittadino sergente," replic freddo Maurin, "interrogare gli abitanti di questa casa, cos come non era affar vostro interrogare me. Io compio il mio dovere, e a voi conviene compiere il vostro."
"Il mio dovere  arrestare gli abitanti di questa casa," ribatt il soldato, "e se sono saggi verranno con noi tranquillamente. Ora, voi," disse poi rivolgendosi a tutti loro: "Charles Levet, Augustin e Blanche Levet, e Marie Bachelier, ho qui una carrozza che vi aspetta. Andate a prepararvi alla svelta, non voglio sprecare altro tempo."
Obbedienti e silenziosi, Blanche e Augustin si diressero alla porta; Blanche dovette chiamare la domestica, che a quel punto pareva pi morta che viva.
"Ma questo  un oltraggio," intervenne all'improvviso Maurin, veemente. "Non potete lasciare la defunta senza sorveglianza. Qualcuno deve rimanere in casa per impedire che vengano commessi sacrilegi."
Il sergente scroll le spalle. "Sacrilegi?" chiese poi sarcastico. "Che cos' un sacrilegio? E perch la morta non dovrebbe restare sola in casa? Non pu certo scappar via. Comunque, se la pensate cos, cittadino avvocato, perch non rimanete voi a sorvegliarla? Forza!" concluse poi rude rivolgendosi agli altri, "non mi avete sentito quando ho detto che non volevo sprecare altro tempo?"
E li condusse tutti e tre fuori dalla stanza. Mentre passava accanto all'avvocato Blanche gli scocc l'occhiata supplichevole, e lui mormor sottovoce: "Penser io a lei. Ve lo prometto."
Dieci minuti pi tardi Charles Levet, suo figlio, sua figlia e la domestica erano seduti nella vettura, e venivano condotti in stato d'arresto al municipio, per venire l accusati di tradimento o di tentato tradimento contro la Repubblica.
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CAPITOLO 11.
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Il mattino dopo.
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Ma il giorno dopo tutto andava gi bene. Certo, Charles Levet, sua figlia, suo figlio e la domestica avevano trascorso una notte molto scomoda nelle celle della prigione municipale, e il mattino dopo erano stati condotti di fronte al Capo Sezione, dove avevano dovuto subire un serrato interrogatorio. E certo, l le cose non erano andate troppo bene. Charles Levet era stato taciturno e ostinato, Blanche loquace e lacrimosa, Augustin distaccato, e Marie la domestica tanto spaventata da dire prima una cosa e poi l'altra, e nessuna di esse era vera. Il Capo Sezione era contrariato. Desiderava fare la cosa giusta, ma era un uomo del posto, e i Levet erano persone della sua stessa classe: non avevano nulla di "aristocratico" e, di conseguenza, non era verosimile che complottassero contro la Repubblica, o che aiutassero degli aristos fuggitivi. In effetti, era molto irritato che l'avvocato Maurin, un suo amico personale e anche lui un uomo della sua stessa classe, si fosse assunto l'incarico di rilasciare dichiarazioni incriminanti contro i Levet. Incriminare la famiglia Levet per tradimento sarebbe stata una mossa ben poco popolare a Choisy, dove il vecchio erborista era estremamente rispettato, e la graziosa figliola corteggiata dalla met dei giovanotti.
Dopo l'interrogatorio degli accusati il degno Capo Sezione ebbe un incontro con Maurin che, scivoloso come un'anguilla, sgusci fuori dalla sua posizione imbarazzante con l'abilit che gli era solita, e in poche mosse riusc con successo a persuadere l'amico che lui, personalmente, non aveva avuto nulla a che fare con le false accuse contro i Levet. Era stato, disse, sciocco quanto bastava da dare ascolto alle insinuazioni mosse contro quella brava gente da un uomo che aveva incontrato per caso il giorno prima. Un professore, a quanto aveva capito, all'Universit di Grenoble.
"Ma perch," chiese il Capo Sezione con una certa asprezza, "vi siete lasciato prendere per il naso da un uomo che conoscevate a malapena?"
"Vi ho detto," rispose l'avvocato, "che lo avevo incontrato casualmente soltanto ieri; per avevo spesso sentito il vecchio Levet parlare di lui. Pareva essere un amico della famiglia, e cos..."
"Un amico?" lo interruppe l'altro. "Ma avete detto che  stato lui a denunciare queste persone."
" cos."
"E vi pare che la cosa abbia senso?"
"Detto fra voi e me, amico mio," rispose l'avvocato in tono confidenziale, "sono giunto alla conclusione che questo cosiddetto professore di universit fosse soltanto un agente provocatore o, in altre parole, una spia del governo. Ve ne sono molti, mi  stato detto: la Convenzione li usa per stanare oscure cospirazioni e gruppi di traditori. Ricevono una miseria di paga per ogni complotto che scoprono, e qualcosa per ogni testa che portano alla ghigliottina."
"E quindi voi pensate che questo professore..."
"Fosse uno di costoro. Proprio cos. L'ho incontrato fuori dalla casa dei Levet; mi ha preso per il braccio e mi ha condotto fino al Caf Tison, dove ha iniziato la sua lunga storia su come aveva visto il vecchio Levet introdurre di nascosto un uomo nella casa. Io, ovviamente, ho ritenuto fosse mio dovere farvi sapere tutto all'istante. Se non lo avessi fatto mi avreste biasimato, no?"
" naturale."
Il Capo Sezione rimase in silenzio per un momento, il mento appoggiato a una mano, riflettendo su tutta quella faccenda. Non poteva del tutto allontanare dalla mente il fatto che qualcuno, che fosse il suo amico Maurin oppure il misterioso professore, aveva visto un forestiero entrare nella casa dei Levet; e per tutto il pomeriggio del giorno prima v'erano state voci persistenti sul fatto che il prete che aveva accompagnato Louis Capet negli ultimi istanti era inspiegabilmente svanito, il tutto proprio mentre la Convenzione, nel corso di una seduta speciale dei Comitati, ne ordinava l'arresto.
"Una cosa  ben certa," puntualizz Maurin, in tono persuasivo; "quando la vostra squadra  venuta ad arrestare i Levet, nella casa non v'era nessuno tranne loro."
"Potrebbero aver fatto uscire qualcuno di soppiatto."
"Per mandarlo dove, amico mio?" protest l'avvocato. E poi aggiunse in tono leggero: "Ora state attribuendo al vecchio Levet pi cervello di quanto ne abbia."
S'interruppe per un momento, poi prosegu: "Non so cosa ne pensiate voi, mio buon amico, ma io sono fermamente convinto che Charles Levet non abbia ricevuto visitatori in casa propria... eccetto, ovviamente, il dottor Pradel," aggiunse come per un ripensamento.
"Ah, s! Il dottor Pradel... a lui non avevo pensato."
"N lo avevo fatto io... Fino ad ora..."
Poi Maurin si alz e prese la porse la mano all'amico, che la strinse con calore.
"Ebbene!" disse brioso, "mi permetterete di portare le buone notizie ai Levet?"
"Quali buone notizie?"
"Che voi avete approfondito la questione e stabilito che le accuse di tradimento contro di loro non erano provate."
"S!" rispose l'altro dopo un attimo di esitazione, "potete andare a dirglielo, se lo desiderate. Non approfondir oltre la cosa per il momento ma, ovviamente, dovr tenerla a mente. Nel frattempo," aggiunse mentre lo accompagnava alla porta, "mander a chiamare il dottor Pradel e far una chiacchierata con lui."
Louis Maurin usc da quell'incontro pieno di entusiasmo. Aveva raggiunto il suo scopo, e un po' di astuta manipolazione dei termini da parte sua avrebbe facilmente convinto i Levet che era a lui che dovevano la libert. Il professore fortunatamente era rimasto fuori dai piedi, e lui sperava di tutto cuore che si fosse davvero fratturato la caviglia e che sarebbe rimasto sdraiato per alcuni giorni; a quel punto il suo corteggiamento dell'adorabile Blanche, e il consenso dell'irascibile padre, sarebbero stati ben avviati verso il lieto fine. Ma v'era un'altra questione che lo rendeva ancora pi entusiasta, ed era il fatto di aver messo i bastoni tra le ruote a Simon Pradel, l'unico uomo di Choisy che, nella sua opinione, poteva dimostrarsi un serio rivale per gli affetti di Blanche. Era fin troppo astuto per non aver gi fiutato odore di rivalit, e Blanche stessa aveva involontariamente fornito ai suoi occhi acuti pi di una indicazione sullo stato dei propri sentimenti per il giovane dottore.
Ebbene, un rivale tolto di mezzo era molto meglio di uno costantemente sul posto, e dal momento che i tempi si stavano facendo turbolenti, non sarebbe stato difficile tenerlo fuori dai piedi in permanenza, una volta sfiorato anche solo da un alito di sospetto.
Tutto andava per il meglio nel migliore dei mondi possibili, e Louis Maurin si diresse alle celle della prigione, dove la famiglia Levet ancora attendeva il proprio destino, per dir loro che lui e nessun altro aveva persuaso il Capo Sezione a farli rilasciare immediatamente. Che gli fosse riuscito di convincerli oppure no, questo era dubbio, perlomeno per quanto riguardava Charles Levet, che rimaneva taciturno come sempre a dispetto dell'eloquenza del giovanotto, mentre Augustin aveva mormorato qualcosa sul fatto che le buone azioni costituivano ricompensa a se stesse. Ma la loro mancanza di entusiasmo era bilanciata dall'aperta gratitudine di Blanche. Con le lacrime agli occhi, non faceva che ringraziarlo per tutto quel che aveva fatto per loro.
"Abbiamo tentato di essere coraggiosi," disse, "ma francamente io ero molto spaventata; e per quanto riguarda la povera Marie, ha passato tutta la notte a lamentarsi e invocare tutti i santi perch la proteggessero."
In seguito, quando arrivarono al portone della prigione, disse al padre: "Facciamoci portare a casa, padre, sono cos ansiosa di controllare che vada tutto bene, con maman rimasta l sola."
Era una mattina luminosa ma gelida, e al suolo si vedeva ancora un sottile strato di neve. In quella zona ai margini della citt v'erano pochi passanti, e nemmeno un cabriolet in vista, ma un povero derelitto in camiciotto sottile e calzoni sbrindellati se ne stava a rabbrividire nel bel mezzo della strada. Era un vecchio con la schiena curva e il viso sporco e avvizzito; da sotto la berretta rossa malconcia spuntavano ciocche di capelli bianchi che fluttuavano al vento. Mormorava preghiere chiedendo la carit, con i denti che battevano. Maurin lo chiam: "Vedi se ti riesce di trovare un cabriolet, cittadino, e fallo venire per noi. Potrai trovarne uno in Place Verte, e per te vi saranno cinque soldi. Noi lo aspetteremo l, alla taverna."
L'uomo si port un indice alla fronte e inizi ad arrancare in direzione di Place Verte, gli zoccoli che non producevano alcun rumore sul sottile tappeto di neve.
"Che miseria, mio Dio," Blanche sospir guardando la sagoma del vecchio rottame che si allontanava. "E questo  quel che chiamano Uguaglianza e Fratellanza. Non si pu far nulla per un povero derelitto come quello? Sembra quasi uno storpio, con quella schiena gobba."
"Potrebbe andare alla Pubblica Assistenza," replic asciutto Maurin, "ma pare che alcuni di questi tipi preferiscano mendicare per le strade. Questo, direi,  stato un soldato..."
Stava per aggiungere "nell'esercito di Louis Capet," ma con Charles Levet a portata d'udito, pens che non fosse il caso. Chiaramente non era quello il momento giusto per irritare il vecchio.
"Venite a bere un boccale di birra calda con me intanto che aspettiamo," sugger allegro al gruppo. Avevano tutti molto freddo, avendo mangiato soltanto la magra colazione della prigione alle prime ore del mattino; e la piccola taverna a poca distanza da l aveva l'aria accogliente. Il vecchio Levet avrebbe declinato l'invito, lo si capiva dall'espressione ostinata; ma Blanche era con tutta chiarezza stanca e infreddolita, e la domestica pareva sul punto di svenire per lo sfinimento. Persino Augustin guardava dall'altro lato della strada con occhi desiderosi. Senza un'altra parola, Louis Maurin fece strada. Levet lo segu riluttante, gli altri di buon passo, e poco dopo erano tutti seduti a un tavolo in una stanzetta soffocante che puzzava di olio per lampade e cibo stantio, sorseggiando per con gusto le birre riscaldate che il proprietario, cupo e dagli abiti stracciati, aveva piazzato loro davanti.
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CAPITOLO 12.
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Una mossa falsa.
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Fu dopo i primi dieci minuti di svogliata conversazione, che Louis Maurin commise quello che in seguito avrebbe considerato il peggior errore della sua vita. E in effetti, pi avanti spesso si maledisse per quella fitta di gelosia, abbinata alla vanagloria, che lo aveva indotto a fare il nome di Simon Pradel. Era stata una di quelle mosse false che anche un esperto giocatore di scacchi pu commettere, con l'intento di proteggere la propria regina, per poi ritrovarsi alla fine bloccato in uno scacco matto. Non poteva immaginare, l'astuto avvocato, che con poche parole noncuranti stava affrettando la rovina delle sue tanto care speranze, e aiutando a formarsi quella straordinaria catena di eventi che avrebbe causato una gran quantit di bruciori di stomaco, indotto a spettegolare tutti gli sfaccendati di Choisy, e che sarebbe rimasta il principale argomento di conversazione, attorno ai focolari, per molte settimane a venire.
Blanche aveva bevuto la sua birra, aveva rivolto a lui alcune parole cortesi, scambiato qualche frase con il fratello e la domestica, ed era ripiombata nel silenzio. Dopo un po' Maurin, che si sentiva in pace con il mondo e molto soddisfatto di se stesso, prov a indagare: "Siete pensierosa, Mademoiselle?"
Pareva quasi si fosse assopita, poich non reag in alcun modo, e lui insistette: "A cosa state pensando, Mademoiselle?"
Lei si riscosse, si strinse nelle spalle, sospir, e con un fievole sorriso rispose: "Amici."
"Perch gli amici?" chiese ancora Maurin.
"Mi stavo solo chiedendo quanti dei nostri amici dovranno soffrire come abbiamo sofferto noi la notte scorsa... Da innocenti, voglio dire... arrestati... in prigione... in ansia.... Sono tempi terribili, Louis!"
"E verranno tempi ancora peggiori, Mademoiselle," dichiar lui in tono ostentato. "Felici coloro che hanno amici potenti a salvarli dal disastro."
Il suggerimento era ovvio, ma il vecchio Levet non reag, e nemmeno Augustin. Tocc a Blanche dire: "Siete stato molto gentile, Louis."
Ancora una volta cadde il silenzio, fino a che Augustin non puntualizz: "Noi, ovviamente, eravamo innocenti."
"Questo ha aiutato un poco, com' naturale." Maurin era disposto ad ammetterlo. "Ma non avete idea di quanto siano ostinati i Comitati, una volta che vi sia stata una vera e propria denuncia di tradimento. E dobbiamo sempre ricordare quei poveri disgraziati che per una miseria scovano i segreti di coloro che non sono stati abbastanza accorti da tenere per s le proprie opinioni politiche."
"Suppongo sia stato uno di quei disgraziati a montare un'accusa contro di noi," consider Blanche.
"Indubbiamente. E io ho avuto tutte le difficolt del mondo - in effetti ho dovuto far valere il mio buon nome - prima di riuscire a persuadere il Capo Sezione che l'accusa era montata ad arte."
S'interruppe un istante, poi aggiunse compiaciuto: "Incontrer ancora pi difficolt nel caso di Simon Pradel, temo."
Blanche sussult.
"Simon?" lo interrog poi. "Cos' accaduto a Simon?"
"Non lo sapevate?"
"Sapere cosa?"
Maurin si era gi reso conto di aver fatto una mossa falsa nominando Pradel. D'improvviso Blanche era la viva rappresentazione di un'ansia impaziente e febbrile. Insisteva per ottenere una spiegazione, le guance infiammate, gli occhi lucidi, la voce tremula.
"Perch non rispondete, Louis? Che cosa v' da sapere riguardo a Simon?"
Perch, oh, perch aveva sollevato l'argomento? Lo aveva fatto principalmente a propria gloria, e per essere ancora pi nelle buone grazie dei Levet a causa della sua influenza e del suo zelo. Non aveva mai avuto l'intenzione di risvegliare nella ragazza quella passione dormiente parlando del pericolo che minacciava Pradel. Le donne sono bizzarre, riflett fra s e s con amarezza. Fate che un uomo sia in pericolo o che abbia in qualsiasi modo bisogno del loro aiuto, e tutt'a un tratto diviene oggetto di interesse, oppure, come in questo caso, la semplice amicizia d'improvviso divampa nell'amore.
Il vecchio Levet, che per tutto quel tempo quasi non aveva aperto bocca, ed era parso troppo assorto nei propri pensieri per notare quel che veniva detto attorno a lui, ora intervenne: "Non preoccuparti, ragazza mia; Simon non  uno sciocco, e non v' nessuno a Choisy che oserebbe toccarlo."
A quel punto, Maurin era gi riuscito a dirigere i propri pensieri in un'altra direzione. I rimproveri che si stava facendo avevano lasciato posto all'abituale compiacenza verso se stesso e all'autoesaltazione; aveva fatto una mossa falsa, ma ringraziando le stelle, era in posizione tale da poter recuperare.
"Temo che su questo abbiate torto, Monsieur Levet," osserv in tono untuoso. "In effetti, si d il caso io sappia che la Sezione sta tenendo d'occhio il dottor Pradel. I suoi misteriosi andirivieni di ieri e le sue costanti visite allo Chteau de la Rodire, che spesso si prolungano sino a tarda notte, hanno sollevato sospetti, e come ben sapete, dai sospetti alla denuncia vi  soltanto un passo, e quel passo spesso conduce alla ghigliottina. Ad ogni buon conto, come ho appena avuto il piacere di dirvi, far del mio meglio per il dottore, dal momento che  vostro amico."
"E dal momento che  innocente," dichiar Blanche con veemenza. "Non v'era nulla di misterioso negli andirivieni di ieri di Simon. Si reca allo chteau soltanto quando viene chiamato per motivi professionali, e le sue visite non si prolungano affatto fino a tarda notte."
Maurin si strinse nelle spalle.
"Io posso soltanto ripetere quel che mi  stato detto, Mademoiselle," disse, "e vi posso assicurare..."
Sentiva di aver fatto un'altra mossa falsa con quell'affermazione, che lui era stato certo avrebbe suscitato la gelosia della ragazza. In effetti, stava cominciando a pensare che la sorte non lo assistesse come aveva sperato, e si sent molto sollevato quando uno strascicare di zoccoli sul pavimento cosparso di sabbia interruppe quell'imbarazzante conversazione. Si guard attorno, e vide il vecchio mendicante di poco prima che se ne stava nel bel mezzo della stanza, aspettando a rispettosa distanza che gli venisse rivolta la parola.
Maurin lo interrog tagliente: "Che cosa vuoi?"
L'uomo sollev una mano rigida per il freddo al ciuffo bianco che aveva sulla fronte. "Il cabriolet, cittadino," mormor poi.
Il povero derelitto pareva incapace di dire altro. Con dita tremanti indic la porta alle proprie spalle; fuori v'era in attesa un veicolo traballante, tirato da un miserevole ronzino. Levet pag le bevande, e il gruppo si avvi verso la porta. All'ultimo momento, quando tutta la famiglia si era pigiata nel cabriolet, il vecchio Levet premette un pezzo d'argento nella mano tremante del mendicante.
Maurin rimase in strada fuori dalla taverna finch il veicolo non fu scomparso dietro un angolo della strada. Non era uomo da ammettere, nemmeno con se stesso, di aver torto, ma in quel caso era stato forse poco giudizioso, e sentiva di dover cogliere in fretta l'opportunit per rimediare a tutti gli errori che poteva aver commesso. Blanche era molto giovane, riflett tra s e s; quasi non conosceva il proprio animo, e Pradel era l'uomo che incontrava pi di frequente. Ma dopo quegli avvenimenti di certo la gratitudine avrebbe giocato un importante ruolo nell'atteggiamento della ragazza verso l'amico che aveva aiutato lei e la sua famiglia a uscire da una situazione tanto difficile. Si sent orgoglioso di aver persuaso lei, se non gli altri, che era stata la sua influenza, e soltanto la sua, a portare alla loro liberazione dopo una detenzione di poche ore; questo gi l'aveva resa incline a essere grata e affettuosa. A lui stava il compito di lavorare in maniera incessante su quelle emozioni a proprio vantaggio.
E riflettendo su questo, l'avvocato Maurin si avvi infine verso casa.
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Libro 2: Il dottore.
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CAPITOLO 13.
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Lo Chteau de la Rodire.
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Era sempre stato un edificio maestoso sin dal giorno in cui Luc de la Rodire, ritornando dalla guerra d'Olanda dopo la pace di Ryswick, aveva ricevuto quella residenza quasi regale dalle mani di Luigi 14 in riconoscimento della sua coraggiosa condotta sul campo. Ed era ancora maestoso ora, nell'anno di grazia 1793, anche se portava i segni incancellabili di quattro anni di trascuratezza in seguito alle rivolte del 1789, quando la popolazione di Choisy, trasportata dagli avvenimenti di Parigi e dall'assalto alla Bastiglia, fomentata da un agitatore prezzolato, aveva marciato come un sol uomo fino allo chteau, fracassato una quantit di mobili e alcuni specchi e finestre, strappato via tende e tappeti, saccheggiato dispense e cantine, e poi era ritornata in citt sempre marciando al grido di quel nuovo popolare motto: " la lanterne les aristos!"
Fortunatamente quel giorno la signora marchesa era assente, cos come il figlio e la figlia; erano andati a Parigi per il funerale del signor marchese. Se a smorzare i bollenti spiriti della torma fosse stato il fatto che la casa era vuota, oppure l'atmosfera di fiori appassiti, incenso stagnante e candele bruciate, era impossibile dirlo. Certo  che dopo aver fatto tutti i danni possibili al piano terra, e poi aver marciato su per le scale fino alla sala da ballo monumentale, trovando lacch e valletti occupati a spazzar via corone funebri, all'improvviso si erano sentiti sgomenti: qualcosa, tra le loro vecchie credenze, il loro rispetto per i defunti, tutte quelle candele bruciate e quell'incenso che ristagnava nell'aria, li aveva resi silenziosi e scoraggiati, anche se cose del genere per decreto governativo erano state dichiarate superstizioni, al di sotto della dignit di un uomo.
Erano andati allo chteau decisi a pretendere ogni sorta di cose - non sapevano nemmeno con esattezza quali - e dal momento che non c'era nessuno a dare soddisfazione a quelle richieste e che l'agitatore prezzolato, come di prammatica, era rimasto accuratamente in disparte, quella povera gente si era sentita come un branco di cani che fossero portati stati portati all'acqua speranzosi di giocare, e che come unico risultato fossero riusciti soltanto a infradiciarsi.
I danni per ormai erano stati fatti, e quando il giovane marchese, Madame sua madre e Mademoiselle Ccile erano ritornati a La Rodire, tre giorni pi tardi, avevano trovato lo chteau nello stato in cui lo aveva lasciato la torma in rivolta; il maestoso salone al piano terra, la sala dei banchetti, la scalinata monumentale, le cantine e le dispense erano un ammasso di rottami. Il personale terrorizzato, lacch e domestiche, era fuggito, lasciando cos come stava la sala da ballo in cui si era tenuta la veglia funebre del loro defunto padrone; una rovina di fiori morti e tessuti di lino, pizzi strappati e gocce di cera delle candele. Erano rimasti soltanto Paul Leroux e sua moglie Marie. Erano persone molto anziane, che avevano servito il signor marchese e i suoi genitori prima di lui; dapprima come sguattero e ragazza di cucina, poi risalendo la gerarchia di cameriere e valletti, fino a divenire maggiordomo e governante. Non avevano mai conosciuto altra casa tranne La Rodire, e se avessero lasciato quel luogo non avrebbero saputo dove andare: non avevano figli, n famiglia, n parenti. E cos erano rimasti, dopo che se n'era andata la torma, e poi uno per uno tutti i membri del personale: giovani e vecchi, che lavorassero all'interno o all'esterno, giardinieri e ragazzi di stalla, avevano tutti raccolto i propri beni e se ne erano ritornati alle loro case, dovunque fossero. Paul e Marie erano rimasti e avevano fatto del loro meglio per nutrire i cavalli e i cani che erano stati lasciati indietro, e per tenere alcune stanze riscaldate e in ordine in modo che la signora marchesa potesse occuparle. Ed era cos che la vedova, il giovane marchese e Mademoiselle Ccile li avevano trovati, loro e la loro dimora devastata. Marie aveva preparato una magra cena, Paul si era spazzolato i vestiti e lucidato le scarpe, e aveva sistemato sulla tavola alcuni pezzi d'argenteria sfuggiti all'attenzione della torma. Aveva indossato i guanti bianchi, e servito il giovane padrone e la famiglia con la stessa solennit di quando attorno al tavolo da pranzo c'era una dozzina di camerieri.
La marchesa, rampolla dell'antica noblesse francese, era fin troppo fiera per mettere in mostra i propri sentimenti davanti alla servit, o davanti ai propri figli. Si era comportata con straordinario coraggio nel corso di quella terribile prova: la prima sera nel suo chteau devastato. N aveva perso la dignit negli anni seguenti. In quell'atteggiamento emulava gli altri membri della sua stessa classe la cui parola d'ordine pareva essere di non lasciar vedere a quegli assassini al governo quanto amaramente si sentissero colpiti dai ripetuti assalti alle loro propriet e ai loro privilegi. Nessuno di loro credeva, nei primi anni della Rivoluzione, che un tale stato di tirannia e di legge della folla potesse persistere, e in segreto la maggior parte di loro, soprattutto la vecchia generazione, nutriva pensieri di ritorsioni esemplari. Ma gli anni erano passati e la tirannia e la legge della folla erano continuate, e le speranze di ritorsioni avevano per forza dovuto cedere il campo a un'orgogliosa indifferenza negli uomini, e a una silenziosa rassegnazione nelle donne. Per, nello stesso modo in cui la tirannia e l'odio crescevano d'intensit in coloro che per secoli erano stati poco pi che schiavi delle classi privilegiate, ebbene, allo stesso modo nei cuori degli aristocratici cresceva il disprezzo per loro e il loro uso del potere. Laddove prima avevano provato condiscendenza e spesso una gentile tolleranza nei confronti dei loro subordinati, come nel caso della marchesa, ora in maggioranza non provavano altro che disdegno per quelli che consideravano saccheggiatori e assassini. La classe media, tutti quelli che professavano ideali liberali, per quanto moderati, venivano fatti oggetto di insolenze ben peggiori di prima; l'avvocato locale, il dottore locale, l'artista, il musicista, tutti quelli in effetti che fino a un certo punto ancora dipendevano da loro per vivere, ancora venivano tenuti a distanza; e per quanto riguardava i loro veri e propri dipendenti, quelli che lavoravano nelle loro propriet, oppure in citt, ebbene, quelli ai loro occhi erano marmaglia, piaghe inviate da Dio sulla terra per punire la Francia dei suoi peccati.
A quell'atteggiamento c'erano, com' ovvio, molte e spesso commoventi eccezioni. C'erano uomini e donne di alta nascita, allevati in ogni lusso concepibile e ora ridotti in quella che al confronto era povert, che potevano sempre venir chiamati a soccorso di quelli pi poveri ancora. Ccile de la Rodire era una di loro, e cos la vecchia marchesa fino a un certo punto, anche se in una maniera pi distaccata. V'erano persino alcuni che avevano una autentica comprensione delle condizioni che avevano portato a quei rivolgimenti sociali, ma appartenevano in maggioranza alle giovani generazioni; gli anziani trovavano sostanzialmente impossibile adattarsi al nuovo ordine di idee, che li aveva resi servitori di quelli che erano stati abituati a considerare come prodotti inferiori nei progetti creativi di Dio.
La signora marchesa quasi non metteva piede fuori dalle porte, e non usciva mai dai cancelli del parco. La inorridiva l'idea di incontrare persone che in passato le avrebbero fatto l'inchino o la riverenza, e che ora si limitavano a un cenno del capo, e scontroso, per giunta, e che se avessero parlato avrebbero forse detto "Buongiorno, cittadina." Cittadina! O almeno, questo era quello che lei pensava sarebbe accaduto se avesse messo piede fuori di casa. Quindi rimaneva quasi tutto il giorno nel suo boudoir, intenta al lavoro d'uncinetto, oppure ad aprire cassetti pieni di bellissimi pizzi e capi di vestiario che accarezzava con mani amorevoli, mettendoli poi di nuovo via avvolti in carta morbida, con sacchetti di lavanda. Indossava invariabilmente abiti neri dei tempi passati, che per puro caso possedeva ancora; alcuni con il panier e altri con un piccolo strascico, ricche sete sopravvissute all'usura e ai maltrattamenti degli anni. Non portava pi cipria sui capelli, perch aveva terminato l'ultima scatola circa un anno prima, e quando aveva chiesto a Marie di acquistarne nell'altra, si era sentita rispondere che quel prodotto non si poteva pi comprare. Madame non aveva chiesto come mai; lo aveva intuito. Di conseguenza indossava elaborate creazioni di vecchi pizzi che realizzava da sola, e che le coprivano interamente i capelli.
Grazie alla buona volont di Paul e Marie nella parte devastata dello chteau era stata portata una parvenza di ordine: i pannelli infranti delle finestre erano stati sostituiti, tende e tappeti strappati erano stati nascosti alla vista. Nelle stalle, la maggior parte dei cavalli e dei cani di valore erano stati venduti; il signor marchese aveva tenuto soltanto una coppia di cani da caccia e tre cavalli per il suo uso personale. Poi, man mano che l'inverno si faceva pi duro, e combustibili e cibo sempre pi scarsi e pi cari, tre paia di mani volenterose erano state reclutate a Choisy per integrare l'esiguo personale di quella che una volta era stata una lussuosa abitazione. Quelle mani volonterose, due uomini per aiutare in giardino e nelle stalle e una ragazza in casa, ora venivano chiamate aides-mnage, dal momento che l'appellativo di servitore o di stalliere veniva ritenuto insultante per la dignit di chi era nato cittadino di Francia. E anche cos, per avere alle proprie dipendenze questi aides era stato necessario ottenere uno speciale permesso del governo. E quello era stato concesso solamente in considerazione del fatto che Paul e Marie Leroux erano vecchi e infermi, e che erano loro, non i ci-devant, ad aver bisogno d'aiuto.
Questa, dunque, era la casa in cui era stato condotto l'abate Edgeworth la sera di quell'orribile giorno in cui aveva visto un uomo unto re perire sulla ghigliottina come un criminale comune. Sin dalle prime ore del mattino, quando era stato chiamato per amministrare i sacramenti all'uomo che un tempo era stato Luigi Sedicesimo, Re di Francia, aveva vissuto in uno stato di costante tensione nervosa, e man mano che il pomeriggio e la sera avanzavano quella tensione si era fatta sempre pi intensa. Verso le sette due individui, pi simili a tagliagole di qualsiasi guardia rivoluzionaria volontaria l'abate avesse mai visto, lo avevano condotto a La Rodire. Prima che partisse con loro il vecchio Levet gli aveva garantito che sarebbe stato fatto di tutto per farlo arrivare al sicuro: lo stesso potente e generoso amico che lo aveva salvato dalle mani di una calca ululante aveva anche organizzato i mezzi per la sua fuga dalla Francia.
Il vecchio sacerdote aveva accettato quella spiegazione con perfetta fede e fiducia, assicurando al suo gentile ospite di non provare alcuna paura; aveva attraversato un'esperienza tanto terribile che ora niente poteva spaventarlo. N era accaduto nulla di spiacevole lungo la strada. Si era stancato molto avanzando a fatica sul sentiero accidentato che costituiva una scorciatoia per lo chteau. I cancelli monumentali, non pi chiusi contro le intrusioni, erano spalancati; l'abate e la sua scorta li avevano attraversati senza incontrare problemi, incamminandosi poi sul maestoso viale. La porta d'ingresso della dimora era stata aperta da Paul, che era rimasto l deferente nel suo completo nero, logoro ma impeccabilmente spazzolato, mentre il vecchio sacerdote oltrepassava la soglia.
Stanco com'era, l'abate non manc di voltarsi immediatamente per esprimere la propria gratitudine ai due enigmatici mascalzoni che lo avevano guidato con tanta premura, ma se n'erano gi andati; per un poco si ud riecheggiare lungo il viale il rumore dei loro passi nei goffi zoccoli, ma le loro figure erano svanite nell'oscurit. In seguito venne fatto un tentativo per raggiungerli, ma forse era stato troppo sconnesso per arrivare a un qualche risultato. Ad ogni buon conto, non si trov alcuna traccia di quei pseudo rivoluzionari dei quali l'abate non sapeva quasi nulla... come chiunque altro, del resto.
Ma ora parliamo del presente. Il sacerdote, che oramai era sull'orlo dello sfinimento sia mentale che fisico, si lasci cadere su una poltrona che Paul gli aveva offerto, e l attese paziente, gli occhi chiusi e le labbra che mormoravano una fievole preghiera, che il suo arrivo venisse annunciato al signor marchese.
Pochi attimi dopo un giovane uomo scese le scale di corsa a braccia tese, gridando parole di benvenuto prima ancora di aver visto l'abate.
Franois de la Rodire era l'unico figlio del defunto marchese. Aveva ereditato titolo e propriet quattro anni prima, alla morte del padre; era un giovane ben messo dall'aria atletica, che si sarebbe potuto definire bello se non fosse stato per un'espressione arrogante, quasi crudele, sulla bocca dalle labbra sottili, e per il mento sfuggente. Era vestito con la massima eleganza, secondo lo stile che aveva prevalso prima che l'attuale regime di eguaglianza rendesse alla moda calzoni sbrindellati, cappotti logori e biancheria sporca.
L'abate si alz subito per salutarlo.
"Vi stavamo aspettando, Monsieur l'Abb," disse allegramente il giovane, "mia madre e mia sorella sono di sopra. Spero non siate troppo stanco."
L'abate era certamente stanco, ma riusc a sorridere e a chiedere con una certa sorpresa: "Mi stavate aspettando? Ma come potevate sapere...?"
" una lunga storia, padre," replic pensieroso Franois de la Rodire, "che ci tiene ancora tutti come sotto un incantesimo. Ma non pensiamoci adesso. Vi racconteremo tutto quando avrete cenato e riposato."
Il benvenuto della signora marchesa non fu meno cordiale di quello del figlio. L'abate Edgeworth, per virt del suo sacro ufficio, e a causa del fatto che aveva avuto il privilegio di assistere il martire reale nelle ultime ore della sua vita, agli occhi di Madame era su un piano del tutto diverso rispetto agli altri spregevoli borghesi. Di conseguenza Mademoiselle Ccile, sua figlia, venne cerimoniosamente presentata a Monsieur l'Abb, e cos fu anche per il giovane gentiluomo inglese, milord Devinne, un amico della famiglia, che era arrivato a cavallo quel pomeriggio da Parigi portando notizie dei terribili eventi di laggi. E, a quanto pareva, aveva anche portato notizie del fatto che ben presto l'abate Edgeworth sarebbe arrivato a La Rodire.
Fu mentre la famiglia e l'ospite erano seduti attorno al tavolo della cena che Mademoiselle Ccile rifer al sacerdote i misteriosi avvenimenti che li avevano lasciati tutti perplessi sin dal mattino.
" stato tutto talmente straordinario!" spieg. "E non riesco nemmeno a dirvi, padre, quanto sono eccitata, perch la prima comunicazione del fatto che sareste giunto era indirizzata a me."
"A voi, Mademoiselle?"
"S! A me," rispose lei, "e giudicherete voi stesso se l'intera faccenda non sia abbastanza da far eccitare anche la persona di temperamento pi placido, e io sono tutto tranne che placida. Questa mattina, sul presto," continu, "mentre facevo la mia abituale passeggiata nel parco, ho visto un uomo dall'aria malmessa che veniva lento verso di me dalla direzione del cancello. Era ad una certa distanza, quindi non riuscivo a distinguerlo bene, ma in qualche modo sapevo che non aveva nulla a che fare con il nostro scarso personale. Siamo abituati, del resto," aggiunse con un piccolo patetico sospiro, "al fatto che gente di ogni sorta invada i nostri spazi privati. Quest'uomo, tuttavia, chiaramente non intendeva fare alcun male. Stava solo camminando, molto lentamente, con le mani in tasca, senza guardare n a destra n a sinistra. Non ho fatto caso a lui finch non  arrivato ad uno dei sedili di pietra lungo il viale. Poi l'ho visto togliere di tasca un foglio e appoggiarlo sul sedile; dopodich mi ha fatto cenno, attirando la mia attenzione su quel pezzetto di carta. E poi si  girato ed  andato via da dove era venuto, e io l'ho perso di vista dietro i cespugli."
Si interruppe per un attimo, quasi senza fiato per l'eccitazione, poi prosegu: "Potete immaginare, padre, con quanta fretta io sia corsa a prendere quel misterioso messaggio. Ed eccolo qui," disse estraendo dalle pieghe del fichu un foglietto spiegazzato. "Non me ne sono pi separata da quando l'ho raccolto e ne ho letto il contenuto. Ascoltate che dice: "L'abate Edgeworth, vicario di St. Andr, che ha accompagnato il Re di Francia al patibolo, richieder la vostra ospitalit oggi, sino alla notte." Guardatelo, Monsieur l'Abb. Non  straordinario? L'ho mostrato a maman, naturalmente, e a Franois. Non comprendevamo da chi potesse giungere, fino a che milord Devinne non ha gettato sull'intera faccenda una luce che rende ancora pi perplessi."
Tese il foglietto al sacerdote, che lo prese, si sistem gli occhiali sul naso e abbass lo sguardo a quel misterioso biglietto.
" senza dubbio molto curioso," disse poi, "e non  firmato."
"Soltanto il rozzo disegno di un piccolo fiore scarlatto," osserv la fanciulla. Il sacerdote le restitu il foglietto. Lei lo prese, lo ripieg quasi con reverenza e lo infil di nuovo tra le pieghe del fichu. Poi l'abate si volt verso il giovane inglese, chiedendo: "E voi, milord, davvero potete fare un po' di luce sul mittente di questo messaggio anonimo?"
"Non esattamente," si scherm Devinne, "ma vi posso dire questo: quel piccolo fiore scarlatto  un simbolo adottato dal capo di una banda di gentiluomini inglesi che si sono votati a salvare uomini, donne e bambini innocenti dal tragico fato che ha colpito oggi il Re di Francia."
Il vecchio sacerdote si fece rapidamente la croce mormorando: "Possa Dio perdonare il sacrilegio." Poi prosegu: "Ma che alto ideale, milord! Salvare gli innocenti! E sono inglesi, mi dite? Siete voi stesso un membro di questa eroica banda?"
"Ho questo onore."
"E il vostro capo? Chi ?"
"Ah!" replic Devinne, "questo  un segreto, nostro e suo."
"Vi chiedo perdono, milord! Non intendevo essere indiscreto. Semplicemente, l'intera faccenda mi sbalordisce.  meraviglioso che si compiano imprese cos nobili, che qualcuno rischi la propria vita per il bene di quelli che per lui potrebbero non essere nulla, e fare tutto ci restando ignoto, probabilmente senza venir ringraziato! E pensare che io devo la mia vita a uomini come voi, milord, ai vostri amici e al vostro capo! E quel fiorellino scarlatto?  una primula rossa, non  vero?"
"S!"
"Mi sembra di aver udito raccontare qualcosa al riguardo. Ma solo vagamente. La polizia qui parla di una anonima organizzazione inglese di spionaggio."
"Noi non siamo spie, Monsieur l'Abb. La Lega della Primula Rossa non ha nulla a che fare con la politica."
"Ne sono certo. Per a quanto ho capito il governo  molto disturbato dalle vostre attivit, ed ha offerto una notevole ricompensa per la cattura del vostro capo, milord. Ma Dio lo protegger, non temete."
Dopo quelle parole, l'anziano sacerdote parve crollare; ebbe un ansito e si accasci sulla sedia. Franois de la Rodire si affrett a chiamare Paul, e insieme lo trasportarono al piano di sopra, nella stanza che era stata preparata per lui, e lo misero a letto. Quando ritornarono, spiegando che Monsieur l'Abb sembrava molto malato, la signora marchesa ordin a Paul di far cercare immediatamente il dottor Pradel.
"Il dottore  in casa proprio adesso, Madame la Marquise," osserv Paul.
"A fare cosa?"
"L'ho mandato a chiamare io, maman," intervenne Franois; "Stella aveva bisogno di una purga, e Csar aveva una scheggia nella zampa. Ma pensavo che a questo punto fosse gi andato via."
"E come mai non lo ha fatto?"
"Marie ha uno dei suoi brutti attacchi di reumatismi, Madame la Marquise, e Berthe, la ragazza di cucina, ha un giradito. Il dottore stava visitando loro."
"Digli di salire subito da Monsieur l'Abb," ordin Franois.
Poi, quando Paul fu uscito, si volt verso Lord Devinne.
"Questo  un vero inconveniente," disse. "Spero non sar una faccenda lunga. Non mi dispiace che l'abate rimanga qui, diciamo, per un giorno o due, ma non ci avevate detto che era un uomo malato."
"Non avevo idea che lo fosse," osserv l'inglese.
"Quel vostro straordinario capo avrebbe dovuto dirvelo," ribatt l'altro, chiaramente di cattivo umore. "Non sarebbe sicuro n per maman n per noi dare rifugio a un uomo incorso nelle ire di questo governo omicida. Credetemi, milord, io..."
Venne interrotto dalla porta che si apriva, e dall'ingresso di Simon Pradel; Madame la Marquise gli fece un grazioso cenno del capo, e Ccile gli lanci un'occhiata amichevole. Franois, dal canto suo, non si prese il disturbo di salutarlo.
" di sopra che dovete andare," disse seccamente; "un nostro amico che era qui a cena si  sentito all'improvviso poco bene."
Simon non fece caso all'insolenza di quel tono. Si accigli soltanto un poco, tolse di tasca taccuino e matita e chiese: "Qual  il nome del vostro amico, Monsieur le Marquis?"
"Il suo nome non vi riguarda," lo rimbecc aspramente l'altro.
"Temo invece di s, Monsieur le Marquis. Sono vincolato dalla legge a riferire alla Sezione locale ogni caso di cui mi occupo in questa zona."
Madame la Marquise volse il capo dall'altra parte con un sospiro; le parole "Sezione" o "legge" la agitavano immancabilmente. Ma Franois non sopportava di venir contraddetto, soprattutto da parte di quel Pradel che ben sapeva avere idee democratiche, se non addirittura rivoluzionarie.
"Potete andare a riferire al diavolo," disse con crescente esasperazione. Stava ancora fumando per quella seccante malattia dell'abate, e adesso quella che considerava presunzione da parte di un fornitore di pillole e purghe aveva trasformato la sua irritazione in furia.
"I casi sono due," continu senza nemmeno tentare di tenere sotto controllo il proprio caratteraccio, "o andate di sopra ad occuparvi del mio ospite oppure uscite da casa mia, e alla svelta."
Nemmeno Simon Pradel era molto portato alla mansuetudine. L'arroganza di quegli aristocratici lo esasperava tanto quanto il suo atteggiamento esasperava loro. Si fece bianco in viso, ed era sul punto di ribattere in una maniera che probabilmente avrebbe avuto conseguenze sgradevoli per tutte le persone coinvolte, quando colse l'espressione implorante dei begli occhi di Ccile.
"Il nostro amico  anziano, Monsieur le Docteur," gli disse lei gentile, "e molto malato. Sono certa che vi dir lui stesso il suo nome, poich non ha alcuna ragione per nasconderlo."
Quello sguardo e quelle parole gli gelarono sulle labbra la risposta tagliente. Riusc a tenere sotto controllo l'esasperazione che stava insorgendo, e senza un'altra parola, soltanto un leggerissimo cenno del capo, usc dalla stanza. Franois, d'altro canto, non fece alcun tentativo di inghiottire la rabbia. Si volt verso la sorella e disse acido: "Sei stata una sciocca, Ccile. Quel tipo era in cerca di una sonora legnata: la tua amabilit non far che incoraggiare la sua insolenza. Tutti quelli come lui avrebbero dovuto assaggiare la frusta molto tempo fa. Se fosse accaduto non saremmo nella situazione in cui ci troviamo ora. Non siete d'accordo con me, maman?" concluse appellandosi alla dignitosissima madre.
Ma la signora marchesa, molto turbata per l'incidente, aveva gi lasciato la stanza.
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CAPITOLO 14.
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Un oltraggio.
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Fu solo all'alba della mattina seguente che Simon Pradel lasci lo chteau. Aveva passato l'intera notte al capezzale dell'abate Edgeworth, a battagliare ostinato contro un cuore stanco che minacciava di cessare il proprio battito da un momento all'altro. Per tutte quelle ore l'anziano sacerdote era stato a malapena cosciente, e aveva solo deglutito meccanicamente, a intervalli, i cordiali che il dottore gli forzava tra le labbra. Soltanto verso le sei si era ripreso un poco. La sua prima richiesta fu per un prete che ricevesse la sua confessione.
"Ora non siete pi in pericolo," gli aveva detto gentilmente Pradel.
Ma l'abate aveva insistito: "Devo assolutamente vedere un prete, sono trascorsi tre giorni da quando mi sono confessato."
"Non avete nulla sulla coscienza, ne sono certo, Monsieur l'Abb, e temo che per voi lo sforzo mentale sarebbe eccessivo."
"La preoccupazione per essere stato privato dell'assistenza di un fratello per me sarebbe peggio di qualsiasi sforzo," aveva dichiarato il vecchio con serena ostinazione.
Non v'era nulla da fare tranne accontentare l'ammalato; Pradel aveva subito pensato ad Augustin Levet, e aveva deciso di andare a chiamarlo. Aveva raccolto il proprio armamentario, lasciato istruzioni alla donna che si stava occupando dell'invalido, e abbandonato, con suo enorme sollievo, quello chteau inospitale. La mattina era fredda e limpida; il sole era appena salito al di sopra degli alberi di Charenton, inondando la vallata della sua pallida luce invernale. Nel parco vide un paio di lavoranti all'opera, e nelle stalle sulla sinistra tre uomini, uno dei quali, uno stalliere, stava trattenendo un cavallo per la briglia, mentre un altro, presumibilmente Lord Devinne, era sul punto di montare sulla sua cavalcatura; il terzo dava la schiena al viale, e Pradel non riusc a vedere chi fosse. Stava camminando rapido in direzione del cancello, ma d'improvviso si rese conto di una figura di donna che, a una certa distanza, andava nella stessa direzione. Per un attimo si ferm, e rimase l immobile faticando a credere ai propri occhi. Non gli capitava spesso una tale fortuna. La gioia di incontrare Mademoiselle Ccile da sola, di parlarle senza nessuno a osservarli, l'aveva avuta soltanto due volte in quei dodici mesi nel corso dei quali aveva imparato ad amarla.
Pradel non era uno sciocco. Sapeva bene che il suo amore era assolutamente senza speranza. O per meglio dire, lo aveva saputo fino a tempi recenti, quando il pi grande rivolgimento sociale che il mondo avesse mai visto aveva ribaltato l'intera struttura della societ. Non sarebbe stato umano se, a quel punto, non avesse iniziato non proprio a sperare, ma almeno a interrogarsi. L'opposizione da parte di quegli arroganti patrizi che costituivano la famiglia di Mademoiselle Ccile sarebbe probabilmente continuata, ma non c'era modo di sapere cosa avrebbero comportato i mesi seguenti, o persino le settimane seguenti. Era possibile che quegli aristocratici venissero trascinati fuori da quella loro fortezza fatta di orgoglio, e lasciati alla merc della classe media che tanto disprezzavano.
Pradel, ovviamente, non pens a nulla di tutto questo nel momento in cui vide Ccile de la Rodire che passeggiava sola nel parco; si limit a meravigliarsi della propria fortuna, e affrett il passo per raggiungerla. Era avvolta dal collo alle caviglie in un ampio mantello, ma il cappuccio era scivolato gi, e quello stesso sole invernale che scintillava sul fiume le sfiorava i riccioli liberi al di sopra delle orecchie, facendoli brillare come fili d'oro.
Per tutta la lunghezza del viale v'erano dei sedili di pietra posti a intervalli, l'ultimo non molto distante dal cancello d'ingresso. Ccile si ferm l accanto, guardandosi attorno quasi stesse aspettando qualcuno, pens Pradel, e poi si sedette. Nell'udire i passi di lui che si avvicinavano si volt, e vedendolo si alz in piedi, con tutta evidenza un po' confusa. Lui si avvicin, si tolse il cappello, fece un inchino, e le disse con un sorriso: "Vi siete alzata di buon'ora, Mademoiselle?"
"L'alba era cos bella dalla mia finestra," mormor lei, "che mi sono sentita tentata."
"Non me ne sorprendo. Quest'aria mattutina fa sentire pi vivi."
Ccile si sedette di nuovo, e senza attendere il suo permesso Simon si sedette accanto a lei.
"Potrei far eco alla vostra domanda, Monsieur le Docteur," riprese la fanciulla con un sorriso. "Vi siete alzato di buon'ora?"
"Non esattamente, Mademoiselle. In effetti, sono pronto ora per andare a letto."
"Siete rimasto in piedi tutta la notte?"
"Con il mio paziente."
"Quel caro vecchio! Come sta?"
"Meglio, ora. Ma ha passato una brutta nottata."
"E voi siete rimasto con lui tutto il tempo?"
" naturale."
" stata una cosa molto gentile. E," aggiunse la fanciulla con un sorriso, "si  confidato con voi?"
"No. Ma io ho indovinato."
"Stava parlando nel delirio, allora?"
"No. Era molto debole, ma del tutto conscio."
"Allora come avete potuto indovinare?"
" un prete, dal momento che ha la tonsura.  un fuggitivo, dal momento che il suo nome non mi  stato rivelato. Non  stato molto difficile."
"Voi non..." lo implor lei, impulsivamente.
"Mademoiselle!" ribatt lui con un tono gentile rimprovero.
"Lo so, lo so," si riprese lei, rapida. "Non avrei dovuto chiedere. Voi non sareste capace di un'azione tanto maligna. Tutti sanno quanto nobile e generoso siate sempre. Dovrete tentare di perdonarmi."
Le sfugg un lieve sospiro, poi aggiunse, con un curioso tono di amarezza: "Siamo tutti come un po' squilibrati, di questi tempi. Non v' nulla che sia rimasto com'era anche solo pochi anni fa. Il nostro povero paese  impazzito, e cos abbiamo fatto noi, in un certo senso. Ma," continu poi in tono pi piano, "non dovrei trattenervi e impedirvi di riposare. Avete una vita talmente impegnata, non dovete sfinirvi."
"Riposare?" esclam involontariamente lui. "Sfinirmi? Come se ci fosse qualcosa al mondo..."
Riusc a controllarsi appena in tempo. Il torrente di parole che stavano per salirgli dal cuore alle labbra avrebbe avuto delle conseguenze, conseguenze di una seriet che sarebbe stato difficile sopravvalutare. Ccile de la Rodire era donna abbastanza da rendersene conto anche lei; ma, donna com'era, non voleva che la conversazione terminasse in maniera cos brusca. Cos si alz e si incammin verso il cancello. Lui la segu, pensando per tutto il tempo a quanto sarebbe stato lieto di indugiare l, di prolungare quel tte--tte che per lei probabilmente era abbastanza banale, ma per lui era stato uno dei momenti pi felici della sua vita solitaria. Ccile, dal canto suo, non disse nulla finch non raggiunsero il cancello posteriore. L si ferm e, mentre lui stava per aprire il cancello, gli tese la mano.
"Sono perdonata?" domand, lanciandogli uno sguardo che avrebbe scombussolato il cervello a uno stoico. Che poteva fare un uomo innamorato, a parte piegare il ginocchio e baciare quella piccola mano? Fu un momento di serenit e pace, con il sole invernale che accarezzava i rami nudi del sicomoro e del castagno con la sua luce argentea. Dalle profondit della macchia l vicino giunse il rumore di minuscole zampe che scalpicciavano, il movimento quasi impercettibile di piccoli roditori in corsa. Poi il picchiare degli zoccoli di un cavallo sul terreno gelato, nelle vicinanze, e la voce di un uomo che diceva: "Fate buon viaggio, amico mio, e tornate presto a trovarci," parole seguite da un'imprecazione e da un grido: "Che sta facendo quello screanzato?"
Ccile allontan la mano di scatto, e volse gli occhi, spaventata, nella direzione da cui era giunto quel grido. Ma prima che Simon Pradel potesse balzare in piedi, prima che Ccile potesse intervenire, il giovane dottore rovinava a terra, stordito da un colpo di frustino al capo. Tutto quel che ud, con i sensi vacillanti, fu il grido di Ccile, inorridita e sconvolta, e le urla furibonde del fratello: "Come osate? Come osate?"
Il frustino venne sollevato di nuovo per un altro colpo, questa volta sulle spalle dello sfortunato giovane dottore. Ma oramai Pradel non era pi del tutto cosciente: era preso dalle vertigini e dalla nausea, e si sentiva completamente inerme. Tutto ci che riusc a fare fu sollevare un braccio, per farsi scudo alla testa ed evitare che venisse colpita di nuovo. Poteva vedere soltanto i piccoli piedi di Ccile sotto la gonna, e l'orlo del mantello di lei; ud il suo grido d'aiuto, agonizzante, e poi la voce di Lord Devinne che esclamava: "Franois! Per l'amor di Dio, fermatevi, potreste ucciderlo!"
Stava tentando di rimettersi in piedi, maledicendosi per la propria impotenza, quando d'improvviso da un qualche punto nelle vicinanze giunse un suono stranissimo. Arrivava dai cespugli, oppure dalla strada sull'altro lato? Oppure dagli alberi di cipresso che stavano fuori dai cancelli del parco come sentinelle? Impossibile dirlo, ma ebbe un curioso effetto paralizzante su tutti i presenti; sul folle cieco per la furia cos come sulla vittima inerme. Eppure quel suono non aveva nulla di terrificante: era soltanto una risata, prolungata, strascicata, addirittura insulsa. Ma il fatto che sembrasse arrivare dal nulla, da nessun punto specifico, e che non vi fosse nessuno in vista in grado di produrne una, la rendeva in un certo senso particolarmente inquietante. L'epoca delle superstizioni ancora non era svanita. A Franois si gelarono le imprecazioni sulle labbra; le sue guance si fecero di un grigio cinereo, il braccio che brandiva il frustino rimase levato in alto, sopra la testa, quasi si fosse d'improvviso tramutato in pietra.
"Che cosa  stato?" continuava a mormorare.
"Un qualche campagnolo lungo la strada," sugger Lord Devinne, aggiungendo poi in tono leggero: "Ad ogni modo, amico mio, vi ha salvato dal commettere un omicidio."
L'incantesimo dur solo qualche istante; poi Franois recuper il senno e, assieme a quello, la rabbia.
"Commettere un omicidio?" ribatt brusco. "Vorrei averlo ucciso, quest'animale."
Si volt verso la sorella, ordinandole: "Vieni, Ccile!"
Lei non voleva; non desiderava altro che far qualcosa per il ferito, che giaceva raggomitolato a terra con una lacerazione sulla fronte, dalla quale il sangue gli scorreva sul viso. Aveva perso i sensi. Malignamente, Franois sferr un calcio a quella sagoma prona e inerme.
"Franois," grid la fanciulla, spinta anche lei alla furia da quel comportamento vigliacco, "ti proibisco..."
"E io ti giuro che lo uccider, se non vieni immediatamente via con me."
La afferr per un polso e tent di trascinarla via, con uno sguardo maniacale. La rabbia gli aveva infiammato il sangue, e anche il terrore superstizioso aveva fatto la sua parte; e l'intera atmosfera della Francia rivoluzionaria, materializzata in quel borghese di bassa nascita che aveva osato amoreggiare con la figlia di un aristocratico, aveva terminato di sconvolgergli il cervello al punto che non lo si poteva pi definire del tutto sano di mente.
Ccile, inorridita e indignata, e spaventata all'idea che potesse commettere qualcosa di ancora peggio, si volt verso Lord Devinne e disse freddamente: "Milord, mio fratello non  responsabile per le proprie azioni, quindi devo chiedere a voi di agire come un cristiano e un gentiluomo. Se avete bisogno d'aiuto, per favore, chiamate Antoine nelle stalle. Si occuper del dottor Pradel, fino a che non sar in grado di tornare a casa."
Gli fece un secco cenno del capo, senza nemmeno tentare di nascondere il disprezzo che provava per il suo atteggiamento nel corso di quell'infame episodio; con l'unica eccezione di quel richiamo a Franois, "Per l'amor di Dio, basta cos! Fermatevi, potreste ucciderlo!" era rimasto fermo l accanto al cavallo, le redini sul braccio, con l'aria distaccata, come indifferente all'abominevole oltraggio perpetrato ai danni di un uomo indifeso. E persino in quel momento, mentre Franois grazie alla pura e semplice forza fisica riusciva a trascinare via la sorella, aveva fatto una mossa come per risalire sulla propria cavalcatura, finch, incontrando ancora una volta lo sguardo di Ccile, non aveva apparentemente pensato fosse meglio dimostrare qualche sentimento umano.
"Chiamer Antoine perch mi dia una mano," disse, e guidando il cavallo per le redini si avvi in direzione delle stalle.
Il caso, tuttavia, aveva deciso di intervenire. In quel momento Antoine non era l. Devinne leg il cavallo nel cortile, poi, dopo qualche secondo di esitazione, parve aver preso una decisione, e fece il giro attorno alla bordura di siepi per arrivare sul retro dello chteau. In quei pochi secondi, il filo dei suoi pensieri era stato: "Se non vado ora a parlare con Ccile lei ci rimuginer sopra, e finir con l'immaginarsi cose che non sono mai accadute."
Paul gli apr la porta, e lui chiese di vedere Mademoiselle. Paul port il messaggio al piano di sopra, ma ritorn con la notizia che Mademoiselle non si sentiva bene, e non poteva ricevere nessuno. Devinne lo mand ancora una volta di sopra, e ancora una volta venne respinto. Chiese quando avrebbe potuto avere il privilegio di parlarle, e gli venne risposto che Mademoiselle non era in grado di dirlo con certezza. Sarebbe dipeso dallo stato della sua salute.
Era inutile insistere. Devinne, scornato, se ne torn da dov'era venuto sentendosi tutt'altro che in pace con il mondo in generale, e in particolare con Simon Pradel, che era la causa primaria di tutti quei problemi. Di ritorno alle stalle vi trov Antoine al lavoro; ma tutto ci che fece fu montare a cavallo e andarsene senza dire una parola riguardo un uomo che giaceva privo di sensi a lato della strada. Ad ogni modo, quando oltrepass il cancello si rese conto, con sua grande sorpresa, che non c'era alcun segno di Simon Pradel.
"Quella gentaglia  bella robusta," fu il commento mentale di Lord Devinne mentre spingeva il cavallo al trotto.
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CAPITOLO 15.
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Notizie allarmanti.
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Quando riprese i sensi, Simon Pradel si ritrov seduto contro un salice accanto al piccolo ruscello che scorreva a tre o quattrocento metri dalla strada, parallelo ad essa. Aveva il mantello ben avvolto attorno e il cappello dietro il capo. La testa gli doleva furiosamente, e gli ci volle un po' di tempo per recuperare del tutto e ricordarsi che cos'era accaduto; si port la mano alla fronte, e vi trov un fazzoletto ben legato al di sotto del cappello.
Poi ricord tutto quanto, e una rabbia folle lo invase, corpo e anima. Nulla avrebbe potuto soddisfarlo a parte la vendetta su quel codardo che lo aveva ridotto in una situazione tanto umiliante. Lui era forte, era atletico, ben pi di quel disutile giovane marchese che lo aveva colto alla sprovvista e colpito alle spalle prima che avesse la possibilit di difendersi. Mentre lottava per rimettersi in piedi e, ancora rigido e traballante, arrivava alla strada per poi incamminarsi verso i cancelli dello chteau, gli si presentarono alla mente piani fantastici di ogni genere, il prodotto di quella febbre che aveva nel sangue. Come riuscire ad avere un incontro privato con Franois de la Rodire in un punto in cui il giovane mascalzone non potesse chiamare nessuno ad aiutarlo, quello era l'enigma che, in quel momento, sfidava ogni soluzione. Probabilmente erano stati gi dati ordini perch, nel caso si fosse presentato allo chteau, gli venisse sbattuta la porta in faccia. Rise, pieno di rabbia e amarezza, al pensiero che quell'uomo la cui inutile vita lui avrebbe potuto strizzar via dal corpo con le sue stesse mani fosse cos ben circondato dai suoi che, persino di quei tempi, soltanto il puro caso avrebbe potuto consegnarlo alla giusta vendetta della sua vittima.
Fu il suo stesso scoppio di risate a riportargli alla mente il curioso avvenimento che a tutti gli effetti gli aveva probabilmente salvato la vita. Non c'era modo di sapere fino a che punto si sarebbe spinto quel pazzo nella propria furia insensata, se quella risata inquietante non avesse riecheggiato nella luce dell'alba bloccando il suo braccio omicida. Ma Pradel non aveva pi idee degli altri su chi potesse aver prodotto quella risata; tutto quel che sapeva era che gli aveva salvato la vita, e che rimaneva misteriosa e inspiegabile quanto il fatto che lui si era ritrovato l, appoggiato a un salice accanto al ruscello, con la fronte bendata, mani e viso ripuliti dal sangue e gli abiti accuratamente spazzolati dal terriccio. Ricordava, ma solo vagamente, di essere stato sollevato da terra da braccia che parevano possenti, e che era stato trasportato da quelle stesse braccia, per attraversare la strada, supponeva. C'era stato anche un momento in cui, semicosciente, gli era parso di sentire di nuovo quella bizzarra risata; ma quel pensiero lo accanton come l'immagine di un sogno. Quel nuovo filo di pensieri, tuttavia, riusc in una certa misura a sopire il peggio della sua rabbia. Dal ricordare quello al ricordare sempre di pi tutti gli eventi della mattina era solo questione di tempo. Ancora pochi secondi e gli torn alla mente Ccile, la mano tanto amata tesa verso di lui, quello sguardo gentile, il delizioso tte--tte sul viale. E ricord anche l'abate Edgeworth, l'accalorata richiesta del vecchio per l'assistenza di un altro prete, e la propria decisione di cercare Augustin Levet per quel compito.
La vendetta quindi avrebbe dovuto attendere quella possibilit che poteva anche non avverarsi mai. Dio stesso aveva detto "La vendetta  mia. Mio  il castigo!". Che fare, allora?
Stringendosi un'ultima volta nelle spalle, amareggiato per la propria impotenza, Pradel volt infine la schiena a quel maledetto chteau. Era sul punto di avviarsi lungo i meandri del sentiero accidentato che costituiva una scorciatoia per Choisy, quando vide un ometto malvestito che pareva lo stesse osservando di nascosto dall'angolo della strada. Non vi fece caso, tuttavia, nemmeno quando si rese conto che, non appena si era incamminato sul sentiero, l'altro gli aveva girato le spalle e si era avviato pigramente in direzione opposta.
Avanzare in discesa sul terreno gelato si rivel un procedimento doloroso: ogni passo era una stilettata, ogni movimento uno sforzare le membra dolenti. Ma la forza di volont  una stampella robusta, e nella mente di Simon Pradel c'erano cos tanti pensieri differenti in piena sommossa da non lasciare spazio per l'autocommiserazione. Meno di un'ora pi tardi era fuori dalla casa dei Levet, a suonare la campanella della porta d'ingresso. Non vi fu risposta. Suon di nuovo, e poi ancora. Pareva strano, pens, che non vi fosse nessuno sveglio in casa a vegliare la defunta. Il vecchio Levet, con la sua abitudine di vagare per le campagne, era un uomo che si alzava presto, e anche la domestica, Marie. Augustin, ovviamente, poteva essere andato in chiesa, ma c'era anche Blanche; di certo le due donne non avrebbero lasciato il corpo senza sorveglianza.
Vagamente in apprensione, senza saper che pensare, si disse che sarebbe andato alla chiesa vicina, quella che la famiglia frequentava, nella speranza di trovare l Augustin. Ma nell'uscire dal piccolo cancello incontr la vedova Dupont, una vicina dei Levet, che lev le braccia al cielo esclamando: "Ah, cittadino dottore, che calamit!"
Pradel si accigli perplesso. "Calamit? Quale calamit?"
"Non lo sapete?"
"Sapere cosa?"
"I poveri Levet! E la cittadina che giace l dentro morta, tutta sola! Io e la mia figliola saremmo andate a farle la veglia se solo ci fossimo riuscite, ma lo abbiamo saputo solamente dopo, e a quel punto la casa era chiusa come la vedete ora."
Parlava con quella loquacit tipica dei suoi simili, e ci volle un po' di tempo prima che Simon potesse infilare qualche parola nel discorso, interrompendola: "Ma in nome di Dio, che cosa  successo?"
"Sono stati arrestati la scorsa notte."
"Arrestati?"
"E finiranno tutti alla ghigliottina," concluse la degna vedova con quella curiosa mescolanza di sbigottimento e compiacimento tanto caratteristica di un certo tipo di donne di campagna. "Tutti quanti! Il povero vecchio Levet, quel santo di suo figlio, la piccola graziosa Blanche e Marie, la domestica. Non che io mi terrei Marie come domestica.  una brava ragazza, ma non  molto attenta nel suo lavoro, se capite quel che intendo..."
A quel punto cambi bruscamente discorso, perch aveva intravisto la benda che il dottore aveva attorno al capo, esclamando: "Ma voi siete ferito, cittadino dottore! Entrate e lasciate che io..."
"Non  nulla, cittadina," ribatt lui impaziente, "soltanto un passo falso su una strada scivolosa. Ma..."
"Bisogna stare talmente attenti in giornate come queste, e devo proprio dire che certe di queste strade qua attorno sono una vergogna per..."
"Lo so, lo so. Ma ditemi, come mai sapete tutte queste notizie sui Levet? L'avete visto accadere?"
"No, cittadino, non l'ho visto. Per ho visto il cittadino Maurin, l'avvocato, dopo che se ne erano andati tutti via, ecco come, in una carrozza con un tiro a due e un sacco di soldati. Ho chiesto al cittadino Maurin se sarebbero davvero finiti alla ghigliottina, che di questi tempi non si sa mai: come quel povero Re adesso. Per dovrei dire Louis Capet... non si pu mai sapere. Vero che non si pu?"
Ma Pradel aveva sentito abbastanza; con qualche affrettata parola di ringraziamento alla loquace vedova, si avvi rapido lungo la strada. Non aveva alcun senso cercare Augustin, ora, ma and alla chiesa pi vicina, dove vide il curato e gli chiese che il suo aiutante si recasse immediatamente a La Rodire per far visita a un uomo malato; poi, ansioso di avere notizie di prima mano, prosegu diretto all'ufficio di Maurin. L un servitore gli disse che l'avvocato era fuori, per il momento, ma che lo attendevano per il djeuner. Oramai erano quasi le dieci, bisognava che facesse passare altre due ore; tempo sufficiente per tornare a casa, mandar gi una tazza di caff e riposare un poco prima di occuparsi della corrispondenza e dei suoi documenti professionali. Mentre si allontanava dalla casa di Maurin per puro caso si volt indietro, e vide lo stesso ometto trasandato di poco tempo prima andare alla porta e suonare la campanella. Ad aprirgli fu lo stesso servitore, ma quell'ometto trasandato venne fatto entrare immediatamente.
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CAPITOLO 16.
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Voci e controvoci.
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Nessun posto  meglio di un villaggio o di una piccola citt di provincia per seminare voci. Nel giro di poche ore dall'avvenimento tutta Choisy sapeva che un intollerabile oltraggio era stato commesso contro la persona del beneamato ed altamente rispettato cittadino Dottor Pradel, da parte del ci-devant marchese de la Rodire, su allo chteau. Alcune di quelle voci erano arrivate al punto di sostenere che si trattava di assassinio; quelle tuttavia in seguito vennero automaticamente smentite quando il dottor Pradel fu visto attraversare la Grand Place, pallido e severo, s, ma certamente non morto.
Dove e come quelle voci avessero avuto origine nessuno lo sapeva, ma ora di sera si erano sparse dappertutto, ed erano il principale argomento di conversazione agli angoli delle strade e nelle caffetterie. Persino il tragico evento del giorno prima era stato relegato sullo sfondo man mano che diverse versioni della storia, pi o meno contraddittorie, passavano di bocca in bocca. Louis Maurin fu uno dei primi a sentirle, e se ne infuri. Il suo aide-mnage, Henri, rifer in seguito a un caro amico che il cittadino avvocato aveva ricevuto due visite da un individuo dall'aria trasandata, che si recava spesso all'ufficio per affari ma di cui lui, Henri, non conosceva il nome. Era stato nel corso della seconda visita che il cittadino avvocato si era fatto prendere dalla furia. Henri ne era rimasto spaventato, e anche se non era certo di natura incline a indagare, non aveva potuto fare a meno di ascoltare quel che stava accadendo nell'ufficio.
"Razza di perfetto cretino..." aveva sentito dire, da parte del suo datore di lavoro.
E poi: "Mi avete detto di spargere pure qualsiasi voce purch fosse ingiuriosa nei suoi confronti."
E poi di nuovo: "Queste non sono ingiurie, idiota... serviranno solo a farne un eroe..."
Era tutto molto misterioso, come l'amico era incline ad ammettere. Che peccato che il degno aide-mnage non fosse riuscito a udire di pi. Pareva che, dopo quello scambio, l'individuo dall'aria trasandata se ne fosse andato ben presto, con un'aria estremamente cupa.
Non v'era da sorprendersi che Louis Maurin fosse furioso. Pareva che tutto quel che aveva pianificato negli ultimi tempi per corteggiare Blanche Levet andasse storto. Spargere voci ingiuriose sulla moralit di Pradel era un conto; Blanche di certo le avrebbe sentite, e cos anche il vecchio Levet, e c'erano buone possibilit che, di conseguenza, al dottore venisse vietato di frequentare la casa. Ma presentare l'uomo come una vittima di brutalit e arroganza aristocratiche, dare in effetti un significato politico all'intero incidente, quello avrebbe eccitato l'immaginazione di qualsiasi giovane fanciulla a favore di colui che avrebbe considerato martire delle proprie convinzioni. Perch era questa la piega che avevano preso le voci. Il dottor Pradel, cos dicevano i pettegolezzi, aveva fatto professione di vedute liberali: i ci-devant su allo chteau, in preda alla furia per l'esecuzione di Louis Capet, avevano perso ogni autocontrollo e sfogato la propria rabbia sulla prima vittima che si erano trovati a portata di mano. Nelle caffetterie e agli angoli delle strade le giovani teste calde di Choisy parlavano di salire a La Rodire come un sol uomo ed esigere vendetta su quegli insolenti aristos per l'oltraggio commesso ai danni di un rispettato membro della comunit. Se quel progetto fosse stato messo in atto Simon Pradel sarebbe divenuto, ovviamente, il personaggio pi in vista di Choisy. Sarebbe stato senza dubbio eletto sindaco, e forse addirittura membro della Convenzione; un secondo Danton o Robespierre magari, non c'era modo di saperlo. A dispetto del freddo di quella gelida sera di gennaio, Maurin sudava profusamente alla prospettiva di vedere Blanche abbacinata dalla gloria del dottore, e il vecchio Levet che forse avrebbe considerato prudente avere un politico tanto progressista come genero.
Erano pensieri da perderci la testa, e Maurin non credeva proprio di poterli sopportare in solitudine con quello sciocco di aide-mnage come unica compagnia. Vedeva davanti a s il roseo futuro che aveva progettato trasformarsi in cupi nuvoloni. Oramai erano le sette. I Levet sarebbero stati a cena. E lui, Maurin, aveva ogni possibile scusa per andarli a trovare, per informarsi sulla loro salute dopo la tremenda ordalia delle ultime ventiquattro ore, e per offrire i propri servigi riguardo all'organizzazione del funerale, che non si poteva pi ritardare.
Ben avvolto in un caldo mantello, l'avvocato usc di casa. Quando arriv i Levet stavano effettivamente cenando. Fu abbastanza buon osservatore da notare all'istante che c'era un elemento di disturbo nella cerchia familiare. Era evidentissimo che Blanche aveva allontanato la zuppa senza nemmeno assaggiarla. Augustin, sereno e distaccato come suo solito, con il breviario sostenuto dal bicchiere che aveva davanti, stava tranquillamente terminando la propria, mentre Charles Levet aveva un'espressione imperscrutabile. Tuttavia, Maurin nutriva dei sospetti su quel che stava passando nella mente del vecchio realista. Pradel in un certo senso era suo amico, e l'erborista era probabilmente sconvolto dalla storia dell'oltraggio; ma nel profondo del cuore aveva mantenuto un sentimento di lealt non soltanto verso il suo Re ma verso il suo signore. Era nato ed era stato cresciuto in quella lealt e nella fede che un seigneur, un aristocratico che era sostegno e pilastro del trono, non potesse far nulla di male, o che, nel caso accadesse, di certo vi dovevano essere una ragione e una spiegazione per la sua mala condotta. Augustin avrebbe considerato l'oltraggio volont di Dio, oppure un'interferenza del diavolo, e probabilmente avrebbe pregato, con umilt e calore, che Monsieur le Marquis de la Rodire venisse perdonato per quell'esplosione di cattivo temperamento. Soltanto Blanche si sarebbe indignata. L'egoismo di Maurin attribu la cosa puramente a un casuale interesse per un amico; il pensiero che la ragazza fosse sul serio innamorata del dottore lo accanton come disturbante, e decisamente implausibile.
Era sempre stato orgoglioso del proprio tatto. Era solo quello, cos credeva lui, a permettergli di entrare in quella casa come un ospite benvenuto, anche se il vecchio Levet aborriva le sue vedute politiche quanto la peste. Ora entr nella stanza a mano tesa e con un'aria di sofisticata cordialit, abbinata alla solennit dovuta a una casa in cui la padrona giaceva morta. Gli venne chiesto di sedersi, e gli venne offerto un bicchiere di vino. Lui parl dell'organizzazione del funerale, cosa correlata con le formalit legali; si inform della salute di ciascuno, sostenne di essere latore di scuse ufficiali per l'arresto e la detenzione della famiglia... apparentemente inconsapevole del fatto che la sua loquacit incontrava soltanto silenzio da parte dei tre ascoltatori. Blanche appariva ancora molto agitata, e sembrava incontrare enormi difficolt nel trattenere le lacrime. Maurin era sul punto di abbordare l'argomento di Pradel, quando si ud uno squillo di campana.
"Sar il cittadino dottore," comment Marie, e se ne and ondeggiando come un'anatra ad aprire la porta.
"Gli parler fuori," disse il vecchio Levet alzandosi da tavola. "Vieni, Augustin!" aggiunse poi.
A Maurin, che stava osservando avidamente Blanche, parve che fosse stato per un segnale della ragazza se il padre aveva chiamato Augustin ed era uscito con lui dalla stanza. Un attimo dopo ud due uomini che parlavano in corridoio, dopodich tutti e tre si spostarono nel salotto. Ora non v'era modo di sbagliarsi sull'espressione della fanciulla. Era tutta entusiasmo ed eccitazione, e aveva quello sguardo che negli occhi di una donna compare soltanto quando l'uomo che ama  vicino. Maurin si maledisse per la propria mancanza di giudizio; avrebbe dovuto indovinare come stavano le cose, e giocare diversamente le sue carte. Non era coinvolgendo Pradel in impicci politici che sarebbe riuscito a mettergli contro Blanche. C'erano altri modi con cui l'amore ancora in boccio di una ragazza giovane e priva di esperienza poteva venir trasformato prima in dispetto e poi forse addirittura in odio. E il dispetto avrebbe sicuramente gettato Blanche tra le braccia di un uomo che sapesse giocare bene le proprie carte, e quell'uomo, ovviamente, era lui.
Per fortuna in quel momento aveva in mano la carta migliore del mazzo, o almeno cos riteneva lui, e stabil di giocarla subito. Fece un cenno del capo nella direzione da cui provenivano le voci, un debole confuso mormorio, e disse in tono neutro: "Il nostro giovane amico di l ha superato ben in fretta i problemi di stamattina. Lui..."
"Non parlate di quell'oltraggio, Louis," lo interruppe Blanche, veemente. "Non riesco a sopportarlo."
"Mia cara," la bland, "intendevo solo dire che, come la maggior parte degli uomini innamorati, pare disposto a sopportare umiliazioni sia fisiche che morali, per le brevi occhiate che pu dare alla dama di sua scelta. Non lo biasimo. Siamo tutti cos, sapete, tutti quelli di noi che sanno cosa sia l'amore. Io sopporterei qualsiasi cosa per voi, Blanche... anche le percosse."
"E ora state dicendo cose senza senso," ribatt secca la ragazza. "Non c'era nessuna questione d'amore nell'insulto non provocato che quell'abominevole aristo ha inflitto a Simon."
L'avvocato le fece eco, sarcastico, con una leggera scrollata di spalle: "Non provocato? Mia cara Blanche!"
"Certamente s, non provocato. Simon aveva passato tutta la notte con un uomo ammalato. Stava ritornando a casa alle prime ore del mattino quando quel diavolo di un marchese, codardo quanto tracotante, gli  piombato addosso alle spalle e lo ha ridotto privo di sensi prima che lui potesse difendersi."
Maurin fece un sorrisetto, con l'aria superiore.
"Una graziosa storiella, mia cara. Vi posso chiedere da chi l'avete udita?"
"Chiunque a Choisy vi dir la stessa cosa. Si sanno tutti i dettagli..."
"No, mia cara, non tutti i dettagli; e non tutti a Choisy racconteranno questa graziosa storiella, perch c' un uomo che  rimasto l mentre l'intero episodio avveniva, e che ha visto tutto quanto sin dall'inizio."
"Un bugiardo, suppongo," ribatt lei.
"No, non un bugiardo. Un uomo dotato di integrit, di buona posizione; un pubblico funzionario, in effetti."
"E lui che vi ha raccontato?"
Maurin sorrise di nuovo; impercettibilmente, questa volta. Blanche gli faceva domande. Voleva sapere. A differenza di donne pi adulte, non avrebbe rifiutato di ascoltare altre parole, parole che avrebbero potuto andare a detrimento dell'uomo che amava.
"Simon Pradel, mia cara Blanche,  stato scoperto da Franois de la Rodire ad amoreggiare con sua sorella, alle prime ore del mattino... dopo una notte passata allo chteau, ma non con un uomo malato. Era, difatti, inginocchiato ai piedi di Mademoiselle, e le dava l'addio baciandole la mano. Non v' da sorprendersi che il ci-devant abbia perso la calma."
"Non  vero!" grid la fanciulla, furente per l'indignazione.
"Vi do la mia parola che  proprio cos," rispose tranquillo l'avvocato.
Ma Blanche era gi balzata in piedi. And alla porta, la spalanc, e la indic con un gesto drammatico.
"Fuori da questa casa, cittadino Louis Maurin," gli intim parlando con la stessa tranquillit che aveva mostrato lui, "e non osate mai pi rimettervi piede. Siete un bugiardo e un diffamatore, e io vi odio pi di chiunque abbia mai conosciuto in tutta la mia vita."
Rimase l accanto alla porta, una figura fosca, quasi tragica. Per un po' di tempo Maurin non si mosse da dove stava, lo sguardo fisso su di lei, ponderando fra s e s che cosa fare. L'improvviso rivolgimento d'animo della ragazza lo aveva colmato di sgomento. Era una cosa totalmente inaspettata. Ancora una volta il Fato, o una mossa falsa da parte sua, forse, aveva sconvolto tutti i suoi piani.
Per il momento, tuttavia, non c'era altro da fare che obbedire. Si alz lentamente in piedi, prese cappello e mantello e and alla porta; nel passare accanto alla fanciulla le fece un inchino. Non appena ebbe oltrepassato la soglia lei gli sbatt la porta alle spalle.
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CAPITOLO 17.
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Un avvertimento tempestivo.
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Fu alle prime ore del mattino del giorno seguente all'oltraggio ai danni del dottor Pradel che un cabriolet, forse il pi sgangherato di tutti quelli che si vedevano in giro per Choisy, entr dai grandi cancelli di La Rodire e si ferm di fronte al portone d'ingresso dello chteau. Un uomo alto, vestito sobriamente di nero, scese dal veicolo e suon la campana esterna. A Paul, che gli aveva aperto la porta, si present come d'Arblay, professore all'Universit di Louvain in Belgio, e aggiunse che desiderava parlare con l'abate.
Paul era un poco dubbioso: bisognava essere prudenti, con in giro tante spie di quel governo omicida. Il visitatore aveva un'aria abbastanza rispettabile, ma non si poteva mai sapere, e Paul ritenne pi saggio chiudere la porta in faccia al "professore" mentre andava a consultare la sua met. Anche Marie era dubbiosa. Da mesi oramai nessun visitatore si presentava allo chteau, e ovviamente non si poteva mai sapere. Alla fine i due vecchi decisero che l'unica cosa da fare era riportare la faccenda al marchese, e che avrebbe deciso lui se il "professore" doveva venire introdotto alla presenza dell'ospite oppure no.
Con loro sbalordimento il marchese fu sopraffatto dalla gioia nel sentire della visita, e ordin che il professore venisse condotto immediatamente nella sua stanza privata. Non aveva mai mostrato tale condiscendenza verso un membro della tanto disprezzata "borghesia", e Paul accompagn il visitatore con la stessa deferenza che avrebbe mostrato verso qualcuno che aveva una particella prima del cognome.
In effetti, Franois de la Rodire era ben pi che condiscendente. Accolse quell'alto professore con assoluta cordialit.
"La vostra visita  pi che benvenuta, signore," disse. "L'attendevo sin da ieri a mezzogiorno, quando ho ricevuto uno di quei misteriosi messaggi firmati con il simbolo di un piccolo fiore rosso e che gi in precedenza ci avevano lasciati perplessi. Voi, suppongo, sapete tutto al riguardo."
"Tutto?" replic il professore. "Non esattamente, Monsieur le Marquis. Ma mi  stato chiesto di venire qui con un cabriolet per Monsieur l'Abb Edgeworth, e di andare con lui fino a Vitry, dove dei suoi amici, che sono di nazionalit belga e di conseguenza al sicuro dall'interferenza del governo rivoluzionario, lo condurranno sano e salvo alla frontiera."
Franois non pot fare a meno di sentirsi colpito dal comportamento grave e dignitoso di quell'uomo dotto, cos come dai suoi abiti squisitamente tagliati con gale di buona fattura. Ovviamente, persone del genere non le poteva considerare proprie eguali. A dispetto della loro erudizione non avevano n la cultura n di certo le tradizioni che rendevano la sua casta una classe privilegiata; ma quell'uomo pareva superiore alla maggior parte dei suoi simili. Per cominciare parlava francese con una precisione che arrivava quasi alla pedanteria, e questo era strano, in un belga: abitualmente il loro francese era esecrabile. E poi, v'era qualcosa di quasi nobile nel suo contegno. Non gli era stato chiesto di sedersi, ovviamente, non all'augusta presenza del signor marchese, e rimaneva l in piedi con singolare grazia. Era alto, chiaramente possente, e aveva splendide mani, una delle quali posava sul pomo d'avorio del bastone da passeggio. Non aveva proprio nulla di belga; i belgi erano in maggioranza bassi e tarchiati, e, dati i loro antenati fiamminghi, di una fibra ben diversa dall'aristocrazia di Francia. Perplesso, Franois osserv in tono casuale: "Voi siete belga, non  vero, Professore?"
"Cosmopolita sarebbe una parola migliore, Monsieur le Marquis," replic l'altro freddamente. "Confido di trovare Monsieur l'Abb in un miglior stato di salute. Il viaggio potrebbe essere faticoso per un invalido."
"Oh, sta molto meglio! Molto, molto meglio," replic Franois, per poi continuare con modi pi confidenziali: "Entre nous, mio buon professore, che fosse ammalato  stato un notevole inconveniente, per non dire un pericolo per la sicurezza di Madame la Marquise e di tutti noi. Vi devo essere ben grato che lo portiate via."
"Ne sono certo. Soprattutto in considerazione del fatto che la popolazione di Choisy non  troppo amichevole nei confronti della vostra famiglia."
"Oh! Quella gentaglia gi a Choisy non mi spaventa. Gentaglia! Ecco cosa sono, tutti quanti. Urlano e strillano e spaccano una finestra o due. Lo hanno gi fatto una volta, sapete, quattro anni fa. Io all'epoca ero via, altrimenti avrei piantato qualche colpo in quei corpi vili. E lo farei anche ora, e senza indugio, se osassero mostrare le loro brutte facce dentro i miei cancelli. No, no, non ho paura di quella marmaglia. Lasciate che vengano. Riceveranno quel che meritano."
"A volte  meglio essere preparati."
"Io sono preparato. Con proiettili e polvere. Il primo uomo che mette piede sulla scalinata esterna  un uomo morto, e cos tutti quelli che lo seguono."
"Di fronte ad un nemico potente la ritirata a volte  pi prudente e spesso pi coraggiosa di una resistenza dichiarata."
"Intendete dire che dovrei fuggire di fronte alla canaglia. Non io. Li vedr prima tutti all'inferno."
"Stavo pensando a Madame la Marquise e Mademoiselle Ccile."
"Allora, ve ne prego," lo rimbecc Franois con straordinaria arroganza, "cessate di pensare a tutto tranne ci che  affar vostro, vale a dire occuparvi del benessere di Monsieur l'Abb Edgeworth."
E con quelle parole volt le spalle al visitatore e usc a grandi passi dalla stanza, lasciando il professore l fermo immobile, con uno sguardo pensieroso nei profondi occhi azzurri, e un'espressione sarcastica sulle labbra decise. Pochi attimi dopo entr Paul.
"Monsieur l'Abb attende di vedere Monsieur le Professeur."
Il professore in questione, con un breve sospiro seccato, lo segu fuori dalla stanza. Il suo incontro con l'anziano sacerdote fu breve. L'abate, con la stessa paziente accettazione del fato che aveva mostrato sin dal catastrofico avvenimento di due giorni prima, era pronto a seguire quell'amico sconosciuto come aveva seguito le due guardie dall'aria di mascalzoni dalla casa dei Levet fino allo chteau. Diede l'addio alla famiglia che con tanta generosit gli aveva offerto riparo, espresse loro i propri ringraziamenti, cos come a Paul e Marie, che si erano presi cura di lui, e finalmente sal sul cabriolet che, a quanto aveva capito, lo avrebbe portato prima a Vitry e poi a incontrare degli amici belgi che lo avrebbero condotto in carrozza alla frontiera. Il professore si sedette al suo fianco e viaggi con lui per un chilometro o gi di l. Poi disse al vetturino di fermarsi, scese dal veicolo e diede l'addio al vecchio sacerdote.
"Gli amici che si occuperanno di voi a Vitry e vi porteranno alla frontiera, Monsieur l'Abb," disse alla fine, "sono gentili e generosi. Il capofamiglia rivestiva una posizione ufficiale a Parigi per conto del governo belga. Ha pronto un salvacondotto per voi. Tentate di non pensare a nessuno tranne voi stesso finch non sarete oltre la frontiera. Dio vi protegga."
Poi disse al vetturino qualche parola che l'abate non riusc a udire. A cassetta v'erano due uomini; uno dei due scese e and a sedersi nel cabriolet come un passeggero. Aveva l'aria di un mascalzone, ma all'abate non importava del suo aspetto. Era abituato ai mascalzoni amichevoli, oramai. Lanci un ultimo sguardo al misterioso professore, e lo vide fermo a testa nuda sul lato della strada, il nero mantello avvolto attorno all'alta figura, una mano snella ferma sul pomo del bastone da passeggio, e sul viso il riflesso di pensieri elevati in un'anima nobile.
Un viso e una figura che l'abate Edgeworth sapeva non avrebbe mai dimenticato, anche se pensava di essere destinato a non rivederli mai pi. Mentre il vetturino frustava il ronzino il sacerdote mormor una preghiera, chiedendo a Dio di benedire e proteggere quel misterioso amico al quale doveva la sicurezza e la vita.
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CAPITOLO 18.
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I guai incombono.
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Erano trascorsi tre giorni dall'incidente di la Rodire, e a Choisy l'agitazione per l'oltraggio ai danni del dottor Pradel stava arrivando a livelli febbrili. La sera uomini e donne che per tutto il giorno avevano lavorato nelle fabbriche del governo ne uscivano a centinaia e invadevano caffetterie e ristoranti, impazienti di sentire ulteriori dettagli sull'abominevole assalto che a quel punto aveva infiammato le passioni di ogni adulto nel comune. Un diabolico aristocratico aveva dimostrato il proprio odio e disprezzo per il popolo aggredendo vigliaccamente uno dei cittadini pi rispettati di Choisy, un uomo che aveva dedicato la propria vita e la propria fortuna a prendersi cura dei poveri e fare del bene a ogni uomo, donna o bambino che chiedesse il suo aiuto. Un tale affronto invocava vendetta a gran voce. Era un affronto contro il popolo, contro i diritti e i privilegi di ogni libero cittadino di Francia.
E gli agitatori prezzolati arrivarono da Parigi, e si misero agli angoli delle strade e ai tavoli di caffetterie e ristoranti, arringando le folle eccitate che prontamente si radunavano loro attorno per sentirli parlare.
"Perch mai, vi domando, cittadini," chiedevano in tono squillante, "perch mai la testa di Louis Capet  caduta sotto la lama della ghigliottina come quella di un criminale comune, pochi giorni fa? Perch egli aveva cospirato contro il popolo. Cospirato contro la nostra libert: contro la vostra, cittadini, e contro la mia. Giudici e giuria lo hanno trovato colpevole, e hanno pronunciato la sentenza di morte. Re o ex-re, non aveva importanza.  stato trovato colpevole dai suoi simili di aver cospirato contro il popolo, e la pena  stata la morte. Allora perch, vi domando," continuava l'appassionato oratore, "perch mai non dovrebbero venir puniti anche quei ci-devant su a La Rodire? Quell'oltraggio lo hanno commesso contro il nostro intero comune, e il nostro comune dovrebbe pronunciare il giudizio, per virt della sovranit del popolo di Francia."
Quelle perorazioni venivano accolte da applausi frenetici e grida di "Vive la Rpublique" e di "Vive" una quantit di altre cose. Frasi come "la sovranit del popolo" erano parole magiche che rimescolavano sempre il sangue di ogni cittadino che si rispettasse. Ed erano pronunciate da uomini che sapevano bene come fomentare le passioni di gente povera e ignorante la cui dura vita era stata una lotta continua contro la miseria e la fame, gente che era abbastanza facile persuadere del fatto che, rovesciando tutti gli esistenti diritti dinastici, sarebbe di certo venuto il millennio degli umili e dei miseri. Erano uomini impiegati dal governo rivoluzionario al solo scopo di suscitare guai laddove la massa degli abitanti appariva placida e soddisfatta della situazione. E fra posti del genere c'era il piccolo comune di Choisy, dove persone come i Levet vivevano la loro semplice vita seguendo la propria vocazione senza le abituali esibizioni di scontento, e dove uomini come Simon Pradel davano un esempio di generosit tranquilla e senza pretese.
E quella era una grandiosa opportunit per spargere i semi di quell'anarchia turbolenta tanto amata dal governo, semi che avevano gi portato ai massacri all'ingrosso di Parigi, e alla tragedia del ventun gennaio. Quindi il governo aveva mandato i suoi uomini a creare problemi, a cogliere quell'opportunit. Attiravano la folla nelle caffetterie e nei ristoranti e poi, in piedi sui tavoli, le braccia per aria, parlavano e arringavano e gridavano "Abbasso gli aristos!" fino a che quell'umile popolo, inebriato dalle promesse di un nuovo millennio e di una vita di facilit e abbondanza, non faceva proprio quel grido urlando "Abbasso gli aristos! All'inferno La Rodire e tutti quelli che stanno su allo chteau!"
Il centro principale di questa agitazione in continua crescita era il ristorante Tison, accanto alla caffetteria dallo stesso nome sulla Grand Place; di solito alla sera era affollato da un gran numero di persone, donne oltre agli uomini, perch era noto che l'eroe del momento, il dottor Pradel, cenava proprio l al ristorante. La gente voleva vederlo, stringergli la mano e spiegargli quanto tutti a Choisy fossero pronti a vendicare il torto che aveva subito da quegli arroganti ci-devant su a La Rodire.
Sfortunatamente Simon Pradel non vedeva le cose allo stesso modo di quella folla esagitata. Era amaramente risentito per la propria impotenza, ma non voleva che altre persone - e di certo non una massa di gente in rivolta - creassero problemi su allo chteau finendo magari, Dio non volesse, con il colpire Mademoiselle Ccile nel tentativo di punirne il fratello. Sino a quel momento era riuscito a mantenere entro certi limiti le teste calde pi aggressive. Aveva una notevole influenza sui suoi concittadini, era altamente rispettato, e gli avevano dato ascolto quando aveva prima pregato e poi ordinato che badassero agli affari loro e lasciassero lui a gestire i propri. In questo, cosa abbastanza strana, aveva un alleato in un uomo che detestava, Louis Maurin, l'avvocato, che appariva ansioso quanto lui di mettere un punto fermo a quell'insano progetto ventilato dagli agenti del governo; quell'idea di marciare come un sol uomo su La Rodire, e una volta l saccheggiare o distruggere il contenuto dello chteau come era gi stato fatto una volta quattro anni prima, se non addirittura assassinare l'intera famiglia di aristos, o perlomeno infliggere loro un bello spavento seguito da una punizione esemplare.
Dopo che Blanche lo aveva ignominiosamente cacciato di casa, Maurin non aveva pi tentato di rimettere piede dai Levet. Aveva iniziato a frequentare il ristorante Tison in modo da usare la propria influenza per moderare le arringhe di quegli agitatori tanto bravi a infiammare il popolo, dal momento che era in ottimi rapporti con la maggior parte di quei gentiluomini. In effetti, l'ultima cosa che desiderasse al mondo era un assalto armato a La Rodire con Simon Pradel al centro di una folla di ammiratori, e la glorificazione dell'unico uomo che si frapponeva fra lui e i progetti matrimoniali che gli erano tanto cari.
"Non vorrete indurre alla sommossa l'intero comune, cittadino Conty," protest con un oratore che aveva appena terminato un'appassionata arringa fra applausi tonanti. " troppo presto per cose del genere. Il governo vuole che voi incitiate il popolo al patriottismo, che infiammiate il suo amore per il loro paese, non che favoriate questi sciocchi sentimenti per un uomo che, prima che voi possiate mettere un freno alla cosa, diventerebbe una specie di eroe del comune, e finirebbe eletto sindaco e poi spedito alla Convenzione, per divenire una volta l un dittatore e un rivale di Robespierre o Danton; e questo che vi farebbe guadagnare? Mentre, se soltanto impiegaste il vostro tempo..."
"Ebbene, cosa guadagnerei impiegando il mio tempo come vorreste voi, cittadino avvocato?"
"Date abbastanza corda a quegli aristos su allo chteau, e ben presto sarete in grado di denunciarli e ottenere una grossa ricompensa se verranno condannati. So che sono state pagate addirittura venti livres per l'arresto di un ci-devant marchese, e trenta per le donne della famiglia. E per un cittadino in vista come il nostro Pradel, so che potrete averne cinquanta il giorno in cui sar sotto processo per tradimento."
L'altro uomo scroll le spalle, sput per terra e scoppi in una risata rauca, chiedendo poi: "Lo detestate cos tanto, cittadino avvocato?"
"Io non detesto il dottor Pradel," replic altezzoso Maurin, "non pi di quanto detesti tutti i traditori della Repubblica; e so che Pradel  un traditore."
"E come fate a saperlo?"
"Va continuamente su allo chteau. Si mette in tasca l'orgoglio professionale e rifila purghe ai cani e ai cavalli dei ci-devant. E sapete perch  stato malmenato l'altra mattina? Perch aveva passato la notte con la ragazza, Ccile, e le stava dando un affettuoso addio alle luci dell'alba, quando sono stati colti in una situazione compromettente dal fratello di lei, che ha preso la legge nelle proprie mani e ha spezzato il frustino da equitazione sulle spalle dell'amoroso, il nostro giovane dottore."
In quell'atmosfera di rumorosa agitazione conversare era difficile. Maurin si sedette a un tavolo e chiese al cittadino Conty di unirsi a lui per un piatto di zuppa seguito da una quiche di cipolle. Non aveva ancora cenato, e aveva una gran fame, ma negli ultimi tempi Choisy se l'era cavata male in fatto di approvvigionamenti. Il comune era troppo vicino a Parigi per poter scegliere il meglio del mercato, e doveva accontentarsi degli avanzi della capitale. Nell'angolo pi lontano dell'affollato ristorante un piccolo gruppo di suonatori stava grattando il budello dei violini, soffiando in strumenti d'ottone e picchiando sui tamburi, con loro evidente soddisfazione, dal momento che facevano un gran rumore, agitavano la testa avanti e indietro e sudavano a profusione, il tutto accompagnando quei loro tentativi di spaccare le orecchie altrui cantando a voce altissima. Avevano appena iniziato la strofa d'apertura della vecchia canzoncina:
"Il tait une bergre.
Et ron et petit pataplon."
I giovani si misero a cantare:
"Il tait une bergre.
Qui gardait ses moutons ton, ton.
Qui gardait ses moutons."
Anche i pi anziani si unirono al coro, e ben presto quella stanza dal basso soffitto di travi si colm di un rombo assordante che avrebbe del tutto annegato qualsiasi ulteriore tentativo di oratoria da parte del cittadino Conty e dei suoi simili.
"Quei maledetti grattabudello," esclam lui esasperato. "Li far cacciar fuori. Non si pu combinare nulla con questa gente, finch continua il frastuono."
Si mise in piedi sulla sedia e cerc di urlare qualcosa, ma mentre lui urlava la folla stava mugghiando:
"El-le fit du fromage.
Et ron et ron petit pataplon.
El-le fit du fromage.
Du lait de ses moutons, to-ton.
Du lait de ses moutons."
L'uomo a capo della piccola banda era particolarmente attivo. Dove avesse scovato quel suo violino era difficile da immaginare: emetteva suoni ora scricchiolanti, ora sibilanti, ora stridenti o ululanti, e sempre discordanti, provocando le risate della folla o il lancio di missili di vario tipo, mirati alla sua testa. Erano un gruppo ben malmesso, quei musicisti: non lavati, non rasati, in brache stracciate sopra le gambe nude, con scarpe senza tacco oppure in zoccoli, con malconci berretti frigi adorni di coccarde tricolori sulle teste spettinate. Si definivano un'orchestra itinerante; il proprietario del ristorante li aveva attirati all'interno promettendo loro una cena calda, e con tutta evidenza stavano facendo del loro meglio per guadagnarsela.
"Le chat qui la regarde.
Et ron et ron petit pataplon."
"Quel vagabondo l dovrebbe venir messo a fare un lavoro onesto," brontol Conty dopo parecchi vani tentativi di zittire i musicisti a suon di urla. "Lo trovo un oltraggio nei confronti del paese che un tizio grande e grosso come quello se ne stia a grattare un violino e occhieggiare le ragazze quando dovrebbe venir addestrato a combattere gli inglesi."
"A combattere gli inglesi?" intervenne Maurin. "Che intendete, cittadino?"
Sul tavolo, tra lui e Conty, c'era una zuppiera calda. Entrambi vi immersero il mestolo riempiendosi i piatti fino all'orlo. La zuppa era addirittura bollente; prima di portarsela alla bocca dovettero soffiare sui cucchiai.
I musicisti levarono le voci gracchianti incitando allegri il pubblico, mentre il coro continuava la vivace melodia:
"Le chat qui la regarde
D'un petit air fripon, pon, pon.
D'un petit air fripon."
E l'uomo a capo della banda, adattando l'azione alle parole, lanci delle occhiate in tralice alle ragazze con un'aria da mascalzone pari a quella del gatto di quella formaggiaia.
"Che cosa intendete, cittadino Conty," ripet il giovane avvocato, "quando parlate di combattere gli inglesi?"
"Proprio quel che ho detto," rispose l'altro. "Dovremmo trovarci in guerra con quei barbari prima che si chiuda il mese."
"Chi ve lo ha detto?"
"Lo sentirete dire anche voi, cittadino avvocato. Le brutte notizie viaggiano svelte."
"Ma voi come fate a saperlo?" insistette Maurin.
"Noi agenti del governo," osserv altezzoso Conty, "veniamo a sapere queste cose molto prima di voi gente ordinaria."
"Ma..."
"E per passare ai fatti," accondiscese a spiegare l'altro, "questa mattina ero a Parigi, e ho incontrato un certo numero di deputati. Questa sera alla Convenzione ci sar un dibattito sulla faccenda. Il cittadino Chauvelin," continu in tono confidenziale, " tornato da Londra il ventuno. Il suo lavoro l  finito, e sta viaggiando per tutto il paese a fare propaganda per il governo. Servizi segreti, lo sapete. Ho parlato con lui. Mi ha detto che questa sera sarebbe arrivato a Choisy per darsi un'occhiata intorno. Ora vedete," concluse attaccando la saporita quiche di cipolle, "perch voglio mettere questi sciocchi nel giusto stato mentale. Vogliamo far vedere a Parigi cosa pu fare Choisy. Giusto?"
"Chauvelin?" riflett Maurin. "Ho sentito parlare di lui."
"E tra pochissimo lo vedrete. Un tipo astuto, ma duro come l'acciaio. Lo avevano mandato in Inghilterra a rappresentare il nostro governo, ma non c' rimasto a lungo, e, nom d'un chien, quanto detesta gli inglesi!"
I musicisti erano giusto arrivati agli ultimi versi della popolare canzoncina:
"La bergre en colre.
Et ron, et ron, petit pataplon,"
quando Conty balz in piedi, e con un frettoloso: "Eccolo qui!" si fece strada attraverso la calca, diretto alla porta.
Armand Chauvelin, ex-inviato del governo rivoluzionario alla Corte di San Giacomo, era appena rientrato dall'Inghilterra, pi triste e pi saggio; in una certa misura in discredito, forse, a causa dei suoi ripetuti fallimenti nel catturare la famigerata spia inglese nota come la Primula Rossa, ma cionondimeno ancora ben rilevante nei Consigli dei vari Comitati, non solo a causa delle sue notevoli capacit, ma a causa del suo ben noto odio per la spia che lo aveva beffato. Era ancora un importante membro del Comitato Centrale di Salute Pubblica, ed era rispettato e temuto dovunque andasse.
Nell'incontrare quell'importante personaggio Conty, l'agitatore politico, si fece tutto ossequioso. Condusse il cittadino Chauvelin al tavolo dove Louis Maurin aveva terminato di mangiare e lo present all'avvocato; dopodich i due uomini insistettero perch il nuovo venuto prendesse parte alla cena come loro ospite. Chauvelin rifiut. Non intendeva rimanere a Choisy quella sera; aveva altri affari di cui occuparsi, disse, nel distretto del Loiret. Non voleva nemmeno sedersi. A dispetto della corporatura minuta e scarna faceva comunque stranamente colpo con i suoi modi quieti e, sobriamente vestito di nero com'era in mezzo a quella folla eccitata e rumorosa, fu oggetto di molte occhiate inquisitive. Le bianche mani strette l'una nell'altra dietro la schiena, ascolt le risposte di Conty e Maurin alle sue indagini sul temperamento della popolazione di Choisy, e la storia dell'oltraggio perpetrato ai danni del dottor Pradel da parte del ci-devant marchese, su a La Rodire. Quella storia gli interessava; incoraggi Conty nei suoi sforzi per mantenere l'eccitazione del popolo fino al punto di ebollizione, e per far divampare il pi possibile l'odio contro gli aristos. Un assalto armato allo chteau, riteneva, sarebbe stato una buona mossa se adeguatamente organizzato, e dal momento che intendeva ritornare a Choisy entro un paio di giorni, desiderava che il progetto venisse accantonato fino al suo ritorno.
"Questi aristos a La Rodire mi interessano," disse. "C' una donna anziana, mi dite?"
"S," lo inform Conty; "la ci-devant Marquise, la madre del cucciolo che ha malmenato il dottor Pradel."
"E c' una ragazza? Una giovane fanciulla?"
"S, cittadino, e due vecchi aides-mnage. Per sono abbastanza innocui."
"Sarebbe molto meglio..." si azzard a dire Maurin.
"Non stavo chiedendo la vostra opinione, cittadino avvocato," lo interruppe altezzoso Chauvelin. "Quel che ho detto ho detto. Voi preparate tutto, cittadino Conty," continu, "e non appena sar di ritorno a Choisy vi avvertir. Se non sto sbagliando," aggiunse sottovoce, quasi non volesse farsi sentire, "dovremmo divertirci, con questo assalto a La Rodire. Una donna anziana, una giovane fanciulla, due vecchi servitori! Proprio le persone giuste per suscitare le simpatie delle nostre valenti spie inglesi."
Fece un cenno del capo agli altri due e si volt per andar via. Nel piccolo ristorante la calca era pi fitta che mai. Le persone stavano sedute sui tavoli, sulle credenze, e l'una sull'altra. I musicisti avevano appena suonato le ultime battute di quella melodia tanto amata, e la folla entusiasta stava sbraitando il coro con l'accompagnamento di scroscianti applausi e del picchiare di un assortimento di stoviglie su ogni superficie a portata di mano.
"La bergre en colre.
Tua son petit chanton, ton, ton.
Tua son petit chanton."
Chauvelin ebbe delle serie difficolt a farsi strada in quella ressa. Le urla che riempivano la bassa stanza creavano un clamore tanto assordante da dargli le vertigini. Gli sarebbe piaciuto mettersi le mani sulle orecchie, ma aveva bisogno dei gomiti per riuscire ad avanzare. Si sentiva stordito, sia per il fracasso che per l'odore di cibo stantio e umanit non lavata; ad ogni modo, attribu la propria curiosa esperienza allo stato confuso del suo cervello... perch, mentre veniva spintonato e strattonato, e scorgeva i singoli volti soltanto attraverso una foschia di polvere e fumo, all'improvviso avvert che un paio d'occhi, un paio soltanto di tutte le centinaia che v'erano l, lo stava guardando. Ovviamente era solo un'allucinazione: ne era ben certo, eppure per una ragione o per l'altra sent un freddo brivido lungo la spina dorsale. Tent di ricatturare l'espressione di quegli occhi, ma pareva che nella folla nessuno stesse guardando lui. I musicisti avevano terminato di suonare, o per meglio dire stavano tentando di smettere, ma il loro pubblico non glielo permetteva. Tutti quanti stavano urlando a pieni polmoni "Il tait une bergre".
Volevano di nuovo tutte e sei le strofe, da capo.
Riusc ad arrivare alla porta, ed era sul punto di aprirla quando un suono - il suono che odiava pi di ogni altro sulla terra - raggiunse le sue orecchie al di sopra del fracasso: era uno scoppio di risate rumoroso, prolungato, addirittura insulso. Chauvelin non imprec, non rabbrivid una seconda volta; d'improvviso aveva i nervi saldi, e se avesse potuto tradurre i propri pensieri in parole avrebbe detto, con una risatina: "Avevo ragione, allora! E voi siete qui, mio galante amico, di nuovo con i vostri vecchi trucchetti. Ebbene, dal momento che lo desiderate, ancora una volta  nous deux: penso di potervi promettere che a La Rodire ci sar del divertimento, come lo chiamate voi."
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CAPITOLO 19.
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La Lega.
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Anche se Choisy dista soltanto dodici o quindici chilometri da Parigi, a quei tempi era solamente una piccola citt di provincia, con il suo Htel de Ville e il suo comitato di salute pubblica, la sua Grand Place, il suo antico castello usato a quei tempi come prigione, e il suo famoso ponte sulla Senna. A sud e ad ovest della Grand Place c'erano due o tre strade residenziali con dei notevoli edifici in pietra, le dimore di professionisti o di commercianti che si erano ritirati dal lavoro; e pi avanti alcune case isolate di aspetto pi povero, che come quella dei Levet erano separate dalla strada soltanto da un cancelletto e da un minuscolo giardino sul davanti. Ma tutto ci copriva solo una piccola area, circondata da campi e boschetti, con qua e l dei casolari quasi tutti senza il tetto e abbandonati.
Era proprio in uno di quei casolari diroccati, in un prato a met strada fra Choisy e l'altura su cui era appollaiato lo Chteau de la Rodire, che quella che sembrava una troupe di musicisti itineranti aveva cercato riparo contro il freddo. Avevano avviato un fuoco nel grande focolare aperto; il fumo saliva su per il camino, e loro ci stavano seduti attorno, le ginocchia puntate sotto il mento, le braccia attorno alle ginocchia stesse. Si era a met mattina. L'alba non era stata male, ma la sua bellezza era gi svanita: orribili nuvole grigie si stavano radunando, e cominciavano a scendere piccoli fiocchi di neve. Gli uomini seduti l pareva stessero aspettando qualcosa o qualcuno. Non dicevano granch. Un paio fumavano da pipe d'argilla, altri mangiucchiavano pezzi di pane stantio o avanzi di formaggio che avevano tirato fuori di tasca. Erano in quattro nel cottage, e uno seduto all'esterno su uno sgabello rotto puntellato contro il muro, apparentemente di guardia. Avevano tutti l'aria di essersi vestiti con quel che gli era capitato di trovare in un negozio di abiti vecchi: un camiciotto o un gilet fatto a maglia, zoccoli o scarpe scalcagnate, e brache molto rovinate dall'uso. In un angolo della stanza era ammucchiato un certo numero di strumenti musicali, una collezione miscellanea di violini, chitarre, trombe e tamburi. Precariamente appollaiato in cima a quel mucchio di spazzatura stava Sir Percy Blakeney, baronetto, il pi puntiglioso dandy alla moda che Londra avesse mai conosciuto, l'arbitro dell'eleganza, l'amico del Principe di Galles, adorato da ogni donna d'Inghilterra. E anche lui era non lavato, non sbarbato e non pettinato; le snelle mani, quelle mani che una volta una regina aveva definito squisite, erano coperte di sporcizia, le unghie tanto nere da sembrare listate a lutto. Indossava un camiciotto lacero, zoccoli imbottiti di paglia sui piedi nudi, calzoni logori, e aveva in testa un berretto frigio che un tempo era stato rosso. In quel momento stava raschiando un violino, traendone suoni lamentosi che strappavano forti gemiti ai suoi amici, e ogni tanto li inducevano a lanciare un missile verso la sua testa.
"Percy, se non la smetti..." lo minacci uno di loro, scagliandogli contro un pezzo di formaggio ammuffito.
"Cosa fai se non la smetto?" ribatt Sir Percy schivando con successo il missile. "Perch io non ho intenzione di smettere. Devo tirar fuori nel modo giusto questa dannata melodia, dato che di sicuro ci toccher suonarla ben presto."
E continu a grattare le strofe di apertura della nuovissima "Marsigliese".
"Suppongo che avremo un bel po' di sport, giusto?" consider Lord Anthony Dewhurst affondando i denti in una mela durissima che aveva appena estratto dalla tasca dei calzoni.
"Tony," chiese uno degli altri, Lord Hastings, "dove l'hai trovata quella mela?"
"Me l'ha data la mia amata. L'ha rubata dal giardino del vicino..."
Non riusc a proseguire: d'improvviso venne assaltato da tre lati, tre paia di mani tese a strappargli la mela.
Erano come degli scolari in gita, quegli uomini che si godevano una vita di volontaria penuria e intenso disagio, a volte addirittura di fame, e invariabilmente di ristrettezze; perch non era sempre consigliabile, per uomini dall'aria di pezzenti come loro, comprare cibo a sufficienza nei mercati, in posti dove i movimenti di ogni uomo, donna e bambino erano noti e venivano riportati alla polizia. Ma a loro non importava. Adoravano tutto. Era uno splendido sport, dicevano, e restavano sulla scia del loro capo, capo che avrebbero seguito fino alla morte.
"Avremo un bel po' di sport!" aveva dichiarato Lord Tony prima che partisse l'attacco contro la sua mela. La teneva per aria, a braccio levato, tentando di salvarla dagli assalitori, che cercavano di afferrarla e invariabilmente finivano con l'intralciarsi a vicenda; finch una mano decisa finalmente non la cattur, e la gradevole voce strascicata di Blakeney si lev per dire: "Ve lo lancio, questo oggetto prezioso... cio, quel che ne rimane."
Fu Sir Andrew Ffoulkes a vincere quel lancio, e la mela, che nel corso della lotta aveva subito dei danni, venne infine scagliata contro la testa del riverito capo, che aveva ripreso i suoi tentativi di ottenere una melodia da quel violino gracchiante. In lontananza l'orologio di una chiesa aveva suonato le undici pochi minuti prima. L'uomo di guardia all'esterno fece capolino dalla porta e annunci asciutto: "Sta arrivando."
E poco dopo entr Devinne. Indossava i suoi soliti abiti: mantello scuro, brache da equitazione e stivali. In viso aveva un'espressione cupa, e quasi non guard i suoi amici n il suo capo; si butt soltanto a terra davanti al fuoco mormorando tra i denti: "Dio! Quanto sono stanco!"
Dopo qualche altro istante, attimi in cui nessuno aveva parlato, aggiunse come a malincuore: "Mi dispiace per il ritardo, Percy. Ho dovuto strigliare il cavallo e..."
"State a sentire questa, amici," disse Blakeney con una risatina mentre grattava sul suo violino e ne estraeva una lamentosa versione della "Marsigliese".
Il giovane Devinne balz in piedi, attravers il pavimento a grandi passi e gli strapp il violino di mano, gridando rauco: "Percy!"
"Non ti piace, mio caro amico? Ebbene, non ti biasimo, ma..."
"Percy," ribatt il giovane, "bisogna che tu sia serio... mi devi aiutare...  tutto dannatamente... dannatamente... diventer pazzo se questa faccenda va avanti ancora a lungo... e se non mi aiuti."
Era chiaramente fuori di s per l'agitazione; si mise a camminare avanti e indietro, le mani premute sulla fronte, le parole che gli uscivano di bocca affastellandosi, la voce ancora rauca.
Per un attimo o due Blakeney lo osserv senza parlare. Il suo viso, sotto la sporcizia che lo sfigurava, mostrava quell'espressione di infinita simpatia e comprensione della quale lui, fra tutti gli uomini, pareva possedere il segreto; la comprensione dei problemi e delle difficolt altrui, la simpatia senza parole che lo rendeva tanto caro ai suoi amici.
"Aiutarti, mio caro," disse ora. "Ma certo, ti aiuteremo tutti, se vuoi. Non siamo forse qui per aiutarci l'un l'altro, cos come aiutiamo quei poveri disgraziati che si trovano nei guai senza alcuna colpa da parte loro?"
Poi, dal momento che Devinne non diceva nulla, ma si limitava a camminare su e gi, su e gi come un felino in gabbia, continu: "Raccontaci, ragazzo.  la faccenda di La Rodire, non  vero?"
" cos. E sar una dannata faccenda, a meno che..."
"A meno che cosa?"
"A meno che tu non faccia qualcosa, e molto in fretta. Quei mascalzoni a Choisy progettano qualcosa di brutto. Lo sapevi gi due giorni fa, e non hai fatto niente. Io volevo andare a La Rodire per avvertirli di quel che c'era per aria. Avrei potuto farlo ieri, o andarci stamattina. Non avrebbe interferito con nessuno dei tuoi piani; e per me avrebbe significato il mondo. Ma tu cosa hai fatto? Mi hai mandato con Stowmarries a portare quel vecchio abate fino a Vitry, un lavoro che qualsiasi sciocco avrebbe potuto fare."
"Ma tu lo hai fatto in maniera talmente ammirevole, mio caro," intervenne tranquillo Sir Percy quando il giovane Devinne fece una pausa per mancanza di fiato. Si era fermato davanti al suo capo, e lo guardava con occhi che esprimevano tutto tranne la deferenza; aveva il viso arrossato, e il sudore, a gocce sulla fronte, gli incollava alle tempie i capelli arruffati.
"Percy...!" esclam ancora, senza tentare di nascondere l'esasperazione.
Ma Blakeney prosegu, sempre tranquillo: "Hai fatto quel lavoro da sciocco, come lo chiami, ammirevolmente come hai sempre fatto tutto ci che la Lega ti ha detto di fare; e lo hai fatto perch si d il caso che tu sia nato gentiluomo, e figlio di un ottimo gentiluomo che mi ha onorato della sua amicizia, e a causa del fatto che hai sempre ricordato di avermi giurato sulla tua parola d'onore che, mentre siamo tutti impegnati per gli affari della Lega, mi obbedirai in ogni cosa."
"Un giuramento simile," ribatt veemente il giovane, "non impegna un uomo quando..."
"Quando  innamorato, e la donna che ama  in pericolo..." lo interruppe gentilmente Sir Percy. "Era questo che stavi per dire, non  vero, ragazzo?"
Poi si alz e gli mise una mano sulla spalla, cordiale.
"Non pensare che io non capisca, mio caro," disse pieno di slancio. "Capisco. Dio sa quanto capisco. Ma tu sai che la parola d'onore di un gentiluomo inglese  una cosa grossa. Molto, molto grossa, e molto dura, a volte. Tanto dura che nulla sulla terra la pu infrangere; ma se, per l'operato di un qualche diavolo, quella parola venisse infranta, allora anche l'onore si frantumerebbe irrimediabilmente."
"Ora dimmi," riprese, in tono pi leggero, "sulla via del ritorno da Vitry ti sei fermato da Charles Levet a dirgli che ora l'abate Edgeworth  al sicuro e sta andando verso la frontiera belga?"
Devinne prese un'aria cupa e rispose secco: "L'ho dimenticato."
Gli altri - Sir Andrew Ffoulkes, Lord Anthony Dewhurst e Lord Hastings - non avevano ancora detto una parola da quando Devinne era entrato nella stanza. Sir Philip Glynde (figlio dell'uomo a capo della grande banca Glynde & Col, su Throgmorton Street), che prima era di guardia all'esterno, ora stava appoggiato allo stipite della porta, sempre tenendo d'occhio la strada. Anche lui era in silenzio, come gli altri, e, come gli altri anche il suo viso esprimeva qualcosa di molto simile all'orrore.  un po' difficile valutare, in questi tempi meno romantici, la profondit dei sentimenti che tutti quei giovani uomini provavano per Percy Blakeney. Era qualcosa di molto simile alla reverenza, e l'amore che provavano per lui non assomigliava a nessun amore che alcun uomo avesse mai provato per un altro uomo... e questo perch quell'amore aveva le fondamenta nell'ammirazione per il suo carattere: il suo straordinario altruismo, il suo totale disdegno per il pericolo, e l'allegria con cui sacrificava tutto, anche la sua comodit personale, persino l'amore di sua moglie, per la causa dell'umanit sofferente. E ora, pensare che questo ragazzo... questo... questo giovane miserabile osasse... fare cosa...? Sfidare il loro capo prescelto...? Era impensabile. Sir Andrew lo consider un sacrilegio, Lord Tony una cosa poco sportiva; Hastings lo avrebbe colpito volentieri in viso, e Glynde lo avrebbe preso per la collottola e scaraventato fuori in strada.
Blakeney scoppi in una breve allegra risata: "Accidenti, che peccato! Buffo per dimenticarsi una cosetta del genere. Ma non abbiamo alcun controllo sulla nostra memoria, non  vero? Ebbene, mio caro ragazzo, hai davanti a te una lunga camminata, quindi ti conviene iniziarla subito. Di' a Charles Levet che adesso l'abate  con degli amici belgi che si stanno prendendo cura di lui. Ho promesso che lo avremmo tenuto informato;  stato molto buono con noi, e dobbiamo rimanere in contatto. Ho l'impressione che lui e la sua famiglia potrebbero aver bisogno di noi, un giorno."
Devinne aveva ancora l'aria cupa. "Vuoi che io vada a casa dei Levet? Adesso?"
"Beh, ti sei dimenticato di passare di l intanto che arrivavi, non  vero?"
"E quindi non si aspettano di vedermi. Dovrei andare direttamente a La Rodire."
Vi fu una breve pausa, nel corso della quale nessun suono di origine umana disturb l'attonito silenzio che era piombato su quel luogo squallido e derelitto. Mentre il giovane Devinne gli sbatteva in faccia quella sfida Blakeney quasi non si era mosso. Soltanto Sir Andrew Ffoulkes, quello che forse meglio di tutti gli altri conosceva ogni linea della bocca del suo capo, ogni espressione di quei pigri, profondi occhi azzurri, not un certo irrigidirsi della massiccia figura, uno stringersi delle labbra decise. Ma la cosa dur soltanto qualche secondo. Un istante dopo Blakeney gettava la testa all'indietro e quella sua risata inimitabile riecheggiava tra le pareti diroccate. La situazione aveva solleticato il suo umorismo. Quel ragazzo!... Ebbene!... Era tutto assolutamente senza prezzo. Lo sguardo fiammeggiante, la linea ostinata della bocca, l'atteggiamento di uno scolaretto tutto preso a sfidare il suo insegnante, ma ancora con la paura delle vergate, gli parevano esilaranti.
"Mio caro," disse poi, mettendogli di nuovo quella mano amichevole sulla spalla, osservando l'indisciplinato ragazzo con il pi gentile degli sguardi, "sei davvero una meraviglia. Ma non lasciare che io ti trattenga," aggiunse poi in tono arioso. "Non penso che i Levet ti inviteranno a pranzo, e se non lo fanno passeranno ore prima che tu riesca a ritornare qui e poi andare a mangiare qualcosa. Ad ogni modo ci ritroveremo al ristorante, senza fallo, all'una in punto."
Quello, ovviamente, era un ordine. Blakeney era fermo tra Devinne e la porta; ora fece un passo di lato, lasciando al giovane campo libero per uscire. Vi fu un attimo di disagio. Devinne, che in parte si vergognava, ma ancora aveva un atteggiamento di sfida, non voleva incontrare lo sguardo ironico del suo capo. Gli altri non dissero nulla; e dopo un minuto o due, finalmente usc a grandi passi dal casolare. Sui campi e sulla strada c'era un sottile strato di neve, che attutiva il rumore dei suoi passi. Dopo un po' di tempo Glynde fece capolino dalla porta, annunciando: "Non  pi in vista."
Lord Hastings balz in piedi. " il mio turno di guardia, Glynde  congelato."
"Non ti preoccupare della guardia adesso," lo interruppe Sir Percy. "Qui siamo abbastanza al sicuro, e c' un paio di questioni di cui voglio parlare con voi."
E con un gesto della mano parve allontanare dalla mente Devinne e la sua incipiente ribellione, chiedendo anche agli altri di fare lo stesso. Ed erano abbastanza disponibili a farlo, per il momento; non v'era niente al mondo di cui godessero di pi che parlare di varie questioni con il loro capo. Fame, freddo, disagio, perfino lo sporco, tutto veniva dimenticato quando potevano sedersi attorno a lui sul pavimento e ascoltarlo raccontare delle meravigliose avventure che progettava, e il cui obiettivo era salvare uomini, donne e bambini innocenti dalle mani di un'amministrazione che non conosceva n misericordia, n giustizia, n freno; avventure colme di pericoli ed eccitazione, che per tutti loro erano divenute il respiro stesso della vita.
"Siamo d'accordo, no?" esord Blakeney come riepilogando, non appena ebbe la loro completa attenzione, "che per i prossimi giorni dovremmo concentrarci su quei poveretti su a La Rodire. Di Monsieur le Marquis Franois non ci importa nulla, questo  vero, ma vi sono la vecchia signora e la fanciulla, e quei due vecchi che sono stati dei servitori fedeli, e di conseguenza sono in pericolo quanto i loro padroni. Non possiamo lasciare fuori dai calcoli Franois perch n la madre n la sorella se ne andrebbero senza di lui. Quindi saranno cinque persone, se non addirittura sei, quelle che dovremmo prepararci a portare in Inghilterra non appena il pericolo si far davvero imminente. E potrebbe accadere non pi tardi di stasera. Dovremo essere assieme alla folla in rivolta questo pomeriggio, e dovremo avere il violino, le trombe e i tamburi, per non parlare delle nostre voci melodiose, grazie alle quali possiamo sempre distogliere i loro pensieri da mascalzonate che non portano ad alcun profitto, per incanalarli in qualcosa di altrettanto rumoroso ma meno foriero di pericoli. Sapete tutti come funziona, oramai; abbiamo gi giocato con successo a questo gioco, e possiamo farlo di nuovo, non  vero?"
Il progetto ottenne consensi unanimi.
"S, accidenti!" esclam uno di loro.
" un gioco a cui sono particolarmente affezionato," comment un altro.
"Mi fa sempre pensare a tally-ho!" Questo era stato l'accanito sportivo, Lord Anthony Dewhurst.
E poi vi fu un: "Vai avanti, Percy!  eccitantissimo," da parte di tutti quanti.
Il fuoco si era spento, e nessuno pensava a ravvivarlo; e del resto non v'era pi combustibile. Il vento entrava dalla porta sgangherata e dalle finestre prive di vetri, e stavano tutti rabbrividendo per il freddo, quei giovani damerini, per erano duri come chiodi, e non gliene importava nulla. Bastava l'eccitazione a tenerli caldi. Erano come degli scolaretti che non vedono l'ora di assaltare il frutteto di un vicino, e pendevano senza fiato dalle labbra di quell'uomo, il loro leader, che aveva progettato quell'avventura apposta per loro.
"Dovremo esercitare la pazienza, ovviamente," continu ora Blakeney. "I nostri amici, le peggiori teste calde, una volta realizzato il proprio scopo riaffermando il loro diritto e privilegio di rendersi sgradevoli agli aristos, volteranno le spalle a La Rodire, i bollenti spiriti un po' raffreddati, forse. A quel punto si affolleranno nel cabaret pi vicino, quello dalle parti dello chteau, si rimetteranno a parlare della cosa, si dedicheranno a mangiare e bere e permetteranno a quegli infernali agitatori di montargli la testa, mentre noi continueremo a rimescolargli il cervello con la nostra musica sentimentale. E per tutto il tempo attenderemo l'opportunit di entrare in azione. Ovviamente nel corso di un lungo pomeriggio pu avvenire una quantit di incidenti che non siamo in grado di prevedere, e che potranno esserci d'aiuto, oppure ostacolarci. Conoscete il mio motto preferito: afferrare il Caso per l'unico capello che ha sulla fronte, e costringerlo a fare quel che dico io. In un posto piccino come questo il nostro piano migliore sar di andare ancora una volta a La Rodire non appena la folla sar ritornata a Choisy e noi avremo campo libero. Ci andremo sotto le spoglie di una squadra della Gendarmerie Nationale, e una volta l arresteremo Monsieur le Marquis, sua madre, sua sorella e i suoi fedeli vecchi servitori. Con un po' di fortuna, questa tattica avr certamente successo."
S'interruppe un momento, camminando a grandi passi nella stretta stanza con espressione decisa. I suoi seguaci rimasero in attesa osservandolo in silenzio, ben sapendo che in quel cervello tanto attivo il piano per l'audace salvataggio degli innocenti veniva gradualmente elaborato e fatto maturare. Dopo un po' di tempo Blakeney riprese a parlare.
"Non prender Devinne con noi, oggi pomeriggio. La folla una volta su allo chteau si comporter di certo in maniera sgarbata con la famiglia, e se Mademoiselle Ccile venisse trattata in maniera rude lui potrebbe dire o fare qualcosa di affrettato che finirebbe con il comprometterci tutti. Quindi lo mander alla nostra base fuori Corbeil per dare istruzioni a Galveston e Holte, che tengano pronti i cavalli e che in generale siano preparati al nostro arrivo con un certo numero di rifugiati, fra i quali vi saranno due signore. Galveston  molto esperto nell'organizzare tutto; so che posso fidarmi di lui e Holte perch facciano tutto il necessario, per quanto in loro potere."
"A che ora pensi che faremo tutto quanto, Percy?" chiese uno degli altri. "L'arresto e la fuga da La Rodire, intendo?"
"Ancora non lo posso dire. In un qualche momento della notte, ovviamente. Preferirei alle prime ore dell'alba per varie ragioni, se non altro per via della luce. La notte potrebbe essere molto buia, e non va bene se si vuole viaggiare alla svelta. Ma su questo vi dar istruzioni pi tardi. Terminer di decidere soltanto ascoltando le chiacchiere attorno a noi. E dovrei anche accertare quanto aiuto sar disposto a darci il nostro signor oste al cabaret."
"Intendi il cabaret sulla via per Corbeil, non lontano da La Rodire?"
"Quello a due o trecento iarde, s, con la poetica insegna "Il cane senza coda". Sono gi in contatto con il signor oste e la sua giunonica moglie."
"Percy, sei meraviglioso!"
"Glynde, sei un asino."
Vi fu uno scoppio generale di risate, e poi Blakeney riprese ancora una volta a parlare. "Dovremo tenere in considerazione Pradel."
"Pradel?" domand uno degli altri. "Perch?"
"Se lo lasciamo qui ci toccher semplicemente tornare pi avanti per recuperarlo. Se la prenderanno con lui, potete starne certi. Ha qualche nemico, come succede sempre agli uomini della sua levatura, e vi sono sempre delle meschine gelosie, da parte sia di uomini che di donne, pronte a generare azioni maligne. Ad ogni buon conto,  troppo una brava persona perch lo lasciamo divorare a questi lupi. Per dovrei riuscire a giudicare meglio la cosa dopo aver valutato l'umore della folla sia a La Rodire che in seguito."
"Quel giovane marchese  stato uno sciocco a non andare via prima."
"Non avr voluto sentirne parlare. Sapete come funziona. Sono tutti uguali. Alcuni di loro sono ottime persone, ma non hanno ancora imparato ad accettare l'inevitabile, e le donne, povere care, non hanno alcuna influenza sui propri uomini."
"Quindi noi andremo su a La Rodire con la folla, a quanto ho capito," osserv Lord Hastings.
"Certamente."
"Percy, non avrai per caso dimenticato...?" sugger Sir Andrew.
"Penso di no. Stavi parlando del mio buon amico Monsieur Chambertin, chiedo scusa, intendevo dire, Chauvelin?" replic gaio Blakeney. "No, accidenti, non mi sono dimenticato di lui. Mi struggo per la sua gradevolissima compagnia. Mi domando se nel corso della sua permanenza a Londra abbia imparato ad annodarsi il fazzoletto da collo come un gentiluomo."
"Percy! Sarai..." azzard Lord Tony.
"Prudente, era quella la parola che stavi per dire, eh, Tony? Ovvio che non sono prudente, ma ti do la mia parola che il mio amico Chambertin non mi prender... Non questa volta."
In quegli occhi tanto profondi comparve un'espressione pi morbida. Pareva stesse avendo una visione della sua squisita moglie, Marguerite, che vagava sola e ansiosa nel proprio giardino a Richmond in attesa di lui, il marito, l'amante, l'unico pensiero che l'assorbiva, mentre lui... Anche per lui lei era l'unico pensiero che lo assorbiva, quello pi grande, che gli colmava la mente e gli scaldava il cuore: per non assorbiva tutto quanto. Perch aveva sempre in mente tutti quegli innocenti, bimbetti, uomini e donne, giovani e vecchi che, senza nemmeno saperlo, parevano invocarlo, tendere verso di lui braccia imploranti chiedendogli conforto e aiuto: quelli erano i momenti in cui l'adorabile viso di Marguerite gli appariva come sfocato dalla pioggia di lacrime che venivano versate in case devastate e tra le mura delle prigioni; erano quelli i momenti in cui lui, il marito adorante e l'amante devoto, accantonava con un sospiro di struggimento l'idea di stringerla tra le braccia.
E quello era proprio uno di quei momenti. Il nome del suo mortale nemico aveva richiamato, come una fuggevole immagine, la sua vita di felicit e agi in Inghilterra: il giardino a Richmond, la sua bellissima moglie, i molti amici... e involontariamente gli sal alle labbra un sospiro di struggimento. Ma quel momento fu breve. Passarono soltanto pochi secondi, e poi Sir Percy Blakeney fu ancora una volta la Primula Rossa, l'uomo d'azione e di eroico autosacrificio, il leader con una personalit talmente forte da poter tenere altri diciannove uomini legati alla sua volont, obbedienti ai suoi ordini, pronti ad affrontare qualsiasi pericolo, persino ad andare incontro alla morte per una sua parola.
"E adesso," disse con voce fermissima e decisa, " ora di raccogliere i nostri beni e di vedere se i nostri amici a Choisy sono pronti a battersi oppure no."
E si misero a fare proprio quello: raccogliere gli strumenti musicali, violini, tamburi e trombe. Giusto per un attimo il fascino dell'avventura imminente sbiad di fronte all'orrendo timore del quale nessuno di loro aveva ancora parlato, ma che li preoccupava tutti.
Blakeney stava canticchiando le note della "Marsigliese".
"Vorrei riuscire a ricordarmi le parole di questa dannata roba," comment. "Che cosa viene dopo: "Aux armes, citoyens!"? Ffoulkes, tu dovresti saperlo."
Sir Andrew replic, in tono quasi scontroso: "Non ne ho idea," e Lord Tony esclam improvvisamente, rivolto al suo capo: "Percy."
"S, che c'?"
"Quel ragazzo, Devinne..."
"Che mi vuoi dire di lui?"
"Non ti fidi di lui, vero?"
"Il figlio del vecchio Gery Rudford, il migliore nella caccia alla volpe che io abbia mai conosciuto? Ovvio che mi fido di lui."
"Vorrei non lo facessi," intervenne Hastings.
"Il padre potr anche essere stato uno sportivo," Glynde aggiunse; "ma il figlio di certo non lo ."
"Non dire cos, mio caro amico," replic Blakeney. "Sembra quasi un tradimento. Il ragazzo  a posto.  solo folle di gelosia, tutto qui. Ha offeso la sua amata, e ora lei non vuole pi avere nulla a che fare con lui. Oso dire che gli dispiace di aver agito tanto male l'altra mattina, e ammetto che si  comportato da carogna. Ma  soltanto un ragazzo, e la gelosia... ebbene! Sappiamo tutti quale cattiva consigliera possa essere. Ma tra questo e il fare quel che avete in mente tutti voi... Diamine! No, non ci voglio credere!"
Hastings mormor ferocemente: "Gli converr non farlo."
Sir Philip Glynde quasi scav un buco nel tamburo, nel tentativo di esprimere i propri sentimenti, e Lord Tony borbott un voto omicida. Soltanto Sir Andrew non disse nulla. Sapeva - lo sapevano tutti, in effetti - che Blakeney era uno di quegli uomini cos assolutamente leali e diretti da non essere semplicemente in grado di concepire l'idea del tradimento, in un amico. Nessuno di loro si fidava di Devinne. Andava benissimo fare concessioni a un ragazzo sfortunato in amore, ma quel particolare ragazzo aveva avuto in faccia un'espressione che suggeriva qualcosa di pi sinistro della meschina gelosia; e anche se al momento non venne detto null'altro, tutti quanti si ripromisero di tenere ben d'occhio i suoi movimenti fino a che quell'avventura a Choisy, che prometteva di essere tanto eccitante, non si fosse conclusa in un successo, e non fossero rientrati tutti in Inghilterra, dove speravano di ottenere il sostegno di Lady Blakeney nel persuadere Percy a non fare pi affidamento sul giovane Devinne.
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CAPITOLO 20.
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Una probabile alleata.
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Con il cuore pesante, e ancora di umore cupo e ribelle, St. John Devinne, familiarmente noto come Johnny, si fece strada attraverso la citt diretto alla casa dei Levet. Nella sua mente progetti folli si inseguivano l'uno dopo l'altro; progetti che avevano tutti come principale obiettivo quello di vedere Ccile de la Rodire e, avvertendo lei e la sua famiglia dei misfatti che la marmaglia di Choisy aveva in mente, rientrare ancora una volta nelle sue buone grazie e riguadagnare l'amore che aveva tanto scioccamente messo a rischio. In effetti, aveva tutte le speranze di ottenere questo felice stato di cose, dal momento che era stato chiaramente Simon Pradel a infiammare gli animi dei propri concittadini, fingendosi la vittima eroica delle proprie opinioni politiche. Era talmente convinto del ruolo di Pradel nella faccenda che pensava non avrebbe trovato la bench minima difficolt nel persuadere persino Ccile del fatto che era stato quell'abominevole dottore a istigare i guai che incombevano, con l'obiettivo di vendicarsi del fratello di lei per le ben meritate percosse.
Il Caso ha i suoi strani modi di rimescolare le carte nel gioco della vita. Ecco l due uomini, Louis Maurin, l'avvocato francese, e Lord St. John Devinne, figlio di un duca inglese, entrambi mortali nemici di Simon Pradel, il dottore locale, che quasi non conosceva nessuno dei due, ma che entrambi consideravano un serio rivale in amore, un rivale che andava tolto di mezzo immediatamente. Maurin desiderava la sua rovina, sia morale che effettiva, per liberarsi la strada nel corteggiamento di Blanche Levet, mentre Devinne era giunto con riluttanza alla conclusione che Ccile de la Rodire era caduta talmente in basso da innamorarsene. Certo era che aveva voltato le spalle a lui, Devinne, sin da quella fatale mattina, e a meno che lui non prendesse forti misure a proprio favore, rischiava di perdere ogni possibilit di conquistarla.
Erano quei pensieri, assieme ad altri di ribellione contro la disciplina impostagli dal "capo", a tenergli occupata la mente mentre attraversava la citt. La neve scendeva a piccoli fiocchi. Era molto freddo, e in giro la gente era ben poca. Erano appena passate le dodici: ancora mezz'ora e tutti quelli che lavoravano nelle fabbriche del governo ne sarebbero usciti, e caffetterie e ristoranti si sarebbero ben presto riempiti fino ad essere stracolmi.
Il nuovo calendario, con i suoi sanculottidi, i suoi anni repubblicani e le sue decadi, ancora non si era evoluto, ed era ancora domenica... non una domenica cristiana, certamente, ma comunque un giorno di riposo, con le fabbriche chiuse durante il pomeriggio, e ore nel corso delle quali agitatori prezzolati e spie del governo potevano trovare lavoro per le mani oziose, e pensieri di azioni maligne per le teste vuote. Devinne affrett il passo, nella speranza di consegnare il messaggio ai Levet ed essere gi sulla strada per La Rodire prima che la folla venisse fomentata fino a marciare contro lo chteau. Si tir su il colletto del soprabito fino alle orecchie e chin la testa per andargli incontro, perch il vento che soffiava attraverso la Grand Place tagliava davvero. All'angolo di Rue Verte not improvvisamente l'uomo che in quel momento era in cima ai suoi pensieri; Simon Pradel era fermo all'angolo della strada, a parlare con una ragazza con il capo avvolto in uno scialle. A Devinne parve di riconoscere la figlia di Levet, che aveva visto una volta allo chteau. Stava parlando in tono accalorato, e doveva essere agitata, dal momento che le tremava la voce; e teneva una mano sul braccio di Pradel, come se lo stesse implorando, trattenendo. Mentre li superava Devinne la sent dire: "Non andate lass, Simon! Quegli aristos vi detestano. Penseranno soltanto che li volete adulare... Non andate, Simon... Voi ve ne pentireste, e loro vi disprezzerebbero... loro...."
Pareva che la sua agitazione non facesse che aumentare; il tono della voce era sempre pi acuto, sino a farsi addirittura stridulo.
Pradel tent di rabbonirla. "Silenzio, mia cara... non parlate a voce cos alta: potrebbero sentirvi."
Ma lei non intendeva lasciarsi placare. "Non mi importa di chi mi sente," ribatt; "quegli aristos sono dei diavoli, e si meritano tutto ci che accadr loro. Perch a voi dovrebbe interessare di quel che gli succede...? Ve ne importa soltanto perch siete innamorato di Ccile..."
Scoppi in lacrime, e Pradel le mise un braccio attorno alle spalle.
"Adesso state parlando come una sciocca ragazzina..."
Devinne si era istintivamente fermato a portata di udito, ma in quel modo rischiava di essere visto, e non desiderava accadesse; cos, con riluttanza, volse loro le spalle e continu per la sua strada. Era troppo presto per valutare l'importanza di quel che aveva ascoltato, ma sentiva gi che in quella ragazza, che con tutta chiarezza era quasi pazza di gelosia, avrebbe potuto trovare un'utile alleata, se non fosse riuscito con i propri mezzi a ottenere un incontro con Ccile. In ogni caso doveva avere lo stesso suo desiderio, vale a dire tener separati Ccile e Pradel. Quel pensiero lo esalt, e fu con un nuovo brio nel passo che cammin rapido lungo Rue Verte; dopo qualche minuto suonava la campana fuori dalla casa dei Levet.
Charles Levet gli apr la porta, ricevette il messaggio che gli era stato inviato dal suo amico, il professor d'Arblay, espresse la propria soddisfazione nel sentire che l'abate Edgeworth era sano e salvo sulla via per il Belgio, chiese al visitatore di unirsi alla famiglia per il pranzo e, avutone un cortese rifiuto, lo salut amichevolmente. Di nuovo sull'altro lato del piccolo cancello, Devinne si ferm un momento a riflettere sulla situazione. Doveva continuare la propria protesta contro un'esasperante disciplina che sentiva incompatibile con la sua dignit di uomo d'azione e di pensiero, oppure doveva fare di necessit virt, incontrare Blakeney e gli altri al ristorante Tison, ascoltare i loro piani, e poi agire in accordo con i propri progetti e i propri interessi?
Nel complesso, si sentiva incline a seguire la seconda linea d'azione. Non voleva entrare in contesa con Blakeney, non ancora, almeno, n con gli altri, che erano tutti uomini popolari e influenti e che potevano, se vi fosse stata una spaccatura, rendere estremamente scomoda la sua posizione a Londra. In quel momento il suo pi grande desiderio era liberarsi dalle panie della Lega, ma era saggio abbastanza da rendersi conto che, se lo avesse fatto in quelle circostanze, al suo ritorno in Inghilterra avrebbe trovato chiuse molte porte. Quindi, per il momento, non v'era nulla da fare tranne tener fede al suo appuntamento con Percy e gli altri al ristorante Tison e, in ogni caso, scoprire quali piani vi fossero per il pomeriggio. Se nell'immediato non intendevano fare nulla per la sicurezza di Ccile, allora avrebbe agito per conto proprio. La sua decisione fu questa. Tutto ci significava dover tornare indietro a quell'orribile casupola e indossare ancora una volta quegli stracci luridi che era giunto a odiare, ma non gli importava ora che sapeva di poter contare sulla collaborazione di una donna gelosa, che aveva sentito gridare, con voce stridula per l'emozione: "Ve ne importa soltanto perch siete innamorato di Ccile!"
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Libro 3: Mademoiselle.
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CAPITOLO 21.
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Il cittadino Chauvelin.
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Non si deve pensare nemmeno per un momento che l'autorit rappresentata dalla Gendarmerie Nationale, che fosse regolare o volontaria, approvasse in alcun modo, figurarsi favoreggiare, quei moti di insurrezione caratteristici dei primi due anni della rivoluzione. A essi le autorit non strizzavano nemmeno l'occhio; in effetti, facevano del proprio meglio per porre termine a quelle marce e assalti agli chteaux vicini, che terminavano soltanto in una grossa quantit di teste rotte, in saccheggi e violenze non necessari, e in severe rimostranze da parte del governo, che teneva d'occhio tutte le propriet possedute dai ci-devant e disapprovava fortemente la loro distruzione sfrenata per mano di una folla irresponsabile.
Fu per questo che, non appena si rese conto che le mascalzonate ai danni degli aristos su a La Rodire erano imminenti, e pensando solamente a Ccile e alla sua sicurezza, Simon Pradel and diritto all'Hotel de Ville e attir l'attenzione del Commissario Capo della Gendarmerie su quel che c'era nell'aria.
"Il cittadino Conty," spieg, "ha infiammato l'umore di tutti quanti in tal misura che a Choisy si farebbe fatica a trovare un uomo o una donna che non voglia marciare su La Rodire, e, anche se non commetteranno omicidi, di certo distruggeranno un gran numero di propriet che di diritto appartengono alla nazione."
Era abbastanza astuto da sapere che quell'argomentazione avrebbe avuto pi peso. Il Commissario Capo prese la cosa molto sul serio. Era ben attento a mantenere la propria posizione, per non parlare della testa, e di conseguenza prese una decisione drastica ma che con tutta probabilit avrebbe ridotto al minimo i danni: comunic, attraverso un proclama affidato al banditore cittadino, che per ordine del governo quella domenica non vi sarebbe stato un giorno di riposo, e che il lavoro nelle fabbriche sarebbe andato avanti come al solito. Questo significava che quattro quinti della popolazione maschile di Choisy, e un terzo di quella femminile, sarebbero rimasti al lavoro fino alle sette di sera, e che i piani per il pomeriggio festivo avrebbero dovuto essere notevolmente modificati, o abbandonati del tutto.
La cosa provoc molta insoddisfazione e una gran quantit di mormorii, ma nessuno era abbastanza audace da suggerire di rivoltarsi contro un ordine governativo: a quei tempi qualsiasi cosa che anche solo somigliasse alla disobbedienza era estremamente pericolosa. La fabbrica di armamenti di Choisy era una delle pi importanti del Nord della Francia, nel suo genere. E com'era naturale, tutti sapevano che la guerra contro l'Inghilterra era imminente; e ostacolare il governo in quel frangente, mentre le armi scarseggiavano, era corteggiare il disastro, se non addirittura la morte. Al ristorante Tison, che avrebbe dovuto essere il punto di partenza della marcia verso La Rodire, l'umore turbolento aveva lasciato il posto alla cupezza. Persino la banda di musicisti che si stava sforzando di ravvivare gli spiriti non riusc a ricreare quello stato di eccitazione tanto essenziale per il successo del piano. Anche il cittadino Conty aveva ricevuto i suoi ordini. "Lasciate che la popolazione si calmi," aveva detto il commissario capo. "Il governo non vuole una sommossa a Choisy, al momento." Che la cosa andasse in un modo o nell'altro, a Conty non importava; era pagato per eseguire gli ordini del governo, e sapeva come rimanere fuori dai guai se per caso si trattava di ordini contraddittori. Louis Maurin, l'avvocato, gli aveva assicurato che alla fine lo avrebbe ripagato meglio dare un po' di corda agli aristos di La Rodire, e che gli conveniva denunciarli come traditori quando i tempi fossero stati maturi. Se fossero stati effettivamente condannati lui, Conty, sarebbe stato pagato per i suoi servigi con l'abituale quotazione: venti, trenta livres, persino cinquanta. Ovviamente bisognava tener conto anche del cittadino Chauvelin, un uomo influente, un membro di quel nuovo Comitato di Salute Pubblica che aveva poteri illimitati; e il cittadino Chauvelin gli aveva chiaramente detto che desiderava una sommossa a La Rodire non pi tardi di quel giorno, e aveva persino mormorato sottovoce: "Dovremmo divertirci, con questo assalto a La Rodire," aggiungendo qualcosa su delle "spie inglesi", cosa che in quel momento, due giorni prima, aveva molto intrigato il cittadino Conty.
Il cittadino Conty in questione si aspettava che Chauvelin comparisse al ristorante e che gli desse degli ordini definitivi, in modo da sapere a chi doveva obbedire in quel caso; se a un membro del Comitato di Salute Pubblica o a un semplice Commissario Capo della Gendarmerie. Oramai mancava poco alle due. La campana della fabbrica che richiamava i lavoratori avrebbe suonato entro mezz'ora, e lui iniziava ad essere ansioso.
Man mano che il tempo passava quel senso di depressione generale si fece sempre pi accentuato. Nemmeno le canzoncine pi popolari, "Il tait une bergre", o "Sur le pont d'Avignon", riuscirono a generare l'abituale entusiasmo. La gente se ne stava seduta a tavola a terminare il magro pasto fra bisbigli, progetti e mormorii. Sarebbe stato un tale divertimento marciare come un sol uomo su La Rodire come avevano fatto quattro anni prima; in posti del genere c'era sempre qualcosa da portar via, qualcosa per la dispensa o la cantina, per non parlare di oggetti che si potevano rivendere subito ai robivecchi ebrei di Parigi. Quel pomeriggio sarebbe stato l'opportunit perfetta per la spedizione. Era freddo, la neve aveva smesso di scendere. Se solo avessero potuto cominciare alle due, avrebbero avuto un paio d'ore di luce. Adesso, per come stavano le cose, con il lavoro in fabbrica che doveva continuare fino alle sette, che si poteva fare? Sarebbe stato buio pesto gi alle cinque, senza luna, e forse con una nevicata pesante. E non solo; se l'intera cosa veniva rimandata, di sicuro quegli aristos su a La Rodire sarebbero stati avvertiti di quel che li aspettava, e si sarebbero messi al sicuro. Era quello il tono generale delle conversazioni attorno ai tavoli montati su cavalletti del ristorante Tison. Conty sentiva tutte quelle chiacchiere, e continuava a lanciare occhiate all'orologio nella speranza di veder apparire sulla soglia la snella figura del cittadino Chauvelin. Una volta che gli operai fossero tornati in fabbrica sarebbe stato troppo tardi per andare avanti con il piano originale, quello approvato da Chauvelin, e a lui non piaceva l'idea di doversi accollare la responsabilit di ci che sarebbe successo, oppure di ci che non sarebbe successo. Avrebbe preferito ricevere degli ordini da un membro di quell'influente comitato... l'unica persona che potesse scavalcare il Commissario Capo.
Fu quindi con intenso sollievo che, venti minuti precisi dopo le due, vide la figura abbigliata di panno scuro di Chauvelin che si faceva strada tra la ressa andando verso di lui.
"Ebbene? Voi che avete fatto?" lo interrog secco, rifiutando la sedia che lui gli aveva ossequiosamente offerto.
"Avete sentito il proclama, cittadino?" rispose Conty. "Quello sul lavoro in fabbrica questo pomeriggio?"
"L'ho sentito. Ma vi sto chiedendo che cosa avete fatto voi."
"Niente, cittadino. Stavo aspettando voi."
"Non avete eseguito i miei ordini?"
"Non avevo ordini, cittadino."
"Due giorni fa vi ho detto di preparare la situazione per un assalto armato allo chteau non appena io fossi tornato a Choisy. Ieri vi ho fatto avvertire che sarei ritornato oggi. Ma non vedo alcun segno che si stia organizzando una sommossa, n per mano vostra n di chiunque altro."
"Il decreto  stato promulgato soltanto un paio d'ore fa. Tutti gli uomini e le donne abili dovranno tornare al lavoro tra pochi minuti; non c'era niente che si potesse fare."
"Che intendete dire? Non v'era niente che si potesse fare? E questa gente qui? Vedo un centinaio di persone che non lavorano alla fabbrica, ben pi che sufficienti per quel che voglio."
Conty scroll le spalle, sprezzante.
"Gli zoppi e i mutilati," ribatt acido; "i deboli e le donne. Continuavo a pensare che sareste arrivato da un momento all'altro, cittadino Chauvelin, con un decreto contrario che garantiva agli operai il loro abituale giorno di riposo. E dal momento che non arrivavate, io non sapevo che fare."
"E cos li avete lasciati sprofondare nella tetraggine."
"Cosa potevo fare, cittadino?" ripet cupo Conty. "Non avevo ordini."
"Non avevate spirito d'iniziativa,  questo che intendete dire. Se ne aveste avuto vi sareste reso conto che anche se met della popolazione di Choisy fra un momento si avvier per tornare al lavoro, l'altra met sar ancora qui, pronta per ogni misfatto."
"Quegli zoticoni!"
"S, villani e miserabili e sguattere. E lasciate che vi dica, cittadino Conty, che non sta a voi denigrare questo eccellente materiale umano, ma piuttosto vedere come utilizzarlo in base ai miei ordini, in nome di quel governo che sa punire la pigrizia tanto quanto sa ricompensare l'energia."
Detto questo, Chauvelin volt bruscamente le spalle allo sconfitto Conty e si diresse alla porta. Proprio mentre lo faceva, all'esterno una campana suon per richiamare gli operai alla fabbrica. Vi fu un generale tramestio, sedie spinte da parte che grattavano sul pavimento di pietra, pesticciare di piedi che andavano tutti verso la porta, voci che si chiamavano da un capo all'altro della stanza. E proprio nel bel mezzo di quel fracasso, nel momento esatto in cui oltrepassava le porte basculanti, gli arriv alle orecchie un suono che sovrastava tutti gli altri; una lunga, allegra, irritante risata insulsa.
Mormorando e borbottando gli operai uscirono dal ristorante, e in gruppetti sparsi attraversarono la Grand Place. Altri rimasero... circa duecento persone: c'erano Hector il ciabattino, che aveva perso una gamba l'anno precedente a Valmy, e Marius il fabbricante di parrucche, che aveva soltanto una mano con la quale esercitare il proprio mestiere; e c'erano Jean, che soffriva di epilessia, e Anatole, che aveva soltanto met del senno, e Jacques, che era semplicemente un nano. C'erano uomini che avevano pi di cinquant'anni e ragazzi che non ne avevano ancora quattordici, e, ovviamente, c'erano le donne. Conty si guard attorno, e dentro di s convenne con quel che aveva detto il cittadino Chauvelin. Quello era eccellente materiale umano per un'insurrezione ben organizzata, e ora che la responsabilit non era pi sua, lui sapeva bene come utilizzarlo.
Gli ultimi uomini abili quasi non avevano terminato di uscire che gi il cittadino Conty si arrampicava sopra uno dei tavoli, e dava inizio alla propria arringa apostrofando i musicisti.
"Cosa volete combinare, canaglie," grid forte, "a grattare i vostri violini per non darci altro che ballate sentimentali adatte solo ai deboli? I nostri bravi uomini sono andati a lavorare per il loro paese, e voi siete qui a cercare di farci cantare di pastorelle e dei loro gatti. Mordieu! Non avete mai sentito parlare dell'aria che ogni francese patriottico dovrebbe conoscere, un'aria che ci mette nelle vene il fuoco, e non l'acqua? "Allons enfants de le patrie! Le jour de gloire est arriv!""
All'inizio la gente non fece granch caso a lui; gli uomini se n'erano andati, e fino al loro ritorno non restava molto da fare a parte tornarsene ai propri tuguri e sperare. Ma quando poco dopo i musicisti, in risposta a quella sfida, iniziarono a suonare le note della canzone rivoluzionaria, raddrizzarono tutti la schiena e si voltarono per ascoltare meglio l'appassionata oratoria che ora fluiva dalle labbra del cittadino Conty.
"Cittadini," grid lui, mentre i musicisti smettevano di suonare per non sovrastare la sua voce, "mentre i nostri uomini abili si affannano a forgiare le armi con cui i soldati di Francia colpiranno i nemici del nostro amato paese, noi che non possiamo unirci a loro in quel nobile lavoro dovremmo forse starcene seduti qui a non far nulla per sbarazzare la Francia di quegli altri suoi nemici, che per la sua sicurezza sono ben pi insidiosi e ben pi pericolosi di inglesi e olandesi? Sapete di quali nemici parlo! Di quei ci-devant, quei nobili signori, quegli aristos che per anni, no, per secoli, si sono ingrassati sulla miseria e la fatica del popolo, che di anno in anno sono diventati sempre pi ricchi e pi grassi mentre voi e i vostri padri e i vostri nonni prima di loro morivano di fame in modo che quelli potessero mangiare, sopportavano miseria e malattie perch quelli potessero nuotare nel buon cibo e starsene comodi nei loro letti di piume."
Quella metafora un po' confusa fu accolta da mormorii di approvazione, mentre i musicisti, a un cenno di Conty, riprendevano le strofe marziali:
"Contre nous de la tyrannie.
L'tendard sanglant est lev!"
Conty sollev una mano. Ancora una volta i musicisti s'interruppero, e ancora una volta l'oratore lev la sua voce, certo, ora, di avere tutta l'attenzione del pubblico. Ma questa volta non grid. Esord a voce bassa, quasi senza enfasi, per spiegar loro come in passato i ricchi avevano vissuto e i poveri avevano sofferto, come tutti quanti avevano lavorato duro per fornire agli aristos su nei loro chteau tutti quei lussi che per conto loro non riuscivano nemmeno a immaginare. Loro, le donne, si erano consumate le dita fino all'osso per cucire e lavare e strofinare; gli uomini avevano subito calci dai cavalli, morsi dai cani, pestaggi dai loro padroni, si erano ammalati, avevano perso un arto oppure un occhio, il tutto al servizio di aristos che non avevano mai fatto nulla per alleviare le loro pene.
Nel sentir parlare degli chteau la folla inizi a drizzare le orecchie. Lo conoscevano tutti, uno Chteau. Stava proprio l, La Rodire, sulla collina verso la quale tutti loro avrebbero marciato quel pomeriggio se soltanto gli aristos non avessero indotto il Commissario Capo a ordinare agli uomini di lavorare persino nel loro giorno di riposo.
"Aux armes, citoyens!
Chargez vos bataillons!"
A quel punto i musicisti sembravano un po' incerti sulla melodia, ma che importanza aveva? La folla stava entrando nello spirito della cosa, e un centinaio di gole vocianti ben presto li indirizz di nuovo verso le note giuste.
"Chargez vos bataillons!" cantavano, picchiando sui tavoli con le mani, o con quel che c'era a portata di mano.
Conty era nel proprio elemento. Aveva portato tutta quella povera gente mezza morta di fame in uno stato febbrile con la magia della propria oratoria, e non avrebbe permesso a quella febbre di calare di nuovo. Non gli ci volle molto per passare da un riferimento astratto agli chteau in generale a parlare effettivamente di La Rodire. Adesso stava parlando del dottor Pradel, il rispettato cittadino di Choisy, l'amico dei poveri, che aveva osato esprimere le proprie opinioni politiche in presenza di quegli arroganti ci-devant, e che cos'era successo? Era stato insultato, oltraggiato, bastonato come un cane!
"E voi, cittadini," stava ancora una volta gridando, "anche se il governo non vi ha chiamati a fabbricare baionette e sciabole, avete intenzione di stare seduti qui e permettere ai vostri nemici giurati, i nemici della Francia, di calpestarvi, ora che la nostra gloriosa rivoluzione ha livellato tutti i ranghi e portato anche le teste pi esaltate sotto la lama della ghigliottina? Voi non avete sciabole e baionette, questo  vero, per avete le vostre falci e le vostre asce, avete i vostri pugni. Intendete restarvene seduti tranquilli, vi dico, e non dimostrare a quei traditori lass sulla collina che c' una sola sovranit al mondo che conta e alla quale devono obbedire, ed  la sovranit del popolo?"
Quelle parole magiche ebbero il loro solito effetto. Vennero accolte da una vera tempesta di applausi, e tutti iniziarono a cantare in coro "Allons enfants de la patrie!", e i musicisti soffiarono nelle trombe e picchiarono sui tamburi, e ben presto nel ristorante regn quel tipo di baccano tanto amato dagli agitatori.
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CAPITOLO 22.
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Allo Chteau.
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Conty non impieg molto per persuadere quelle pi o meno duecento persone immerse nell'infelicit e senza nessuna prospettiva di uscirne che era loro dovere andare immediatamente allo Chteau de la Rodire e mostrare a quegli arroganti ci-devant che, laddove veniva messa in dubbio, la sovranit del popolo avrebbe ben saputo come ribaltare i tavoli per coloro che osavano sfidarla. Il fatto che avesse omesso di spiegare in quale modo la sovranit del popolo fosse stata aggredita in quella particolare circostanza, per il suo pubblico poco sofisticato non aveva rilevanza alcuna. Non avevano nulla da fare quel pomeriggio, e si sentivano dire che era loro dovere patriottico marciare su La Rodire e una volta l rendersi il pi sgradevoli possibile, quindi perch mai al mondo avrebbero dovuto esitare? Guidati dapprima dal cittadino Conty stesso sciamarono fuori dal ristorante Tison alla maniera di quelle determinate amazzoni che avevano marciato da Parigi a Versailles e una volta l avevano insistito per vedere la ci-devant famiglia reale - Louis Capet, sua moglie e i suoi due bambini - e per far sentire la propria presenza a dispetto delle guardie. Cos, la maggior parte di quel che rimaneva della popolazione di Choisy si radun sulla Grand Place, poi si riun in una massa compatta e inizi a marciare prima attraverso la citt e poi su per la collina, guidata da una banda di musicisti che erano saltati fuori dal nulla alcuni giorni prima e sin da allora avevano notevolmente contribuito alla gaiezza di caffetterie e ristoranti con le loro esecuzioni piene di spirito delle arie popolari. In quella grandiosa occasione guidavano la marcia con violini, trombe e tamburi. Erano in cinque, e il loro capo, un tizio grande e grosso che avrebbe dovuto combattere per il suo paese invece di starsene l a grattare budello di gatto, fu ben presto molto popolare tra la folla. La sua resa della "Marsigliese" poteva anche essere in un certo senso difettosa, ma era un vagabondo tanto vivace che mise tutti di buon umore ben prima che raggiungessero lo chteau.
E rimasero di quel buon umore tanto raro. Quella marcia, quel progetto di deridere gli aristos era un pomeriggio di vacanza, qualcosa che poteva allontanarli da loro stessi e aiutarli a dimenticare la miseria, lo squallore, l'onnipresente timore che le loro condizioni di vita peggiorassero invece di migliorare. E pi di ogni altra cosa, li induceva a credere che quella gloriosa rivoluzione avesse fatto per loro qualcosa di stupendo... Ancora non sapevano bene cosa, povere anime, ma stava arrivando: il millennio. Ecco cosa gli uomini di Parigi continuavano a garantire loro. Bisognava ammettere che quella cosa stupenda, quel millennio, era parecchio in ritardo, ma quelle eccitanti spedizioni, e rivelare a quegli arroganti ci-devant alcune dure verit, rendevano pi facile attendere i giorni davvero felici ancora a venire; e cos, quella marcia di insurrezione verso La Rodire avanz allegra.  un dato di fatto che l'insurrezione, intesa come arte, e portata avanti da una folla indisciplinata, era il diretto prodotto della rivoluzione francese; era stata la Francia rivoluzionaria a inventare e perfezionare l'arte delle insurrezioni. Non v'era nulla del genere prima del 1789, quando la folla aveva preso d'assalto la Bastiglia e l'aveva sconfitta come un esercito assediante avrebbe sconfitto una rocca nemica. E ha mantenuto la propria perfezione soltanto in Francia, probabilmente perch si adatta all'impulsivo temperamento francese meglio che al temperamento delle altre nazioni.
In effetti una folla... una folla arrabbiata, in Inghilterra, diciamo, oppure in Russia o in Germania, di norma  soltanto una massa di umanit smorta, tenace e probabilmente vendicativa; ma in Francia, persino durante i pi feroci giorni della rivoluzione, v'era sempre un elemento di inventiva, quasi di genio, nelle torme di uomini e donne che andavano a martellare i cancelli degli chteaux insistendo per vederne i proprietari, persino quando, come era successo a Versailles, quelli erano ancora il loro Re e la loro Regina, e ideavano una quantit di modi per umiliarli e deriderli senza fare necessariamente ricorso alla violenza. Di conseguenza, una torma francese non assomiglia a nessun'altra al mondo.
E cos fu in questo caso con i pi o meno duecento fra donne e derelitti che marciavano su per la collina verso La Rodire nella scia di una banda di musicisti non lavati, straccioni, pezzenti. Avanzarono pestando i piedi, almeno quelli che erano in grado di farlo, gridando e cantando frammenti della "Marsigliese", senza sentire il freddo, che era pungente, n la fatica dell'affrontare il declivio fino allo chteau su una strada scivolosa di ghiaccio e neve. Erano pi animati che mai; non sapevano esattamente cosa avrebbero fatto una volta l, una volta faccia a faccia con i ci-devant marchese e marchesa, per i quali avevano lavorato in passato, e dai quali avevano ricevuto alternativamente molta gentilezza e molti colpi. Gli zoppi e i deboli, come Hector il ciabattino o Jean l'epilettico, avanzavano anche loro pestando i piedi, ma pi lentamente, e ben presto vi fu un gruppo disperso che restava indietro rispetto al corpo principale, un drappello composto da tutti i derelitti di Choisy che avevano perduto un arto oppure un occhio, che non erano del tutto in s o erano in qualche altro modo inabili, ma cionondimeno pieni di vivacit e di aspettativa per quel divertimento quanto i loro concittadini pi favoriti dalla sorte.
E proprio in coda, dietro a tutti gli altri, camminavano due uomini. Uno di essi era il cittadino Conty, l'agente prezzolato del governo; l'altro era basso e scarno, sobriamente vestito di nero dalla testa ai piedi, attorno alla vita la fusciacca tricolore efficacemente nascosta dal voluminoso mantello. Non parl mai al suo compagno mentre avanzavano a fatica sulla scia della torma, ma ogni tanto gettava rapide occhiate indagatrici al paesaggio circostante, e su al cielo coperto di nuvole, quasi che stesse cercando di strappare ai cieli o alla terra un qualche segreto che solamente la Natura poteva rivelare. Quello era il cittadino Chauvelin, un tempo rappresentante del governo rivoluzionario alla corte d'Inghilterra, ora membro del Comitato di Salute Pubblica, di recente istituzione; l'organizzazione pi potente del paese, creata per sopprimere il tradimento e smascherare traditori e spie.
In cima alla collina, dove uno stretto sentiero si diramava dalla strada principale, i due uomini si fermarono, e Chauvelin disse asciutto al proprio accompagnatore: "Ora potete tornare indietro, cittadino Conty."
Conty era fin troppo grato di obbedire; svolt sul sentiero, e ben fu presto fuori vista e fuori portata d'udito.
Chauvelin prosegu in direzione dello chteau. A quel punto la folla era molto avanti; persino quelli rimasti indietro li avevano raggiunti, e quando arrivarono in vista dei cancelli de La Rodire si misero ad acclamare.
Ancora una volta Chauvelin si ferm. Attorno non si vedeva nessuno, e la quiete perfetta dei luoghi era disturbata soltanto dalle grida che smorivano pian piano in lontananza. A quel punto emise un fischio, basso e prolungato, e un minuto pi tardi un uomo con l'uniforme della Gendarmerie Nationale, ma avvolto dalla testa ai piedi in un enorme mantello in modo che il suo equipaggiamento non fosse visibile, usc cauto dalla macchia l vicino. Chauvelin gli fece segno di avvicinarsi.
"Ebbene, cittadino sergente," domand poi, "avete notato qualche uomo che potrebbe essere quella dannata spia inglese?"
"No, cittadino, non posso dire di averlo fatto. Ed ero ben sistemato, anche, e potevo vedere l'intera folla passarmi davanti, ma non sono riuscito a individuare nessun uomo che sembrasse insolitamente alto o che avesse l'aria di un inglese."
"Mi aspettavo che foste troppo ottuso per notarlo," ribatt secco Chauvelin. "Ma ad ogni modo non ha importanza. Io lo individuer ben presto. Non appena lo avr fatto vi dar il segnale su cui ci siamo accordati. Lo ricordate?"
"S, cittadino. Un fischio lungo per due volte, e poi uno breve."
"Quanti uomini avete con voi?"
"Trenta, cittadino, e tre caporali."
"Dove sono?"
"Venti nelle stalle, con due caporali. Dieci con un caporale nella rimessa delle carrozze."
"Qualcuno che lavora all'esterno? Palafrenieri o giardinieri?"
"Due giardinieri, cittadino, e un uomo nelle stalle."
"Hanno capito?"
"S, cittadino. Ho promesso loro cinquanta livres ciascuno se manterranno occhi e bocca ben chiusi, e ho garantito l'arresto e la morte certa nel caso non lo facessero. Sono terrorizzati, e possiamo stare sicuri che terranno a freno la lingua."
"I miei ordini, cittadino sergente, sono che gli uomini rimangano dove stanno finch non sentiranno il segnale; due fischi prolungati seguiti da uno breve. Come questi..." prese dalla tasca del panciotto un fischietto giocattolo e vi soffi dentro piano, prima due volte e poi una, proprio nel modo che aveva appena descritto.
"Non appena avranno udito il fischio, ma non prima, devono uscire dai loro nascondigli e andare il pi in fretta possibile alla casa. Dieci uomini con un caporale fuori da ciascuno dei tre ingressi dello chteau. Sapete dove sono?"
"Lo so bene, cittadino."
"A nessuno deve essere permesso di uscire dallo chteau fino a che non avr dato l'ordine."
"Comprendo benissimo, cittadino."
"Se non comprendeste sarebbe peggio per voi. Presumo che gli uomini sappiano che stiamo dando la caccia a quella dannata spia inglese che si fa chiamare la Primula Rossa?"
"Lo sanno, cittadino."
"E che v' una ricompensa governativa di cinquanta livres per ogni soldato della Repubblica che sia d'aiuto nella sua cattura?"
" improbabile che gli uomini vogliano sottrarsi al loro dovere, cittadino."
"Molto bene. Ora, dunque, passiamo agli aristos. Vi sono il ci-devant marchese con la madre e la sorella, e due aides-mnage che non si vergognano di servire questi traditori della patria. Questi cinque, quindi, verranno messi in stato di arresto, ma rimarranno allo chteau fino a che non saremo pronti per loro. Su questo vi dar altri ordini in seguito. Li condurremo sotto scorta a Choisy in un qualche momento tra il tardo pomeriggio di oggi, dopo che avremo mandato via la marmaglia, e le prime ore dell'alba di domani; non ho ancora deciso esattamente quando, ma ve lo far sapere pi tardi. Avete una carrozza a portata di mano?"
"S, cittadino. C' un cabaret nelle vicinanze, pi avanti lungo la strada. Abbiamo lasciato la carrozza nel cortile, con due degli uomini.  un posto tranquillo e conveniente."
"Questo  tutto, cittadino sergente. Potete andare a trasmettere gli ordini ai vostri caporali. Non appena lo avrete fatto, entrate in casa con la maggior discrezione possibile. Non vi noter nessuno. Per allora saranno tutti occupati a schernire gli aristos. Tenetevi il pi vicino possibile alla stanza in cui la folla sar pi fitta - vi guider il rumore - e attendetemi l. Ebbene? Che cosa c' ora?" continu Chauvelin, dal momento che l'altro pareva non aver fretta di andarsene.
"Potrei ordinare qualcosa per gli uomini, perch si tengano caldi? C' un freddo che morde, in quelle stalle. Il tetto andrebbe riparato, e..."
"Qualcosa?" lo interruppe aspro Chauvelin. "Che intendete con "qualcosa"?"
"Un goccio di acquavite... il cabaret  piuttosto vicino..."
"Certo che no," lo interruppe brusco Chauvelin. "Per il momento in cui voglio che agiscano met degli uomini sarebbe ubriaca. Per mantenersi caldi possono pestare i piedi per terra. Non li sentir nessuno, con quel fracasso."
Non v'era nient'altro da fare che obbedire; il cittadino Chauvelin, del Comitato di Salute Pubblica, non era uomo con cui mettersi a discutere o implorare. Il sergente, rassegnato e sottomesso, fece il saluto e gir sui tacchi, allontanandosi in direzione delle stalle. Chauvelin rimase per parecchio tempo l da solo, i pensieri che gli si affastellavano nella mente. Gi due volte la Primula Rossa gli era sgusciata tra le dita dopo quella memorabile notte di quattro mesi prima al ballo di Lord Grenville, quando aveva realizzato che quell'audace, avventurosa spia non era altri che Sir Percy Blakeney, l'arbitro dell'eleganza, l'apparentemente imbelle damerino che manteneva la bella societ di Londra in un continuo scroscio di risate per le sue sciocche buffonate, il pi pignolo degli exquisite nella sibaritica Inghilterra.
"Facevate parte di quella folla mal lavata al ristorante Tison, mio caro amico," mormor fra s e s, "perch ho udito la vostra risata e ho sentito i vostri occhi audaci deridermi di nuovo. Deridermi? Aye! Ma non per molto, mio valente signore. La trappola  pronta, e voi non mi sfuggirete, questa volta, lasciate che ve lo garantisca, e sar il vostro "caro Monsieur Chambertin" a deridere voi, quando verrete abbattuto, imbavagliato e legato come un pollo pronto per finire arrosto."
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CAPITOLO 23.
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Il rigaudon.
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E ora torniamo agli "allons enfants de la patri-i-i-e". La folla esagitata aveva oltrepassato i grandi cancelli di La Rodire - di quei tempi non venivano mai chiusi a catenaccio - per poi marciare lungo il maestoso viale bordato da una doppia fila di giganteschi olmi che parevano agitarsi e crollare il capo alla vista di quella turba eterogenea. Davanti a tutti marciavano i musicisti, soffiando con nuovo gusto nelle loro trombe d'ottone, levando nell'aria gelida lunghi rollar di tamburi. Soltanto il violinista non era al suo solito posto: era rimasto sull'altro lato del cancello per sistemare una nuova corda sul suo strumento, in modo da sostituirne una spezzata. Ma non si avvertiva la sua assenza, perch gli altri parevano intenti a dimostrare che un violino non serviva a granch, per creare fracasso, quando nell'orchestra c'erano trombe e tamburi.
E la folla continu a marciare, salendo i gradini fino al portone d'ingresso della dimora. Tirarono la catena e la campana rispose con un forte clangore... una volta, due, tre. Stavano facendo un tale frastuono, gridando e cantando, che il povero vecchio Paul, che per quanto spaventato stava tentando di essere coraggioso, probabilmente sulle prime nemmeno ud la campana. Ad ogni buon conto infine la sent e, con ginocchia tremanti e voce incerta, and a chiedere ordini al signor marchese. A quel punto, i pi avanti nella folla l'avevano strattonata cos tanto e cos forte che si era staccata, atterrando sferragliante sui lastroni di marmo in cima ai gradini; dopodich fecero ricorso ai pugni, e quasi abbatterono il solido portone a forza di martellarlo e prenderlo a calci. Non sentirono i passi strascicati di Paul che scendeva il grande scalone, n il rumore dei chiavistelli che venivano aperti, e di conseguenza quando un minuto o due dopo, mentre loro ancora picchiavano e calciavano, il portone venne aperto d'improvviso, quelli delle prime file finirono nell'ingresso ruzzolando l'uno sull'altro. Questo li rese ilari. Urr! Urr! Sarebbe stato uno splendido pomeriggio di festa! Avanti, figli della patria, i giorni della gloria sono di certo arrivati! Urtandosi, spingendo, ridendo, cantando, agitando le braccia e pestando i piedi, la maggior parte di quella massa sal il grande scalone. Povero vecchio Paul! Tent addirittura di deviare il corso di quella allegra e turbolenta folla, di quella valanga, e impedire che lo facessero. E alcuni in effetti vagarono nelle sale da ricevimento al piano di sotto a destra e a sinistra dell'ingresso, nelle sale da pranzo, grande e piccola, nella biblioteca, nella lunga galleria e cos via; ma non trovarono nulla che valesse la pena di distruggere. Non erano dell'umore per spaccare finestre o strappare libri, e i tesori d'arte e di virt erano stati da tempo messi al sicuro, relativamente parlando. Certo, v'erano alcuni mobili che spiccavano, con l'aria triste e solitaria sotto i loro lenzuoli polverosi, e una o due tra le donne, dotate dell'istinto francese per tramutare tutto in denaro, li guardarono ben bene da ogni lato tentando di valutarne il prezzo. Ma ben presto dal piano di sopra arriv un tale scroscio di risa e di grida entusiaste che la curiosit ebbe la meglio sull'avidit, e la ricerca del saccheggio venne abbandonata.
Al piano di sopra il resto dell'allegro gruppo, dopo aver vagato di stanza in stanza, era arrivato al grande salone in cui pi o meno quattro anni prima il defunto marchese de la Rodire aveva riposato per tre giorni prima di venir portato a Parigi per la sepoltura. In quell'occasione si erano fermati, in soggezione a dispetto di se stessi per via di quella inquietante atmosfera fatta di fiori appassiti e nastri strappati, dell'odore di candele che sgocciolavano e incenso stagnante. La folla odierna, pi disinvolta di quanto non fosse stata la prima, si era fermata anch'essa, ma solo per qualche istante. Fissavano con tanto d'occhi gli oggetti allineati contro le pareti; le console dorate, gli specchi, le applique di cristallo, le sedie... e ben presto notarono la piattaforma da cui nei felici tempi andati i musicisti avevano suonato musiche da ballo per il signor marchese e i suoi ospiti. La spinetta era ancora l, e cos anche lo scranno del direttore, e un certo numero di leggii in legno dorato che un tempo servivano per gli spartiti.
E fra eccitazione e risate i musicisti vennero chiamati a salire sulla piattaforma. Erano ben disposti a farlo; ma dov'era il loro capo, il violinista con il viso lurido e la bocca sdentata la cui voce stentorea avrebbe risvegliato i morti? Un piccolo gruppo che si era avventurato fino alla finestra lo vide avanzare suonando lungo il viale. Lo salutarono con un grido; la finestra venne spalancata, e poco dopo altre urla di "Allons! Sbrigatevi!" si levarono per galvanizzarlo. Era zoppo, e trascinava la gamba sinistra, ma non sembrava preoccupato della propria infermit. Appena ebbe raggiunto la scalinata esterna inizi a grattare il suo violino; appena arrivato ai piedi dello scalone gli and incontro un gruppo di entusiasti che lo trasportarono a braccia, e lo lasciarono, quasi buttandocelo, sulla piattaforma dei musicisti. E faceva davvero un'impressione bizzarra quell'orchestra di vagabondi, con la sua accozzaglia di violino, trombe e bacchette da tamburo. Una vista tale da rimescolare l'immaginazione di ogni umano pensante che in passato avesse veduto e ascoltato l'orchestra privata di Monsieur le Marquis de la Rodire, abbigliata con splendide uniformi ricoperte di pizzo d'oro, a suonare magari un brano di Mozart o di Grtry. Ma gli sconvolgimenti dell'immaginazione altrui erano l'ultima cosa a cui pensasse l'ilare folla di quel giorno. Con risate e batter di mani ordinarono ai musicisti di suonare un rigaudon. Jacques, il figlio del macellaio di Choisy, un ragazzo di tredici anni con la schiena gobba e la statura di un nano, era noto per essere un grande appassionato di quella danza, e cos anche Victoire, la formosa moglie del proprietario del cabaret giusto dietro l'angolo. Venne loro detto di esibirsi, e insieme fecero un passo avanti; una coppia ben comica, perch la testa di Jacques arrivava soltanto ai fianchi massicci di Victoire, e con il corto braccio non riusciva nemmeno a cingerle del tutto la vita.
I musicisti iniziarono "Sur le Pont d'Avignon", l'unica canzone da ballo che conoscessero, e nemmeno quella troppo bene.
"Sur le pont d'Avignon.
On y danse, on y danse.
Sur le pont d'Avignon.
On y danse tout en rond."
E Jacques, con la manina da nano sull'ampia vita di Victoire, picchi i piedi per terra e fece roteare tutt'attorno quella dama di grandi proporzioni nei meandri della danza. Lei stava sudando a profusione, e i piccoli occhi profondamente incassati nelle carni brillavano per l'eccitazione, mentre il volto da folletto del suo cavaliere aveva un'espressione degna di un giovane satiro.
Fu a quel punto che gli scrosci di risate arrivarono a un livello tale che le parsimoniose casalinghe al piano di sotto furono tentate di abbandonare il loro bottino. A causare quell'ilarit era stata l'improvvisa apparizione del ci-devant marchese attraverso quello che pareva un buco nel muro. In effetti si trattava di una porta mascherata dalla tappezzeria, che dava accesso a un vestibolo e dopo quello a un piccolo boudoir nel quale la signora marchesa sedeva con Ccile e fino a poco prima con Franois, mentre la povera Marie se ne stava rannicchiata in un angolo come un coniglio spaventato, aspettandosi che quella folla tumultuosa da un momento all'altro decidesse di comportarsi come aveva fatto quattro anni prima; fracassando finestre e trascinando via tutti i mobili trasportabili che erano stati lasciati nel salone, per terminare poi con una sgradevole visita a cantina e dispense, dove per v'era ben poco che potesse tentarne l'avidit.
Franois de la Rodire stava affrontando la marmaglia con un frustino da equitazione. Per un poco la sorella era stata in grado di trattenerlo da una tale palese follia; ma ben presto le risate ribalde che provenivano dal grande salone in cui anni prima suo padre era stato composto per la veglia funebre, circondato da fiori e orpelli ecclesiastici, lo avevano fatto indignare a tal punto che aveva perso il dominio su se stesso, e ogni senso di prudenza. Si era scrollato di dosso la mano con cui Ccile lo tratteneva, ed era uscito a grandi passi dalla stanza. La signora marchesa non aveva levato proteste n offerto consigli; era una di quelle donne - il prodotto di generazioni di dame francesi di alta nascita - che, intrise com'erano della propria dignit, non degnavano nemmeno di un pensiero faccende come i rivolgimenti sociali. "Passer tutto", era il loro adagio. "Dio li punir tutti quanti a Suo tempo!". E cos nel sentire quella marmaglia in sommossa aveva fatto la sorda, e aveva continuato il suo lavoro all'uncinetto in perfetta serenit.
Ccile, d'altro canto, voleva essere conciliante. Conosceva bene il carattere violento del fratello, e temeva sinceramente per la sua sicurezza se avesse provocato la folla, che in quel momento pareva abbastanza di buon umore, anche solo con una parola o un gesto. Lo aveva seguito nel vestibolo, e lo aveva visto staccare il frustino dalla parete e spalancare la stretta porta che dava sul salone. In quel momento, il frastuono fino a un attimo prima assordante si era spento. Poi v'era stato un assoluto silenzio, ma solo per pochi istanti; un attimo dopo Franois si era chiuso la porta alle spalle, e ancora una volta il bailamme nella stanza accanto era ricominciato, pi rumoroso che mai, e addirittura s'era sentito uno scoppio tremendo di ilari grida, risate e batter di mani. Ccile se ne stava in ascolto, terrorizzata e indecisa; si struggeva per il desiderio di portare assistenza al fratello, eppure avvertiva l'inutilit di ogni intervento da parte sua, se la folla si fosse fatta di umore maligno. Per il momento parevano parecchio divertiti, perch le risate erano pi forti che mai, ed erano accompagnate da un ritmico pestare di piedi, dal battere di mani e da strofe di musica da ballo. Che stava accadendo l dentro? Per quanto inizialmente in preda al terrore, ora si sentiva un poco rassicurata. Non riusciva a udire la voce del fratello, ma apparentemente la gente si stava divertendo, perch ballavano e ridevano, e la musica non cessava mai. Alla fine l'ansia ebbe la meglio sulla prudenza. Esitante, apr anche lei la porta, ed accadde esattamente la stessa cosa che aveva accolto l'apparizione di Franois de la Rodire nel salone affollato. Assoluto silenzio per pochi istanti, e poi un tremendo, ruggente boato.
Quel che vide quasi la fece star male per l'orrore; perch nel mezzo della stanza v'era suo fratello, scarmigliato, con il fazzoletto da collo tutto storto e le guance color della cenere, al centro di un anello fatto dei peggiori pezzenti e sguattere che lei avesse mai visto, che si tenevano tutti per mano roteando e facendo girare lui su se stesso al ritmo di un selvaggio rigaudon. Il frustino se ne stava, spezzato in due, sulla soglia, proprio ai piedi di Ccile. Non appena si era resa conto di lui la folla gli si era chiusa attorno, glielo aveva strappato di mano, lo aveva spezzato e l'aveva gettato sul pavimento. Poi lo avevano trascinato e spinto fino al centro della stanza, gli avevano formato un anello attorno gridandogli epiteti ingiuriosi e facendo gesti volgari, e pi lui impallidiva per la rabbia e pi si ritrovava inerme, pi forti erano le risate, e pi selvaggia la danza.
Ccile si sentiva paralizzata. Non riusciva a muoversi, le ginocchia stavano per cederle, e prima che riuscisse a riprendersi due donne l'avevano afferrata, ciascuna per una mano, e trascinata attraverso la stanza; si ritrov spinta al centro di un altro anello di femmine roboanti che danzavano e le saltellavano attorno, tenendosi per mano e ridendo del suo evidente terrore. Era come un incubo. Nel tentativo di controllarsi, riusc soltanto a coprirsi il viso con le mani per nascondere a quella folla irridente il rossore di indignazione e vergogna che le era salito alle guance nel sentire le oscene parole che uomini e donne, apparentemente di ottimo umore, le scagliavano contro in quella che alla povera fanciulla pareva una sarabanda di streghe. D'improvviso ud un grido: "Falla ballare, Jacques! Falle fare i passi con te, all'aristo! Di sicuro non ha mai ballato il rigaudon con un compagno tanto bello."
E Ccile fu consapevole prima di una zaffata d'aglio, poi di una mano umida e fredda che stringeva la sua, infine di una spalla premuta contro il fianco, e di un braccio attorno alla vita. Con un brivido abbass lo sguardo e vide il sorridente viso da folletto e il corpo nanesco e malformato di Jacques, il figlio del macellaio locale, con il quale spesso si era comportata da amica quando veniva deriso da ragazzi pi grossi e pi forti. La guardava lascivo e le stringeva la vita tentando di farla muovere a tempo. Ora, a differenza del fratello, Ccile de la Rodire era fornita di una robusta dose di buon senso; sapeva bene che mettersi a correre per picchiare la testa contro una pietra poteva portare soltanto a dei lividi, se non peggio. Lei e suo fratello, per non parlare della madre, erano alla merc di un paio di centinaia di persone che, per quanto di buonumore in quel momento, potevano ben presto farsi maligne se provocate. Le pareva di essere stata gettata in una gabbia piena di bestie selvagge, e che accontentarle fosse la sua unica possibilit di salvezza. Si guardava attorno inerme, sperando contro ogni speranza di incontrare un viso che non fosse n crudele n derisorio, e in cuor suo pregava, pregava Dio di liberarla da quell'incubo.
E all'improvviso il miracolo accadde. E fu veramente un miracolo, perch l sulla porta stava l'unico uomo al mondo, il suo mondo, sul quale lei avrebbe potuto fare affidamento; l'unico uomo che, a parte Dio, poteva salvarla da quella terribile umiliazione. Pradel! Simon Pradel! Era arrossato in viso, l'espressione ansiosa; ansimava come se avesse corso per la Provvidenza sola sapeva quanto tempo. I profondi occhi scuri passarono rapidamente in rassegna la stanza fino ad incontrare i suoi. Grazie a Dio! Grazie a Dio, lui era l! La cicatrice nel punto in cui Franois lo aveva colpito era ancora di un rosso cremisi contro la fronte per il resto pallida e umida, ma gli occhi erano gentili e rassicuranti. Quelli di lei lo fissavano con espressione implorante, e in un solo attimo lui attravers la stanza, aprendosi la strada attraverso la calca.
D'improvviso la folla lo vide. Il dottor Pradel! Simon! Il loro Simon! L'eroe del momento! A quella vista nel grande salone riecheggiarono gli incitamenti. Ora s che si sarebbero divertiti per davvero! Pradel, nel frattempo, aveva raggiunto il centro della stanza e spezzato il cordone che circondava Ccile. Bonariamente, ma con decisione, spinse da parte Jacques il figlio del macellaio; prese la mano tremante della fanciulla e le cinse la vita con il suo forte braccio.
"Allons," grid ai musicisti, "mettete un po' di verve in questa musica, voglio ballare il rigaudon con l'aristo!"
E senza il minimo indugio, quelli soffiarono nelle trombe e picchiarono sui tamburi con rinnovato vigore.
"Sur le pont d'Avignon.
On y danse, on y danse.
Sur le pont d'Avignon.
On y danse tout en rond!"
Si form un centinaio di coppie, e ben presto tutti stavano ballando e cantando, non in tono rauco o stridente, ma con immenso gusto, come se non desiderassero altro che godersi un po' di vera allegrezza.
"Tentate di sorridere," bisbigli Pradel all'orecchio di Ccile. "Siate coraggiosa! Non mostrate loro che avete paura!"
"Non ho paura," rispose lei. E invero, con la mano di lui nella sua, saltell nei passi del rigaudon senza pi timore. Le pareva che, con la vicinanza di Pradel, l'incubo si fosse trasformato in un sogno. Tutto ora era gaio, quasi lieto. Crudelt e derisione, il desiderio di umiliarla, erano svaniti dai volti della folla. Tutti si sorridevano l'un l'altro. Una donna le grid, attraverso la stanza: "Bella scelta, carina! Il nostro Simon sar un ottimo marito! E tu darai alla Francia degli splendidi figli!"
"Sorridete!" le ordin Pradel. "Sorridete e annuite! Per l'amor di Dio, sorridete!"
E Ccile sorrise e annu mentre altri facevano eco a quel grido. "Il nostro Simon e l'aristo! E una quantit di bei figlioli! Urr! Urr!"
In quel selvaggio saturnale persino Franois de la Rodire fu dimenticato. Venne spinto da parte come un mobile inutile e croll sulla sedia pi vicina, mezzo svenuto per lo sforzo di mantenere un minimo di controllo su se stesso. Quel che aveva subito in termini di umiliazione nel corso dell'ultimo quarto d'ora era incredibile; e ora vedere sua sorella Mademoiselle de la Rodire costretta a sminuirsi danzando con quel fornitore di pillole e purghe che lui avrebbe volentieri strangolato, e doverne sentire il nome accostato a quello di quell'impudente parvenu, gli pareva pi di quanto potesse sopportare.
Fu allora che d'improvviso si rese conto di una figura stranamente incongrua; un uomo che in quel momento, senza farsi notare, si stava facendo strada attraverso la calca. Basso, scarno, vestito sobriamente di nero dalla testa ai piedi, portava la fusciacca tricolore attorno alla vita. Nella folla nessuno si accorse di lui. Soltanto Franois lo vide, e a dispetto di quella fusciacca rivelatrice, che lo proclamava uomo al servizio del governo rivoluzionario, sent che poteva esservi una salvezza da quel carnevale del diavolo per mano di costui, che se non altro aveva l'aria di essersi lavato e aver spazzolato i vestiti. Tent di attirare la sua attenzione, ma l'altro continu tranquillo per la propria strada fino a trovarsi abbastanza vicino al punto in cui Ccile tentava coraggiosamente di mantenere quella recita di buonumore e gaiezza alla quale l'aveva incitata Pradel. Stava ancora ballando, domandandosi quando tutto quello sarebbe finito. Vide quel piccolo uomo vestito di nero farsi strada tra i danzatori, e vide l'uomo a capo dei musicisti, quel violinista scarmigliato, non rasato e sdentato, scendere dalla piattaforma e seguirlo, senza smettere di suonare. Era talmente affascinata dalla vista di quelle due figure in cos strano contrasto l'una con l'altra, una tanto azzimata e in ordine, l'altra tanto lurida, una tanto severa e l'altra con un gran sorriso in faccia, che sbagli un passo, e dovette aggrapparsi con entrambe le mani al braccio del suo compagno.
Fu allora che accadde il pi strano fra tutti gli strani avvenimenti di quella memorabile giornata. Il piccolo uomo in nero ora le era molto vicino, con il violinista immediatamente dietro, e Ccile continuava ad osservarli affascinata. D'improvviso il violinista gett la testa all'indietro e rise. Era una risata curiosissima; piuttosto allegra, ma con qualcosa che suggeriva l'allegria di uno sciocco. Si ritrov a fissare quell'uomo, poich ora in lui trovava quasi qualcosa di inquietante, e anche Pradel lo fissava, meravigliato e affascinato quanto lei, perch il violinista aveva gettato a terra il suo violino.
Poi raddrizz la schiena e allung le braccia, fino ad apparire alto in maniera addirittura soprannaturale, quasi fosse un titano, o un Sansone sul punto di frantumare i pilastri di marmo del vecchio chteau, e scagliarli a schiantarsi nel bel mezzo di quella folla festante.
Anche l'ometto vestito di nero fissava il violinista, e molto lentamente la sua espressione cambi, prima dalla sorpresa all'orrore, e poi al trionfo, misto a una sorta di sbigottimento. Curv le labbra sottili in un sorriso beffardo, e ne uscirono parole pronunciate in inglese, una lingua che Ccile comprendeva. Quel che disse fu: "E quindi, mia valorosa Primula Rossa, ci incontriamo, alfine!" E allo stesso tempo abbass la mano alla tasca del panciotto e ne trasse quello che pareva un normalissimo fischietto, che stava per portarsi alle labbra quando il violinista, con un altro scoppio di risate insulse, glielo fece saltar via dalle dita.
Per due secondi, su quell'allegra turba piomb un silenzio in cui nessuno respirava. Lo schianto del violino scagliato a terra, quello strano scoppio di risate, lo sferragliare del fischietto sul pavimento, avevano ammutolito tutti. Ma poi in quel momento sospeso scoppi un grido selvaggio.
"Una spia! Una spia!" gridava il violinista con quella sua voce stentorea. "Ci hanno traditi! Finiremo tutti massacrati! Si salvi chi pu!"
E con una mossa improvvisa delle possenti braccia sollev l'ometto vestito di nero e se lo gett su una spalla come se fosse una balla di merce, per poi correre attraverso la stanza con addosso il suo carico che lottava e scalciava, diretto alla porta. E per tutto quel tempo continu a gridare: "Una spia! Una spia! Finiremo tutti massacrati! Ricordatevi di Parigi lo scorso settembre!" E la folla ripet quel grido come  normale che una folla faccia, perch un centinaio di umani non sono forse la controparte di un centinaio di pecore? Lo ripet, urlando: "Una spia! Una spia!" e precipitandosi come un sol uomo alle calcagna del violinista e del suo carico vestito di panno scuro, fuori dalla stanza, attraverso il vestibolo di marmo, gi per il grande scalone e poi ancora pi in basso, attraverso i vecchi appartamenti dei servitori, attraverso la cucina e il retrocucina, il lavatoio e la dispensa dei formaggi, e gi ancora, per la scala tortuosa che andava alle cantine. E ancora la folla gli teneva dietro, non pi di buon umore, ora, n intenta a crearsi una giornata di vacanza, ma una vera torma questa volta, e una torma spaventata per giunta; spintonando, spingendo, ruzzolando l'uno sull'altro. Una turba arrabbiata  spaventosa, ma una spaventata  ben peggio, perch  pronta a tutto: bagno di sangue, carnaio, macello. E nessuno lo sapeva meglio della vittima di quella strabiliante aggressione. Lui stesso, Chauvelin, aveva spesso provocato una folla fino a farle commettere un omicidio. Ora era totalmente inerme; per quanto potesse lottare e scalciare veniva trattenuto in una morsa d'acciaio su quelle possenti spalle, a testa in gi, il sangue che gli martellava nelle tempie; una volpe ferita con un branco di segugi alle calcagna. Che cosa gli sarebbe successo? Il suo nemico lo avrebbe gettato a quei segugi, che di certo lo avrebbero fatto a brani? In cima alle scale, fuori dal grande salone, aveva vagamente intravisto il sergente, appiattito contro il muro, spaventato come un animale inseguito. Aveva tentato di urlargli: "Il segnale! Il segnale!" ma sentiva che la sua voce non aveva mai raggiunto quelle orecchie.
E ancora quella terribile folla! Le donne! Nom d'un chien, le donne!! Chauvelin avrebbe potuto ringraziare le proprie stelle per il fatto che il suo spietato catturatore correva tanto svelto da lasciarsi dietro a buona distanza quelle terrificanti menadi. Ma in nome del diavolo, cosa gli sarebbe successo? Lo scopr ben presto. Arrivati in fondo a quelle scale di pietra l'odore acido di vino, alcol e umidit gli aggred le narici. Sollev la testa meglio che poteva, e vide davanti a s una porta che si apriva come uno sbadiglio. In precedenza, nel corso del pomeriggio, alcuni tra gli straccioni avevano trovato la strada fino alle cantine; ma non v'era liquore, e se n'erano andati di nuovo, imprecando e lasciando aperta la porta. Chauvelin si sent trasportare proprio attraverso quella soglia, e poi gettare, senza troppa gentilezza, su un mucchio di paglia umida. Un attimo dopo ud di nuovo quella risata orribile, oltraggiosa, che detestava tanto, e le parole derisorie: "A bientt, mio caro Monsieur Chambertin!" E poi lo sbattere pesante di una porta, chiavistelli che venivano tirati, il clangore di una catena, il grattare di una chiave arrugginita nella serratura, e dopo quello... nient'altro. Era raggomitolato su un mucchio di paglia umida, nell'oscurit quasi totale, indolenzito nel corpo, umiliato fino al profondo nell'anima, bruciante di rabbia, e in preda all'amarezza della delusione.
Riusciva a sentire solo vagamente ci che stava accadendo dall'altro lato della porta: mormorii e grida, e qualche urlo rauco. Quell'abominevole marmaglia stava forse reclamando il diritto di commettere l'omicidio che il suo spirito sadico pretendeva? Chauvelin non era fisicamente un codardo, ma aveva paura di quella torma, perch pi di una volta ne aveva veduto una al suo peggio. Furiosa. Isterica. Fuori controllo. Strisciando sulle mani e sulle ginocchia si avvicin alla porta, e si rannicchi l, l'orecchio incollato al legno. L'unica parola che riusc a distinguere fu "Chiave!" Stavano pretendendo la chiave, e apparentemente quella veniva loro rifiutata. Sir Percy Blakeney stava forse difendendo la vita del suo pi acerrimo nemico? Oppure desiderava compiere di persona l'omicidio che lo avrebbe sbarazzato per sempre di quell'inveterato avversario? Raggomitolato accanto alla porta, i denti che sbattevano, le ginocchia tremanti, Chauvelin non rimase a lungo nel dubbio. Ud la voce di Sir Percy levarsi e calare. Stava parlando. Parlava e rideva, e ben presto la folla dimentic malumore e isteria; lui parlava, e loro immediatamente lo ascoltavano. Lui rideva, e loro ridevano con lui. E dopo un po' di tempo si concessero di lasciarsi persuadere. La spia era al sicuro sottochiave, cos garantiva il loro amico violinista; quindi, perch non lasciarla l? Vi sarebbe stato tempo in seguito per dargli quello che si meritava. E nel frattempo, non sarebbe stato saggio vedere se non vi fossero altre spie in giro per la casa, e poi tornare a riprendere il divertimento? La musica. Le danze. Perch no? Il giorno era ancora giovane.
Chauvelin non riusc a udire nulla di tutto questo, ma indovin comunque. Aveva gi visto la Primula Rossa all'opera in precedenza. All'apparenza un lurido sans-culotte, un vero miserabile, ma eloquente, persuasivo, capace con quella sua sottile magia di influenzare una folla come, secondo la sua esperienza, nessun altro era in grado di fare. Riusciva a vederlo con l'occhio della mente; in piedi con la schiena contro la porta della cantina, le massicce gambe allargate, le braccia tese, l che affrontava la torma come aveva sempre affrontato qualsiasi pericolo lo minacciasse, confidando nelle proprie risorse e nella propria impudenza. Il prigioniero derelitto era ben conscio che ancora una volta una folla era stata manovrata da quell'audace avventuriero, come altri erano stati manovrati da lui a Boulogne e Parigi, ad Asnires e Moisson. Vide quelle scene passargli davanti come in un sogno, e come in un sogno ud dei passi pesanti percorrere ancora una volta i gradini di pietra, ma questa volta diretti verso il piano di sopra. Ud le chiacchiere e le risate farsi sempre pi indistinte, e infine smorire del tutto. La marmaglia se n'era andata, ma che ne sarebbe stato di lui ora? Lo avrebbero lasciato l a morire di stenti, rinchiuso in cantina come un cane selvatico o un gatto? No! Si sentiva ben certo di non dover temere quel genere di vendetta per mano dell'uomo a cui aveva dato la caccia con tanto implacabile odio. Istintivamente, pag il proprio tributo al pi valente avversario contro il quale avesse mai impegnato il proprio ingegno.
E cosa, allora? Venne lasciato l a domandarselo; per quanto tempo, non lo sapeva. Erano stati pochi minuti, o parecchie ore? Poi ancora una volta ud quella chiave arrugginita grattare nella serratura, e ancora una volta si trascin sul pavimento, per allontanarsi dalla porta. Una lama di luce gialla gettata da una lanterna tagli l'oscurit della sua prigione, la porta venne aperta, e quell'odiosa voce derisoria disse: "Compagnia per voi, mio caro Monsieur Chambertin!" E un fagotto, che si rivel un uomo avvolto in un mantello e che sotto a quello indossava l'uniforme della Gendarmerie Nationale, venne spinto nella cantina e atterr accanto a lui sulla paglia umida. L'umile sergente della Gendarmerie non aveva avuto sorte migliore del potente e influente membro del Comitato di Salute Pubblica.
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CAPITOLO 24.
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Una strana proposta.
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Dopo un certo tempo Ccile avvert gradualmente che si stava come risvegliando da un orribile sogno, nel corso del quale tutti i suoi sensi erano stati torturati. Occhi, orecchie, narici, oltraggiati da cattivi odori e parole ribalde, e dalle crudeli buffonate di quella folla. Poi tutt'a un tratto vi fu silenzio, quasi pace. Il fracasso di quella torma indisciplinata - grida, canzoni e pestar di piedi - stava lentamente spegnendosi. Alcuni dispersi, che avevano ceduto alla curiosit, uscivano in quel momento dalla stanza. In un angolo lontano Franois lottava per rimettersi in piedi, stordito, con l'aspetto di un uomo spezzato nel corpo e nello spirito. Barcoll fino alla porta nascosta dalle tappezzerie che conduceva al vestibolo del boudoir, e nel farlo urt con il piede il suo frustino da equitazione, spaccato in due. Lo fiss con aria assente, quasi non sapesse cos'era n perch stava in quel punto; poi oltrepass la soglia e si chiuse la porta alle spalle.
Pradel e Ccile erano soli.
Ed erano entrambi in silenzio. Trattenuti. Avrebbe desiderato dirgli qualcosa, ma in qualche modo le parole non volevano uscire. Sapeva talmente poco di quell'uomo che, a tutti gli effetti, aveva salvato la sua sanit mentale. A un certo momento, nel corso di quella folle sarabanda, si era sentita impazzire; poi lui era arrivato, e lei aveva avvertito un senso di sicurezza discenderle sull'anima. Ma perch dovesse sentirsi confortata, non avrebbe saputo dirlo. Sapeva che lui l'amava, o che perlomeno l'aveva amata fino a quello spaventoso momento nel quale aveva subito un terribile oltraggio per mano di suo fratello. Non poteva continuare ad amarla, dopo quello. Non poteva. Doveva per forza odiare lei e tutta la sua famiglia. Ma se li odiava, perch arrivare facendo di corsa tutta la strada da Choisy e impedire a quella moltitudine isterica di farle fisicamente del male? Non v'era modo di ignorare il fatto che lui era arrivato facendo di corsa tutta la strada da Choisy, e che aveva salvato lei, maman e Franois dal disastro. Allora perch appariva cos distaccato, cos totalmente indifferente? Il suo volto era privo di espressione; soltanto l'orrenda cicatrice risaltava sulla fronte pallida. Lei odiava la vista di quello sfregio, ma non riusciva a impedirsi di guardarlo, pensando: "Quanto deve odiarci tutti!" Ovviamente, apparteneva al partito che aveva deposto il Re e proclamato la Repubblica; quella, in effetti, era la principale lamentela di Franois contro di lui. Non lo aveva mai udito discutere di politica, e lei e maman facevano una vita tanto ritirata da non sapere molto. Lei detestava tutti gli assassini e i regicidi - oh! i regicidi soprattutto! - ma per qualche motivo non credeva che Pradel fosse uno di loro. Anche prima dell'inizio di quella spaventosa rivoluzione aveva sempre speso la maggior parte del suo tempo - e, diceva la gente, delle sue finanze - per fare del bene ai bisognosi e mantenere l'ospedale infantile a Choisy. Ccile questo lo sapeva; in passato aveva perfino fatto del suo meglio, per quel poco che poteva, per aiutarlo in alcune di quelle attivit caritatevoli, quando gliene era giunta notizia. No, no, un uomo di quel genere non era un assassino, n un regicida. Ma era tutto ben sconcertante. Soprattutto perch lui non parlava n faceva una mossa; apparentemente stava lasciando l'iniziativa a lei.
E alla fine, lei si sent in grado di prenderla. Domin quell'assurda diffidenza e govern la propria voce meglio che poteva.
"Vorrei sapere come ringraziarvi, Monsieur le Docteur," esord. "Avete salvato la mia ragione. Penso che, se non foste intervenuto quando lo avete fatto, sarei impazzita."
"Non andava male fino a questo punto, ritengo, cittadina," rispose lui con il fantasma di un sorriso.
A Ccile piaceva il suo sorriso. Era un sorriso gentile. Ma odiava che l'avesse chiamata "cittadina". A quella parola si irrigid, continuando in tono pi freddo: "Avete una notevolissima influenza sulla popolazione di qui. Vi amano."
"Non sono brutta gente, davvero," disse lui, e poi aggiunse, dopo una pausa di un istante: "Non ancora."
" strano come abbiano seguito tutti quel violinista. Lo avete veduto?"
"S!"
"A me non  parso nemmeno umano. Semmai un gigante uscito da una fiaba. Avete udito quel che gli diceva quel buffo ometto in nero?"
"Ho sentito, cittadina, ma sfortunatamente non l'ho capito. Ha parlato in inglese, ritengo."
"S! E ha chiamato il violinista "mia valorosa Primula Rossa"."
"Ma come sarebbe?"
"Non avete mai sentito parlare della Primula Rossa?"
"Soltanto come di un personaggio mitico."
"Esiste davvero, per.  stato lui..."
S'interruppe bruscamente; era stata sul punto di nominare l'abate Edgeworth e la sua fuga da La Rodire. Ancora non avevano ricevuto notizie sulla situazione del vecchio sacerdote, e finch non fosse stato definitivamente certo che era sano e salvo in Belgio, il segreto di quella fuga non andava rivelato a nessun costo. Con suo enorme sbalordimento, tuttavia, fu Pradel stesso ad alludervi.
"A organizzare la fuga del nostro comune amico, l'abate Edgeworth, intendete?"
"Lo sapevate?"
"Era soltanto un'intuizione."
"E io vi posso dire che  stata proprio la spia inglese che chiamano la Primula Rossa a organizzare tutto per la sicurezza dell'abate."
"Allora perch lo chiamate spia? Una parola orrenda, mi sembra, per il nobile lavoro che sta facendo."
"Su questo avete ragione, Monsieur le Docteur.  sempre bene servire il proprio paese, o servire l'umanit, in quella che ci pare la maniera migliore. Ho usato la parola spia solamente perch la Primula Rossa, cos ho sentito dire, non si fa mai vedere come se stessa, ma sempre sotto mentite spoglie. Per questo ho pensato che il violinista..."
"S, cittadina?"
Lei scosse la testa.
"No, no," disse poi, "non pu essere. Lui non ha fatto alcun tentativo di salvarmi da quelle donne spaventose. Suppongo ritenga che quass non siamo in immediato pericolo. Voi pensate che lo siamo?" aggiunse poi, quasi brusca, guardandolo con improvvisa paura.
Pradel non rispose. Che poteva dire? In effetti, in giro per Choisy si sapeva che l'arresto degli aristos su a La Rodire era solamente questione di ore. Era per quello che lui aveva fatto tutta la strada di corsa fino allo chteau, in preda al terrore non tanto per quella folla rumorosa, quanto per il decreto del Comitato di Salute Pubblica, e per l'ineluttabile Gendarmerie Nationale.
"Non m'importa di me stessa," Ccile continu dopo un attimo due, "ma maman e... e... Franois... so che voi lo odiate, e oso dire che lui merita il vostro odio. Per  mio fratello... e maman... Non penserete che oserebbero fare qualcosa a maman...? Non lo pensate, vero?"
Non riusc a continuare, perch le lacrime la stavano soffocando. Gli diede le spalle, quasi vergognandosi che lui potesse vedere quelle lacrime, e and alla finestra. Rimase per un po' sotto l'arco, prima guardando nel vuoto, poi, gradualmente, facendosi consapevole di ci che stava avvenendo pi in basso. La scalinata esterna e il lungo viale erano affollati di quella stessa abominevole moltitudine che l'aveva insultata e umiliata prima dell'arrivo di Pradel. Si stavano avviando tutti come un sol uomo, parecchio di buon umore, decisamente rumorosi, ancora cantando e gridando. Le ombre della sera si allungavano in fretta. Erano quasi le cinque, e se ne stavano andando tutti a casa, pronti a raccontare le loro molte avventure agli operai non appena fossero usciti dalle fabbriche, e ai pochi che non avevano avuto la fortuna di unirsi ai divertimenti di quel memorabile pomeriggio. Le cinque in punto, ed erano state le tre e mezzo quando quella massa umana indisciplinata aveva invaso lo chteau. Un'ora e mezza di tortura mentale; a Ccile era parsa un'eternit. E ora se ne stavano andando. Il silenzio avrebbe regnato ancora una volta nella dimora ancestrale dei La Rodire, il silenzio, ma non la pace, perch da quel momento in poi il terrore della morte sarebbe stato sempre presente tra quelle mura... quel timore senza nome che invade le notti, scaccia il sonno, e risolleva la testa a ogni parola casuale pronunciata da labbra incaute: arresto, denuncia, imprigionamento, ghigliottina.
La ghigliottina! In un certo senso l'aveva temuta per anni, ma soltanto in maniera vaga, come qualcosa di orribile che pu accadere agli altri: agli amici, persino ad un Re, ma non a se stessi. Ma ora eccola l, proprio l, sulla soglia. E v'era da pensare a maman, che era anziana, e a Franois che era avventato....
"Cittadina!"
Cittadina! Un'altra di quelle parole casuali che facevano stringere il cuore per una paura senza nome; ma riscosse Ccile de la Rodire dal suo umor cupo. Il rumore della folla in basso si stava facendo sempre pi debole. La maggior parte della massa gi non era pi in vista. Se ne erano andati abbastanza tranquillamente, e ora si vedevano soltanto pochi ritardatari avanzare lungo il viale nell'oscurit che aumentava; uomini che zoppicavano, e donne pi deboli delle altre.
"Cittadina!"
Quella voce era gentile; rauca, forse, e autoritaria, ma cionondimeno gentile. Pradel le si era avvicinato. Era stato lui a pronunciare quella parola. Ccile si volse a guardarlo.
"S, Monsieur le Docteur?"
"Poco fa mi avete rivolto una domanda diretta, e io avrei dovuto rispondervi immediatamente, sapendo che sareste stata fiera e coraggiosa. Ma volevo che vi riprendeste un poco. Siete giovane, e ne avete passate molte.  naturale che abbiate i nervi tesi. Allo stesso tempo, per, sento che per voi e i vostri  meglio sapere la verit."
"La verit?"
"Le autorit a Choisy hanno deciso di arrestare vostra madre, vostro fratello, voi stessa e i vostri due servitori. Non appena ho saputo di questa decisione sono corso qui per vedere cosa potessi fare, come singolo individuo, per salvarvi. Ero gi intenzionato a venire, perch sapevo che avrei potuto fare molto per impedire a una massa di deboli e irresponsabili di combinare pi di quel che forse vi ha spaventata; e sarei giunto qui prima, soltanto che non potevo lasciare l'ospedale, dove mi stavo occupando di un caso veramente serio. Ringrazio il cielo di non essermene potuto andare prima, e di essere stato costretto a recarmi al municipio, dove per puro caso ho saputo che il Comitato di Salute Pubblica aveva ordinato il vostro arresto, su istanza di uno dei suoi membri, e che l'ordine sarebbe stato eseguito nel giro di ventiquattro ore."
Ccile aveva ascoltato tutto questo senza il minimo movimento, senza dare alcun segno di aver compreso il significato di ci che le aveva appena detto. Si era girata verso di lui, e mentre lui parlava il suo sguardo non aveva mai vacillato. Lo guardava dritto negli occhi. Oramai nella stanza era quasi buio; soltanto l sotto l'arcata della finestra indugiava la luce della sera, in un ultimo raggio, sulla snella figura del dottor Pradel. Nemmeno per un secondo Ccile de la Rodire dubit che le stesse dicendo la verit.
Non avrebbe potuto spiegare nemmeno a se stessa come facesse a saperlo, ma era assolutamente certa che nel parlare di quello spaventoso, mortale pericolo per coloro a cui lei teneva, le stava dicendo la verit.
Per un po' di tempo, dopo che Pradel aveva terminato di parlare, Ccile continu a non dire nulla e non muoversi. Lentamente la portata di ci che le aveva detto fece presa sulla sua mente. L'arresto! Nel giro di ventiquattro ore! Significava la morte, ovviamente. La ghigliottina per tutti loro. Per maman e Franois, per Paul e Marie. La ghigliottina! Quell'orribile cosa che era accaduta agli altri, e persino al Re. E ora, anche a lei!
Pradel, ovviamente, attendeva che parlasse. Come per lei, anche per lui il mondo era come sbiadito. Il tempo pareva immobile. Ogni cosa attorno a loro era avvolta nella tenebra, che si fondeva con uno strabiliante silenzio. E d'improvviso, in quel silenzio, arriv un suono curiosissimo; il rauco grattare del budello di gatto di un comune violino.
"Au clair de la lune
Mon ami Pierrot!"
La vecchia canzoncina, molto stonata perch suonata da mano inesperta, riusc ad allentare la tensione dei suoi nervi. Ccile era talmente giovane, ed era stata tanto felice sino a che quella spaventosa calamit non era piombata su tutti loro. Era iniziata quattro anni prima con la morte del padre che adorava; e poi, al ritorno, dopo il funerale, avevano trovato la casa ridotta a una rovina, e tutti i vecchi servitori svaniti, eccetto Paul e Marie. Poi l'assassinio del Re. E ora questo. Di certo, di certo qualcosa si poteva fare per salvare coloro che lei amava dal disastro e dalla morte.
"Dottor Pradel," mormor implorante, "non si pu far nulla?"
"S, cittadina," replic lui con freddezza; "qualcosa si pu fare, e sta a voi farlo. Io vi ho detto il peggio; ma ritengo sinceramente che sia in mio potere tirar fuori da questo guaio voi, la vostra famiglia e i vostri due servitori. Se ho ragione nel crederlo, allora dovr ringraziare Dio in ginocchio per il privilegio di potervi essere di qualche utilit. Posso proseguire?"
"Se lo desiderate, Monsieur."
"Temo che ci che sto per dirvi vi sconvolger, vi ferir, forse, nei vostri pi cari pregiudizi. Credetemi, se solo potessi vedere un altro modo di evitare questa terribile calamit, sceglierei quello. Come forse saprete, ho una certa influenza nel comune; insufficiente, alas! a ottenere un salvacondotto per voi e per i vostri cari ora che  stato stilato un ordine d'arresto da un membro del Comitato di Salute Pubblica... per, lo potrei richiedere per mia moglie."
Ccile non riusc a reprimere un ansito, n ad attenuare il grido: "Vostra moglie, Monsieur?"
"Vi prego di non fraintendermi," continu calmo Pradel, anche se a quel grido di protesta sul suo volto si era stesa un'ombra, lasciandolo pi serio, pi severo di quanto non fosse stato prima. "Per un recente decreto dell'attuale governo, il matrimonio tra due cittadini di questo paese significa soltanto andare di fronte al sindaco del comune e una volta l recitare certe formule che li legheranno in matrimonio per un tempo breve o lungo quanto essi desiderano. Se voi decideste di recarvi a questa cerimonia con me, io vi giuro che nessuna mia colpa vi darebbe mai motivo di pentirvene. Una volta che sarete formalmente mia moglie io, come importante membro di questo comune, potr proteggere voi, la vostra famiglia e i vostri servitori fino a che non trover un espediente per farvi uscire tutti da questo sventurato paese, verso la Svizzera o il Belgio, dove potrete rimanere fino a che questi tempi tormentati non saranno passati. Fino ad allora potrete rimanere tutti sotto il mio tetto come onorati ospiti. Sono un uomo occupato, quasi mai a casa. Quasi non mi vedrete, non avrete mai bisogno di parlarmi, a meno che non lo desideriate. Ed ora, con il vostro permesso, vi lascio a riflettere su tutto in tranquillit e, forse, consultarvi con la vostra famiglia. Domani alle dieci in punto ritorner per sentire la vostra risposta; andremo insieme agli uffici amministrativi, oppure porger a voi e alla cittadina vostra madre il mio rispettoso addio."
E con quelle parole se ne and. Ccile non lo ud nemmeno attraversare la stanza per scendere al piano di sotto. Tutto ci che sent furono le strofe di quel violino sgangherato, e un basso canticchiare senza parole; il vecchio, vecchio ritornello...
"Ma chandelle est morte.
Je n'ai plus de feu.
Oubre moi ta porte.
Pour l'amour de Dieu!"
Ebbene! La porta era effettivamente aperta, e attraverso quella poteva passare dalla paura della morte alla sicurezza promessa per tutti coloro che amava. Oh! Se si fosse trattato soltanto di lei stessa, non avrebbe sprecato nemmeno un attimo di riflessione per quell'oltraggiosa proposta.
Oltraggiosa? Ma era davvero oltraggiosa? Una proposta formulata in termini di dignitoso rispetto, e calcolata per salvaguardare le vite di tutti coloro a cui lei teneva, non poteva, in tutta onest, venir condannata come oltraggiosa. Audace, forse; unica, di certo: nessuna fanciulla, supponeva lei, aveva mai ricevuto una proposta di matrimonio tanto straordinaria. Ma in effetti anche l'uomo che l'aveva fatta era audace, e la situazione, com'era ovvio, unica. N poteva dubitare di lui, anche solo per un istante. Fin dal primo momento v'era stato qualcosa nel suo contegno, nel modo in cui parlava, che portava il sigillo dell'assoluta verit. No, decisamente non dubitava di lui. Il pericolo, lo sapeva, era ben reale; la via d'uscita, ne era convinta, era l'unica possibile. Le dispiaceva, ora, che Pradel se ne fosse andato tanto in fretta. C'erano cos tante cose che le sarebbe piaciuto chiedere. La decisione che le toccava prendere era una che avrebbe dovuto essere presa sul momento, di slancio. Il ritardo le avrebbe inflitto una lunga notte insonne per i nervi tesi. E poi, c'era la grande domanda. Doveva consultare maman, oppure metterla di fronte a un fatto compiuto? E v'era anche Franois. Lui, con l'impulsivit della giovinezza e dei pregiudizi, avrebbe detto "meglio la morte del disonore", e avrebbe considerato quell'accordo una macchia perpetua sullo stemma dei la Rodire.
Era tutto terribilmente sconcertante. Le risal dal cuore un profondo sospiro, e non era un sospiro di tristezza. Non comprendeva i propri sentimenti. Non interamente. Tutto ci che sapeva era che avrebbe voluto che Pradel non se ne fosse andato via tanto in fretta.
Pens, tuttavia, che sarebbe stato meglio tornare da maman, ora. In effetti, non avrebbe dovuto lasciarla sola tanto a lungo. Per maman aveva con s Franois, e anche Marie e Paul, probabilmente. Mentre lei, Ccile, era sola. Non aveva nessuno a consigliarla, nessuno che la aiutasse ad analizzare quella strana mistura dentro di lei, fatta di dubbio e paura e s, anche di esaltazione, e che era cos inspiegabile, cos strana, cos diversa da qualsiasi cosa avesse mai provato prima. E perch Pradel le aveva fatto una tale proposta? Lui l'amava. Era donna abbastanza da saperlo. E allora perch...? Perch non...? Ancora una volta sospir, come desiderando di essere pi adulta, con pi esperienza riguardo agli uomini... o riguardo agli innamorati.
E cosa, in nome di Dio, cosa avrebbe detto a maman e a Franois?
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Libro 4: Il traditore.
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CAPITOLO 25.
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Ammutinamento.
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Nel frattempo, il cabaret pi in l lungo la strada stava facendo ottimi affari. Un buon numero di allegroni, non ancora soddisfatti dall'eccitazione del pomeriggio, si era riversato l per bevande e pettegolezzi. V'era molto di cui parlare, e la compagnia ben presto si divise in gruppi attorno ai vari tavoli; alcuni a discorrere di una faccenda, alcuni di un'altra. A Jacques, il figlio del macellaio, si dava la baia perch aveva permesso alla sua compagna, l'aristo, di farsi portar via dal cittadino dottore.
"Era pi bello lui di te, Jacques," gli dicevano; "ecco il punto."
E Jacques, pieno di vanit come spesso lo sono ragazzi e ragazze sotto la taglia normale, dichiarava enfatico che avrebbe ridotto in ginocchio quella aristo, e che lo avrebbe fatto nel giro di tre giorni.
"E come lo farai, razza di brutto sgorbio?" gli chiesero, sempre in tono bonario.
"La costringer a sposarmi," replic lui gonfiando il petto come un tacchino.
Risate tutt'attorno, e poi qualcuno indag: "Ti metterai a far l'amore con l'aristo?"
"Proprio cos."
"E la chiederai in sposa?"
"S!"
"E se lei dice di no?"
"Se dice di no, io la avvertir che posso andare dritto dal Commissario Capo a denunciare lei e tutta la sua famiglia come traditori, e questo vorrebbe dire la ghigliottina per tutti quanti. E adesso che mi dici?" concluse con una ridicola aria di trionfo.
"Una splendida idea, Jacques," comment allora una voce stentorea, e una mano non troppo gentile gli diede una vigorosa pacca sulla schiena. "E noi suoneremo la marcia nuziale al matrimonio."
Era il violinista, appena entrato con gli altri suonatori. A quanto pareva avevano accompagnato la massa fino a Choisy e poi, sentendosi tristemente assetati, erano ritornati l al "Chien sans Queue", che per bere qualcosa era molto pi vicino rispetto al primo cabaret in direzione opposta. Di certo avevano un'aria molto stanca, molto sporca e molto inaridita, cosa che stupiva ben poco, dal momento che erano stati in ballo, marciando con la folla e soffiando nelle loro trombe, fin da prima di mezzogiorno. Apparentemente, povere anime, non avevano denaro, perch pur sostenendo di aver la bocca secca come una fornace per la calce non ordinarono da bere, ma andarono invece a mettersi in un angolo della stanza e iniziarono ad accordare i loro strumenti. Il che significa che fecero quel genere di rumore che normalmente si associa, nei concerti, con il fatto di accordare gli strumenti; ma, una volta terminato quel procedimento e iniziato a intonare quella che si poteva chiamare una melodia, i suoni che i loro strumenti emisero non avevano nulla a che vedere con qualcosa di armonico. Pareva comunque che compiacessero le orecchie poco sofisticate del pubblico; oppure, forse, l'umore per canzoni e gaiezza ancora non era svanito. Certo  che quando iniziarono le note della sempre popolare "Il tait une bergre" il coro le riprese con lo stesso gusto di prima, e vi fu un gran picchiar di mani e di boccali di latta sui tavoli. Ma quando le tribolazioni della pastorella e del suo gatto furono state proclamate in musica dall'inizio alla fine una, due e tre volte, e quando i suonatori, pi stanchi e assetati che mai, incaricarono il loro violinista di fare il giro reggendo il berretto frigio in un muto appello per qualcosa con cui pagare le bevande, l'intera folla scopr all'improvviso che si stava facendo tardi, e che a casa li attendevano mogli e madri. E vi fu un coro di:
"Chi l'avrebbe mai detto che era gi ora di cena?"
"E che notte buia, per giunta."
"Se non vado a casa la mia vecchia si arrabbier come una gatta."
"Fai la strada con me, Henri?"
E uno per uno, a gruppi di tre o quattro, uscirono tutti dal "Chien sans Queue". Nel berretto frigio erano stati gettati soltanto sei soldi. Polycarpe, il proprietario, rimase per qualche tempo sulla porta d'ingresso a scambiare saluti con i clienti che se ne andavano. Sua moglie, la giunonica Victoire, stava raccogliendo i boccali vuoti nella sala da mescita. Il violinista mise il braccio attorno a quell'ampia vita e se la tir sulle ginocchia tra risatine e sorrisetti; lei gli diede un leggero schiaffo in viso, con giocosit elefantina.
"Non ce la faresti a scappare via con me in spalla come hai fatto con quel povero ometto questo pomeriggio."
"Quello era solo una sporca spia," ribatt il violinista, "ma se mi sfidi, mia Giunone, far un tentativo anche con te."
"Portami di sopra, allora, fino in camera mia," disse lei con un sorriso civettuolo. "Sono stanca come un cane dopo tutto quel ballare, e a finir di pulire pu pensarci Polycarpe."
"E se lo faccio che cosa mi dai?"
"Da bere gratis, bellezza," replic lei, pizzicandogli le guance con le dita carnose, "se non mi fai cadere per via."
Con sua grande meraviglia e altrettanta delizia il violinista la sollev, non come se fosse una piuma, certo, e nemmeno una balla di merce, ma la tenne fra le braccia e la trasport non solo fino alla porta, ma su per la stretta rampa di scale, dopo la quale lei lo indirizz alla propria camera, dove chiese di venir deposta sul letto, che sotto quel peso emise un forte scricchiolio. Nel vederlo cacciare uno sbuffo di stanchezza le venne da ridere.
"Peso cento chili," disse con un certo orgoglio.
"Sono sicuro che  vero," si sent disposto ad ammettere lui. Ma gli sguardi provocanti che la dama rimbalzante gli stava lanciando lo spinsero a girare immantinente sui tacchi. Mentre scendeva le scale la sent gridare, rivolta al marito: "Polycarpe! Mi ha portata fino al piano di sopra tenendomi in braccio! Questo s che  un vero uomo!"
Polycarpe se ne stava ai piedi della scala con in viso un'espressione di comica meraviglia. Era basso e scarno, con la testa calva come un uovo, e occhi stanchi cerchiati di viola.
"Dai un giro di bevute gratis ai suonatori," gli ordin la sua signora.
E cos poco dopo vi furono cinque musicisti affaticati seduti attorno a uno dei tavoli in un angolo della sala da mescita del cabaret "Le Chien sans Queue". E con loro v'era il cittadino Polycarpe, il proprietario, che in quel momento se ne stava semisdraiato sul tavolo con la testa tra le braccia, e russava come un tricheco. Il violinista si chin su di lui, gli gir la testa e, con dita delicate bench molto sporche, gli sollev una palpebra.
"Sbronzo come un lord," dichiar; "quella roba  molto potente."
Teneva in mano una bottiglietta, che si infil di nuovo in tasca.
"E la gargantuesca dama al piano di sopra," continu, "sta dormendo il sonno dei giusti. Quindi, non appena arriva Devinne, possiamo occuparci dei nostri affari."
" arrivato," disse uno degli altri. "Sono sicuro di aver sentito i suoi passi qua fuori."
Si alz e and alla porta, chiamando a bassa voce nella notte: "Devinne! Via libera!"
Poco dopo St. John Devinne entr. Indossava abiti ordinari, aveva viso e mani puliti, ma anche se normalmente il suo aspetto non avrebbe attirato l'attenzione, l in quella squallida mescita tra i suoi amici tutti luridi e coperti di stracci aveva un'aria stranamente incongrua e come stonata. Un paio di occhi pigri, dall'espressione lievemente sarcastica, lo guardarono dalla testa ai piedi. Devinne colse quell'occhiata, e gli sal alle guance un lieve rossore; non osava incontrare lo sguardo del suo capo. Si accomod al tavolo rimanendo il pi lontano possibile dalla forma scomposta di Polycarpe, il degno proprietario.
"Posso sapere che cosa  successo questo pomeriggio?" domand asciutto.
"Certo che puoi, mio caro," replic Blakeney. "Tieni," aggiunse poi spingendo verso di lui un boccale e una fiasca di vino, "bevi qualcosa."
"No, grazie."
Sir Andrew Ffoulkes, il giovane dandy, era occupato a lucidare una tromba di latta. Sollev lo sguardo dal proprio lavoro e lanci un'occhiata al suo capo, che gli fece un leggero cenno con la testa; al che procedette a fornire un breve riassunto dei movimentati avvenimenti allo chteau.
"Pensavo che vi fosse qualcosa del genere nell'aria," disse Devinne con secco sarcasmo, "altrimenti non sarei stato spedito a Parigi per una commissione tanto futile."
Dopodich, per un attimo o due nella stanza vi fu un silenzio assoluto. Lord Tony strinse i pugni fino a che le nocche non gli si sbiancarono. Glynde strinse i denti a fatica, come per soffocare le parole che gli erano risalite alla gola. Guardarono tutti il loro capo, che non aveva mosso un muscolo, non si era nemmeno accigliato. E lui fece una leggera risata.
"Bevi qualcosa, Johnny," disse poi; "ti far bene."
Sir Andrew soffi nella sua tomba di latta, una specie di esplosione sommessa, e Tony, Glynde e Hastings imprecarono sottovoce. Ma per il momento la tensione si era allentata, e subito Blakeney riprese, dicendo semplicemente: "Quella commissione, ragazzo mio, non era futile. Uno di noi doveva far sapere a Galveston e Holte che dovranno venire a incontrarci alla base sulla strada che va da St. Gif a Le Perrey, in un qualche momento delle prossime ventiquattro ore. Saresti stato pi saggio, ritengo, per il loro bene cos come per il tuo, a scegliere un travestimento che spiccasse meno, ma te la sei cavata comunque, deduco, quindi non dir un'altra parola al riguardo."
"S! Me la sono cavata benissimo," borbott scontroso Devinne. "Non sono uno sciocco."
"Ne sono certo, mio caro ragazzo," replic Blakeney, ancora molto calmo, anche se, per quelli che lo conoscevano intimamente come Sir Andrew Ffoulkes o Lord Tony, v'era giusto un soupon di durezza nel tono della sua voce di solito tanto gradevole. "Ad ogni buon conto, ti  stata risparmiata la dolorosa vista dei tuoi amici di La Rodire derisi da quella torma indisciplinata."
"Gi! Dannazione a loro!"
"E poi lo sai, Johnny, proprio non sei un musicista. Ora, avresti dovuto sentire Ffoulkes alla sua tromba, oppure Hastings, che faceva da secondo violino; sono stati dannatamente meravigliosi, te lo dico io. Se non avessi paura di svegliare la mia Giunone del piano di sopra ti fornirei un esempio della nostra performance, fino al momento in cui il nostro amico Monsieur Chambertin  comparso sulla scena."
"A proposito," intervenne Lord Tony, "che ne hai fatto alla fine di quel degno uomo?"
"Ho chiuso a chiave lui e il suo sergente in cantina. Non far loro del male patire un po' la fame. Sistemeremo le cose perch vengano lasciati andare non appena saremo certi che non possono farci alcun danno."
"E suppongo che toccher a me di occuparmene," borbott Devinne irritato.
"Questa s che  una buona idea, Johnny," replic Blakeney con imperturbabile buonumore. "Splendida! Ma su, rallegrati, ragazzo mio. Abbiamo un magnifico lavoro davanti a noi. Quando l'alba sorger su quelle colline saremo pronti per uno sport degno degli di. Lo sport che tutti voi amate. Correre a rompicollo per le campagne, salvando quei poveri innocenti dai lupi che ci staranno ululando alle calcagna. Diamine! Vi sentirete voi stessi come di. Avrete vissuto, tutti voi. Vissuto, vi dico! Mio Dio, Ti ringrazio per quest'opportunit, ecco che cosa direte."
Mentre la voce squillante di quell'avventuriero dal cuor leggero risuonava contro le travi della vecchia mescita, il proprietario, Polycarpe, sollev la testa per un attimo, si guard attorno con occhi annebbiati, poi la lasci ricadere di nuovo con un russare tonante. Si misero tutti a ridere come scolaretti e l'atmosfera si fece per cos dire sovraccarica dello spirito di quei giovani scavezzacolli, pronti a mettere in gioco la vita per ci che Blakeney aveva definito uno sport degno di di. Ed era tanto magnetica la personalit del loro leader, il pi grande e pi altruista cavaliere errante che avesse mai abbellito le pagine della storia, che persino il ribelle Devinne ne avvert il potere e ascolt, come avvinto da un incantesimo, i progetti del suo capo.
In quel momento Sir Percy se ne stava nella sua posa preferita, appoggiato alla parete, con di fronte cinque paia d'occhi splendenti e i suoi fissi su qualcosa che lui soltanto vedeva, qualcosa ben al di l di quelle quattro squallide mura; l'aperta campagna forse, la corsa a rompicollo che attendeva lui e i suoi seguaci... oppure il giardino fiorito di Richmond, le rive del Tamigi, gli azzurri occhi di Marguerite, che lo chiamava chiedendogli di ritornare fra le sue braccia? Gett la testa all'indietro e rise. S! La sua adorata moglie lo chiamava persino in quel momento; ma lo stavano facendo anche quegli innocenti allo chteau, tre donne e un uomo anziano... E ve n'erano degli altri anche, e dei bambini! Buon Dio del cielo! Uno non poteva permettere che bambini, donne e vecchi venissero macellati senza fare quel che gli riusciva per aiutarli! Marguerite, mia amata, dovrai attendere! Ritorner da te, a suo tempo, quando avr terminato il lavoro che il destino, oppure Dio in persona, ha progettato per me.
"Ricorderete," riprese, dopo un momento di pausa nel quale pareva avesse riordinato le idee, "che c' stato un momento in cui mi sono lasciato superare e sono rimasto indietro, ufficialmente per mettere una corda nuova al violino. Mi sono nascosto in quei fitti cespugli subito dopo i cancelli, e dopo qualche minuto, forse cinque, ho sentito la tanto gradita voce del nostro caro Monsieur Chauvelin. Ha dato il benservito all'egregio agitatore, Conty, e poi ha chiamato un soldato che con tutta evidenza stava aspettando lui, e gli ha dato istruzioni per un piano dannatamente ben concepito che concerneva l'arresto dell'intera famiglia dei La Rodire e dei loro servitori, e la cattura del vostro onorevole amico qui presente. Io sono riuscito a sentire ogni parola. Ho scoperto che una squadra della Gendarmerie, trenta persone, stava appostata nelle stalle, e che a un certo segnale dato dal mio simpatico amico si sarebbero spostati nello chteau e poi sarebbero rimasti in attesa di ordini ulteriori. Non appena quelle due canaglie si sono separate, Chauvelin andando dritto allo chteau e il sergente a trasmettere i propri ordini, io sono sgattaiolato fuori dai cancelli e sono venuto qui.
"Il degno proprietario Polycarpe , ovviamente, un nostro vecchio amico. In quel momento il posto era deserto. Mi sono fatto dare un paio di otri di vino, e in quello ho versato una buona misura di questa roba tanto potente che mi ha recentemente passato il nostro splendido amico Barstow di York. Guardate il nostro vecchio Polycarpe; vedete bene che magnifico sonno induce. Con un otre per mano, e il violino e una manciata di boccali appesi a una spalla, me ne sono andato alle stalle, dove, come potete immaginare, mi hanno dato un caloroso benvenuto. Sono rimasto l giusto quel tanto che bastava per vedere il vino versato e distribuito in giro, e poi sono sgattaiolato fuori, chiudendo a chiave dietro di me le stalle e la rimessa delle carrozze. Dopodich mi sono riunito a quell'allegra torma nello chteau. Il resto lo sapete, quindi per quanto riguarda il passato abbiamo chiuso. Adesso passiamo al futuro. Datemi da bere un po' di quest'abominevole aceto e continuo."
Uno di loro vers il vino, e un altro gli pass il boccale. Lui mand gi senza nemmeno fare una smorfia; probabilmente non si rendeva nemmeno conto di che sapore avesse il vino locale fornito da Polycarpe. Ad ogni modo, prosegu il discorso.
"Poco prima dell'alba andremo a La Rodire. Ho in tasca la chiave delle stalle, e intendo servire di nuovo da bere a quei simpatici soldati. Questo li manterr tranquilli fino al mattino inoltrato. A quel punto noi saremo ben lontani. Requisiremo parte del loro equipaggiamento, cosa che ci risparmier la fatica di andare fino alla base a prendere il nostro. Ci ho pensato bene e, come vi ho gi detto stamattina, sono ben sicuro che in questa zona del paese, lontani da una grande citt, un falso arresto sia di gran lunga il piano migliore. La fortuna ci ha favoriti, lasciate che ve lo dica, perch qui nel cortile vi sono una carrozza e un tiro a due. Anche questo l'ho scoperto mentre origliavo. Era previsto che servissero a cinque prigionieri. Ora serviranno allo stesso scopo, con due di noi a cassetta e gli altri che gelano seduti in cima, perch far freddo, ve lo garantisco. Non appena effettuato l'arresto andremo verso la strada che porta a St. Gif e Le Perrey. A St. Gif, Galveston e Holte saranno alla nostra solita base, pronti con dei cavalli freschi, in modo da proseguire il viaggio verso la costa."
"Quindi inizieremo solo all'alba?" chiese uno degli altri.
"Poco prima dell'alba. Temo che la notte sar molto buia, eccetto che a rari intervalli, perch dalle montagne sta arrivando un pesante banco di nubi. E a noi serve la luce, dato che dovremo correre come il diavolo finch non avremo superato Le Perrey."
"E andremo alla costa?"
"Fino a quel posticino, Trouville, su questo lato della Loira. Te lo ricordi, Ffoulkes? Ma ne parleremo prima che io vi lasci."
"Non fai tutta la strada con noi?"
"No, solo fino a St. Gif. Non appena vi avr visti sani e salvi lungo quella strada dovr rivolgere l'attenzione a un altro prigioniero, e quello sar un compito difficile. Non nel senso che lo sar materialmente; ma ho la sensazione che Pradel si riveler ostinato. Qui ha il suo ospedale e i suoi poveri pazienti. Come far a persuaderlo che, quando questi assassini avranno finito con lui, il suo ospedale e i suoi poveri pazienti dovranno continuare ad andare avanti in qualche modo?"
Mentre il capo parlava e gli altri, come al solito, pendevano dalle sue labbra trattenendo il fiato, l'espressione di Devinne si faceva sempre pi torva. Fra i suoi occhi era comparso un profondo solco. Una o due volte tent di parlare, ma fu soltanto quando Blakeney fece una pausa che lui d'improvviso picchi il pugno sul tavolo, gridando: "Pradel? Che diavolo intendi?"
"Proprio quel che ho detto, mio caro amico," replic Sir Percy con un aggrottar di fronte a malapena percettibile. "Gli altri hanno capito. Perch tu no?"
"Gli altri? Gli altri? Non m'importa degli altri. Tutto quel che so  che quel bruto insolente di Pradel..."
La snella mano di Blakeney si sollev in un gesto di comando.
"Non chiamare quell'uomo un bruto, ragazzo mio.  una brava persona, e la sua vita  in imminente pericolo, anche se lui non lo sa. Ha un acerrimo e molto influente nemico nella persona dell'avvocato Maurin, che ha montato una falsa accusa contro di lui. Ho scoperto proprio la notte scorsa che il suo arresto  stato finalmente deciso dal Commissario in Capo, ed  solo questione di un paio di giorni, quel che basta perch vengano raccolte delle prove fasulle, suppongo."
"Ebbene, perch no?" ribatt Devinne, accalorandosi.
"Non abbiamo tempo di metterci a discuterne adesso, mio caro," replic Blakeney con imperturbabile pazienza.
"Perch no?"
Nel sentire quella secca sfida al loro capo, nel sentire il tono di voce del ragazzo, la pazienza la persero gli altri, e vi fu un coro che avrebbe dovuto essere di avvertimento per Devinne, perch mentre Blakeney, per quel che lo riguardava, era come suo solito estremamente paziente e comprensivo, Ffoulkes, Tony, Hastings e Glynde non intendevano tollerare un affronto, figurarsi l'insubordinazione.
"Razza di cucciolo!" "Verme insolente! Aspetta finch non ti sentirai il mio guanto in faccia!" "Diamine! Ti torcer il collo!" furono alcune delle minacce e degli epiteti scagliati contro di lui. Ma lui era di quell'umore ostinato in cui l'opposizione ben presto si trasforma in aperta ribellione, e questo a dispetto del fatto che Percy gli aveva messo una mano sulla spalla, decisa ma ancora amichevole.
"Se non sapessi quel che ti passa per la testa, ragazzo mio," disse gentilmente, "ti ricorderei ancora una volta che mi hai promesso obbedienza, proprio come gli altri, in tutte le questioni collegate con la nostra Lega. Non riusciremmo mai a compiere il buon lavoro che abbiamo intrapreso se nel nostro piccolo campo vi fosse un ammutinamento."
Devinne si scroll via dalla spalla quella mano gentile, borbottando cupo: "Oh! Non capiresti mai."
"Cosa? Che sei innamorato di Ccile de la Rodire e geloso di Simon Pradel?"
"Non parlare d'amore, Blakeney. Non sai che significhi."
Una breve pausa. Soltanto un secondo o due, nel corso dei quali una strana ombra parve scorrere su quegli occhi profondi che racchiudevano una tale quantit di emozioni represse, di sofferenza, dubbi, e visioni di un'estasi che forse quell'audace avventuriero non avrebbe mai pi assaporato. Si concesse un rapido sospiro e disse, semplicemente: "Forse no, caro ragazzo. Potresti aver ragione. Ma non siamo qui per discutere di sentimenti, e il coltello che sto per impugnare taglier a fondo nella tua vanit ferita e, temo, far un male terribile. Ccile de la Rodire," continu, e ora il suo tono era molto deciso e stava parlando molto lentamente, lasciando che ogni parola affondasse nella coscienza del giovanotto, "non  innamorata di te e non lo sar mai.  gi mezza innamorata di Pradel..."
Devinne balz in piedi. "Questa  una bugia..." grid rauco, e si sarebbe spinto oltre, solo che Glynde lo colp proprio sulla bocca.
Anche gli altri erano fuori di s per la furia, e lo presero per le spalle con mani pesanti. Lord Tony gli butt in faccia un insulto, e Hastings gli grid: "In ginocchio, razza di..."
Soltanto Blakeney rimase imperturbabile, parlando solamente quando Hastings e Tony avevano quasi costretto Devinne a mettersi in ginocchio; a quel punto disse, con una leggera risata: "Lascia in pace il ragazzo, Hastings. Anche tu, Tony. Quattro contro uno non  una cosa molto sportiva, no?"
Prese fermamente Devinne sottobraccio, lo aiut a rialzarsi e disse a bassa voce: "Non sei del tutto te stesso in questo momento, non  vero, Johnny? Vieni a prendere un po' d'aria fresca. Ti far bene."
Devinne tent di liberarsi, ma era trattenuto dalla presa d'acciaio di Percy, e si trov costretto ad attraversare la stanza con lui. Gli altri naturalmente non interferirono; osservarono il loro capo condurre fuori il recalcitrante Johnny continuando a nutrire la propria indignazione.
"Lo pesterei volentieri, quell'animale," borbott ferocemente Glynde.
"Prego Dio che Percy non si fidi troppo di lui," aggiunse Sir Andrew.
"Lo sapete com' fatto," fu il commento di Lord Tony; " talmente diretto, un tale sportivo lui stesso, che semplicemente non riesce a vedere il tradimento negli altri. Il vecchio duca, il padre di St. John,  una persona splendida, caccia la volpe meglio di chiunque altro io conosca. Percy  suo amico, e proprio non pu concepire l'idea che questo cucciolo non sia una scheggia del vecchio tronco."
"Dovrei uscire a tirargli il collo?" fu il laconico suggerimento di Lord Hastings.
Dal momento che quell'eccellente soluzione delle loro difficolt non poteva venir messa in pratica, a quelle anime leali non rimase che attendere il ritorno del loro capo. Si misero a parlare degli eccitanti avvenimenti della giornata, e degli avvenimenti ancora pi eccitanti di l da venire.
Ogni tanto, per, lanciavano occhiate ansiose in direzione della porta, dalla quale giungeva alle loro orecchie la voce arrochita di St. John Devinne.
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CAPITOLO 26.
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Ribellione.
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All'esterno, in quella notte gelida, stava avvenendo uno strano scontro di volont il cui risultato non fu mai in dubbio nemmeno per un istante. Devinne, oppresso dalla gelosia, aveva perduto sia il senso delle proporzioni che quello della lealt e dell'onore. Non era solamente questione dell'odio di un innamorato per un rivale che disprezzava, era anche la gelosia per il potere e l'influenza del suo capo, contro i cui ordini era deciso a ribellarsi.
St. John Devinne era figlio unico. Suo padre, il vecchio duca di Rudford, un ottimo vecchio sportivo come sapevano tutti, era stato smodatamente fiero di quel figlio natogli quando lui gi aveva passato la mezza et. La madre aveva fatto del suo meglio per viziare il bambino, cedendo a ciascuno dei suoi molti capricci. Quando a suo tempo era andato a scuola lo aveva caricato di regali sia in termini di denaro che di rifornimenti vari, con il risultato che fra i suoi compagni era diventato una specie di piccolo re. Dal momento che il direttore della scuola era scapolo, a occuparsi di lui v'era soltanto una governante, ed era abbastanza astuta da guadagnarsi le buone grazie dell'affettuosa madre, accettando spudoratamente qualsiasi mancia le venisse offerta per dedicare speciali attenzioni al giovane St. John e favorirlo in ogni modo possibile. Il ragazzo era tornato da Harrow ancora pi viziato, e certamente pi arrogante, di quando era partito.
Poi v'era stato un periodo migliore, dal punto di vista morale, quando era ricaduto sotto la diretta influenza del padre. Era diventato un buon sportivo, si dedicava alla caccia alla volpe, era un buon pugile e un buon spadaccino. Durante la stagione degli incontri di societ a Londra e a Bath era il favorito delle signore, perch era un divertente conversatore e un partner elegante nel minuetto. Quando Sir Percy Blakeney, baronetto, accompagnato dalla bellissima giovane moglie, aveva fatto il suo sfolgorante ingresso nella bella societ inglese dopo un lungo soggiorno in Francia, era divenuto il pi alto ideale di St. John Devinne. L'unico obiettivo che il ragazzo aveva nella vita era emulare quel perfetto gentiluomo in ogni cosa. E quando, dopo un po' di tempo, era stato effettivamente ammesso nella cerchia pi intima dei giovani exquisite, i damerini di cui Sir Percy era il leader riconosciuto, aveva sentito che per lui non poteva esservi felicit maggiore.
La Lega della Primula Rossa si era formata gi nell'agosto del '91; anche St. John Devinne venne arruolato come membro e prest giuramento di fedelt, segretezza e obbedienza al capo. Da certa corrispondenza venuta alla luce in seguito  stato possibile determinare che Blakeney in precedenza aveva parlato dei propri progetti per la creazione della Lega con il vecchio duca, perch esiste una lettera, scritta dal duca stesso al suo amico Percy, nella quale si legge:
"Alas, i miei due nemici, l'et avanzata e i reumatismi, mi impediscono di divenire un membro di questa gloriosa Lega a cui state pensando. Sarei stato ben lieto di giurare lealt e obbedienza a voi, mio caro Percy, che amo e rispetto pi di qualunque altro uomo io abbia mai conosciuto. Se d'altra parte provate realmente per me l'affetto che avete cos meravigliosamente espresso nella vostra lettera, allora permettete al mio ragazzo, St. John, di essere uno dei vostri compagni e di prendere al vostro fianco il posto che sarebbe stato mio, fiero di obbedirvi in ogni cosa e di giurarvi lealt, seconda soltanto a quella che deve al suo Re."
St. John Devinne aveva partecipato al salvataggio di Mariette Joly e Henri Chanel a Parigi, a quello di Tourmon-d'Agenays nella foresta di Epone, e ad altre due o tre avventure altrettanto audaci e concluse in altrettanti successi. Gli altri lo avevano sempre considerato un uomo assolutamente leale e un buon sportivo. Soltanto Sir Andrew Ffoulkes, il pi sincero di tutti gli amici, non si era mai davvero fidato di lui.
Era questo, quindi, l'uomo che in quei primi giorni del '93 aveva gradualmente permesso ai propri difetti infantili di avere la meglio sulla sua miglior natura. I diavoli dell'arroganza, dell'ostinazione e della ribellione contro l'autorit erano stati signori del suo sviluppo dalla giovinezza all'et adulta. Erano stati tenuti in scacco nel corso dei primi mesi di una vita pi avventurosa, pi piena e gloriosa di come l'avesse mai sognata; ma ora quei tre diavoli avevano avuto di nuovo il sopravvento su di lui.
"Puoi parlare quanto ti va di farlo, Percy," disse quando si trov solo con il suo capo, "ma non mi indurrai mai a darti una mano in questo tuo piano folle."
"Di quale piano folle parli, Johnny?"
"Rischiare le nostre vite per salvare quel parvenu da ci che gli spetta."
"Stai ancora alludendo a Simon Pradel?"
"Naturalmente. Tu non lo conosci quanto me. Non eri l quando ha imposto le sue attenzioni a Ccile de la Rodire ed  stato sonoramente bastonato da Franois per quel comportamento."
"Si d il caso, mio caro, che io fossi l, e ho visto e sentito tutto quel che  accaduto. Tu mi hai dato del bugiardo, poco fa, quando ti ho detto quello che so essere un fatto: che Ccile de la Rodire  mezza innamorata di Simon Pradel. Il suo  un animo semplice e buono, e non poteva fare a meno di sentirsi toccata da quella silenziosa devozione. Lui ha un piano per salvare lei e la sua famiglia dal disastro... a rischio, secondo la mia opinione, della sua stessa vita."
"Un piano?" ribatt sarcastico Devinne. "Anche lui ha un piano?"
"Un piano," rispose Blakeney pieno di slancio sincero, "che vede come chiave di volta il suo matrimonio con Mademoiselle Ccile."
"Quel diavolo!"
"No, nessun diavolo, mio caro amico, soltanto quel piccolo dio pagano che ha scoccato una freccia anche a te, ma che, ritengo, non ti ha ferito molto a fondo."
"Ad ogni modo, Ccile non si sposerebbe senza il consenso della sua famiglia, e loro non permetterebbero mai una tale dannata msalliance."
"Quella parola non ha molto significato da noi in Inghilterra di questi tempi, quando principesse straniere e duchi si guadagnano da vivere meglio che possono. E come ti ho gi detto, la nostra Lega ha preso Simon Pradel sotto la sua protezione assieme alla famiglia de la Rodire."
"Intendi dire che tu lo hai preso sotto la protezione."
"Mettila cos, se preferisci."
"E che poi... In Inghilterra..."
"Anche in Inghilterra, ovviamente. Non teniamo sempre d'occhio i nostri protgs dopo averli fatti arrivare l?"
"Allora lascia che ti dica questo, Blakeney," ribatt Devinne, reso probabilmente pi audace dalla pazienza con cui il suo capo continuava a parlare; gli pareva lo stesse trattando come un bambino, certamente, ma come un bambino il cui severo maestro avesse un po' paura di lui. "Lascia che ti dica questo, adesso che siamo soli e che quei bulli l dentro non sono qui per interferire: che sono risentito per il modo in cui hai tentato di intimidirmi in questi ultimi giorni. Parli tanto di onore, obbedienza e cose del genere, ma io non sono un bambino e tu non sei il direttore di una scuola. Far tutto quel che posso per aiutarti a salvare Ccile de la Rodire e sua madre, persino suo fratello, anche se di lui m'importa meno che di un soldo bucato. Ma aiutarti a salvare Pradel, questo non lo far. Ed  la mia ultima parola."
Blakeney lo aveva lasciato parlare senza interromperlo. Forse desiderava sondare a quali abissi si spingesse quella slealt, o forse si stava semplicemente domandando cosa dire all'unico figlio di quel suo amico, per riportarlo sulla via dell'onore. La sua capacit di comprensione era infinita. Nel corso degli ultimi due anni si era accompagnato con uomini e donne che appartenevano alla pi bassa feccia della societ; nel perseguire i propri obiettivi si era associato con potenziali assassini cos come con sciocchi mal consigliati, e provava un tale amore per l'umanit che a volte in cuor suo era riuscito a simpatizzare con coloro che la miseria e la fame avevano trasformato in criminali. Ma il caso di St. John Devinne era completamente diverso. Era un gentiluomo, uno sportivo, che quasi nel giro di un batter d'occhi si era fatto cieco ai dettami dell'onore e sembrava pronto a infrangere la propria parola. Per Percy Blakeney, la cui venerazione per l'onore era seconda soltanto a quella che offriva a Dio, quell'atteggiamento e tutte le circostanze relative erano assolutamente incomprensibili. Stava tentando con tutta la pazienza che riusciva a radunare di comprendere, di simpatizzare o, perlomeno, di trovare una sorta di spiegazione per quella che gli pareva una situazione inconcepibile. In tono molto tranquillo, replic: "Guarda, Johnny, tu mi stai dicendo che non intendi dare una mano nel salvataggio di Pradel, che intendi, a tutti gli effetti, andare contro i miei ordini, il che significa mancare alla tua parola d'onore. Ora, questa  una cosa molto grossa, come ti ho gi detto in precedenza. Non la definir in altro modo, dir soltanto che  una cosa grossa. Mi vorresti dire perch stai pensando di farlo? Qual  la tua scusa? O spiegazione? Me ne servirebbe una di ferro, mio caro amico, per far s che io comprenda."
Devinne si strinse nelle spalle.
"Scuse? Potrei rifiutarmi di dartene una, dal momento che non riconosco il tuo diritto di interrogarmi in questo modo. Ma tenter di ricordare che un tempo eravamo amici e che, per quel che mi riguarda, possiamo continuare a esserlo. Ho due ragioni di ferro per le quali rifiuto di rischiare la mia vita allo scopo di salvare Pradel, che  mio nemico. Ha tentato di alienarmi l'amore di Ccile. Grazie al cielo non ha avuto successo, ma ha tentato e continuer a tentare una volta che sar fuori da questo paese, al sicuro in Inghilterra. E tu ti aspetti che io lo aiuti in questo? Devi considerarmi uno sciocco. L'altra ragione  che secondo la mia opinione dobbiamo concentrarci sul salvare Madame la Marquise e Mademoiselle Ccile, e anche Franois, se insisti, ma impastoiarci con quei due vecchi servitori, per non parlare di quel dannato dottore, dal mio punto di vista  una pura e semplice follia, e ritengo di poter fare uso migliore della mia vita che non rischiare di perderla nel perseguire appunto una tale follia."
Blakeney aveva ascoltato tutta quella tirata in perfetto silenzio, senza mai distogliere lo sguardo dal volto del suo interlocutore. Non riusciva a vederlo molto chiaramente, perch le ombre della notte erano scure e profonde, ma aveva manovrato in modo da mantenere Devinne all'interno della fievole lama di luce che arrivava dalla mescita attraverso la finestra, stretta ma priva di tende. Di conseguenza poteva vedere la piega sarcastica delle labbra, e di tanto in tanto cogliere le espressioni di irrisione e sfida che distorcevano quel viso tanto gradevole. Ma non fece alcun movimento per punire con un colpo gli insulti che quel giovane miscredente osava scagliare addosso al proprio capo. Si stava controllando a meraviglia; soltanto coloro che lo amavano si sarebbero resi conto di come si era irrigidita la sua massiccia figura, e avrebbero notato che le snelle mani erano chiuse a pugno.
Ora che Devinne si era interrotto per mancanza di fiato, e ancora ansimava, lui gli rispose con una calma assoluta, senza mai alzare la voce.
"Ti ringrazio per questa spiegazione, mio buon amico. Sto iniziando a comprendere, ora. Per quanto riguarda il tuo ultimo commento, s, questo pu essere. Un uomo deve giudicare da s che cosa valga la sua vita, e che uso pu farne.  impossibile per qualsiasi membro della Lega organizzare le cose per il tuo ritorno in Inghilterra almeno per un giorno o due ancora. Arguisco che tu preferisca viaggiare solo piuttosto che in compagnia di coloro per la cui salvezza tenteremo ogni possibile sforzo. Se riesco a organizzare la cosa, mi metter in contatto con Everingham e Aincourt, che non sanno nulla del tuo tradimento..."
"Percy!" esclam l'altro in una irata protesta.
"Che non sanno nulla del tuo tradimento," ripet Blakeney con deliberata enfasi. "Se lo sapessero," aggiunse poi con una breve risata, "probabilmente ti torcerebbero il collo."
"Non c' bisogno che ti preoccupi per me," ribatt scontroso Devinne. "Sono in grado di badare a me stesso."
"Allora fallo, mio buon amico.  la cosa migliore che tu possa fare. Buonanotte."
Poi si diresse alla porta; ma una volta l si ferm, la mano sulla maniglia, gli occhi rivolti ancora una volta verso il camerata che si era trasformato in un rinnegato. Pareva quasi aggrapparsi ancora alla speranza che un improvviso rivolgimento d'animo riportasse al suo fianco il figlio del vecchio amico, di nuovo sul sentiero dell'onore e della lealt che aveva giurato di seguire, di nuovo a quella vita di autosacrificio e amore per l'umanit a cui tutti loro si erano votati. Sir Percy Blakeney, baronetto, il bell'ideale di ogni dandy a Londra, aveva un'aria stranamente incongrua, quasi bizzarra, l fuori dalla porta del cabaret, vestito di stracci sbrindellati, con il viso sporco e non rasato, un lurido berretto frigio sui capelli in disordine, le snelle mani, tanto ammirate dalle duchesse, coperte di polvere e fuliggine... eppure anche stranamente autorevole, la rappresentazione vivente di un uomo coraggioso messo faccia a faccia con un orrido mostro, un ghoul nella cui esistenza non aveva mai creduto fino a quell'istante, e la cui stessa presenza era contaminazione.
Forse in quel momento St. John Devinne venne assalito da qualcosa di simile alla vergogna?  impossibile dirlo. Certo  che, senza un'altra parola e senza voltarsi indietro, inizi a scendere la collina. E Blakeney, con un sospiro amareggiato, torn a riunirsi ai suoi camerati nella mescita. Non gli fecero domande, perch avevano intuito, anche se solo vagamente, cosa fosse appena accaduto, e che da quel momento in poi avrebbero dovuto affrontare il pi letale dei pericoli: un traditore.
"Se abbiamo un traditore nel nostro campo," aveva detto Sir Andrew Ffoulkes giusto alcuni giorni prima, "allora che Dio ci aiuti tutti."
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CAPITOLO 27.
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Tradimento.
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 un po' difficile analizzare i sentimenti di un uomo come St. John Devinne, dal momento che non era per natura un farabutto. Alle radici di quelle sue azioni disonorevoli v'era la vanit, pi di qualsiasi altra cosa. Si immaginava pi innamorato di Ccile de la Rodire di quanto non lo fosse mai stato in vita sua, e pi profondamente di quanto in effetti lo era. L'amore, in un uomo del tipo di Devinne, in realt non significa molto, tranne la soddisfazione della vanit; e, guardando le pagine della storia scritta in ogni terra civilizzata, non si pu fare a meno di ammettere che la vanit degli uomini e delle donne ha causato pi malvagit, pi miseria e peggiori disastri di ogni altra fragilit umana.
E cos era questo l'uomo che ora stava avanzando rapido sulla strada innevata che conduceva a Choisy. Non era consapevole del tempo che passava, n del freddo, n della durezza della strada. Ogni dozzina di passi o gi di l barcollava sul terreno scivoloso. Una volta o due era finito lungo disteso, ma non gl'importava. Aveva uno scopo ben fisso in mente e la maggior parte della notte per portarlo a buon fine, e null'altro aveva importanza. Nulla. A costo del disonore, aveva stabilito di non prendere parte a nessuna avventura che avesse come obiettivo il salvataggio di Simon Pradel dal destino che apparentemente lo attendeva. Ebbene, se il peggio fosse successo, per come la vedeva lui, sarebbe stata anche colpa sua, per aver osato corteggiare l'intimit di chi gli era superiore, ed essere di conseguenza incorso nell'inimicizia di quel governo proletario. C' soltanto una cosa che si possa dire a credito di quel giovane traditore, ed  che, mescolato con quel suo desiderio di abbandonare Pradel al proprio destino, v'era anche la convinzione che l'unico modo per garantire la sicurezza di Ccile fosse concentrarsi su di lei e forse sulla madre, e lasciare ogni altro problema a risolversi da s.
Aveva formulato un piano, ovviamente, e per tutta la strada fra le alture di La Rodire e le propaggini di Choisy, correndo quando poteva, inciampando spesso, cadendo pi di una volta, continu a elaborarlo. Copr quella distanza molto in fretta, perch la strada era tutta in discesa, e non era pi molto buio, ora che una pallida luna gettava la sua fredda luce argentea sul tappeto di neve. Da qualche parte a grande distanza l'orologio di una chiesa batt la mezz'ora. Doveva essere la mezz'ora dopo le otto, riflett Devinne, e i Levet dovevano aver terminato di cenare. Casa loro era proprio l, in vista. Ora, se soltanto avesse avuto la fortuna di trovare sola la ragazza, quella ragazza che in un accesso di gelosia grande quanto la sua aveva gridato: "Ve ne importa soltanto perch siete innamorato di Ccile!"... Si ferm per un attimo fuori dal piccolo cancello per scuotersi via dagli abiti neve e terriccio, per raddrizzare il cappello e sistemarsi il fazzoletto da collo. Poi and fino alla porta d'ingresso e suon la campana. Ad aprire la porta fu il vecchio Levet. Devinne sollev il cappello, dicendo: "Porto un messaggio da parte del professor d'Arblay. Posso entrare?"
"Certamente, Monsieur," replic l'altro, e non appena Devinne fu accanto a lui nel vestibolo aggiunse: "Che posso fare per il professor d'Arblay?"
"Il messaggio in realt  per vostra figlia, Monsieur Levet. Ma se preferite posso riferirlo a voi."
"Far venire mia figlia," fu la semplice risposta. Dopodich Levet chiam Blanche, che usc dalla cucina con un canovaccio ancora in mano. Vedendo uno sconosciuto, lo pos rapida e si asciug le mani sul grembiale, chiedendo: "Che c', padre?"
"Un messaggio per te da parte del professor d'Arblay. Se mi vuoi puoi chiamarmi. Monsieur," aggiunse poi con un leggero inchino a Devinne, "al vostro servizio."
E se ne and nel salotto. Blanche e Devinne erano soli, e lei lo fissava con occhi interrogativi, ansiosi. Lui esord dicendo: "Si tratta di una cosa molto importante e urgente, Mademoiselle.  una questione di vita o di morte per Madame la Marquise, su allo chteau, e per Mademoiselle Ccile."
Not con soddisfazione che nel sentire il nome di Ccile la ragazza si era irrigidita, e che nel suo sguardo si era insinuata un'espressione quasi di ostilit. La vide rimanere in silenzio per un momento o due. Poi gli diede le spalle, dicendo in tono freddo: "Verreste da questa parte, Monsieur?" e fece strada nella piccola sala da pranzo, chiudendone la porta dopo che lui fu entrato. Il caso, quindi, stava concedendo i suoi favori al traditore. Avrebbe potuto parlare alla fanciulla indisturbato. Tutto il resto sarebbe stato facile. Lei gli offr di accomodarsi al tavolo e si sedette di fronte a lui, con una piccola lampada a olio tra di loro; e Devinne, che la osservava attento, non manc di vedere che nei suoi occhi ancora indugiava quell'espressione di fredda ostilit, e che stava stringendo le labbra.
"Farei meglio ad arrivare subito al punto, Mademoiselle," inizi, "perch il tempo che ho  ben poco. La domanda che vi devo porre prima di tutto  questa: avreste sufficiente coraggio per salire a La Rodire questa notte? Io vi accompagnerei, ma soltanto fino al cancello, e voi dovreste andare allo chteau e trasmettere il messaggio del professor d'Arblay a Mademoiselle Ccile."
Blanche esit per un istante, poi rispose in tono freddo: "Questo dipende, Monsieur."
"Da cosa?"
"Dovrei sapere qualcosa riguardo al messaggio."
"Lo saprete, Mademoiselle, lo saprete. Ma prima mi direste una cosa? Avete mai sentito parlare della Primula Rossa?"
"Soltanto vagamente."
"E cosa avete sentito?"
"Che  una pericolosa spia inglese. Un nemico giurato del nostro paese. Le sue attivit, dicono, consistono principalmente nell'aiutare i traditori a sfuggire alla giustizia."
"Rimarreste sorpresa, quindi, nello scoprire che il professor d'Arblay non  altri che la Primula Rossa stessa?"
Ancora una volta Blanche esit per un attimo prima di rispondere. Quando lo fece parl molto lentamente, quasi stesse cercando nella memoria dei fatti che fino a quel momento aveva relegato in un angolo della mente.
"No, non mi sorprenderebbe. Ho sempre considerato il professor d'Arblay un uomo in certo qual modo misterioso. A mio padre piaceva, e hanno spesso conversato insieme, e maman, la mia pauvre maman! Lei, l'ho pensato spesso, lo considerava un messaggero di Dio. E in effetti, non ho mai saputo il suo nome fino a tempi molto recenti, il giorno in cui il Re  stato giustiziato, e l'abate Edgeworth..."
"S? L'abate Edgeworth? Sapete di lui e della sua fuga dalla torma che aveva tentato di assassinarlo?"
"S.  stato il professor d'Arblay a portarlo a questa casa."
" stata la Primula Rossa, Mademoiselle."
"La Primula Rossa?" mormor la ragazza. "Voi lo conoscete, Monsieur?"
"Io sono inglese, Mademoiselle, e noi inglesi lo conosciamo tutti. Lavoriamo insieme nei servizi segreti del nostro paese. Gli ho detto che questa sera sarei passato dalle parti di casa vostra, e quindi lui mi ha chiesto di portarvi il messaggio che desidera riferiate a Mademoiselle de la Rodire."
"Un messaggio verbale?"
"No. Lo scriver, se me lo permettete. Non sarebbe stato sicuro per un viandante solitario come ero io portare sulla propria persona un foglio compromettente. Vi sono in giro molte spie e vagabondi."
"Ma quando saliremo a La Rodire?"
"Prima devo scendere a Choisy e noleggiare una vettura. Poi saliremo allo chteau, con un paio di uomini a cassetta."
Blanche guard intenta il giovane per un istante, poi si alz, and a prendere carta, inchiostro e penna da un tavolino l accanto e glieli mise davanti, domandando semplicemente: "Scrivereste il messaggio, Monsieur?"
"Voi promettereste di consegnarlo?" ribatt lui.
"Non posso fare una promessa. Dipender dal messaggio."
"Allora devo affidarmi alla possibilit che incontri la vostra approvazione," decise lui, e con un sorriso prese la penna e inizi a scrivere. Il gomito sul tavolo, il mento poggiato sulla mano, Blanche lo osserv tracciare una dozzina di righe; alla fine lo vide fare un rozzo disegno che somigliava a un sigillo.
"Quello cos'?
"La Primula Rossa, Mademoiselle, un piccolo fiore a cinque petali. Lo usiamo sempre nei nostri servizi segreti."
"Posso vedere che cos'avete scritto?"
"Certamente."
Le porse il foglio; lei gli lanci un'occhiata e si accigli, rimarcando: " in inglese."
"S, il mio francese scritto  molto carente. Per Mademoiselle Ccile comprender."
"Ma io no."
"Ve lo posso tradurre?"
"Se non vi dispiace."
Gli restitu la missiva, e lui la tradusse mentre leggeva:
"Mademoiselle,
Voi e la vostra famiglia onorereste la Lega della Primula Rossa accettandone la protezione. Il vostro arresto  soltanto una questione di ore. Una carrozza vi attende fuori del cancello. Condurr voi e Madame la Marquise con tutta la celerit possibile in un luogo sicuro, poi ritorner a prendere Monsieur le Marquis, i vostri due servitori e il dottor Simon Pradel."
La ragazza ebbe un violento sussulto.
"Simon Pradel?"
"Lo conoscete, Mademoiselle?"
"S!... S!... Lo conosco... Ma perch?"
"Lui e Mademoiselle Ccile hanno preso accordi per sposarsi non appena saranno in Inghilterra."
"Non  vero!" esclam veemente Blanche. Poi parve fare uno sforzo per controllarsi e prosegu a voce pi bassa: "Intendo dire... il dottor Pradel ha cos tanti interessi qui... non riesco a immaginare che li abbandonerebbe per divenire un esule in Inghilterra... persino se le sua vita fosse in pericolo, e io prego Dio che non sia cos."
"Su questo vi posso rassicurare, Mademoiselle," disse Devinne in tono di profonda sincerit. "Proprio oggi ho sentito dire che le accuse di tradimento presentate contro di lui di fronte al Commissario Capo sono state accantonate come prive di fondamento. In questo Comune hanno molta stima di lui e, proprio come voi, non riesco a credere che abbandonerebbe il suo lavoro di filantropo se non fosse sotto costrizione."
"Che intendete dire con sotto costrizione?" chiese la ragazza, accigliandosi.
Lui si strinse nelle spalle con un sorriso, per poi riprendere: "Ebbene... Sappiamo tutti che quando una donna  innamorata, e vede che il suo innamorato non  ardente come lei desidererebbe, eserciter pressioni alle quali un semplice uomo non pu resistere."
"Quindi non pensate..." grid la ragazza, impulsiva; poi si controll in fretta, rendendosi conto che si stava svelando di fronte a un estraneo; le guance colorate di un rossore che era quasi vergogna, e negli occhi lacrime di mortificazione.
"Non so cosa penserete di me, Monsieur..." mormor poi.
"Soltanto che siete un'amica straordinariamente leale, Mademoiselle, e che vi addolora vedere un uomo del valore del dottor Pradel gettare via il proprio lavoro per futili ragioni. Dopo tutto, questi giorni travagliati ben presto finiranno. E allora Mademoiselle de la Rodire ritorner dall'Inghilterra, e se lei e il dottore saranno ancora della stessa idea, potranno fidanzarsi allora."
Gli occhi ansiosi e inquisitivi di Blanche studiavano il viso del giovanotto, quasi stesse tentando di ricavare dall'espressione di lui conforto e speranza in quella tremenda calamit che minacciava di rovinare la sua vita. Simon Pradel svanito per sempre, sposato con Ccile de la Rodire, sistemato in permanenza in Inghilterra, probabilmente! A che sarebbe valsa la vita, dopo quello? Le pass davanti, come in una visione, una lunga teoria di anni senza la compagnia di Simon, senza la speranza di conquistare il suo amore, di sentire le sue braccia che la stringevano, le sue labbra che la baciavano.
Sent una morsa di ghiaccio attorno al cuore; stringeva tanto che avrebbe voluto gridare per il vero e proprio dolore fisico. Rabbrivid, mormorando involontariamente, sottovoce: "Se soltanto potessi vederlo ancora una volta."
Poi segu qualche momento di silenzio, nel corso del quale Devinne analizz il viso della ragazza, consapevole, anche se era troppo giovane per essere un serio studioso della psiche umana, della terribile battaglia che i migliori sentimenti di lei stavano combattendo contro orgoglio e gelosia. Non aveva alcun motivo per dubitare della conclusione di quel conflitto. Blanche Levet sarebbe stata sua alleata nell'atto di tradimento che lui era sul punto di commettere. Ignara e priva di sospetti, non si rendeva conto di essere sul punto di sacrificare l'uomo che amava, e di privarlo della protezione dell'unico che aveva stabilito di salvarlo. La gelosia avrebbe vinto, facendola piombare nella trappola che un traditore aveva cos astutamente predisposto per lei. Stava per trasformarsi nello strumento che avrebbe consegnato Simon Pradel nelle mani del governo rivoluzionario.
"Vi dir quel che posso fare, Mademoiselle," riprese Devinne dopo un po' di tempo, "e spero che il mio piano venga incontro ai vostri desideri. Io ora andr direttamente a Choisy, far visita al dottor Pradel e user tutta l'eloquenza che possiedo per persuaderlo a rimandare il suo viaggio in Inghilterra, se non altro per alcuni giorni. Dovrei essere in grado di rassicurarlo sul fatto che per quanto riguarda lui non  questione di vita o di morte e che, in ogni caso, Mademoiselle de la Rodire e la sua famiglia sono assolutamente al sicuro sotto l'egida della Primula Rossa. Dopodich spero di portarvi, nel giro di un'ora, la notizia che il vostro amico non precipiter le cose prima di avervi rivista."
Blanche aveva ascoltato con occhi splendenti. In ogni linea del suo viso si vedeva il dominio della speranza sui dubbi e le paure di poco prima.
"Davvero fareste questo per me, Monsieur?" esclam stringendosi l'una nell'altra le piccole mani, mentre lacrime di emozione e gratitudine le colmavano gli occhi.
"Ma certo che lo farei, Mademoiselle.  semplicemente quello che avrebbe suggerito quell'uomo coraggioso che  la Primula Rossa."
Ora Blanche si sentiva il cuore cos caldo, cos pieno di gioia che eruppe in una breve lieta risatina.
" il mio turno di scrivere," disse in tono quasi gaio, prendendo la penna e tirando verso di s un foglio di carta. Vi scrisse solo poche righe:
"Mio caro Simon.
"Il latore di questo biglietto  un valente gentiluomo inglese che  stato fondamentale per salvare l'abate Edgeworth dal venire assassinato dalla torma. Sapete tutto al riguardo, non  vero? E di conseguenza non vi meraviglierete, se vi prego di fidarvi di lui in ogni cosa che vi dir."
Firm la missiva con il proprio nome, vers della sabbia per asciugare l'inchiostro bagnato, ripieg il foglio fino a creare come una piccola bussola e lo porse a Devinne, che mentre lo prendeva si alz in piedi.
"Voler sulle ali dell'amicizia, Mademoiselle," disse prendendo il cappello. "Sul ritorno presenter i miei rispetti a Monsieur Levet. Vorreste dirgli tutto, e prepararlo ad una visita d'addio? Au revoir, Mademoiselle."
Lei and alla porta e gliela apr.
"Dio vi protegga, Monsieur!" disse con fervore, "e mandi un angelo del cielo a vegliare su di voi in questo vostro compito di misericordia."
Lo accompagn alla porta d'ingresso, mentre lui usciva al freddo e al buio, gli domand ingenua: "Il vostro nome, Monsieur? Non mi avete detto il vostro nome."
"Il mio nome  Collin, Mademoiselle," replic lui, quasi senza esitazione, "un umile satellite di quel brillante astro che  la Primula Rossa."
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CAPITOLO 28.
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Scacco.
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Tutto quanto aveva funzionato con piena soddisfazione del giovane che, a differenza di Giuda, non provava rimorsi di coscienza per quel vergognoso tradimento dei suoi camerati e del suo capo. Non ancora, perlomeno. Ovviamente non aveva alcuna intenzione di incontrare il suo nemico, Pradel: in effetti, aveva del tutto cancellato il dottore dai propri piani. Era bello pensare che sarebbe rimasto indietro a Choisy mentre la fanciulla che aveva progettato di sposare viaggiava sana e salva verso l'Inghilterra senza alcun aiuto da parte sua.
"Che ne sar poi di quel miserabile parvenu, non lo so e non m'importa," era la sostanza delle sue riflessioni mentre scendeva rapido la collina, diretto in citt. Gli si stavano presentando alla mente dei piccoli dettagli che avrebbero fatto viaggiare pi liscio il suo piano. Avrebbe fermato la vettura al pi piccolo dei cancelli di La Rodire, sul lato opposto rispetto a quello principale, che dava sulla stretta e poco frequentata strada per Alfort. Blanche Levet avrebbe portato il suo messaggio a Ccile, avrebbe aiutato lei e la signora marchesa a mettere insieme alcune cose, e le avrebbe accompagnate alla vettura. Le avrebbe dato rigorose istruzioni di camminare e muoversi, mentre attraversava il parco con le due dame, come se stesse semplicemente facendo una passeggiata per il piacere dell'aria fresca. Era certo che Blanche avrebbe seguito le sue istruzioni alla lettera; la posta in gioco era alta per lei quanto per lui, e la gelosia, unita al suo desiderio di tenere Simon Pradel in Francia, sarebbe stato un pungolo potente.
Con le due dame al sicuro nella vettura, l'avrebbe poi condotta verso St. Gif fino alla base, dove Galveston e Holte sarebbero stati in attesa del loro capo e dei rifugiati. Si trattava di una casa diroccata che una volta era stata un ostello lungo la strada ai giorni in cui i viaggi in carrozza prosperavano, ma che era da tempo caduta in rovina; il proprietario e la famiglia erano fuggiti dal paese allo scoppio della Rivoluzione. Ora veniva usata come base della Lega ogni volta che le loro attivit richiedevano la presenza dei membri in quella parte della Francia. Presentava il grande vantaggio di stalle e fienili che, per quanto agli ultimi stadi prima di crollare del tutto, offrivano un certo riparo a uomini e bestie. D'abitudine tenevano l tre o quattro cavalli in caso ve ne fosse bisogno, e due membri della Lega facevano a turno per rimanere sul posto. In tutto ci ovviamente v'era sempre un certo elemento di rischio, ma che cos'erano rischi e pericoli per quelle giovani teste matte, se non la spezia che insaporiva le loro vite?
La sorte aveva favorito St. John Devinne fin dall'inizio, dal momento che era stato mandato lui a cercare Galveston e Holte, che erano di stanza a St. Gif, e dare loro le istruzioni del capo perch procurassero cavalli, travestimenti e soprattutto passaporti, alcuni dei quali contraffatti e altri acquistati da ufficiali venali, o semplicemente rubati; insomma, tutto ci che era necessario per garantire il successo della spedizione, vale a dire il salvataggio dei La Rodire e dei loro servitori, e la fuga in Inghilterra. Avevano parlato della carrozza, ma non del probabile numero degli occupanti, n delle dimensioni della scorta, n si era detto se sarebbe stata guidata dal capo in persona oppure no. Galveston sarebbe rimasto in attesa alla base con le bestie gi pronte e sellate, e Holte doveva andare a Le Perrey a tutta velocit e organizzare un cambio di cavalli.
E il caso continuava a favorire i piani del traditore.
Non ebbe difficolt a noleggiare una carrozza, presentandosi come un mercante americano, un amico del Generale La Fayette, desideroso di unirsi a una nave a St. Nazaire e senza tempo da perdere. La prima sosta sarebbe stata a Dreux. Le sue maniere, l'ottimo taglio degli abiti, il danaro che non stava certo risparmiando, diedero verosimiglianza alla sua storia e gli permisero di assicurarsi ci che voleva. Richiedeva, disse, un uomo in pi a cassetta oltre al vetturino, dal momento che sua sorella avrebbe viaggiato con lui; a quanto aveva compreso la strada oltre Le Perrey era isolata, e lei era incline al nervosismo. I suoi documenti erano in ordine, come lo erano sempre i documenti in possesso dei membri della Lega, e quaranta minuti dopo essere uscito dalla casa dei Levet era di nuovo l, a suonare la campana alla porta d'ingresso.
Blanche lo stava aspettando. Non appena gli ebbe aperto la porta tese entrambe le mani verso di lei dicendole in un rapido bisbiglio: "Va tutto bene! Ho visto il dottor Pradel. Ha deriso l'idea di poter essere in pericolo, e mi ha assicurato che non aveva alcuna intenzione di emigrare. Non ancora, perlomeno. Io non ho fatto il nome di Mademoiselle de la Rodire, ma lui ha parlato di voi, ed ha annunciato l'intenzione di venire a farvi visita domani."
La fanciulla era stordita dall'emozione; tutto ci che riusc a fare fu permettere alla propria mano di rispondere alla pressione di quella di lui. Lui chiese il permesso di presentare i propri rispetti a Monsieur Levet; ma il vecchio, a quanto pareva, non era dell'umore di vedere nessuno, al momento.
"Gli ho detto del messaggio che avrei portato a Mademoiselle," spieg Blanche, "e ha approvato. Gli ho detto che mi avreste scortata voi, e che eravate un amico del professor d'Arblay; questo lo sapeva gi. E aveva gi indovinato, prima che glielo dicessi io, che il professor d'Arblay era in realt la Primula Rossa."
"Gli avete parlato anche del dottor Pradel?"
"No, non l'ho fatto. Questa  una questione che rimarr tra Simon e me. Vi sono eternamente grata per ci che avete fatto per lui. Senza di voi avrebbe mandato in rovina la propria vita. Ora, lo so, ne riprender le fila con la sua abituale energia non appena tutta questa faccenda sar trascorsa e dimenticata."
"Siete la migliore amica che qualsiasi uomo abbia mai avuto," concluse Devinne mentre la scortava alla carrozza. "Il dottor Pradel  veramente fortunato."
Fra s e s aggiunse: "E io spero che la mia fortuna duri fino alla fine, e che io e Ccile saremo ben avviati verso l'Inghilterra prima che questi due si incontrino di nuovo."
Devinne ordin al vetturino di fermarsi sulla via per Alfort a un paio di centinaia di metri dal cancelletto pi piccolo di La Rodire: il cancello grande e quelli piccoli di quei tempi non venivano mai chiusi, per via di un ordine governativo che decretava che tutti i parchi e i giardini appartenevano al popolo quanto appartenevano agli aristos che li avevano rubati, e che ogni cittadino aveva diritto di farne uso per piacere o per comodit. Balz a terra e aiut Blanche a scendere. Andarono insieme fino al cancelletto, e la fanciulla lo oltrepass per entrare nel parco; il giovane rimase accanto al basso muro, nell'ombra degli alberi che lo bordavano, tendendo le orecchie per ascoltare i leggeri passi di Blanche sul terreno gelato. La strada era deserta, e la luna aveva nascosto il proprio pallido volto dietro un banco di nubi. Soltanto lo scalpitare e i nitriti dei cavalli poco distanti infrangevano il silenzio della notte. Avvolto nel suo mantello, Devinne pareva un tutt'uno con le ombre che lo avviluppavano. Una figura scura e immobile.
In lontananza l'orologio di una chiesa suon le undici e un quarto. Devinne pens a tutti quegli uomini che Blakeney, con la sua abituale temerariet, aveva reso inermi con il vino drogato, a Chauvelin che imprecava nella sua prigione umida, e a Blakeney stesso e ai suoi satelliti in quella squallida osteria, ancora impegnati a discutere ed elaborare il meraviglioso piano di salvataggio che non sapevano essere gi stato frustrato. E, pensando a tutto questo, il giovane traditore si sent meravigliosamente esaltato, fiero di s per la facilit con cui aveva intralciato i piani dell'invincibile Primula Rossa, fiero, anche, del fatto che i suoi nervi erano perfettamente calmi, che non provava pentimento n paura. Il suo cuore batteva forte, forse un po' pi rapido del solito, ma era tutto l.
Pass quasi mezz'ora prima che le sue orecchie cogliessero ancora una volta il rumore di passi leggeri sul sentiero ghiacciato del giardino. I passi di una sola persona, a grande distanza, ma che si avvicinava molto in fretta. Stava correndo, ora. Doveva essere Blanche, per qualcosa che aveva dimenticato, o forse con un messaggio per lui dallo chteau. Era davvero Blanche, ovviamente. La copertura di nubi si spost lenta, il pallido volto della luna rivel la scura figuretta della fanciulla contro lo sfondo bianco dei prati gelati. E stava correndo. Correndo. Era sola, e Devinne sent che qualcosa all'improvviso gli si gelava nel petto. Tenne aperto il cancello. Blanche quasi gli cadde tra le braccia, ansimando: "Se ne sono andati."
"Andati? Chi?"
"Tutti quanti. Allo chteau non c' nessuno. Nemmeno un'anima. Le porte sono state lasciate aperte. Sono corsa di sopra, di sotto, dovunque. Non c' nessuno. Madame la Marquise, Monsieur, Mademoiselle Ccile, Paul, Marie. Sono spariti tutti. Che significa?"
Aye! Cosa poteva significare, se non una cosa soltanto? Quell'unica cosa terribile: che il suo tradimento era stato frustrato dall'uomo che lui aveva tradito. Cosa fosse accaduto esattamente, non era in grado di ipotizzarlo. Il piano era di effettuare il falso arresto degli abitanti di La Rodire all'alba, e ancora non era mezzanotte. Che nella mente della Primula Rossa fosse passato un qualche sospetto di tradimento? Non era uomo da cambiare i propri piani una volta stilati, perch ogni fase di essi si combinava con l'altra come i pezzi di quei rompicapo che piacciono tanto ai bambini. Oppure era stato effettuato un vero arresto da parte dei soldati della Repubblica? Chauvelin era forse riuscito a fuggire? A liberare gli uomini imprigionati nelle stalle? A ordinare l'arresto degli aristos, in attesa di catturare la Primula Rossa? Nelle tre ore appena trascorse poteva essere accaduto di tutto, e Devinne quasi sperava che fosse quest'ultima congettura a rivelarsi la soluzione dell'agghiacciante enigma che si trovava davanti. Con mezzo orecchio, sent Blanche Levet che continuava a raccontargli le sue avventure nello chteau.
"Pareva abitato dai fantasmi," stava dicendo, "perch quando sono corsa nel sottosuolo ho udito degli strani suoni che arrivavano dalla cantina. Gemiti e imprecazioni, sembravano. Ma ero spaventata, e sono corsa di nuovo su per le scale. Ho perso la testa, ritengo, e ho perso del tempo, anche, correndo verso il cancello grande. Poi ho incontrato Antoine.  il palafreniere, sapete. E lui mi ha detto: "Se ne sono andati tutti. Monsieur le Marquis, Madame e Mademoiselle, anche Paul e Marie. Si sono incamminati per il viale e sono usciti da questo cancello. Non mi hanno visto." Io gli ho chiesto da che parte fossero andati," continu Blanche, "e lui ha detto: "Su per la via di Corbeil, pi o meno un'ora fa, ecco quando." Ma prima che potessi fargli altre domande se n'era gi andato. Poi sono corsa a raccontarlo a voi."
Poi, dal momento che Devinne non diceva nulla, Blanche inizi a piangere.
"Che faremo ora?" chiese tentando di inghiottire le lacrime.
Devinne si riscosse dal torpore. Quel po' di cavalleria che gli era rimasto lo incitava a occuparsi per prima cosa della sicurezza della fanciulla.
"Ritorneremo a casa vostra, ovviamente. Venite."
La prese per un braccio e la ricondusse alla carrozza; lei sal, e lui diede istruzioni al vetturino.
"Diritto alla casa del cittadino Levet, in Rue Micheline."
Mentre tornavano indietro tra di loro non pass una parola. La delicata Blanche tremava come per un attacco malarico. Le stavano salendo alle labbra un nome e delle domande impazienti, ma per qualche inesplicabile ragione non si sentiva propensa a dar loro voce. Soltanto quando la vettura si ferm fuori da casa sua, e quando Devinne, dopo averla accompagnata alla porta d'ingresso, inizi a congedarsi, pronunci quel nome che le occupava i pensieri.
"E il dottor Pradel?"
Ma apparentemente lui non l'aveva sentita, perch non rispose. Un attimo dopo la porta si apr. Il vecchio Levet era rimasto alzato in attesa della figlia; appena l'ebbe vista la prese per mano e la tir dentro casa. Lei si volt per dire un'ultima parola a Devinne, ma il giovanotto aveva gi percorso il breve sentierino che portava al cancello. Blanche sentiva la sua voce parlare al vetturino, ma era buio, e non riusciva a vederlo. Un attimo dopo si udirono lo schiocco della frusta, il tintinnare dei finimenti, i nitriti dei cavalli, e infine il rombo delle ruote. E lei si ritrov abbandonata l, con il cuore gonfio d'ansia e paura per l'uomo che amava. Molte ore dovevano passare prima che potesse sperare di ottenere qualche informazione su ci che gli era successo. E v'era l suo padre, in attesa di sentire cosa fosse accaduto allo chteau. Tent di raccontarglielo, ma sapeva talmente poco... l'intera famiglia era svanita, questo era tutto quel che sapeva. Erano in arresto, in attesa di processo, o forse morti? Oppure la loro misteriosa partenza era collegata in qualche modo a quello strano personaggio, la Primula Rossa?
In un caso o nell'altro, dov'era ora Simon? Nelle celle del vecchio castello, in attesa dello stesso fato di Ccile e degli altri? Oppure era in viaggio verso l'Inghilterra e la sicurezza, svanito della sua vita per sempre?
"S, padre," mormor in risposta agli ordini del vecchio Levet: che andasse a letto, ora, e gli desse ulteriori dettagli l'indomani. "Adesso andr a letto. Sono molto affaticata."
E con passo stanco sal le scale.
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CAPITOLO 29.
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Scacco matto.
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Devinne non risal in carrozza. Pag i due uomini; il vetturino lo salut con un gesto della frusta, schiocc la lingua, sferz i cavalli, e il veicolo part sferragliando sui ciottoli della strada, lasciando il giovanotto fermo accanto al cancello dei Levet. E l rimase per parecchi minuti, finch l'orologio della torre del municipio non suon la mezzanotte. Questo parve riscuoterlo da quel suo stato simile a una trance: inizi a camminare lungo la strada, ma come senza meta. L'intera citt appariva deserta. Imposte ben chiuse. Nemmeno un'anima in vista. Due gatti, che si inseguivano a vicenda, gli attraversarono la strada. Ma non v'era un solo rumore di origine umana a infrangere l'immobilit della notte. Soltanto lo strano gnaulare dei gatti, e un aspro vento di nord-est che si lamentava gemente tra gli alberi privi di foglie su Avenue Lafayette, e il crepitare di piccoli rami secchi, lo scricchiolio del legno scosso da quelle ventate.
Devinne rabbrivid. Di norma era immune al freddo; si considerava duro come un chiodo, e aveva addosso un mantello pesante, ma in qualche modo si sentiva il gelo della notte fin nel midollo delle ossa, fin nelle profondit del cuore. Sempre camminando senza meta arriv alla Grand Place. L sulla destra v'erano il Caf e il Restaurant Tison, scene di una delle pi folli bravate di Blakeney. Blakeney! Il leader, il camerata, l'amico che lui, St. John Devinne, era sul punto di tradire! Ancora non lo aveva tradito. Aveva tentato di intralciare i suoi piani... e aveva fallito... ma l'aveva fatto per il suo desiderio di garantire la sicurezza della fanciulla che amava. Aveva continuato a fomentarsi fino al punto di credere che, trascinando anche altre persone in quel salvataggio, Blakeney stesse mettendo a repentaglio il successo del piano; il piano sarebbe potuto fallire, e la preziosa vita di Ccile sarebbe stata in pericolo. No! Non v'era il tradimento di un amico, in questo. Insubordinazione, forse, che Percy, nella sua arroganza, aveva definito disonore; per non v'era tradimento. Se il suo piano avesse avuto successo la Lega e il suo capo, o gli altri rifugiati, se era per quello, non avrebbero subito alcun danno, eccetto il non trovare i cambi a Le Perrey, forse, cosa che poteva ritardare la fuga, ma soltanto per un po'; tutto l. Il suo piano, tuttavia, era fallito. Era stato contrastato. Come? Chi? Per quale opera diabolica? Non lo sapeva. Ma ora non aveva pi dubbi. Pi ci rifletteva sopra, pi si convinceva che era stato Blakeney a contrastarlo, come rivalsa per la sua insubordinazione. E che in quel momento una carrozza guidata a una velocit da rompere il collo stava superando perfino il vento sulla strada per St. Gif e Le Perrey.
Una rabbia insensata si impossess della sua anima, perch gli era ritornato in mente Pradel. Pradel nella stessa carrozza di Ccile, sotto l'egida della Primula Rossa, che non aveva mai fallito anche in una soltanto delle sue imprese. Pradel e Ccile! Quel pensiero lo faceva impazzire. Gli martellava il cervello come fossero colpi di un bastone con l'anima di piombo. Pradel e Ccile! Spediti insieme in Inghilterra sotto la protezione di Sir Percy Blakeney, l'amico del Principe di Galles, l'arbitro dello stile e della moda. E poi il matrimonio. Certamente, poi vi sarebbe stato il matrimonio. In Inghilterra tipi come Pradel, dottori, avvocati e simili, erano spesso tenuti in gran conto, se Sua Altezza Reale approvava, il matrimonio sarebbe stato considerato una cosa ovvia.
Aveva l'impressione di stare impazzendo. Continuava a vagare senza meta da una strada all'altra, come un Giuda che meditasse il tradimento. Svolt su Rue Haute, ed ecco il municipio. La torre dell'orologio aveva appena suonato l'una; per un'ora intera aveva vagato in quel modo per le strade. Aveva freddo, ed era molto stanco. Si ferm di fronte all'edificio e si appoggi contro il muro, fissando l'imponente facciata. Era chiuso per la notte, e probabilmente non avrebbe riaperto prima delle otto. Sette ore da uccidere mentre quel martellare nel cervello continuava, conducendolo alla follia.
Non sapeva dove Pradel vivesse, oppure vi sarebbe andato, avrebbe suonato la campana, avrebbe chiesto di vedere il dottore. E se fosse stato in casa, lo avrebbe ucciso. Quello sarebbe stato il miglior modo di risolvere i suoi guai. Ucciderlo e andarsene. Nessuno lo avrebbe saputo. Ma se Pradel se n'era andato, questo voleva dire che era sulla via per l'Inghilterra con Ccile e gli altri, sotto la protezione della Lega, e che lui, Devinne, non avrebbe avuto alcuna resipiscenza nel fare quel che aveva gi stabilito. Nessuna resipiscenza ora, e nessun rimorso in futuro.
Dopo un po' di tempo volt le spalle al municipio e a Rue Haute, attravers ancora una volta la Grand Place, e quasi contro la sua volont i suoi passi lo portarono nella direzione di quel casolare diroccato, la base della Lega, dov'erano nati i suoi primi sogni di ammutinamento, e dove Glynde e gli altri erano stati pronti ad abbatterlo a suon di pugni. Ed eccolo l che sbucava dalle tenebre in una pallida nebbia lunare, che ne delineava le pareti diroccate e il comignolo sgretolato. Devinne entr, andando a tentoni verso la scatola delle esche: sapeva bene dove la tenevano sempre. Le sue dita la trovarono; era al solito posto, e cos anche il frammento di candela di sego in una bugia di peltro. Accese una fiamma, la accost allo stoppino, e poi si guard attorno. Quel luogo tanto familiare era lo stesso di sempre. Lui quasi si era aspettato di vedere Ffoulkes e Tony e gli altri accovacciati attorno al fuoco, di sentire la voce del suo capo scherzare, ridere. Ridere? Di certo v'era ancora un'eco di quelle risate a indugiare tra le pareti malmesse. Si port rapido le mani alle orecchie, nel timore di udire un suono che, di certo, avrebbe frantumato quel che restava della sua ragione. Poi prese la candela che gocciolava, e tenendola ben alta sopra la testa vag per la stanza. In cerca di cosa? Non avrebbe saputo dirlo. A meno che non fossero i resti dell'onore infranto di un gentiluomo inglese.
Quel che trov fu un mucchio di indumenti in un angolo. Soprabiti, cappelli, berretti frigi, stracci, frammenti laceri di uniformi ed equipaggiamento, l'intero armamentario tanto spesso usato per portare a termine quelle emozionanti avventure delle quali non sarebbe pi stato testimone, una volta raggiunto il proprio scopo. Avrebbe dovuto ritornare in Inghilterra senza l'aiuto dei propri camerati, e privo dei consigli del suo capo. Ebbene, aveva documenti e denaro, ed entrambi gli sarebbero stati d'aiuto lungo la via. E aveva anche acquisito esperienza, sotto la guida della Primula Rossa, su come viaggiare attraverso un paese in cui ribollivano insurrezione e sospetto nei confronti degli stranieri. Parlava bene la lingua. Oh, se la sarebbe cavata benissimo senza l'aiuto di nessuno! I suoi abiti, forse, erano un poco troppo in ordine e troppo ben tagliati per quel viaggio avventuroso. Rovist nel mucchio di indumenti e trov quel che cercava: vestiti, stivali e cappello che un contadino benestante avrebbe indossato per andare da un mercato all'altro. Avrebbe noleggiato un cabriolet quando poteva, oppure un carretto, evitando le grandi citt e le strade frequentate. Oh, s! Aveva esperienza, ora, e se la sarebbe cavata benissimo.
Si rivest con gli abiti che aveva scelto. Anche in questo aveva esperienza, acquisita tramite l'insegnamento di un vero maestro nell'arte del travestimento: conosceva l'importanza dei dettagli minori, del dover scartare una camicia di lino fine, dell'uso di fango e sabbia per nascondere la delicatezza di mani e viso. Quando la fiamma della candela di sego cess di sfarfallare e si spense, lui si era trasformato in quel contadino benestante, fin nella pelle. Rimase nell'oscurit pi assoluta, gli occhi pesanti per il bisogno di sonno, la testa che gli doleva furiosamente. C'erano ancora alcune ore da vivere prima dell'alba, quando avrebbe potuto ritornare a Choisy e al municipio. Cos si gett su quel mucchio di indumenti e tent di corteggiare un sonno che lo evitava. Il suo cervello era talmente in allerta che nel corso di quella notte ud la torre dell'orologio suonare ogni ora; il sonno non giunge, quando la mente  occupata a elaborare un piano di tradimento e disonore. Le sette. Dolorante in tutte le membra, mezzo morto per il freddo, milord St. John Devinne, conte di Welhaven, figlio ed erede del duca di Rudford, si avvi a compiere un'impresa che, per perfidia, forse rivaleggiava soltanto con una di diciannove secoli prima. Aveva giurato a se stesso che non avrebbe provato alcuna resipiscenza nel caso in cui, arrivato a casa di Pradel, gli fosse stato detto che il dottore se n'era andato. Non sapeva dove vivesse, ma ora era mattina, e lo avrebbe scoperto.
Il suo obiettivo fu il Caf Tison, perch oltre ad avere freddo era anche affamato. Posti di quel genere, gran novit per le citt di provincia, di solito aprivano le loro porte ben presto, ed erano frequentati da uomini e donne che stavano andando al lavoro: l per pochi soldi potevano avere un piatto di zuppa calda, oppure, se erano persone pi sofisticate, una tazza di caff. Devinne, nei suoi abiti ruvidi e con mani e viso sporco, non attir l'attenzione. Vi era pi o meno una dozzina di operai seduti a vari tavoli, occupati a consumare rumorosamente la loro crote-au-pot; l'inglese si sedette e ordin un caff, poi lo sorseggi lento, mangiucchiando un pezzo di pane raffermo. Gli uffici del municipio, gli venne detto quando indag in merito, aprivano alle otto in punto. A quel punto chiese dove si trovasse la casa del dottor Pradel.
"Rue du Chemin Neuf, cittadino," gli rispose qualcuno, "all'angolo con Rue Verte. Lo troverete a casa di sicuro."
Devinne pag il conto e usc. Non si sentiva pi infreddolito ora, e neppure rigido. Il sangue gli formicolava in tutto il corpo; soltanto le punte delle dita parevano blocchi di ghiaccio. Ma nulla di fisico aveva importanza. Vendetta per l'umiliazione subita, rivincita su un rivale che aveva avuto successo, ecco cosa contava in quel momento. Trov la casa all'angolo di Rue du Chemin Neuf. Un'insegna dipinta appesa sopra la porta dichiarava che il Cittadino Dottor Pradel della Facolt di Parigi viveva l, e che riceveva visite tra le otto e le dieci del mattino, e tra le due e le tre del pomeriggio. Suon la campana, e una donna di mezza et gli apr la porta.
"Il cittadino dottore?" chiese lui.
"Non c'," rispose asciutta la donna.
"Non c'?"
"Come vi ho appena detto, cittadino."
"Dove lo posso trovare?  per un caso urgente."
"Non ve lo posso dire, cittadino. Il dottore  stato chiamato a tarda notte proprio per un caso urgente. Non  ancora tornato."
Sembrava che la donna si stesse facendo impaziente, ed era sul punto di chiudere la porta in faccia al visitatore, quando qualcosa negli occhi di lui parve risvegliare la sua compassione, perch aggiunse, non senza gentilezza: " probabilmente un travaglio, cittadino. Questi casi spesso tengono il dottore alzato tutta la notte.  andato via con un cabriolet. Mi aspetto che torni da un momento all'altro. Vi dispiacerebbe aspettare?"
Mentre Devinne parlava con lei alcuni visitatori si erano radunati sulla soglia. Ringrazi la donna, ma no, non avrebbe aspettato. Gli sarebbe piaciuto farle ancora una domanda, ma pens che non fosse il caso; gir sui tacchi e se ne and via.
Perch avrebbe dovuto aspettare? Per cosa? Pradel se n'era andato, e Percy aveva fatto del proprio peggio. Adesso stava a lui, Devinne, dimostrare a quell'arrogante capo di una lega di sicofanti chi tra loro due era pi in gamba.
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CAPITOLO 30.
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Disonore.
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Anche se le otto erano passate solo da qualche minuto, Devinne trov la sala d'attesa del municipio affollata di visitatori che aspettavano di poter incontrare il Commissario Capo. Uomini e donne di ogni genere, zoticoni campagnoli e cittadini, pezzenti ben poco vestiti che rabbrividivano per il freddo, uomini d'affari in abiti logori, donne con un bambino tra le braccia e un altro aggrappato alle sottane.
Quando entr gli venne detto di dare il suo nome a un impiegato che registrava le visite seduto alla scrivania; sull'impulso del momento disse di chiamarsi Collin, e di essere di nazionalit canadese.
"La vostra occupazione?" chiese asciutto l'uomo.
"Agricoltore."
"Che cosa fate a Choisy?"
"Lo spiegher al Cittadino Commissario."
L'impiegato sollev lo sguardo e disse perentorio: "Lo spiegherete a me, e dichiarerete per quali affari intendete vedere il Cittadino Commissario."
"Affari segreti," ribatt Devinne. "Il commissario stesso ve lo dir. Datemi carta e penna," pretese poi, "e metter tutto per iscritto."
L'uomo aveva un'aria esitante. Studi il volto del visitatore per un attimo o due, e pareva sul punto di rispondere a quella richiesta con un deciso rifiuto, quando qualcosa nell'espressione di quell'agricoltore canadese gli fece cambiare idea. Spinse un foglio di carta verso di lui e gli porse la propria penna.
Con quella in mano, Devinne attese un attimo, in cerca delle parole giuste per catturare l'attenzione del Commissario Capo. Alla fine scrisse: "Il cittadino Chauvelin e una squadra di Guardie Repubblicane sono stati imprigionati, chi scrive vi dir dove. Gli aristos a La Rodire hanno preso la fuga. Chi scrive vi dir come."
Pos la penna, rilesse la missiva, stabil che andava bene cos, vers la sabbia sull'inchiostro ancora umido, e poi pretese secco: "Cera."
L'impiegato gliela diede; lui si tolse l'anello dal dito e sigill il biglietto. Nel passarglielo gli fece scivolare in mano una moneta d'oro. Questo sistem la faccenda: l'uomo si fece immediatamente molto pi cortese, quasi ossequioso.
"Solo un momento, cittadino," disse; "vado a vedere se il Commissario Capo vi pu ricevere senza ritardi."
E pochi minuti pi tardi St. John Devinne era seduto nell'ufficio privato del Commissario Capo, di fronte a quell'importante personaggio, dopo aver dichiarato il proprio nome, nazionalit e occupazione, che il Commissario aveva debitamente annotato.
"Mathieu Collin, Cittadino Commissario. Di nazionalit canadese e origini francesi. Ho passato la maggior parte della mia vita da agricoltore in Canada, da qui l'accento straniero con cui parlo la vostra lingua."
Il commissario si stava rigirando tra le dita il suo biglietto, il cui sigillo era spezzato. Lo lesse e rilesse altre due o tre volte, lanci all'agricoltore canadese uno sguardo indagatore, poi disse: "E voi siete venuto qui per darmi delle informazioni relative al cittadino Chauvelin, membro del Comitato di Salute Pubblica?"
"S!"
"Quali sono?"
"Come ho avuto l'onore di informarvi nel mio biglietto, il cittadino Chauvelin e una squadra di Guardie Repubblicane sono prigionieri sin da ieri pomeriggio."
"Dove?"
"Allo Chteau de la Rodire. Il cittadino Chauvelin e un sergente della guardia in cantina, gli uomini nelle stalle."
"Ma chi ha osato arrestare il cittadino Chauvelin?" indag il Commissario Capo, quasi fuori di s per l'orrore di fronte a quella strabiliante affermazione.
"Non  stato arrestato, cittadino.  stato semplicemente spinto nella cantina assieme al sergente e chiuso dentro a chiave."
"Ma da chi?" insistette l'altro.
"Dalla Primula Rossa."
"Il diavolo!" grid il commissario, con un tale sobbalzo da far sbatacchiare tutto ci che v'era sulla scrivania
"No, cittadino, non il diavolo, la Primula Rossa."
"Sono la stessa cosa."
"Non esattamente. Noi non crediamo al diavolo in questo libero e illuminato paese, ma la Primula Rossa esiste realmente.  solo una spia al soldo del governo inglese, e si  preso l'incarico di aiutare i nemici della Repubblica a sfuggire alla giustizia.  stato per questo e per aiutare gli aristos di La Rodire che lui e i suoi seguaci, fra i quali vi  anche quell'abominevole traditore del dottor Pradel, hanno messo fuori gioco i soldati con del vino drogato, e quando sono stati inermi li hanno rinchiusi nelle stalle, per poi procedere a rapire il cittadino Chauvelin."
Il commissario capo aveva un'aria quasi ridicola, tanto era stupefatto; sbuffava e faceva versi come una vecchia foca, e dovette tirar fuori il fazzoletto per tamponarsi la fronte sudata.
"E poi mi vorreste dire," boccheggi, "che questo  tutto vero?"
"Com' vero che sono vivo, cittadino."
"E... e... il cittadino dottore...? Lo avete menzionato or ora. Certamente..."
"Ho definito Pradel un abominevole traditore," dichiar Devinne in tono fermo, "perch so che  un seguace della Primula Rossa."
"Ma come fate a sapere tutto ci, cittadino... ehm... Collin? Quali prove avete?"
"Ve lo dir, cittadino commissario," replic Devinne, ma senza andare oltre, perch il commesso entr proprio in quel momento annunciando che il cittadino Maurin era appena arrivato, e che desiderava parlare con il commissario capo. Il commissario in questione si lasci sfuggire un gran sospiro di sollievo. L'avvocato Maurin era pieno di risorse, il suo consiglio in quella terribile emergenza sarebbe stato inestimabile. Diede ordine che venisse ammesso senza por tempo in mezzo, e non appena fu entrato nella stanza e la porta si fu chiusa alle sue spalle, l'avvocato venne messo a parte di quegli spaventosi eventi. A un ordine del commissario l'agricoltore canadese ripet l'intera storia: i soldati della Guardia drogati e rinchiusi nelle stalle, un membro del Comitato di Salute Pubblica rapito e imprigionato nella cantina, e infine i ci-devant La Rodire sfuggiti alla giustizia quando l'ordine per il loro arresto era gi stato firmato, e tutto per opera della mano destra di Satana, la spia inglese, la misteriosa Primula Rossa, e dei suoi seguaci, incluso quell'abominevole traditore, il dottor Pradel.
Era il turno di Maurin di sussultare.
"Pradel?" esclam, aggiungendo poi in tono pi calmo: "Cosa vi fa pensare che il cittadino dottore sia un membro di quella banda di spie inglesi?"
"Il semplice fatto," replic Devinne, "che anche lui  fuggito davanti alla giustizia, che sapeva sul punto di catturarlo e punirlo per il suo crimine."
"Che intendete dire?"
"Soltanto quel che ho detto. Tutto quello che vi ho raccontato l'ho scoperto ascoltando i discorsi di un gruppo di vagabondi nel cabaret del Chien sans Queue, sulla via di Corbeil. Erano musicisti che hanno grattato le corde dei violini e soffiato nelle trombe per tutto il pomeriggio su a La Rodire. Io facevo parte della folla che era andata lass per assistere al divertimento, e poi ero ritornato al Chien sans Queue per un boccale di birra. I vagabondi stavano parlando a bisbigli; ne ho colto una parola o due, e con mio sbalordimento, quei pezzenti stavano parlando inglese. Inglese che io, essendo canadese, conosco bene. Mi sono spostato pi vicino a loro, e sono riuscito a sentire quasi ogni parola.  per questo che so tutto,  per questo che conosco i loro piani. E," concluse con lenta enfasi, misurando ogni parola, "loro hanno parlato del fatto che Pradel era un membro della banda, e della loro decisione di portarlo in Inghilterra assieme ai La Rodire."
Dopo che ebbe terminato di parlare tutti rimasero immobili in quella stanza tanto banale al centro della quale, attorno alla scrivania ricoperta di fogli e armamentario da ufficio, tre uomini sedevano a ponderare su cosa sarebbe seguito agli straordinari eventi della notte prima. Il Commissario Capo sudava pi che mai, e continuava a mormorare in tono quasi di disperazione: "Che cosa faremo? Nom d'un nom, che cosa faremo?"
Maurin non disse nulla. Stava riflettendo. Riflettendo molto a fondo, davvero, e allo stesso tempo tentando di mantenere una maschera d'indifferenza, per non permettere a quello sciocco di un commissario di indovinare che lui per quell'improvviso rivolgimento degli eventi non provava n dubbio n confusione, ma soltanto soddisfazione. Pradel, il suo nemico, era disarmato. Non poteva pi essere suo rivale negli affetti di Blanche Levet. N come migr fuggito in Inghilterra per salvarsi la pelle, n alla sbarra al Palazzo di Giustizia sotto l'accusa di tradimento in associazione con una banda di spie inglesi, avrebbe mai potuto sperare di ricatturare il fascino con il quale aveva abbagliato quella fanciulla cos poco sofisticata. E quando il commissario ripet per la terza volta il proprio lamento: "Non d'un nom, che cosa far?" l'avvocato rispose secco: " troppo tardi per fare qualcosa. A questo punto quella canaglia della Primula Rossa con il suo carico di traditori e aristos sar gi a mezza strada verso la costa."
"Le cose non vanno male fino a questo punto, cittadino avvocato," intervenne Devinne. "Dovevano fare una tappa forzata a Le Perrey per i cambi. Ovviamente fin l correranno come Satana in persona, ma la carrozza ha un carico pesante, quindi non faranno poi molti progressi."
A quel suggerimento, negli occhi del commissario brill un raggio di speranza.
"Siete certo che sar a Le Perrey?"
"Abbastanza certo. Ho udito la banda discutere la questione del cambio di cavalli e della sosta forzata. Ad ogni buon conto potrebbe valere la pena, cittadino commissario," aggiunse in tono insinuante, "di mandare una squadra di uomini a cavallo al loro inseguimento. Potrebbero procurarsi dei cavalli freschi a Le Perrey e procedere come il vento.  inevitabile che a un certo punto raggiungano quella carrozza tanto appesantita."
"Sapete quale strada intendessero prendere, dopo Le Perrey?"
"S, lo so. Punteranno diritti su Dreux, Pont Audemer e Trouville. La Primula Rossa ha stabilito delle basi lungo tutta quella strada, ed  la via pi breve da qui alla costa."
Il commissario picchi il pugno sulla scrivania, con uno schianto, esclamando a voce altissima: "Pardieu! Il cittadino Collin ha ragione. C' ancora tempo, possiamo metterci alle calcagna di quelle spie maledette. Voi che dite, cittadino avvocato?"
Ma al cittadino avvocato non importava che le cose andassero per un verso o per l'altro. Che Pradel venisse catturato in compagnia di quelle spie inglesi, o che fosse ancora a Choisy, dove di certo sarebbe stato arrestato per tradimento sulla base delle prove fornite da quell'agricoltore canadese, non aveva la minima importanza per Louis Maurin, futuro marito di Blanche Levet. Si strinse nelle spalle, indifferente, e disse in tono disinvolto: "Dovete fare quel che ritenete meglio, cittadino commissario."
La replica del suo interlocutore fu suonare furiosamente il campanello che teneva sulla scrivania. Il commesso entr con l'aria spaventata.
"Mandatemi immediatamente il cittadino capitano Cabel," ordin il commissario. Cominciava a sentirsi decisamente meglio. Molto sollevato. Si tampon la fronte ancora sudata, poi prese la penna e cominci a picchiettarla sul piano della scrivania. E mentre lo faceva, lentamente sul suo viso comparve un'espressione di beatitudine assoluta. Aveva appena ricordato che il governo aveva offerto una ricompensa di cinquecento luigi per la cattura della Primula Rossa.
Al capitano Cabel, quando entr nell'ufficio pochi minuti pi tardi, ordin rapido: "Una banda di spie inglesi, probabilmente travestite, e che scortano una carrozza nella quale vi sono gli aristos di La Rodire, sta viaggiando verso la costa lungo la via di Le Perrey, Dreux e Pont Audemer. Probabilmente si dirigeranno a Trouville. Prendete una squadra di sedici uomini a cavallo e inseguiteli, veloci come l'inferno. Il capo della banda  la famosa Primula Rossa. C' una ricompensa di cinquecento luigi per la sua cattura. Cinquanta saranno vostri, se riuscite a prenderlo, e altri venti verranno distribuiti tra gli uomini. Non perdete tempo, cittadino capitano; la vostra promozione e il vostro intero futuro dipendono dal vostro successo."
Il capitano Cabel, stordito per l'emozione, fece il saluto, gir sui tacchi, e usc dalla stanza marciando. Non v'era modo di sbagliarsi sulla sua espressione: se fosse stato umanamente possibile, avrebbe riportato a Choisy quell'audace Primula Rossa in catene. Il commissario si sfreg le mani, soddisfatto. Non aveva mai avuto una migliore mattinata di lavoro in tutta la sua vita. Cinquecento luigi, o quello che ne sarebbe rimasto dopo averli divisi con il capitano e i suoi uomini, erano una fortuna in quei tempi di penuria. S, il Commissario Capo Lacaune aveva ottime ragioni per sentirsi euforico. Si alz in piedi, e con un gesto d'invito chiese ai suoi distinti ospiti di unirsi a lui in una bevuta celebrativa al Caf Tison.
Maurin accett ben lieto. Gli piaceva essere in rapporti amichevoli con il commissario, che era il personaggio pi importante nel comune. Ma Devinne chiese educatamente che lo scusassero. Era nauseato da quella gente, i cui simili nel proprio paese non avrebbe sfiorato nemmeno con un palo da chiatta. Non vedeva l'ora di tornare in Inghilterra, dove marmaglia come quella che in quei giorni governava la Francia sarebbe stata spedita in galera per venalit e corruzione. Si conged con l'inchino pi educato che riusc a imporsi. Il commissario suon di nuovo il campanello, il commesso entr di nuovo, e accompagn il cittadino Collin fuori dall'edificio.
Maurin fissava pensieroso la porta che si era richiusa alle spalle di quel presunto agricoltore canadese.
"Strana persona, quella," constat rivolto al suo amico Lacaune. "Supponete che abbia detto la verit?"
Il commissario ebbe un ansito. Non gli piaceva quell'improvviso assalto alle sue nuove speranze.
"Lo accerter ben presto," replic poi acido, "perch mander qualcuno a La Rodire a liberare il cittadino Chauvelin e gli uomini. Se non sono l, allora il nostro canadese  un bugiardo; nel qual caso..." E termin la frase passandosi il taglio della mano sulla gola.
"E ad ogni modo lo far sorvegliare. Potete starne certo, amico mio." Dopodich si lasci sfuggire una breve risata, e aggiunse in tono pi leggero: "Ma sono ben pi che speranzoso che gli uomini troveranno il distinto membro del Comitato di Salute Pubblica rinchiuso nella cantina dello Chteau, come ci ha informati il nostro amico canadese."
E con quelle parole il degno commissario prese il suo amico avvocato sottobraccio, e insieme i due compari se ne andarono a fare quella bevuta celebrativa al Caf Tison.
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Libro 5: Il capo.
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CAPITOLO 31.
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Il sogno.
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In seguito, a Ccile de la Rodire quel giorno e quella notte di gennaio parvero sempre pi simili a un sogno che alla realt. Di certo aveva vissuto quelle ventiquattr'ore pi intensamente di quanto avesse mai vissuto prima. Le sembrava che tutto ci che il mondo poteva contenere in fatto di emozioni e agitazione le fosse piombato addosso in quel breve lasso di tempo.
V'era stata quella orribile sommossa, tanto per cominciare; la maestosa dimora invasa da quella folla turbolenta che gridava e cantava e danzava e irrideva, e che l'aveva derisa in una maniera che per anni le avrebbe sempre portato un fiotto di rossore alle guance. E poi la straordinaria, inquietante, misteriosa figura di quel violinista, che era d'improvviso cresciuto in statura e si era trasformato in una sorta di gigante, dotato di forza sovrumana. In qualsiasi momento le bastava chiudere gli occhi per rivederlo distendere le lunghissime braccia e sollevare da terra quell'omino vestito di scuro come se fosse una balla di merce, gettarselo sulla spalla e trasportarlo via dal salone, gi lungo la grande scalinata, seguito dalla folla che lo incitava allegra. Le passava di nuovo tutto davanti, come in una visione. Non l'avrebbe mai dimenticato. A quel punto era arrivata a un tale picco di agitazione che le pareva che l'intero mondo le vacillasse attorno, e che da un momento all'altro lei e quella spaventosa marmaglia sarebbero stati travolti dalle rovine dello chteau.
Dopo quel quadro tanto vivido, quel che era seguito era pi sfocato, e altrettanto irreale. Ricordava di aver visto il povero Franois, ridotto ai miseri resti del proprio orgoglio, trascinarsi fuori della stanza desiderando che lei lo seguisse. Ma non lo aveva fatto. Era rimasta nel grande salone in cui regnava uno strano silenzio dopo tutto il frastuono e la confusione di poco prima. Le ombre della sera si stavano allungando, e lei era sola con Simon Pradel. Le aveva parlato a lungo, con voce tranquilla, e lei aveva ascoltato. Le aveva detto del pericolo che correvano lei e tutti coloro a cui teneva. Stranamente, non le era mai passato per la mente di dubitare; lo aveva detto lui, e di conseguenza doveva essere vero. Poi le aveva indicato la via d'uscita, la sola e unica via per la quale avrebbe potuto salvare maman e Franois e i vecchi, fedeli Paul e Marie da quell'orribile, orribile ghigliottina. Ancora una volta lei aveva ascoltato, senza mai dubitare di lui nemmeno per un istante. Vi sarebbe stato un falso matrimonio. Avrebbe dovuto portare il suo nome, e nulla di pi, fino al momento in cui alla Francia e al popolo di Francia non fosse stato concesso il ritorno alla sanit mentale. Lei e maman e Franois, e i due vecchi servitori, avrebbero vissuto sotto il suo tetto e accettato la sua ospitalit, perch il suo nome e quella casa sarebbero stati una protezione per tutti loro contro il pericolo di morte.
Dopodich, lui se n'era andato e lei era rimasta sola a ponderare su quelle questioni. Da quel momento erano accadute cos tante cose che non aveva avuto il tempo di analizzare i propri sentimenti. E adesso che era sola e poteva riflettere, tutto quanto le pareva talmente simile a un sogno... Di una cosa era certa: dopo che Pradel l'aveva lasciata, lei non si era sentita del tutto infelice. Molto agitata, s, ma non infelice. Era ritornata da maman e Franois. Maman era assolutamente placida; continuava il suo abituale lavoro d'uncinetto e non era minimamente interessata ad ascoltare cosa fosse avvenuto nel corso di quelle due ore d'incubo in cui quella che lei definiva la pi infima feccia dell'umanit aveva inquinato il vecchio chteau con la propria presenza. Franois, sfinito per le emozioni che era stato costretto a reprimere tanto a lungo, se ne stava seduto cupo e taciturno, e con tutta evidenza stava riflettendo su cosa fare per ottenere la propria vendetta.
Tutto era silenzio nello chteau, allora. Dopo un certo tempo Paul e Marie erano riusciti a riprendersi, e avevano preparato e servito la cena per la famiglia. Era stata consumata quasi in silenzio; tutti e tre erano assorbiti in pensieri che non potevano condividere l'uno con l'altro. Alle nove in punto si erano riuniti per le preghiere nel piccolo boudoir, e alle nove e mezza era arrivata l'ora di coricarsi, e Paul era sul punto di andare al piano di sotto per spegnere le luci e tirare il chiavistello alla porta d'ingresso, quando un rumore di passi pesanti che salivano la grande scalinata fece s che il terrore piombasse ancora una volta su quei cinque sfortunati come una nuvola temporalesca. Franois imprec sottovoce come suo solito. La signora marchesa inarc le aristocratiche sopracciglia e, con un sospiro di rassegnazione, riprese il lavoro d'uncinetto. Marie si fece piccina piccina nell'angolo pi lontano della stanza, mentre Ccile tendeva l'orecchio per ascoltare quei passi, che per un momento si erano fermati sulla soglia del grande salone, soltanto per poi riprendere la marcia in direzione della porta nascosta.
Che significava tutto quello? Certo, Pradel l'aveva avvisata del pericolo, ma aveva anche affermato che quel pericolo non era imminente. Prevedeva di farle visita l'indomani alle dieci in punto e, se lei avesse acconsentito, andare con lei agli uffici amministrativi, dove le formalit connesse con quella nuova forma di matrimonio civile sarebbero state sbrigate immediatamente. Dopodich lei, Ccile de la Rodire, sarebbe formalmente divenuta Madame Simon Pradel, e maman e gli altri sarebbero stati al sicuro contro le terribili possibilit in quel momento adombrate da quei passi minacciosi. Paul, con l'istinto del vecchio servitore sempre in guardia per il benessere dei suoi padroni, scivol nel vestibolo, pronto ad affrontare un'intera folla di mascalzoni, se avessero osato interferire. Prima di chiudersi la porta alle spalle disse a Franois, in un bisbiglio solo a met udibile: "Intanto che io vado a parlamentare con loro, Monsieur le Marquis, portate gi le signore per la scala sul retro, quella che arriva nel sottosuolo. Dir loro che io e Marie siamo soli nello chteau, e che voi siete partiti tutti un'ora fa in direzione di Corbeil."
Franois aveva riconosciuto il buon senso di quel consiglio. V'erano molti buoni nascondigli nella vasta area del piano interrato, e perfino un passaggio sotterraneo che conduceva a una dipendenza dello chteau, dov'erano situate la lavanderia, la dispensa dei formaggi e altro. Era decisamente un consiglio che valeva la pena seguire.
"Venite, maman," disse secco rivolto alla madre, levandole di mano senza cerimonie uncinetto e lana, proprio nel momento in cui dal grande salone arrivavano aspre parole imperiose: "Aprite, in nome della Repubblica!"
"Come facevano quei diavoli a sapere dov'eravamo," borbott fra i denti Franois, "e come hanno fatto a trovare la porta dietro la tappezzeria?"
Non c'era tempo per formulare ipotesi al riguardo, tuttavia. D'improvviso si sentirono uno schianto terrificante, una quantit di imprecazioni e bestemmie, e un agonizzante grido di protesta da parte di Paul. La porta era stata sfondata. La signora marchesa, aiutata dai figli, stava lottando per alzarsi in piedi, ma era anziana e pesante. Fin aggrovigliata nella lana e ricadde sulla sua poltrona, trascinando gi con s Ccile.
Paul scivol di nuovo nella stanza, ma rimase con la schiena contro la porta, tenendola bloccata contro gli intrusi.
"Presto, Madame la Marquise," la esort in un bisbiglio, "le scale."
Era troppo tardi. Franois sprec qualche momento armeggiando in un cassetto in cerca della pistola e controllando che fosse carica, e aveva appena guidato le dame alla porta sul lato opposto quando Paul venne spinto violentemente avanti e fin a terra nel bel mezzo della stanza. Entrarono quattro uomini: indossavano trasandate uniformi militari, e ciascuno di essi aveva una pistola in mano. Franois sollev la propria, ma uno degli uomini, che pareva essere il sergente al comando, gli disse tagliente, nel tono di chi ha l'autorit: "Mettetela gi, o dar ordine di far fuoco."
Come tutta risposta Franois tent di puntare l'arma, che gli venne prontamente fatta saltare di mano, e rimase l fermo come un animale tenuto a bada a lanciare occhiatacce ai soldati, con le due signore e i vecchi servitori che gli si radunavano attorno. Persino la sua abituale scioltezza nell'imprecare e bestemmiare lo aveva abbandonato. La signora marchesa manteneva un dignitoso silenzio; non intendeva permettere alla marmaglia di pensare che lei fosse spaventata. Paul e Marie si rifugiarono in preghiere mormorate. Ccile tenne la testa a partito. Quando il sergente mitragli l'ordine: "Arrestate queste persone in nome della Repubblica," e tutti e quattro gli uomini fecero un passo avanti, pronti a metter le mani su di lei e su coloro a cui teneva, disse loro, con tutto l'orgoglio che poteva chiamare in proprio aiuto: "Vi prego di non metterci le mani addosso. Vi seguiremo tranquillamente."
E vedendo che a quel punto il sergente faceva cenno ai suoi uomini di arretrare nuovamente di un passo, aggiunse: "Spero permetterete a Madame la Marquise e a me, e alla nostra cameriera, di mettere insieme alcune cose di cui potremmo aver bisogno."
"Mi dispiace, cittadina," replic il sergente, deciso ma non senza cortesia. "Il tempo  poco, e i miei ordini sono rigorosi. Ho una carrozza in attesa per portarvi a Choisy senza il minimo indugio. Delle vostre necessit ci si occuper domani."
"Ma, buon uomo..." protest la signora marchesa. Erano le prime parole che avesse pronunciato sin dall'inizio dell'intollerabile incursione di quegli insolenti plebei nella sua privacy, ma non prosegu con quello che le sarebbe piaciuto dire. Aveva un'enorme dignit, la sciocca vecchia signora, e una grossa dose di robusto buonsenso francese. Il fatto che il sergente se ne stesse l come un manichino di legno, con tutta evidenza uno schiavo del dovere senza alcun senso di umanit, la aiut a realizzare che n la resistenza, n l'alterigia, n le ingiurie, sarebbero state di una qualche utilit. Quegli insolenti plebei ora facevano la parte del Fato, l'inesorabile Fato, e della volont del buon Dio, che aveva scelto di infliggere quella calamit a lei e ai suoi figli, e contro i cui decreti non esisteva appello.
Anche Ccile non parl pi. Prese uno scialle e lo avvolse attorno alle spalle della madre. Era una figuretta patetica, nel sottile abito di seta. La piccola stanza era calda, con la legna che bruciava dietro il parafuoco, ma a quanto pareva avrebbe dovuto affrontare un lungo viaggio senza alcuna protezione contro il freddo, se non il fichu di pizzo. Ud il sergente dire in tono asciutto: "V' una quantit di scialli e stole al piano di sotto, cittadina."
Pareva una cosa strana, detta da un soldato rivoluzionario, dal momento che non avevano la reputazione di essere premurosi verso i prigionieri dello Stato. Ccile gli lanci un'occhiata, le labbra pronte a pronunciare qualche parola di gratitudine, ma lui rimaneva nell'ombra, e non riusciva a vederlo in viso.
Per tutto il tempo Franois era rimasto in silenzio, ancora con negli occhi uno sguardo da tigre frustrata, i denti stretti, e i pugni altrettanto stretti. Ccile fu grata che non stesse peggiorando le cose indulgendo a violente imprecazioni e ingiurie. A un certo momento lui si mosse, sollevando i pugni come se avesse intenzione di colpire in faccia quell'insolente sergente e poi tentare con uno scatto di fuggire libero, ma immediatamente quattro braccia furono levate, quattro pistole puntate verso di lui. La signora marchesa disse, asciutta: "Non serve a nulla, figlio mio. E ad ogni modo, dovresti lasciare indietro me."
Ciascuno dei soldati prese uno dei prigionieri per un braccio. Il sergente fece strada con la signora marchesa, e la povera vecchia Marie venne lasciata a seguirli da sola. Poi la piccola processione marci fuori della stanza in formazione stretta. Attraversarono l'ampio salone e discesero la grande scalinata; scale e ingresso erano fiocamente illuminati da una singola lampada a olio appoggiata su un tavolino a console. Ccile camminava subito dietro la madre, e nella debole luce riusciva a distinguere solo vagamente quell'alto sergente che stava proprio davanti a lei. Ne vedeva le ampie spalle, un braccio, e la mano che reggeva la pistola; il resto rimaneva nell'ombra.
Gi nell'ingresso, sul tavolo centrale, un capolavoro dell'arte italiana rimasto intatto dopo due incursioni di folla turbolenta a causa delle dimensioni e del peso, v'era un mucchio di tappeti, soprabiti e scialli. La signora marchesa e Franois diedero per scontato che quelle cose fossero state fornite per il loro benessere dagli stessi uomini, che fossero poliziotti o militari, che avevano scelto quella tarda ora della sera per arrestare tre donne e due uomini contro cui ancora non era stata formulata un'accusa di tradimento. Marie si agit attorno alla sua vecchia padrona con scialle e mantello, e Paul attorno al suo giovane padrone con un pesante soprabito. Ccile vide il sergente sollevare un mantello con cappuccio; si spost dietro di lei e glielo mise sulle spalle. Mentre questo accadeva lei sollev lo sguardo e incontr i suoi occhi; erano gentili, dalle palpebre pesanti, e nelle loro profondit si vedeva un cordiale umorismo che per qualche imprecisabile ragione la fece sentire pi sicura.
Ma non c'era tempo per ponderare su quelle cose, per quanto potessero sembrare strane. Nel giro di pochi attimi tutti e cinque... maman, Franois, i due vecchi servitori e Ccile stessa... vennero radunati fuori dal portone d'ingresso e dentro una carrozza che attendeva subito in fondo alla scalinata esterna. Un uomo, vestito come gli altri in uniforme militare, stava fermo accanto ai cavalli; fece un passo di lato quando tutti i prigionieri furono saliti sulla carrozza. Guardando attraverso il finestrino Ccile vide il sergente parlare per un attimo a uno degli uomini; poi sal a cassetta e prese le redini. Era molto buio, e i fanali della carrozza non erano stati accesi. Uno degli uomini condusse i cavalli lungo il viale e attraverso il cancello principale. Gli altri evidentemente si erano arrampicati sopra la carrozza, perch li si sentiva muoversi.
Di certo quello era stato tutto un sogno. Non poteva essere successo, non in quel modo, non nel volgere di poche ore. E il sogno non terminava l.
V'erano stati altri eventi, nel corso di quella notte e del giorno seguente, e tutti quanti avevano le caratteristiche di un sogno. Una volta fuori dal cancello principale di La Rodire la carrozza non svolt in direzione di Choisy, ma verso destra. And avanti per un poco, e poi si ferm; qualcuno accese i fanali, dopodich i cavalli vennero messi al trotto. Ccile, ogniqualvolta guardava fuori dal finestrino, vedeva la strada ricoperta di neve passarle accanto rapida; la luna era uscita di nuovo, e la strada scintillava come un nastro di cristalli bianchi.
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CAPITOLO 32.
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Stratagemma.
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Ccile rimase ben sveglia per molto tempo. Sua madre dormiva nell'angolo pi lontano della carrozza, e dormiva anche Franois, seduto tra di loro, appoggiato ai cuscini dello schienale. Paul e Marie avevano passato un po' di tempo a mormorare preghiere, finch non si erano addormentati anche loro. E lei stessa doveva essersi assopita, a un certo punto; si riscosse con un sussulto mentre le ruote della carrozza sferragliavano sull'acciottolato. Dovevano essere a St. Gif, pens, perch vedeva case e negozi chiusi da entrambi i lati, e ogni tanto un lampione. A un certo punto ci fu un perentorio richiamo, un "Alt!" seguito da una breve discussione fra il sergente che guidava la carrozza e quella che doveva essere una pattuglia di polizia. Colse le parole "cittadino" e "documenti", e la frase "faccio solo il mio dovere, cittadino sergente".
E poco dopo vi fu un "Bene. Passate pure".
E quella corsa tanto stancante continu lungo la strada sconnessa. Progredivano lenti, perch il terreno era scivoloso sotto gli zoccoli dei cavalli, e la notte a tratti molto buia, quando le nuvole cariche di neve spinte dal vento di nord-est oscuravano il pallido volto della luna. La carrozza avanz traballante per ore e ore sino a che i primi raggi di una fredda alba non si insinuarono attraverso i finestrini della carrozza. Dopodich il passo si fece meno lento. Il terreno, ovviamente, era scivoloso quanto prima, ma era chiaro che a tenere le redini v'era una mano ben ferma, e non accadde niente di spiacevole a interrompere il viaggio.
Non era ancora giorno fatto quando ancora una volta le ruote della carrozza sferragliarono su una strada acciottolata. Da entrambi i lati si vedevano raggi di luce attraverso le finestre chiuse, e qua e l un passante; uomini in camiciotto, donne con lo scialle sulla testa. Le Perrey, con tutta probabilit, pens Ccile. Gli altri dormivano ancora. Povera maman, doveva essere terribilmente stanca e irrigidita, e Franois pareva pi morto che vivo. Paul e Marie stavano mormorando, anche nel sonno, parole che erano o di preghiera a Dio o di protesta contro la sorte crudele piovuta sui loro padroni. Ccile non aveva idea di dove li stessero conducendo, o se quella corsa attraverso la notte sarebbe terminata nella salvezza o nel disastro. Fortunatamente era chiaro che maman non pensava affatto alla faccenda, mentre Franois era riuscito benissimo a nascondere dubbi e paure dietro una maschera di scontrosa indifferenza.
Le Perrey venne ben presto lasciata indietro, e dopo un certo tempo la carrozza si ferm di nuovo, questa volta in aperta campagna. Sopra di loro si ud un rumore di uomini che trapestavano, e un minuto o due pi tardi lo sportello venne aperto, e una gradevole voce da persona colta disse: "Temo che vi sar da camminare su del terreno accidentato. Lo potete fare, Mademoiselle?"
Questo, ovviamente, faceva ancora parte del sogno. Ccile ud se stessa rispondere: "S, posso," e poi aggiungere esitante: "Ma maman..."
E quella gradevole voce replic: "Trasporter io Madame la Marquise, se me lo permetter. Voi e Monsieur le Marquis vorreste scendere, Mademoiselle?"
A quell'invito lei obbed senza indugio; farlo pareva assolutamente naturale. Franois sembrava troppo stordito per alzare la voce. Scese seguito da Paul e Marie, che ancora mormoravano preghiere rivolte al bon Dieu. Apparentemente, alla signora marchesa non importava cosa sarebbe accaduto. Si lasci sollevare della carrozza senza proteste, e Ccile ud quella stessa gradevole voce che diceva in inglese: "Mantelli e coperte, Tony, per le signore, e voi, Hastings e Glynde, portate la carrozza sulla strada. Poi staccate i cavalli e portateli con voi alla base."
Ccile comprese quel che veniva detto, anche se non ogni parola. Un uomo le avvolse uno scialle attorno alle spalle, al di sopra del mantello, mentre un altro faceva la stessa cosa con una coperta per maman, che stava fra le braccia di quel sergente tanto alto. Dopo di che si form una piccola processione: il sergente in testa, a trasportare maman, che non era un peso leggero; li seguiva Franois con Paul e Marie, e infine lei, Ccile camminava tra due soldati, uno dei quali le teneva il gomito per guidarla sul terreno accidentato, mentre l'altro, dopo un minuto o due, si dedic alla stessa gentilezza nei confronti della povera vecchia Marie.
E camminando alla coda di quella piccola processione, d'un tratto la fanciulla comprese cosa stesse accadendo. Quei soldati non avevano nulla a che vedere con la Gendarmerie Nationale, le cui uniformi indossavano soltanto come travestimento. Erano amici che li stavano aiutando a sfuggire alla morte, gli stessi amici che avevano salvato l'abate Edgeworth da quell'orribile, orribile ghigliottina. E il sergente alla testa non era altri che il violinista che aveva portato sulla spalla quell'ometto vestito di scuro come se non fosse altro che una balla di merci, e che ora stava trasportando maman come se fosse una bambina. Fiss attonita la sagoma di quell'ampia schiena che aveva davanti, perch, se le sue congetture erano corrette, allora quello pseudo violinista, o pseudo sergente, non era altri che la leggendaria Primula Rossa in persona.
Dopo quelle supposizioni, quelle riflessioni, Ccile de la Rodire non si rese pi conto dell'asprezza del terreno, del freddo e della fame. Divenne simile a una sonnambula che si muove senza esserne cosciente. Dopo non molto una massa solida sbuc dalla nebbia gelata; era una casa, con alberi raggruppati attorno. Il suo aspetto, man mano che gradualmente si rivelava, le appariva familiare, ma il suo cervello era troppo stanco per ponderare sulla cosa. L'edificio aveva l'aria deserta, desolata. Era chiaramente stato abbandonato e lasciato alla merc di ruggine e decadimento; la facciata maltrattata dal tempo, le pietre che si sbriciolavano raccontavano l'abituale miserevole storia... di un arresto sommario e dei suoi spaventosi corollari.
La via che conduceva alla porta d'ingresso era un breve viale bordato di pioppi. V'era una bassa scalinata di tre o quattro gradini. Con totale sbalordimento Ccile si rese conto che in realt l'edificio non era deserto come aveva creduto: c'erano due uomini fermi sui gradini. Nel vedere il gruppo che si avvicinava scesero i gradini, chiedendo in inglese: "Tutto bene?" domanda a cui la scorta rispose con un sonoro: "Tutto splendido!" Poi si fecero da parte mentre il pseudo sergente portava la signora marchesa dentro la casa. Gli altri, lei inclusa, lo seguirono attraverso lo stretto vestibolo, e poi in quello che un tempo doveva essere stato un piccolo salone, ma che ora presentava uno scioccante spettacolo di distruzione: finestre fracassate, porte tolte dai cardini, il rivestimento a pannelli strappato dai muri. Non c'erano mobili a parte poche sedie, un divanetto di crine e un tavolo da cucina. L'unica cosa allegra in quel posto, ed era molto allegra davvero, era un fuoco di ciocchi di legno nel caminetto aperto: a dispetto delle finestre infrante, la stanza era deliziosamente calda.
Il sergente deposit maman sul divanetto, le chiese in perfetto francese come si sentisse, e avendo ricevuto in risposta soltanto un grato sorriso, si volse verso Ccile dicendo: "E ora, Mademoiselle, vi porteremo del vino caldo, dopo il quale potrete avere un po' di riposo. Ma temo che dovremo ripartire nel giro di un'ora, e sono costretto a chiedere a voi e a Madame la Marquise, cos come a Monsieur le Marquis, di indossare gli abiti campagnoli che troverete in un cesto nella stanza accanto, assieme a tutto ci che  necessario per rendervi pi somiglianti possibili a degni zoticoni diretti alla pi vicina citt di mercato. Uno di noi, con il vostro permesso, dar gli ultimi ritocchi al travestimento."
E un attimo dopo se n'era andato, lasciandosi dietro un'atmosfera di allegria e sicurezza a cui reag persino Franois. Le signore si diressero nella stanza accanto, brucianti di curiosit, per vedere i vestiti che era stato loro ordinato di indossare. Maman disse in tutta seriet: "Penso che Dio abbia mandato dei suoi angeli a proteggerci." Marie mormor in risposta un fervente "Amen!"
Ma Ccile non disse nulla. Era sotto l'incantesimo della mirabolante scoperta che aveva fatto; vale a dire che maman, lei e Franois, tutti loro in effetti, erano stati salvati dalla morte da quella meraviglia tra le creazioni di Dio, la Primula Rossa.
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CAPITOLO 33.
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La testa calva del Caso.
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Quanto si sarebbero sorpresi, tutti loro, se avessero potuto vedere attraverso le pareti malmesse di quello sgangherato rifugio i loro salvatori seduti al tavolo di quella che presumibilmente era la cucina. Stavano sorseggiando vino caldo e discutendo le loro impressioni su quell'ultima gloriosa avventura. Nasi e mani erano blu per il freddo, e tutti quanti stavano provvedendo a radersi. Uno di loro aveva servito il vino caldo anche ai fuggiaschi. Poco dopo vennero raggiunti anche da Glynde e Hastings.
"Dove avete lasciato la carrozza?" chiese loro il capo non appena comparvero.
"La conosci Moulins?" rispose Glynde.
"Piuttosto bene."
"Proprio sull'altro lato. Dopo la chiesa. Siamo tornati a cavallo, ovviamente, e Hastings  quasi finito a terra quando il suo cavallo  scivolato su una lastra di ghiaccio."
"Nessun altro incidente?"
"No."
"Bene. E qui abbiamo novit?" Si volt verso Lord Galveston.
"S. Piuttosto strane. Quando io e Holte siamo arrivati, circa un'ora fa, con nostra grande sorpresa abbiamo visto del fumo uscire da uno dei comignoli. Per farla breve, abbiamo scoperto che un vagabondo si era acquartierato nell'edificio. Non potevamo buttarlo fuori, e sentivamo che sarebbe stato meno pericoloso qui che a vagare in giro. Quindi lo abbiamo lasciato rimanere dov'era."
"E dov' adesso?"
"Nella stanza qui accanto, con un fuoco, una sedia e una bottiglia di vino."
"Andiamo a dargli un'occhiata."
E cos, Blakeney e Galveston andarono nella stanza accanto a dare un'occhiata all'intruso. Era soltanto un patetico relitto dell'umanit, del tipo che, alas! di quei tempi si incontrava fin troppo di frequente sulle strade. V'erano poche braci morenti nel focolare, e tre bottiglie vuote sul pavimento subito accanto.
"Quel miserabile disgraziato," borbott Lord Galveston imprecando poi a voce alta e aggiungendo "ha rovistato nelle nostre scorte e rubato due bottiglie del migliore."
Il "miserabile disgraziato", comunque, era impermeabile alle imprecazioni di sua signoria. Se ne stava sul pavimento, la testa precariamente appoggiata al duro sedile della sedia, profondamente addormentato.
Galveston avrebbe voluto riscuoterlo e buttarlo fuori, ma Blakeney lo prese per il braccio e lo trascin di nuovo a forza in cucina.
"Se metti una mano su quell'individuo, lo fai a tuo rischio e pericolo," disse poi con quella sua contagiosa risata. "Lo sai chi  in realt?"
"No, non lo so."
" il singolo capello sulla testa calva del Caso, e tu e Holte mi avete reso possibile afferrarlo."
"Non capisco."
"No, ma lo farai pi avanti. C' una chiave per quella porta?"
"S, sul lato interno."
"Valla a prendere, mio caro amico, ti dispiace? Poi chiudi la porta e dai a me la chiave."
"Tutto a posto qui?" chiese poi rivolgendosi a Holte (il Visconte Holte di Frogham, familiarmente noto come "Froggie").
"Direi di s, tutto."
"Cavalli?"
"Con i due della carrozza ne abbiamo sei. Quelli che stavano gi qui sono ben freschi."
"E i veicoli?"
"Due carretti leggeri. Coperti."
"Bene. Tony, devi prendere tu il comando. Tu e Hastings su un carretto. Glynde e Galveston sull'altro. Voglio che Froggie rimanga qui con quattro cavalli che potrebbero servirci pi tardi. Voi dovete prendere la via di Dreux fino a quel piccolo villaggio che conosciamo tutti molto bene, Trouville: evitate le strade principali, vi troverete al sicuro su quelle secondarie. Tony ha tutti i documenti necessari. Li ho comprati da un povero coniglio di Choisy che lavora nel commissariato, e comunque il paese da questo lato della Loira non  ancora infestato da quegli assassini della Gendarmerie Nationale. Quando arrivate a Trouville andate diretti al Cabaret Le Paradis: un lurido buco, ma il proprietario  mio amico, fino alla morte. Nel distretto  noto come rivoluzionario idrofobo, ma in realt stravede per me, ed  una meraviglia.  lercio, e puzza d'aglio quanto il diavolo, ma bader a voi finch non arrivo io, cosa che non prender molto tempo. Ovviamente ci sono dei rischi. Voi tutti li conoscete e siete preparati ad affrontarli. Dio vi benedica."
Ci fu un attimo di silenzio. Quattro di loro avevano sulle labbra un nome che per erano restii a pronunciare: Devinne. Ma Jimmy Holte e Tom Galveston, non sapendo nulla dell'ammutinamento del giovane traditore, chiesero dove fosse.
"Ancora a Choisy," rispose semplicemente il capo.
Bisognava ancora discutere un paio di dettagli della spedizione. Le uniformi militari che indossavano in quel momento andavano scartate, sostituite da semplici abiti campagnoli.
"Alle signore l'ho gi spiegato," chiar Blakeney, "e immagino che li troverete tutti eccitati all'idea di recitare il loro ruolo di zoticoni di campagna. Froggie, che  un tale dandy, bader che non abbiano dimenticato nessun dettaglio importante. Madame la Marquise  ben capace di impersonare la parte della moglie di un lavoratore, con un elegante neo sotto l'occhio sinistro e le unghie ben curate."
"Ma tu dove intendi andare, Percy?"
"Io e Ffoulkes abbiamo un affaruccio di cui occuparci. Lui ancora non lo sa,  per questo che sta facendo una tale faccia da somaro, non  vero, Ffoulkes? Sta per scoprirlo. Il punto  questo, ritorneremo a Choisy a prendere Pradel. Oramai dev'essere in una brutta situazione, poveraccio. Ma questo capello sulla testa calva del Caso far miracoli, per noi. Ho un sacco di piani in mente, e io e Ffoulkes passeremo una giornata bella movimentata, eh, Ffoulkes?"
"Se lo dici tu ne sono certo," replic semplicemente Sir Andrew.
Dopodich il gruppo si divise su una nota di allegra eccitazione. I rifugiati, scoprirono, avevano indossato i travestimenti richiesti. La signora marchesa sembrava in tutto e per tutto una vecchia venditrice del mercato, Ccile era una sguattera molto presentabile, e persino Franois si era preso la briga di entrare nello spirito dell'avventura, ed era lercio e scarmigliato come qualsiasi vagabondo. Alcuni piccoli dettagli sparsi suggeriti da Lord Holte e la trasformazione da aristos a patrioti straccioni fu completa, cosa che non  intesa a suggerire che le maniere eleganti siano una mera questione di abiti e pulizia... per ci va molto vicino.
La partenza fu alle nove in punto. Due carretti coperti erano pronti, e i loro guidatori attendevano sulla strada. La signora marchesa venne di nuovo trasportata sul terreno accidentato da quello pseudo sergente, che secondo lei era perfino pi di un messaggero di Dio. L'intero gruppo venne radunato nei carretti, i guidatori fecero schioccare la frusta, e via, partirono.
L'ultima immagine che Ccile vide quando si avventur a sbirciare oltre la copertura del carretto rimase incisa nella sua memoria per il resto della sua vita. Era l'alta figura di quello pseudo sergente ferma a lato della strada, la snella mano levata in un saluto, in tutto per tutto simile a quelle rappresentazioni degli eroi che lei aveva ammirato nei musei di Parigi: eretto, un capo tra gli uomini... la misteriosa ed elusiva Primula Rossa.
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CAPITOLO 34.
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La spia inglese.
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Molto prima di mezzogiorno, Choisy stava ribollendo di eccitazione. Nel corso delle ultime due ore erano volate in giro voci di ogni genere, e ora avevano ricevuto conferma, e gli avvenimenti pi strabilianti di cui si fosse mai saputo in quei tempi rivoluzionari venivano liberamente discussi nelle strade, in ogni casa e soprattutto nelle caffetterie e nei ristoranti.
Pareva che nientepopodimeno che un personaggio come il cittadino Chauvelin, che, a quanto sembrava, era un membro influente del Comitato di Salute Pubblica, fosse stato scoperto nello Chteau de la Rodire, rinchiuso in cantina assieme un sergente della Gendarmerie Nationale, e che trenta uomini dello stesso corpo militare fossero stati ritrovati chiusi a chiave nelle stalle adiacenti. E la persona che, da sola, aveva perpetrato quell'abominevole oltraggio non era altri che la leggendaria spia inglese, quel messaggero del diavolo noto come la Primula Rossa. E, chi l'avrebbe mai creduto, era anche il violinista che con la sua banda di musicisti aveva suonato il rigaudon tutto il pomeriggio allo chteau! Ovvio che tutti si ricordavano di quando aveva gridato: "Una spia! Una spia!" e "Finiremo tutti massacrati! Ricordatevi di Parigi!" e di come aveva sollevato da terra un ometto quasi fosse una balla di merci e lo aveva trasportato su una spalla gi per le scale, e poi l'aveva rinchiuso in cantina. Ebbene, quell'ometto non era affatto una spia, ma un personaggio molto importante, membro del Comitato di Salute Pubblica, il cittadino Chauvelin. Gli uomini della Gendarmerie Nationale, quando erano stati liberati dalle stalle, non si erano nemmeno del tutto ripresi da un sonno affatturato; sparsi sul pavimento erano stati trovati un grande otre di vino e una quantit di boccali vuoti, tutti contenenti i resti di una qualche potente droga. Gli uomini non sapevano nulla di cosa fosse avvenuto. A quanto ne avevano capito, il cittadino Chauvelin, sotto i cui ordini si trovavano in quel momento, aveva fatto mandare loro del vino perch si tenessero caldi. Non erano ancora del tutto in s quando erano rientrati marciando a Choisy, per riferire su come fosse accaduto loro di trascurare in maniera tanto plateale il loro dovere bevendo e addormentandosi.
Quegli eventi straordinari, tuttavia, non erano certo i soli a far agitare gli abitanti di Choisy fin quasi alla frenesia. V'era stata anche la voce, ora trasformatasi in una certezza, di quel che era accaduto al cittadino dottore, Simon Pradel. A quanto pareva era rimasto fuori tutta la notte, essendo stato chiamato a tarda sera per un caso di maternit piuttosto serio: quando era stato libero di andar via erano passate le nove, e lui era andato direttamente all'ospedale situato a circa tre chilometri fuori Choisy, nel piccolo villaggio di Manderieu. L'ora in cui d'abitudine vi si recava erano le sette di mattina, quindi vi era andato direttamente e senza passare prima da casa. Ma badate bene a cosa era successo, ed era successo davvero: il dottor Pradel, fondatore e primo sostenitore di quell'ospedale per bambini ammalati, si era visto rifiutare l'ingresso nell'edificio. I cancelli erano sorvegliati da sentinelle armate che avevano incrociato le baionette davanti a lui. Al suo pretendere una spiegazione, un ufficiale aveva attraversato il cortile e lo aveva freddamente informato che il governo aveva rilevato l'ospedale, e che a nessun dottore, tranne quelli nominati dalla Convenzione Nazionale, sarebbe stato permesso di praticare l; e che, se v'erano reclami da fare, andavano indirizzati direttamente alla Convenzione stessa.
Come  ovvio nessuno era in grado di dire con esattezza che ne pensasse il cittadino Pradel di quell'insulto alla dignit della sua professione. Quel che si sapeva, tuttavia, era che dall'ospedale era tornato direttamente a Choisy e aveva presentato formale protesta presso il Commissario Capo, al municipio, contro quella che aveva definito un'azione oltraggiosa da parte del governo. E si sapeva anche che era stato immediatamente messo agli arresti e condotto sotto scorta di nuovo a Manderieu, per rimanere l, affidato al Commissario del Comune, fino al momento in cui si fosse stabilito che decisioni prendere riguardo a una condotta che era nientemeno che un insulto nei confronti della Repubblica. In effetti quelli a conoscenza dei fatti asserivano, con una strizzatina d'occhi, che il Commissario Capo del distretto desiderava delegare al suo subordinato di Manderieu la responsabilit di aver a che fare con il cittadino Pradel. Il giovane dottore era talmente noto a Choisy che non v'era modo di sapere cosa avrebbe potuto fare la popolazione, gi in ebollizione per gli avvenimenti di La Rodire, una volta saputo dell'arresto del popolare concittadino.
Ma persino quegli straordinari eventi impallidivano di fronte a quello che era davvero e realmente il pi sbalorditivo, il pi straordinario, e pi miracoloso e pi inaspettato di tutti. La spia inglese, la misteriosa ed elusiva Primula Rossa, che per pi di due anni aveva preso per il naso la polizia di Francia, che era il pi grande e pi pericoloso nemico che la Repubblica avesse mai conosciuto, era stata catturata, presa mentre si dirigeva alla costa. S! Catturata, in ceppi, e in quel momento era chiusa a chiave nei sotterranei del castello. E per la sua cattura sarebbe arrivata una grossa ricompensa da parte del governo. Cinquecento luigi, da dividere tra il Commissario Capo, che aveva ordinato l'inseguimento, e il capitano Cabel, che aveva collaborato con valore senza pari.
Quel che era avvenuto in realt era questo: il capitano Cabel, alla testa di una squadra della Gendarmerie Nationale, era all'inseguimento della spia e degli aristos di La Rodire, che erano sfuggiti alla giustizia. A met strada tra St. Gif e Le Perrey avevano notato due individui che andavano verso di loro cavalcando rapidi come il vento. Il capitano Cabel, preso dal sospetto, aveva fatto schierare i suoi uomini per bloccare la strada, ed era sul punto di gridare "Alt" quando d'improvviso i due avevano tirato le redini a non pi di tre metri di distanza, facendo impennare i cavalli. Indossavano anche loro l'uniforme della Gendarmerie Nationale, e uno dei due aveva dietro di s un uomo.
"Lo abbiamo preso!" aveva gridato, con voce stentorea.
"Preso chi?" aveva ribattuto il capitano.
"La spia inglese! La Primula Rossa!"
"No!"
"S!"
"Dov'?"
"Qui, dietro la sella."
Il capitano si era alzato in piedi sulle staffe e aveva visto una specie di vagabondo con la testa che pendeva sul petto e un rivolo di sangue che scendeva dalla fronte. Le gambe erano fermamente assicurate sotto il ventre del cavallo, e le braccia legate con una corda attorno alla vita del soldato.
"Cosa?" aveva gridato sbalordito. "Quel barbone di un mendicante sarebbe la Primula Rossa?"
"Mendicante e barbone, dite voi? Lui e la sua banda hanno combattuto come diecimila diavoli. Noi eravamo in otto, e sei adesso sono in ospedale a Le Perrey con la testa ammaccata e le ossa rotte. Alla fine l'ho abbattuto dandogli una botta in testa con il calcio della pistola. Quando gli altri l'hanno visto cadere hanno girato i tacchi e sono scappati portando con s i feriti."
"Non c'era una carrozza?"
"S. Piena di aristos. Prima abbiamo visto quella, e abbiamo ordinato loro di fermarsi, ma siamo stati attaccati all'improvviso alle spalle, e mentre combattevamo per salvarci la vita la carrozza  riuscita ad allontanarsi. Ma," aveva concluso l'uomo con un grido di trionfo, "abbiamo preso il capo della banda, e lo stiamo portando a Choisy per avere la ricompensa. Non sbarrateci la strada, cittadino capitano."
Aveva piantato gli speroni nei fianchi del cavallo, ma Cabel e la sua squadra non si erano mossi.
"Un momento," aveva ordinato il capitano. "Da dove venite?"
"Da Dreux, ovviamente," aveva risposto l'altro, indicando il numero del reggimento sul colletto. "E stiamo andando a Choisy."
"Per ordine di chi?" aveva chiesto Cabel.
"Il Cittadino Commissario di Dreux."
"E quali ordini vi aveva dato?"
"Di stare all'occhio per una banda di spie inglesi, travestite, ovviamente, che era noto fossero nei dintorni, e, se le avessimo trovate, di condurle in stato di arresto a Choisy."
"E sapete chi sono io?"
"S! Il capitano al comando della seconda divisione della Gendarmerie Nationale."
"Molto bene, allora, state a sentire i miei ordini. Trasferirete immediatamente il vostro prigioniero sulla sella del mio sergente, dopodich voi e il vostro camerata potete tornare a Dreux a fare rapporto."
Per un attimo era parso che l'altro avrebbe rifiutato di obbedire. Lui e il suo camerata avevano persino voltato i cavalli come se fossero sul punto di tornarsene al galoppo da dov'erano arrivati, ma a un comando del capitano la squadra gli si era chiusa attorno, e senza alcun dubbio si erano resi conto di quanto sarebbe stata futile una ribellione. Nel giro di pochissimo tempo la "spia inglese" era stata trasferita sulla sella del sergente. Il capitano aveva sorvegliato l'operazione con un sorriso soddisfatto. Era davvero fortunato! Ricordava bene le parole con cui lo aveva congedato il Commissario Capo: "Non perdete tempo, cittadino capitano; la vostra promozione e il vostro intero futuro dipendono dal vostro successo."
Ed ecco l promozione, ricompensa e successo, tutte a portata di mano, e senza sferrare un colpo. Il suo nome avrebbe risuonato in lungo e in largo per il paese come quello di un salvatore della Repubblica, l'uomo che aveva catturato la Primula Rossa.
La squadra aveva ripreso la formazione, e ben presto i cavalli erano stati messi al trotto, lasciando gli altri due nel bel mezzo della strada con l'aria di essere a disagio. Nemmeno una testa si era voltata a guardarli, n un orecchio si era teso per ascoltare cosa stessero dicendo. Se qualcuno lo avesse fatto, avrebbe notato uno strano suono nell'aria gelida; una risata lunga e argentina, e una voce sonora che esclamava gaia, in un linguaggio che non si sentiva spesso da quelle parti: "E questa  fatta, eh, Ffoulkes? Diamine! Non ho mai trascorso una mezz'ora tanto piacevole in vita mia. E adesso a rotta di collo, mio caro ragazzo. Conosco una scorciatoia, tagliando attraverso questi campi, che ci far risparmiare almeno quattro miglia."
Ma il capitano Cabel e gli uomini della sua squadra non avevano udito quella risata argentina e quella voce sonora. Stavano allegramente trottando sulla dura strada per Choisy, portando con s in trionfo, legato dietro la sella del sergente, il corpo privo di conoscenza di un mendicante vagabondo che non era altri che l'audace spia inglese, la Primula Rossa.
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CAPITOLO 35.
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Un ospite sgradito.
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Dire che l'arresto del dottor Pradel caus agitazione a Choisy sarebbe minimizzare la realt dei fatti. L'intero comune aveva continuato a ribollire di agitazione per tutto il giorno, e arrivati all'ora in cui i lampioni delle strade venivano accesi e gli operai uscivano dalle fabbriche di munizioni, l'eccitazione si era trasformata in frenesia. Una frenesia nutrita in parte dall'indignazione, ma soprattutto dalla paura. Se il cittadino dottore, un bravo giovanotto quanto si poteva desiderare di vederne, diretto, leale e generoso, poteva senza il minimo avvertimento vedersi levare il pane di bocca, poteva venir gettato in prigione senza che nemmeno fosse stata formulata un'accusa contro di lui, poteva, nom d'un nom, venir condotto a processo e forse alla morte, allora che possibilit aveva un qualsiasi cittadino rispettabile, un padre di famiglia magari, di sfuggire alle grinfie di un governo tanto implacabile? Ghigliottina a destra, ghigliottina a sinistra, ghigliottina e minaccia di ghigliottina, tutto il tempo. Ben presto la vita non sarebbe valsa il guadagno di un'ora. E per quanto riguardava la libert, c'era qualcosa di simile alla libert, negli ultimi tempi? Libert di morire di fame, certo, di mandare i propri figli a farsi macellare in guerra contro gli stranieri; ma schiavit in tutto il resto, e la gente tremava di paura davanti al Commissario Capo del Comitato di Salute Pubblica, pi di quanto non avesse fatto in passato di fronte a quegli arroganti aristos.
Ovviamente, nessuno di questi mugugni e borbottii raggiungeva le orecchie degli alti papaveri. Tutto veniva detto a bisbigli, perch nessuno sapeva dove le spie del governo facessero i loro sporchi affari, n con quali travestimenti, e lo dimostrava proprio il cittadino dottore, che con tutta evidenza era vittima di una di quelle canaglie. E quindi tutto ci che veniva detto veniva detto in sussurri, mentre la gente gettava furtive occhiate di disprezzo alle iscrizioni che decoravano i portali di ogni edificio pubblico: Libert, Fraternit, galit.
Quale libert, vi chiedo?
Come sempre il Restaurant e Caf Tison era il centro principale di mugugni e scontento. Pradel! Il dottore! L'uomo che si occupava di chiunque fosse malato, e dei bambini! Che ne sarebbe stato dei bambini quando non ci fosse pi stato Pradel? Oh! Se soltanto qualcuno avesse osato...!
Ma nessuno osava, era quello il problema. Tutto ci che si poteva fare era andare in massa a Manderieu e, una volta l, scoprire per certo cosa stesse succedendo a Pradel. Era sera ormai, quasi le sei. Non aveva importanza. Era buio, ma tutti conoscevano la strada per Manderieu. E cos il gruppo usc come un sol uomo dal ristorante Tison. E mentre emergevano nella Grand Place chiamavano gli amici, e anche i passanti, perch si unissero a loro.
"Tu vieni, Jean? E tu, Pierre?"
"Dove state andando?"
"A Manderieu. L'ospedale  chiuso."
"Lo so."
"E il dottor Pradel  prigioniero nel Commissariato."
"Lo so, ma che possiamo fare?"
"Intanto andiamo a vedere, perlomeno."
I tre chilometri per Manderieu si percorrevano in fretta. Il piccolo villaggio, di solito cos tranquillo, era stato colto dalla stessa eccitazione che ribolliva in citt. Nella piazza del mercato, dove stavano ospedale e commissariato di polizia, si era radunato un capannello di campagnoli, alcuni ai cancelli dell'ospedale, dove le sentinelle stavano ancora di guardia, e altri di fronte al commissariato stesso. Era una folla silenziosa. Solo ogni tanto una voce si levava per mormorare o imprecare. La piazza era illuminata solo fiocamente da un paio di lampade a olio appese ai cancelli dell'ospedale, e un'altra sopra il portale del commissariato. La folla di Choisy si un agli abitanti di Manderieu; dopo quella fusione il silenzio venne infranto pi di frequente, ma l'atteggiamento dei simpatizzanti di Pradel rimase come sottomesso. Erano ben dispiaciuti per lui, ed erano anche indignati, ma erano anche molto spaventati. Nessuno di loro sapeva esattamente cosa fosse stato a portarli l come un sol uomo a Manderieu, a parte forse il desiderio di accertare cosa stesse succedendo al cittadino dottore e ai bambini dell'ospedale. Li aveva incitati a farlo un uomo al ristorante Tison, non sapevano chi. "Dopotutto," aveva detto, "le cose potrebbero non essere male come sembrano. Magari il dottor Pradel non  stato davvero arrestato, e magari l'ospedale non  chiuso." Ma l'ospedale era davvero chiuso, e gli abitanti di Manderieu confermavano che il dottore era prigioniero nel commissariato.
"Andiamo a chiedere, controlliamo," sugger qualcuno nella folla al proprio vicino. E, come succede sempre con la folla, il suggerimento venne accolto. Viaggi di bocca in bocca finch non vi furono duecento malcontenti che continuavano a ripetere: "Andiamo a controllare," mentre altri borbottavano semplicemente: "Il dottor Pradel. Il dottor Pradel. Dov' il dottor Pradel?"
Il commissario stava iniziando a preoccuparsi. Manderieu era un posticino tranquillo, in cui cose come folle turbolente e sommosse erano sconosciute. Trattenere quel medico tanto popolare, imprigionarlo in attesa di ordini ulteriori, era una cosa che gli era stata imposta, e i suoi superiori gli avevano promesso che al calar della notte sarebbe stato sollevato da quella responsabilit, quando il prigioniero sarebbe stato ricondotto di nuovo a Choisy, sotto scorta. Ma erano ormai le sei, e il dottor Pradel era ancora sgradito ospite del cittadino Delorme, Commissario di Manderieu, che nella sua agitazione aveva inviato un messaggero a cavallo a Choisy, con un biglietto scritto di fretta e destinato al suo capo, nel quale richiedeva che il prigioniero venisse rimosso dal villaggio il pi in fretta possibile. Ma doveva passare almeno un'ora prima del ritorno del messaggero, e nel frattempo la folla si era concentrata davanti al commissariato, e quel suo persistente gridare a pappagallo "Il dottor Pradel! Il dottor Pradel! Vogliamo vedere il dottor Pradel!" stava facendo nascere il terrore nel cuore del cittadino Delorme. Dopo un po' di tempo quel grido fu accompagnato da boo e fischi e picchiar di pugni e di zoccoli contro il portone del commissariato.
Oramai Delorme era come la moglie di Barbabl nella fiaba. Aveva fatto mettere due dei suoi gendarmi all'ingresso del villaggio, in un punto in cui una stretta stradina laterale portava sul retro del commissariato, con l'ordine di intercettare ogni messaggero od ogni scorta che arrivasse da Choisy, condurli all'ingresso posteriore dell'edificio, ripescare il prigioniero da dov'era rinchiuso e consegnarlo alla scorta, perch lo trasportasse in citt. E, proprio come la moglie di Barbabl, lo sfortunato commissario avrebbe potuto invocare, nella sua agonia mentale: "Sorella Anne, sorella Anne, non vedi giungere nessuno lungo la strada?"
Il suo sergente di guardia gli sugger di andare alla porta e parlare al popolo. Delorme tentennava; non gli piaceva l'idea di affrontare la folla. V'erano un sacco di pietre smosse l fuori, e ciascuna di esse poteva venir scagliata contro la sua testa.
"Sorella Anne! Sorella Anne!" Non us queste esattamente queste parole, ma il sentimento da cui nascevano le parole che us era lo stesso che aveva spinto la moglie di Barbabl a invocare la sorella dalle profondit del proprio terrore e della propria agitazione. Alla fine gli tocc per forza prendere una decisione. Qualche rischio andava corso, che fossero pietre volanti o la sicura disapprovazione da parte dei suoi superiori, se le cose fossero andate male con il prigioniero, o la folla fosse finita fuori controllo. Il pensiero di quella disapprovazione gli causava una sensazione sgradevole attorno al collo.
"Sorella Anne! Sorella Anne! Non vedi giungere nessuno lungo la strada?"
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CAPITOLO 36.
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Abbindolati.
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Pi o meno alla stessa ora del tardo pomeriggio in quel freddo giorno di gennaio il cittadino Lacaune, commissario capo di Choisy, stava attraversando un'esperienza ben pi deplorevole di quella toccata in sorte al suo subordinato di Manderieu. Aveva trascorso due ore di assoluta beatitudine quando il capitano Cabel si era presentato in municipio con la meravigliosa, miracolosa, strabiliante notizia: che aveva effettivamente avuto successo nel catturare quella dannata spia inglese, la Primula Rossa, e che l'aveva portata a Choisy legata dietro la sella del sergente, ferita e quasi morta, dopo una terribile lotta nel corso della quale lui e la sua scorta avevano compiuto prodigi di valore. Il commissario aveva quasi avuto un colpo apoplettico nel sentire quella splendida notizia. Aveva poi dato ordine che la famigerata spia, ben legata e imbavagliata, venisse portata nel suo ufficio, e gettata come un mucchio di rifiuti in un angolo della stanza, e aveva guardato con uno stupore non scevro di sbigottimento la sagoma inerme di quello che a prima vista pareva un vagabondo ubriaco. Come era accaduto a Cabel, il suo primo pensiero era stato che senza alcun dubbio quel miserabile scampolo di umanit non poteva essere l'audace avventuriero il cui nome era temuto nell'intero paese, e che aveva preso per il naso per tre anni tutte le forze di polizia della Repubblica. Soltanto dopo aver udito dal capitano l'intera storia della strabiliante cattura, la carrozza traboccante di aristos in fuga, l'attacco, la lotta disperata, soltanto allora finalmente i suoi dubbi si erano sopiti. Tutti sapevano, ovviamente, che le spie erano la feccia della terra, e le spie inglesi erano pi ignobili di quelle di ogni altro paese. Aveva ordinato a due dei suoi gendarmi di restare di guardia al prigioniero, e poi aveva fatto avvertire delle gioiose notizie il cittadino Chauvelin, membro del Comitato di Salute Pubblica, che in quel momento se ne stava a covare la rabbia e l'umiliazione nella casa del cittadino Maurin, l'avvocato, che gli aveva offerto ospitalit dopo la liberazione dalla cantina di La Rodire.
Chauvelin non aveva sofferto soltanto per l'umiliazione, in quelle quasi ventiquattro ore; aveva anche sofferto fisicamente, sdraiato sulla paglia umida in un'atmosfera di alcol stantio e cadaveri in decomposizione di topi e ratti. Aveva passato alcune ore a letto, devotamente assistito dall'avvocato, sempre all'erta per ogni possibilit di garantirsi degli amici influenti. La notizia della cattura della Primula Rossa era stata un vero e proprio balsamo per i suoi acciacchi fisici e mentali.
"Vi prego, cittadino, venite immediatamente," aveva scritto il commissario capo nel suo frettoloso messaggio. "Sto tenendo il prigioniero sotto sorveglianza in modo che possiate avere la soddisfazione di vederlo con i vostri occhi. Devo dire che non  attraente da guardare, n ispira soggezione. Un tizio grande e grosso che pare un lurido vagabondo. Non avevo la minima idea che un governo rispettabile potesse adoperare una tale canaglia come spia."
Un tizio grande e grosso che pareva un lurido vagabondo? Quella descrizione si attagliava benissimo a ci che Chauvelin sapeva dei molti travestimenti tanto astutamente assunti da quel principe dei dandy, Sir Percy Blakeney, baronetto. Avrebbe potuto ridere a squarciagola, come faceva sempre quella temeraria Primula Rossa, quando ricord Mantes e Limours e Levallois-Pret, il processo di Henri Chanel e Mariette Joly, il carbonaio, il violinista a La Rodire e le altre innumerevoli volte in cui era stato beffato da quel maestro nell'arte del travestimento. Un tizio grande e grosso che pareva un lurido vagabondo poteva sollevare dubbi nella mente del commissario capo di Choisy, ma non nella sua. Fece avvertire il cittadino Lacaune che sarebbe andato al municipio nel giro di mezz'ora, e mentre si alzava e si vestiva si costrinse a non indugiare troppo sull'idea del trionfo che lo attendeva una volta l, perch sentiva che se ci avesse pensato troppo sarebbe impazzito per la gioia.
Poi, ovviamente, era giunta la catastrofe. Non appena arrivato al municipio il cittadino Chauvelin era stato condotto con estremo rispetto nell'ufficio del commissario capo. Era una grande stanza, illuminata da una lampada a olio che pendeva dal soffitto e da un paio di candele di cera sulla scrivania centrale. In un angolo lontano, in cui la luce non penetrava, Chauvelin poteva distinguere una vaga sagoma umana che giaceva tra due uomini in uniforme con le baionette puntate. Il suo nemico! Dal petto gli era sfuggito un profondo sospiro di soddisfazione, gioia e trionfo. L'eccitazione del momento era stata quasi pi di quanto potesse sopportare; sentiva le mani fredde come il ghiaccio, e le tempie che pulsavano per il calore. Aveva tentato di apparire calmo, di mostrare dignit e distacco mentre ascoltava il deferente benvenuto del commissario capo, e un breve rapporto sulle circostanze nelle quali era stata effettuata quella strabiliante cattura. Poi infine si era sentito libero, libero di fissare lo sguardo sull'umiliazione e l'impotenza dell'uomo che tanto spesso gli aveva arrecato vergogna. Aveva sollevato la candela e si era diretto verso quell'angolo attraversando la stanza con passo deciso. Il prigioniero giaceva su un fianco, la testa rivolta verso il muro, strettamente legato con vari giri di corda; Chauvelin si era chinato, tenendo alta la candela, e con la sottile mano simile a un artiglio aveva girato la testa dell'uomo verso la luce.
Poi aveva gettato un grido, simile a quello di una tigre mangiatrice d'uomini derubata della preda, e il pesante candelabro era caduto a terra con un tonfo. Dopodich si era rivoltato come una furia contro il commissario capo, che era rimasto in attesa accanto alla scrivania sfregandosi soddisfatto le mani, con un sorriso di beatitudine in faccia.
"Voi, razza di bue!" Stava gridando rauco. "Voi, imbecille! Voi... voi...!"
Gli mancarono le parole. Il viso di Lacaune rimase il ritratto del pi assoluto sbalordimento, fino a quando il cittadino Chauvelin quasi sput addosso le parole: "Questo villano non  la Primula Rossa."
Vi fu un silenzio mortale. Al commissario pareva di avere il capogiro. Tremava come se fosse stato improvvisamente colpito dalla malaria, e piomb su una sedia per evitare di cadere a terra. La candela stava lasciando un rivolo di cera sul tappeto; Chauvelin la schiacci con il piede, furibondo.
"Non  la Primula Rossa?" riusc infine a mormorare Lacaune.
"Qualsiasi idiota lo avrebbe capito," ribatt ferocemente l'altro.
"Ma... ma," balbettava il commissario. "Il capitano..."
"Non so quali bugie vi abbia raccontato il capitano, ma erano deliberate menzogne, e lui e voi e tutti i vostri pagherete per questo errore marchiano."
E con quelle parole usc a grandi passi dalla stanza spingendo da parte l'ossequioso impiegato, mentre il cittadino Lacaune, commissario capo di Choisy, rimaneva sprofondato nella sua sedia, vicino al collasso.
Quando poco dopo il messaggero da Manderieu venne ammesso alla sua presenza, non era certo in condizioni di dare ordini a chicchessia: quello di cui aveva bisogno era per prima cosa un tonico per i nervi scossi, e poi una qualche guida che gli dicesse cosa mai poteva fare per salvarsi il collo. L'impiegato che aveva introdotto il messaggero fece per caso il nome di Pradel, e a quel punto il commissario capo fece uno sforzo per rimettersi insieme in qualche modo. Pradel! Si poteva fare qualcosa riguardo a Pradel, in quel momento imprigionato a Manderieu, un uomo di una certa importanza, che era sia noto che popolare. Se si poteva provare contro di lui un'accusa di tradimento, se si riusciva a portarlo davanti alla giustizia, il credito sarebbe stato attribuito allo zelo del commissario capo, e questo avrebbe controbilanciato le accuse che il cittadino Chauvelin avrebbe formulato, nella propria ira, contro tutte le persone collegate a quella sfortunata faccenda. Il rischio di una sommossa in citt, come conseguenza di un arresto poco popolare, non gli sembrava nulla se confrontato con le nuove terribili possibilit.
Lacaune ricord la conversazione che aveva avuto in precedenza, in quello stesso giorno, con l'avvocato Maurin e con l'agricoltore canadese. Quest'ultimo aveva denunciato Pradel come alleato della Primula Rossa, e Maurin aveva confermato l'accusa. Con un po' di fortuna, quindi, poteva andare tutto bene. Altri commissari capo avevano ricevuto importanti promozioni formalizzando accuse contro personaggi noti dei loro distretti e portandoli davanti alla giustizia. Quindi, perch non lui? La sua prima mossa, di conseguenza, fu di rimandare il messaggero di Delorme di nuovo a Manderieu, con l'ordine scritto di far condurre immediatamente il dottor Pradel sotto scorta a Choisy; poi diede istruzioni al commesso di cercare prima il cittadino Maurin, l'avvocato, e di dirgli che la sua presenza era richiesta con urgenza al municipio, e poi l'agricoltore canadese di nome Collin, che aveva presentato richiesta per uno speciale permesso di viaggio e che probabilmente sarebbe stato in attesa al Caf Tison finch non lo avessero convocato per ritirarlo.
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CAPITOLO 37.
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Spettri accusatori.
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Si arriv quasi a mezzogiorno prima che la voce dell'arresto del dottor Pradel raggiungesse le orecchie di St. John Devinne. Aveva passato la mattina a fare piani e preparativi per il suo viaggio a Parigi, e da l in Inghilterra; anche se, come ogni membro della Lega, era stato ben provvisto dal suo capo dei documenti necessari per attraversare la Francia, non aveva mai compiuto quel viaggio da solo, n lo aveva fatto da quando la Francia e l'Inghilterra erano in stato di guerra, una situazione in cui le abituali difficolt che i viaggiatori di origine straniera devono affrontare aumentavano in maniera considerevole. Ma per quanto riguardava quel problema, si lusingava di essersi fatto degli amici nel commissario capo e nel personale del municipio, e di conseguenza avrebbe potuto presentare richiesta di permessi speciali e documenti che avrebbero grandemente facilitato i suoi spostamenti nel paese; e cos aveva fatto. Il commesso lo aveva ricevuto con grande affabilit, aveva portato la sua petizione al commissario capo, ed era tornato con la risposta che la richiesta del cittadino Collin sarebbe stata accolta nel tempo necessario a stilare i documenti. Ma, come capitava sempre nella Francia di quei tempi quando si trattava di questioni ufficiali, preparare i documenti richiedeva una considerevole quantit di tempo. Devinne non aveva un domicilio fisso a Choisy. Sentiva di non poter tornare di nuovo a quel casolare diroccato tanto pieno di ricordi, e di conseguenza era obbligato ad ammazzare il tempo meglio che poteva in una delle pi piccole caffetterie di quella citt. E proprio l gli capit di sentire le voci sulla chiusura dell'ospedale di Manderieu e sull'arresto del dottor Pradel.
Le ascolt con completa soddisfazione. Dunque i piani di Blakeney erano stati ridotti al nulla: Pradel non veniva portato verso l'Inghilterra in compagnia di Ccile de la Rodire, e l'onnipotente Primula Rossa aveva fallito nel suo scopo. Fallito miseramente, a dispetto dell'arroganza e della sicurezza di s. Devinne avrebbe quasi potuto mettersi in piedi su un tavolo e urlare per la gioia. E di quale sarebbe stata la sorte finale di quel parvenu di Pradel, non gli importava una iota; in un modo o nell'altro, sarebbe stato separato da Ccile per sempre. Dopo quella notizia, al giovane traditore il tempo non sembrava pi cos pesante. And due o tre volte al municipio per chiedere dei propri documenti, ma venne rimandato indietro con vaghe rassicurazioni circa il fatto che li stavano preparando. Tutto a suo tempo.
Poi, di prima sera, sent la grande notizia, la straordinaria, miracolosa notizia che si stava spargendo in quella piccola citt come un incendio. La spia inglese, l'audace e misteriosa Primula Rossa, era stata catturata dal cittadino capitano Cabel della Gendarmerie Nationale, catturata e portata a Choisy, ferita e legata, e in quel momento si trovava nel municipio, in attesa dell'incarcerazione nel vecchio castello. Bisogna dire che in verit Devinne non accolse questa notizia con la stessa soddisfazione che aveva provato per l'arresto di Pradel. Nelle profondit della sua anima si agitava qualcosa che non avrebbe saputo definire. Di certo non avrebbe gridato di gioia. Non era gioia quella che stava provando. N esaltazione. N trionfo. Era il primo soprassalto di rimorso, o di vergogna? Lui, St. John Devinne, Conte di Welhaven, figlio ed erede del Duca di Rudford, il pi grande dei gentiluomini, il miglior sportivo che fosse mai montato a cavallo, aveva commesso un'azione che per infamia non trovava paralleli nei precedenti duemila anni o quasi. E, mentre sedeva in quella squallida caffetteria, cominci a domandarsi se fra tutti i furfanti e la bassa gentaglia che aveva attorno, vi fosse un singolo essere umano tanto infimo da fare quel che aveva fatto lui. Gli aleggiava davanti agli occhi una visione dell'amico che aveva tradito, cordiale, affabile, il perfetto gentiluomo inglese, che ora giaceva legato alla merc di un governo proletario che non conosceva rimorso.
Era cos insistente quella visione, e cos straziante, che sent di non poterla sopportare oltre. Tent di visualizzare invece Ccile, la donna per la quale aveva commesso il pi vile dei crimini, ma quell'immagine lo eludeva, e quando con l'occhio della mente riusc a catturarla, per quanto fuggevole, lo stava guardando con orrore e disprezzo. Poi nacque in lui il desiderio di cancellare quel fantasma, di saturarsi il cervello con un narcotico che lo liberasse dalla sua ossessione. Ordin dell'acquavite e ne bevve fino a sentire un caldo bagliore scorrergli nelle vene, fino ad avere la vista tanto sfocata da non poter pi scorgere quegli spettri accusatori. Ben presto si sent ilare. Avanti, fantasmi! Avanti, apparizioni vendicative, con le vostre spade fiammeggianti! Vieni orgoglio, vieni trionfo! L'arrogante maestro di scuola, il tirannico dittatore,  stato abbattuto. Ridiamo, cantiamo e danziamo, godiamo ogni momento della vita, proprio come fa questa marmaglia mezza morta di fame, fino al giorno inevitabile in cui la ghigliottina, che abbraccia tutti, stringer tra le proprie braccia anche loro.
St. John Devinne non era certo del tutto sobrio, ma non era nemmeno del tutto ubriaco, quando un paio d'ore pi tardi inizi a rendersi conto di una certa agitazione tra i clienti della caffetteria. Parole che all'inizio per lui non ebbero un significato continuavano a passare avanti e indietro. Gli uomini si alzavano dal tavolo a cui erano stati seduti e raggiungevano gli altri, e poi rimanevano con loro in gruppi compatti, parlando a bisbigli, gesticolando, esclamando "Impossibile!" o "Chi te lo ha detto?" assieme a una quantit di imprecazioni e borbottii. L'eccitazione si fece pi intensa quando Andr lo spazzino entr di corsa, brandendo la scopa e gridando: " vero.  vero. L'uomo che hanno preso non  la spia inglese." E quelle ultime parole, "non  la spia inglese", vennero ripetute dagli altri, finch il basso soffitto di travi non parve risuonarne da un angolo all'altro. Devinne si riscosse e drizz le orecchie; chiese un bicchiere d'acqua fredda e lo bevve in una sola sorsata. S! Uno di loro proprio in quel momento stava chiedendo: "Dove l'hai sentito dire questo, Andr?"
E lo spazzino spieg loquace: "L'ho saputo dall'usciere del municipio in persona. Stava parlando con il cittadino capitano, e gli stava dicendo che se ci teneva al suo collo doveva nascondersi da qualche parte, da qualsiasi parte, e subito, se poteva. Pare che il membro del Comitato di Salute Pubblica che era stato chiuso a chiave nella cantina di La Rodire abbia giurato che ogni uomo collegato con questa faccenda verr spedito alla ghigliottina nel giro di ventiquattro ore."
Devinne non avrebbe mai saputo dire, in seguito, quali fossero stati esattamente i suoi sentimenti nell'udire quella notizia. In una certa misura doveva essersi trattato di sollievo, era naturale. Il crimine non era meno atroce, ovviamente, ma se non altro la spettrale visione dell'amico alla merc di una folla di bruti selvaggi e assetati del suo sangue non lo avrebbe pi tormentato. Si alz in piedi, pag per le bevande, e con passi un po' incerti arriv alla porta, e poi all'aperto. L si ferm un attimo, appoggiato contro il muro. Gli pulsavano le tempie, e da qualche parte nel retro della mente si agitava il pensiero dei documenti e dei permessi di viaggio che avrebbero dovuto venirgli consegnati al municipio. Appena l'aria gelida lo rianim si diresse verso il commissariato, sperando di parlare con il commissario capo, o perlomeno con il commesso.
Ma con suo scorno trov i cancelli chiusi, e le sentinelle decise ad allontanare i visitatori. Impossibile avere accesso anche solo al cortile. Un amichevole passante, notando la sua agitazione, lo inform che il cittadino commissario aveva dato l'ordine che nessuno venisse ammesso nel municipio, per nessun motivo.
"Suppongo abbiate udito le notizie, cittadino," continu affabile il passante. "Ci sar un vero e proprio cataclisma per tutti i pubblici ufficiali di Choisy quando il Comitato di Salute Pubblica verr a sapere di questa faccenda..."
Ma Devinne non stava pi ascoltando. Aveva l'improvvisa sensazione che una trappola gli si stesse chiudendo addosso. Non che fosse realmente spaventato, perch non si era ancora reso conto che la sua situazione forse stava per farsi seria, ma aveva ricordato all'improvviso che, quando aveva presentato domanda per quello speciale permesso di viaggio, gli avevano fatto depositare al commissariato il passaporto, con la promessa da parte del suo amico, il commissario capo, che tutti i documenti gli sarebbero stati riconsegnati a tempo debito assieme al permesso in questione. Per, ora la domanda era: il suo amico sarebbe stato in posizione di mantenere la propria parola, con quello spaventoso cataclisma che gli incombeva addosso?
Ad ogni buon conto, non v'era nulla che potesse fare quella notte. Si avvicinavano le nove, e le varie caffetterie non offrivano certo grandi attrazioni, con il loro squallore, il loro abominevole caff e le loro folle blateranti... per v'era sempre il casolare diroccato; per quanto nemmeno quello fosse molto attraente, se non altro offriva riparo per la notte. E Devinne volse i propri passi in quella direzione, sperando di poter ottenere almeno qualche ora di sonno, libero dall'incubo che lo aveva tormentato nelle ultime ventiquattro ore. Il posto pareva pi o meno lo stesso di quando lo aveva lasciato quella mattina, candela ed esca erano al solito posto... ma non appena accesa una luce ebbe l'impressione che nel corso della giornata vi fosse stato qualcun altro. Blakeney, forse? No di certo, perch oramai doveva essere a met strada per Trouville con i rifugiati. Restava sempre la possibilit che il cottage fosse stato invaso dai vagabondi, oppure dalla polizia. Di certo qualcuno era entrato l, perch il mucchio di indumenti nell'angolo era stato smosso, e guardandosi attorno Devinne not sul pavimento, accanto al focolare vuoto, una bottiglia di vino, vuota per met, e accanto ad essa un boccale con della feccia sul fondo. Era chiaro che il posto non era sicuro, come rifugio notturno. Soffi sulla candela e usc ancora una volta; poi volse di nuovo i suoi passi in direzione di Choisy.
C'era una locanda abbastanza decente in Rue Verte, e vi si assicur una stanza. Si sentiva ben grato, ora, di essere stato costretto a cercare ricovero altrove per la notte, perch aveva un gran bisogno di qualcosa che quella casupola diroccata non poteva offrirgli... vale a dire, un buon bagno.
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CAPITOLO 38.
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Sorella Anne.
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Per tutto quel tempo il tumulto nel piccolo villaggio di Manderieu aveva continuato a crescere in intensit, e il cittadino Delorme, commissario, era quasi fuori di s, in uno stato che confinava con la disperazione. Poi, d'improvviso, quando la folla era sul punto di assaltare il commissariato, "Sorella Anne", sotto forma di uno dei gendarmi che lui stesso aveva fatto mettere all'ingresso del villaggio, entr di corsa con la gradita notizia che il commissario capo Lacaune aveva mandato una scorta con ordini scritti per far portare immediatamente il dottor Pradel a Choisy.
Nemmeno la moglie di Barbabl poteva aver provato un sollievo travolgente come quello del tormentato commissario.
"Dov'," chiese, "dov' la scorta adesso?"
"Sul retro, cittadino," fu la pronta risposta. "In attesa al cancello."
"A cavallo?"
"S, cittadino."
"Quanti uomini?"
"Soltanto due, ma sono ben robusti; il commissario capo ha comunicato che sarebbero stati sufficienti. Hanno un terzo cavallo al seguito."
"Benissimo. Benissimo. Fate sgattaiolare fuori il prigioniero dal retro senza far rumore - non dar problemi, ve lo garantisco - e consegnatelo agli uomini del commissario capo. Fatto questo, qui a Manderieu dovremmo avere pace, se Dio vuole..."
Riprese bruscamente il controllo. Sul momento, sollevato com'era dal concludersi di quella situazione tanto tesa, aveva dimenticato che il Governo aveva decretato che Dio non esisteva pi. Da leale servitore della Repubblica, sper che il gendarme non avesse udito quella pia esclamazione.
Cinque minuti pi tardi, certo che il suo sgradito ospite fosse stato doverosamente consegnato agli uomini di Choisy e fosse gi sulla strada per la citt, prese la decisione di affrontare la rumorosa folla all'esterno. Non appena ebbe ordinato di aprire le porte del commissariato venne accolto da urla e grida, e da una prima doccia di pietre smosse, che fortunatamente mancarono di colpirlo. A quel punto i gendarmi caricarono la folla e la fecero arretrare, mentre la voce del commissario Delorme risuonava sulla piazza del mercato.
"Cittadini," grid a pieni polmoni, "siete in errore nel pensare che il dottor Pradel sia sotto la mia responsabilit. Per ordine del mio superiore  stato trasferito a Choisy gi da un po' di tempo."
Come ci si poteva aspettare, quell'affermazione fu accolta con incredulit. Vi furono altri boo e fischi, e una pietra scagliata da mano esperta colp una finestra e la infranse. Poi la folla invase il commissariato e si fece strada fino alle celle, dove scopr che la porta era spalancata, e l'uccellino prigioniero ormai volato via. Vagarono anche dentro e fuori degli uffici e delle stanze private del commissario, ma, non trovando l'uomo che stavano cercando, se ne andarono di nuovo, scoraggiati, alcuni nelle proprie case di Manderieu, altri verso la pi distante Choisy. Nel superare l'ospedale e le due sentinelle ferme ai suoi cancelli, scossero tutti la testa, pensierosi.
Fu un po' di tempo dopo, quando il piccolo villaggio aveva ripreso la sua aria di tranquillit e una per una finestre e persiane erano state chiuse per la notte, che la guardia notturna chiese di poter parlare al cittadino commissario. L'orologio sulla piazza del mercato aveva suonato da poco le dieci. Il commissario era in camicia da notte, sul punto di mettersi a letto, ma ordin che la guardia venisse fatta passare.
"Ebbene? Che c'?"
"Soltanto questo, Cittadino Commissario," disse l'uomo porgendogli un lurido foglietto di carta.
"Che cos'?"
"Non lo so, Cittadino. Una lettera, credo. Stavo facendo il mio giro ed ero giusto arrivato all'incrocio quando un uomo della Gendarmerie Nationale mi ha dato questo foglio e ha detto: "Portatelo al cittadino commissario, lui vi ricompenser; ed eccovi qui qualcosa per il disturbo." E mi ha dato un franco d'argento."
Delorme prese il foglietto e se lo rigir tra le dita. V'era qualcosa di bizzarro, quasi di inquietante, in quella missiva inviata a quell'ora della notte.
"Quanto tempo fa  stato?" chiese poi
"Pi o meno mezz'ora, direi. Ho finito il mio giro e poi sono venuto qui. Va tutto bene, Cittadino?"
"S," rispose asciutto il commissario. "Potete andare."
Soltanto quando l'altro se ne fu andato Delorme svolse la misteriosa missiva. Si rivel solamente una burla. V'erano quattro righe di quelli che parevano versi; ma essendo scritte in una lingua straniera che lui non comprendeva, lo scherzo, se di scherzo di trattava, fall nell'impresa di divertirlo. L'unica cosa che suscit il suo interesse fu un rozzo disegno alla fine, che serviva da firma, forse. Rappresentava un piccolo fiore a cinque petali, ed era stato tracciato con gesso rosso.
Il degno commissario mise da parte il biglietto pensando che, forse, l'indomani sarebbe stato in grado di trovare un uomo dotto che parlasse le lingue straniere. Avrebbe mostrato a lui quel buffo messaggio.
Dopodich and a letto, spense la candela, e si mise pacificamente a dormire.
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CAPITOLO 39.
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Il canadese.
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Il commissario capo Lacaune aveva trascorso una notte inquieta. La sua mente non era del tutto tranquilla quando pensava agli avvenimenti di quella giornata tanto piena. La tragica farsa della pseudo Primula Rossa, e della relativa cattura da parte di quell'ottuso di Cabel, gli pesava sull'anima. E per quanto riguardava la rabbia del cittadino Chauvelin, ogni volta che pensava a quella si sentiva correre un brivido gelido gi lungo la spina dorsale. In qualche modo, aveva un presentimento che allontanava il sonno delle sue stanche palpebre. Una previsione di calamit ancora peggiori di l da venire.
E quando giunsero, cosa che fecero di prima mattina, si dimostrarono persino peggio di quanto avesse anticipato. Si era appena messo al lavoro nel proprio ufficio quando il commesso gli port la sconvolgente notizia che i due uomini dalla Gendarmerie Nationale che lui stesso, Lacaune, aveva inviato la sera prima a Manderieu in risposta all'urgente richiesta del suo subordinato, erano stati scoperti mezz'ora prima, legati e imbavagliati, in un campo a un centinaio di metri dal bordo della strada, a met via tra Choisy e Manderieu. Il terzo uomo, che faceva parte della gendarmeria del villaggio ed era stato il messaggero di Delorme, era stato trovato a circa duecento metri pi in l, in un campo sul lato opposto della strada. Era partito da Choisy un quarto d'ora prima rispetto agli altri due. Tutti e tre gli uomini, una volta liberati da corde e bavaglio, avevano raccontato la stessa miserevole storia: erano stati aggrediti al buio da quelli che avevano ritenuto essere comuni viandanti, in un momento in cui sulla strada non passava nessun altro. I vagabondi erano balzati improvvisamente fuori da dietro una macchia d'alberi e gli erano stati addosso prima che avessero la possibilit di difendersi. Il messaggero del commissario Delorme era stato messo fuori combattimento in fretta. Viaggiava solo. Gli altri due giuravano di aver ingaggiato una buona lotta, ma che i delinquenti erano armati di pistole, mentre loro avevano soltanto le sciabole, che non avevano avuto nemmeno la possibilit di estrarre. Erano stati tirati gi di sella da un uomo con la forza di un autentico gigante, e colpiti al capo tanto che avevano perso coscienza, dopodich non ricordavano altro finch non si erano ritrovati nel campo, legati come polli e rigidi per il freddo. I loro cavalli non si vedevano da nessuna parte.
I tre uomini vennero condotti alla presenza del commissario capo, ma poterono soltanto ribadire la loro storia. Supponevano che l'obiettivo dell'aggressione fosse la rapina, ma nessuno di loro trasportava alcunch di valore. Certo, uno aveva con s l'ordine scritto del commissario capo nascosto nella cintura, ma quello non sarebbe servito a nulla a dei rapinatori da strada, e comunque l'ordine era scomparso, presumibilmente perso nel tafferuglio.
Sulle prime l'incidente, bench apparisse grave, non si poteva definire sconvolgente. Tre cavalli di valore erano andati persi, e v'erano due briganti a piede libero, ma era tutto l. D'altra parte, senza alcun dubbio il commissario Delorme a Manderieu era preoccupato e furente, in attesa di ordini che ancora non erano arrivati, e il commissario capo Lacaune si mise subito a stilare da capo un ordine per il suo subordinato: che il prigioniero Pradel venisse immediatamente mandato sotto scorta a Choisy. Aveva appena terminato di scriverlo quando arriv un altro messaggero a cavallo da Manderieu, a consegnare il rapporto del commissario sugli avvenimenti della sera prima. Dopo un resoconto estremamente descrittivo della mezza sommossa che aveva disturbato la pace del piccolo villaggio e che era stata sedata soltanto dalla sua prontezza di spirito e dal suo coraggio nell'affrontare quella torma irata, Delorme proseguiva dicendo:
"Potete immaginare, Cittadino, quanto mi sia sentito grato quando i vostri uomini sono arrivati sulla scena con il vostro ordine di consegnare loro il prigioniero. Sono stato ben lieto di sbarazzarmi di lui, dal momento che la gente non si sarebbe mai calmata sapendo che Pradel era trattenuto nel commissariato. Presumo lo abbiate rinchiuso nel vecchio castello, e posso soltanto sperare che i cittadini di Choisy si dimostreranno meno collerici, per l'incarcerazione del loro favorito, rispetto ai campagnoli di Manderieu."
Il commissario capo Lacaune dovette leggere pi e pi volte quelle ultime righe prima che il loro pieno significato gli penetrasse nel cervello. Quando accadde, si ritrov sull'orlo di un attacco di apoplessia. Che cosa accidenti significava tutto quello, e dove diavolo era Pradel? La scorta che aveva mandato a prenderlo era stata tolta di scena prima ancora di arrivare a Manderieu. Poi cos'era successo? Dove era successo? E che ne era stato di Simon Pradel? Ah! Se mai avesse rimesso le mani su quel mestatore, la ghigliottina non sarebbe stata certo derubata della sua preda. Ma nel frattempo, che cosa bisognava fare? Sped di fretta un corriere a cavallo a Manderieu chiedendo ulteriori dettagli; quello ritorn in meno di mezz'ora con un dettagliato rapporto del commissario, nel quale si dichiarava che il prigioniero, il dottor Simon Pradel, era stato diligentemente consegnato agli uomini della Gendarmerie Nationale su ordine scritto del commissario capo in persona. A prova di quell'affermazione, il cittadino Delorme allegava l'ordine in questione, consegnatogli da uno dei due soldati. Nel frattempo, chiedeva rispettosamente al proprio capo perch il suo messaggero fosse stato trattenuto a Choisy; voleva avere tutti i propri uomini a Manderieu, dato che l'umore degli abitanti del villaggio era ben poco rassicurante.
Quel secondo rapporto, a prima vista, non faceva che peggiorare le cose. Al commissario capo Lacaune venne da pensare che sia lui che il suo subordinato stessero impazzendo. Chi erano i due uomini della Gendarmerie Nationale che erano andati a prelevare il prigioniero? Come aveva fatto il suo ordine a finire nelle loro mani? Che ne avevano fatto di Pradel una volta consegnato loro? E lui, Lacaune, era sveglio o stava sognando?
Fortunatamente per lui, proprio in quel momento comparve il suo amico Louis Maurin. Quello, se non altro, era un uomo sano di mente, con il quale si poteva parlare senza timore. Ma l'avvocato era di umore poco collaborativo. Pareva del tutto indifferente alla situazione di Simon Pradel.
"Mio caro amico," disse con una scrollata di spalle, "il vostro mestatore, come a buon diritto lo definite, a questo punto  sulla via per l'Inghilterra, potete starne certo, ed  anche un bene. Lasciatelo perdere, dico io. Quando sar in quella terra di nebbie e selvaggi, non potr pi fare alcun danno. Se vi mettete a corrergli dietro riuscirete soltanto a ficcarvi in altri guai... come avete fatto ieri. Lasciatelo perdere."
"Ma perch mai dite che sta andando in Inghilterra?"
"Sono certo che  cos."
"Ma due dei miei uomini lo hanno prelevato da Manderieu."
"Quelli non erano affatto i vostri uomini."
"E chi erano?"
"Le spie inglesi."
"Non intendete dire...?"
"La Primula Rossa che quello stolto di Cabel non  riuscito a mettere in ceppi, e che ha ingannato voi, amico mio, come ha ingannato la nostra polizia e le nostre spie in tutto il paese per quasi due anni. S! Intendo proprio quell'uomo, e se fossi in voi caverei il meglio da quel che  accaduto e lascerei gli altri a pescare in queste acque torbide."
Nel sentir nominare la Primula Rossa, il commissario capo Lacaune si sent estremamente a disagio. Da quando nel paese si era stabilito un governo illuminato votato al libero pensiero, un uomo doveva essere razionale, giusto? Doveva essere un uomo, e non un debole con la mente colma delle superstizioni insensate che i calotin avevano ficcato nella testa alla gente nei tempi passati. Ma nom de nom! C'era qualcosa di sgradevolmente misterioso in quell'elusiva spia inglese. Qui un giorno, all'altro capo del paese il giorno seguente. Un vero e proprio fuoco fatuo; ti scivolava tra le dita quando pensavi di averlo preso, e se ti imbattevi in lui i guai erano in agguato. Lacaune trasse un profondo sospiro.
"Potreste aver ragione, amico mio," disse poi, "ma lasciare le cose come stanno va contro i miei concetti e contro il mio dovere. Sono sempre stato un fedele servitore della Repubblica, e non avr riposo finch non arriver in fondo a questi straordinari avvenimenti. Sono gi in cattiva luce presso il Comitato di Salute Pubblica per via della sfortunata faccenda di ieri, e sento che nulla tranne lo zelo potr salvarmi dal disastro."
"Ebbene, voi farete quel che riterrete meglio," disse l'avvocato alzandosi per prendere congedo, "ma credetemi..."
Venne interrotto dall'ingresso del commesso che doveva consegnare una lettera appena arrivata dal Comitato di Salute Pubblica, riunito in sessione speciale a Sceaux, la capitale del dipartimento, e allo stesso tempo domand se il cittadino commissario intendeva ricevere il cittadino Collin, che era l per chiedere dei suoi documenti.
"Collin? Collin?" esclam lo sfinito commissario, rigirandosi tra le dita la lettera del Comitato di Salute Pubblica con evidente apprensione. Conteneva notizie buone o cattive? Una minaccia? Un avvertimento? Oppure cosa? Al commesso rispose: "Dite al cittadino Collin di aspettare," e poi, quando se ne fu andato, si rivolse di nuovo al proprio amico.
" stato quel canadese, sempre che lo sia, a indurmi a mandare Cabel all'inseguimento di quella maledetta spia inglese. Credo che sia stata tutta una cospirazione per distogliermi dalla pista, e che sia questo Collin a tirarne i fili. Ma lo far mettere immediatamente sotto chiave. Lo spedir assieme a quel mascalzone che ha impersonato la Primula Rossa e ci ha presi tutti per il naso."
E dopo questo capolavoro di oratoria, intriso del disdegno che in quel momento provava contro tutto e tutti, prese infine la decisione di leggere la lettera che gli era stata inviata da Sceaux. Per prima cosa controll l'intestazione. La lettera era firmata "Armand Chauvelin, membro del Comitato di Salute Pubblica", e il suo contenuto era il seguente:
"Cittadino commissario.
"Noi, come Comitato di Salute Pubblica, riunito in sessione straordinaria a Sceaux, desideriamo che ci mandiate per un'inchiesta speciale l'uomo che impersonava la spia inglese e che vi  stato portato come prigioniero nel corso della giornata di ieri. Le nostre sedute si tengono negli uffici del Municipio. Se avete altri prigionieri o sospetti degni di nota nel vostro distretto, mandate anche quelli. Il latore della presente  al nostro servizio. Sa cosa fare. La vostra responsabilit cesser nel momento in cui consegnerete i prigionieri a lui."
Lacaune porse la missiva al suo amico, l'avvocato. Gli tremava la mano per l'entusiasmo, il viso risplendeva di gioia e trionfo. Nella lettera non v'era una sola parola di minaccia o di ammonimento. Era estremamente semplice, ufficiale, quasi amichevole; dimostrava, a tutti gli effetti, che non aveva perduto la fiducia dei suoi superiori, dal momento che lasciavano alla sua discrezione la scelta di chi mandare fra "altri prigionieri o sospetti nel vostro distretto". Era un autentico sollievo, dopo le torturanti paure delle ultime dodici ore.
"Amico mio! Amico mio!" esclam sfregandosi allegramente le mani. "Mi sento un uomo nuovo... Va tutto bene."
Poi prese carta e penna e scrisse rapido alcune parole.
"Che intendete fare?" chiese Maurin.
"Spedire anche quel dannato canadese di fronte al Comitato di Salute Pubblica per un'inchiesta speciale."
Suon il campanello, e quando il commesso entr gli pass il foglio su cui aveva appena scritto, dicendo: "Ecco, questo  un ordine per arrestare quell'uomo, Collin. Aspettate che venga portato fuori, poi mandatemi il messaggero da Sceaux."
A quel punto l'avvocato, finalmente, si conged. La questione del canadese e della pseudo Primula Rossa non gli interessava affatto; con Pradel tolto di mezzo non gli importava di nient'altro. Lasciato a se stesso, il commissario Lacaune si mise a camminare avanti e indietro per la stanza, incapace di rimanere fermo a causa dell'eccitazione. A un certo momento drizz le orecchie nel sentire fuori dalla porta del fracasso, e alcune grida. "Il canadese sta dando problemi," mormor soddisfatto fra s e s.
Poco dopo venne introdotto il messaggero. Era un pubblico ufficiale dall'aria sobria e distinta che indossava abiti scuri e un cappello dalla nuova forma a pan di zucchero, che si tolse nell'entrare. Gir anche il bavero del soprabito, in modo da mostrare il distintivo che indicava il suo status di rappresentante o dipendente dal governo. Lacaune gli domand secco: "Chi vi ha dato questa lettera?"
"Il cittadino Chauvelin."
"Ne conoscete il contenuto."
"S, cittadino."
"I vostri ordini sono di condurre un certo prigioniero a Sceaux."
"Proprio cos."
"Siete a cavallo o avete un trasporto?"
"Un trasporto, cittadino commissario. Ho requisito un carro coperto e un paio di buoni cavalli da un posto di guardia fuori citt. Il cittadino Chauvelin ha detto che non voleva che il prigioniero fosse visto."
"Una precauzione molto saggia. Ora ascoltate. Un prigioniero vi verr consegnato qui. Tenetelo attentamente d'occhio,  pericoloso. Ve n' un altro che andrete a prelevare al vecchio castello. Uno dei miei uomini vi accompagner fin l con un mio ordine in modo che il prigioniero vi venga consegnato."
"Capisco, cittadino."
"Desiderate una scorta fino a Sceaux?"
"Soltanto se desiderate inviarne una, cittadino commissario. Ma non  necessaria. Io sono ben armato, e anche l'uomo alla guida del carro."
"Molto bene, allora. Potete andare."
L'uomo fece il saluto, gir sui tacchi e usc. Il commissario scrisse l'ordine da portare al vecchio castello, lo consegn all'impiegato, poi and alla finestra che dava sulla strada. Vide un carro coperto fermo fuori dai cancelli, con attaccati un paio di cavalli che avevano l'aria di essere freschi e robusti. Dopo un attimo vide il canadese che veniva portato attraverso il cortile da due soldati; era in catene, che su entrambi i lati congiungevano il polso alla caviglia, e apparentemente era in grado soltanto di camminare. Con tutta chiarezza, aveva dato dei problemi. Gli abiti erano laceri, i capelli scompigliati, le nocche macchiate di sangue. I soldati non lo stavano trattando con troppa gentilezza: lo scaricarono nel carro come una balla di merce. Il rappresentante del governo sorvegli la procedura con aria ufficiale. Quando sembr convinto che il prigioniero non fosse in grado di provocare guai, fece segno a uno dei soldati di sedersi in fondo al carro, mentre lui andava accanto al guidatore; quest'ultimo fece schioccare la frusta, e si avviarono lungo la Rue Haute.
Il commissario capo Lacaune osserv tutto quanto con enorme soddisfazione. Poi torn a grandi passi alla scrivania e scartabell un po' tra i suoi fogli, ma era troppo eccitato per restare seduto a occuparsi delle proprie faccende. Pens che un bicchiere di vino gli avrebbe fatto bene; prese mantello e soprabito e usc, dicendo al commesso che sarebbe rientrato nel giro di un'ora.
Non and direttamente da Tison per quel bicchiere di vino, perch era stato colto dalla tentazione di recarsi al vecchio castello per vedere quel miserabile mascalzone che lo aveva turlupinato prendere il posto che gli spettava, anche lui in catene, accanto a quel maledetto canadese. Arriv giusto in tempo per vedere quel piacevolissimo spettacolo; v' sempre qualcosa di lenitivo per i nervi nell'assistere alla sconfitta dei propri nemici. Il cittadino Lacaune scambi qualche affabile parola con il rappresentante del governo, diede ordine che i prigionieri venissero incatenati l'uno all'altro per ulteriore sicurezza, e quando anche quello fu fatto, se ne and con passo leggero e scattante a godersi una tranquilla mezz'ora con un bicchiere di vino al Caf Tison.
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CAPITOLO 40.
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Rimorso.
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Sotto la copertura del carro, St. John Devinne giunse lentamente alla consapevolezza che quella era la fine della sua ingloriosa vita. Vergogna e rimorso lo strinsero nella loro morsa, e non soltanto perch aveva messo in gioco come posta il proprio onore in una deplorevole partita e aveva perso, ma anche perch si era infine reso conto dell'assoluta bassezza di ci che aveva fatto. Visioni di giorni felici sotto la guida di un uomo che era il pi coraggioso dei coraggiosi, che sacrificava le comodit, la felicit, persino l'amore, per soccorrere gli inermi e gli innocenti, per inseguire quella che era gi di per s una gloria, lo torturavano con la conoscenza che quei giorni non sarebbero mai pi tornati. Erano finiti per sempre a causa del suo nero tradimento, e non v'era pi nulla davanti a lui eccetto la tenebra e, alla fine, una morte vergognosa.
Non era della morte in s che aveva paura, ma dell'orribile, orribile vergogna di tutto quanto, e di quello straziante rimorso che avrebbe potuto fiaccarlo quando la fine fosse giunta. Quel commissario capo lo aveva turlupinato, intrappolato come un gatto randagio, e adesso lui giaceva l come una bestia prigioniera condotta al macello, incatenato a un maleodorante vagabondo... lui, St. John Devinne, Conte di Welhaven, figlio ed erede del duca di Rudford! Oh, la vergogna, la vergogna di tutto quanto! Tutte le membra doloranti, caviglie e polsi che sanguinavano sotto il peso dei ceppi, la prossimit di quel suo lurido compagno di viaggio gli dava la nausea. Il freddo era intenso. Stava tremando sotto un pesante mantello che gli avevano gettato addosso a un certo punto, non ricordava esattamente quando. Il giorno prosegu con agonizzante lentezza. Sulle prime si era chiesto dove lo stessero conducendo, ma ben presto si era reso conto che in realt non gl'importava. L'approdo finale di quel viaggio sarebbe comunque stato la ghigliottina, quindi che importanza avevano le fermate lungo la strada? Di fermate ve ne furono un paio, probabilmente per dare da bere e concedere un po' di riposo ai cavalli. Superarono parecchi villaggi, e a un certo punto il carro sferragli su quella che chiaramente era una strada acciottolata, al termine della quale il guidatore si ferm. Poi vi fu un gran parlare e gridare. Apparentemente stavano attaccando dei cavalli freschi. Poco dopo Devinne ud delle voci sommesse, molto vicine, il rapido colloquio: "Conoscete la strada, cittadino?"
"Piuttosto bene, grazie."
"E la troverete una buona sistemazione per la notte? Dite a padron Freson che vi mando io. Henri Gros, ecco come mi chiamo. Far del suo meglio per voi."
"E a voi cosa devo, cittadino Gros?"
"Venti luigi d'oro, cittadino. Per i due cavalli e il carro. E se mai me li riporterete indietro e i cavalli saranno in buone condizioni, vi ricomprer tutto quanto."
Poi vi furono dei ringraziamenti ossequiosi, dai quali Devinne argu che l'accordo era stato concluso. Si domand vagamente perch mai vi fosse stato quell'accordo. Un cambio di guidatore a quanto pareva, cos come di cavalli... ma per lui che importanza aveva tutto quello? Da qualche parte nella citt un orologio suon le tre. Le ombre della sera iniziavano a raccogliersi, e attraverso una fessura nella copertura del carro vide che stava nevicando.
Dopo molti cordiali "Arrivederci" e "Bon voyage" ripartirono. Ben presto la strada divenne estremamente dura, e i sussulti del carro non fecero che aumentare il suo disagio. Si sentiva terribilmente stanco e stordito, ma stava troppo male per addormentarsi. Ora tutto attorno a lui pareva immobile; gli unici suoni che raggiungevano le sue orecchie erano i tonfi degli zoccoli dei cavalli sulla strada ricoperta di neve, e il respiro pesante del suo compagno di prigionia. Assolutamente sfinito, Devinne ricadde in una trance simile alla sonnolenza. A riscuoterlo fu la presenza di qualcuno che si chinava sopra di lui, e il grattare una lima d'acciaio vicino alla caviglia. Il carro era immobile, e si stava facendo buio; soltanto il fievole bagliore di una piccola lanterna a prova di vento gettava uno stretto cerchio di luce attorno al suo piede. Il dolore fu quasi intollerabile, anche quando, dopo alcuni minuti, sent quei ferri pesanti sollevarsi. A occhi semichiusi vide una sagoma scura, china, intenta al proprio compito. Una volta che entrambe le caviglie furono libere, le abili dita, sempre armate di quella lima, iniziarono a lavorare sui ceppi che portava ai polsi.
Devinne pens che doveva stare delirando, oppure sognando. Un senso di benessere si diffuse dentro di lui quando quegli orribili ferri vennero rimossi, e ben presto qualcuno gli pass un braccio sotto le spalle e il collo, spingendogli una bottiglia contro la bocca. Lui ingoll una gran sorsata, un liquido simile a fuoco che gli scendeva nella gola; toss e sputacchi, e poi ricadde in un autentico stato di incoscienza.
Di nuovo si risvegli, questa volta sentendosi un altro uomo. Caviglie e polsi erano liberi, e non provava pi cos tanto freddo. Si mise seduto e si guard attorno. Il veicolo era fermo, e la notte stava calando rapida. Tutto quello che riusc a percepire nel buio che infittiva fu il corpo del suo compagno di prigione che veniva sollevato da un paio di braccia possenti; proprio in quel momento la sua testa svaniva oltre la spalletta del carro. Poi ud dei passi, passi pesanti e misurati, che si allontanavano. Per lungo tempo rimase solo nella semioscurit, seduto con le gambe raccolte, le braccia a circondare le ginocchia. Avrebbe voluto pensare, ma non ci riusciva. La sua mente era inerte, come durante un sogno.
Attorno a lui tutto era silenzio, eccetto per quei passi sul terreno coperto di neve... dapprima si allontanarono, poi vi fu una pausa nel corso della quale non ud assolutamente nulla, e poi gli stessi passi ritornarono. Il cuore gli batteva furiosamente. Tent di chiamare, ma l'unica parola che avrebbe tanto desiderato pronunciare gli rimase bloccata in gola. Era il nome dell'amico che aveva tradito, e che aveva rischiato la vita per salvarlo. Riusciva vagamente a distinguere nell'oscurit quasi totale quella familiare sagoma tanto alta che montava sul sedile del guidatore e prendeva le redini; poi vide soltanto l'ampia schiena, una solida massa a malapena discernibile. Non si era mai sentito tanto solo in vita sua, nemmeno quella notte nel cottage diroccato nel corso della quale aveva pianificato il suo abominevole tradimento. Allora aveva avuto almeno la compagnia dei propri pensieri; neri, orribili pensieri, e torturanti visioni di gioie passate e futuri ignominiosi trionfi. Ora non aveva nulla, soltanto la sagoma indistinta davanti a lui che pareva svanire, svanire nel buio come le sue speranze, il suo onore e la gioia di vivere.
V'era ancora una debole, pallida luce nel cielo quando il carro gir bruscamente a sinistra e prosegu sobbalzando su un terreno molto aspro. Devinne strisci sulle mani e sulle ginocchia fino alla spalletta, e stando accovacciato sbirci sotto la copertura. Persino nell'oscurit sempre pi fitta il posto aveva un'aria familiare. In lontananza, sulla destra, riusciva a vedere le luci fioche di quella che sembrava essere una piccola citt, ma il carro la stava superando, sempre su un terreno molto aspro, lasciandosi gradualmente alle spalle quelle luci. E d'improvviso si rese conto di dove fosse. Quella piccola citt era Le Perrey, e lui veniva condotto alla casa isolata che faceva da base alla Lega della Primula Rossa.
Il carro si ferm, e si ud un distante: "Hallo!" subito seguito da una domanda pi impaziente: "Tutto bene?" Era la voce di David Holte, familiarmente noto come Froggie. Stava uscendo dalla casa e arriv di corsa, facendo oscillare una lanterna.
A quella domanda rispose una voce che Devinne aveva pensato non avrebbe sentito mai pi.
"Tutto bene!"
E un attimo dopo, nella semioscurit, vide Blakeney fermo accanto alla fiancata del carro.
"Sei in grado di scendere?" gli chiese. "Oppure devo darti una mano?"
Devinne era ancora accovacciato, ma non riusc a muoversi. Non all'inizio. Continuava a scrutare nell'oscurit, tentando di vedere Blakeney in viso.
"Percy..." mormor, ma non pot dir altro, perch un dolente singhiozzo gli era risalito alla gola.
"Calma, ragazzo," rispose Blakeney; "rimettiti in sesto. Froggie non sa nulla."
Froggie era a portata d'udito, ora, e inizi a parlare. Devinne all'inizio non comprese cosa stesse dicendo, perch tutti i suoi sensi erano intorpiditi. Ma fece uno sforzo per trascinarsi fuori dal carro.
Holte lo accolse con un esuberante: "Salve, Johnnie!" e Blakeney disse: "Devinne  un po' rigido;  stato pesantemente malmenato a Choisy."
Dopodich Holte lo prese per il braccio e si diresse assieme a lui verso la casa, chiedendo al capo: "Rimanete per la notte?"
"S. Non possiamo fare molta strada con questo tempo. Dopo mezzanotte la neve potrebbe arrendersi, e forse uscir la luna. Se non succede ripartiremo all'alba. Tu vai avanti, Froggie," prosegu, "penser io ai cavalli. Suppongo tu possa darci qualcosa da mangiare."
"S," replic l'altro voltandosi a mezzo. "Pane raffermo e un pezzo di carne di maiale, e posso riscaldare del vino acido per voi. Sono stato al mercato stamattina."
Blakeney port i cavalli sul retro mentre Holte guidava i passi di Devinne verso la casa. Era uno di quegli uomini che non riuscivano a smettere di parlare, e ricominci immediatamente a chiacchierare di questo, quello e quell'altro ancora, a suon di: "Naturalmente sai gi," e di "Blakeney ti ha raccontato, suppongo." Devinne, che non sapeva nulla, si limit ad ascoltare con mezzo orecchio. Ben presto si ritrov seduto di fronte a un fuoco di legna, mentre Holte ancora parlava loquace.
E poi Blakeney entr, chiedendo: "A che ora sono passati Ffoulkes e Pradel?"
"Di prima mattina, non saprei dire esattamente quando. Mi si  fermato l'orologio, accidenti a lui!"
"Non hanno avuto avventure?"
"Nessuna. Poco dopo avevo pronti dei cavalli freschi per loro, lo sai, quelli della carrozza, e sono ripartiti. Mi sono fatto raccontare da Ffoulkes come hai fatto scappare il francese. Sembrava un tipo simpatico, direi. Molto silenzioso. Ma, accidenti! secondo Ffoulkes, il modo in cui hai orchestrato la faccenda  stato..."
"Semplicissimo," lo interruppe Blakeney rapido. "Sei un brav'uomo, Froggie, ma parli troppo. Suppongo tu possa darci qualcosa da mangiare. Devinne  affamato, e anch'io."
"E va bene, e va bene!" ribatt Holte di buon umore, voltandosi per andar via. Per si ferm sulla soglia.
"Te la racconto io, Johnnie," disse poi, "proprio come me l'ha raccontata Ffoulkes. Te lo dico io,  stato nientemeno che..."
Venne interrotto dal suo stesso cappello che gli volava in testa, e dalla voce del suo capo che diceva perentorio: "Se non te ne vai a prendere quella lussuosa cena ti metto ai ferri per insubordinazione."
Holte and, e rimasero soli. Lui, che aveva fatto al suo amico il peggior torto che un uomo potesse fare a un suo simile, ora doveva affrontare il capo che aveva tradito. Blakeney and alla finestra, a fissare il buio e la neve che cadeva fitta. Devinne si alz in piedi e attravers la stanza. Poi tese la mano, esitante. Era umida, tremava. Strinse la mano che Percy teneva lungo il fianco, quella stessa mano che lui aveva tanto spesso stretto in amicizia, e con un singhiozzo straziante vi premette contro la fronte caldissima.
"Percy," mormor poi, "per l'amor di Dio, di' qualcosa."
"Che dovrei dire, mio caro ragazzo?" rispose Blakeney, liberando gentilmente la mano. "Che non potevo sopportare di vedere un gentiluomo inglese, il figlio del mio vecchio amico, gettato a quelle iene?"
"Quanto devi disprezzarmi!"
"Io non disprezzo nessuno, Johnnie. Ho visto troppa sofferenza, troppi entusiasmi mal guidati, persino crimini, per non comprendere molte, molte cose che prima nemmeno potevo sognare."
"Crimini? Al mondo non c' crimine peggiore del mio."
"E non v' punizione peggiore, ragazzo, di quella che subirai tu."
"Dio, s!" esclam Devinne con fervore. "Allora perch per salvare la mia miserabile vita hai rischiato la tua, tanto preziosa?"
Blakeney scoppi in una contagiosa risata.
"Perch? Perch? Non lo so, Johnnie. Chiedilo a Ffoulkes e lui ti dar una ragione sentimentale. Chiedilo a Tony e lui ti dir che l'ho fatto per amore dello sport, e non sono cos sicuro che il buon vecchio Tony non avrebbe ragione, dopotutto. Grazie a te, ragazzo, ho fatto una delle corse pi esilaranti della mia vita, per queste campagne."
Devinne si lasci cadere su una seggiola e nascose il viso tra le mani.
"Quanto detesteranno anche solo la mia vista, tutti loro," mormor poi.
"Beh, questo lo dovrai sopportare, mio caro ragazzo, e anche altre cose. Ad ogni buon conto, tuo padre non sa nulla e non lo sapr mai. Dopodich... Ebbene! L'Inghilterra  in guerra con la Francia, quindi saprai bene cosa fare."
"Percy... Io..."
"Buono, adesso. Sta arrivando Holte con il suo banchetto."
E tutti e tre si sedettero di fronte a un sontuoso pasto di carne di maiale e pane raffermo, e bevvero vino caldo, che riusc a riscaldare anche loro. Blakeney era pi allegro che mai.
"Avresti dovuto vedere," disse a Holte, "quel miserabile poltrone che, contro la sua volont, ha impersonato la Primula Rossa. L'unica cosa che rimpianger fino al giorno della mia morte  non essere stato presente quando il mio caro Monsieur Chambertin ha posato lo sguardo su quei bellissimi lineamenti e si  reso conto che non si trattava del suo amico, Sir Percy Blakeney."
Holte parl moltissimo e fece innumerevoli domande, ma Devinne, con l'anima e il corpo doloranti, ben presto se ne and in una delle altre stanze, dove c'era un letto d'emergenza in cui aveva dormito pi di una volta ai bei tempi andati.
Si sedette sul bordo, nascose il viso tra le mani, e pianse come un bambino.
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CAPITOLO 41.
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Epilogo.
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Spesso, dopo che il sipario  calato sull'ultimo atto di una recita, commedia o dramma che sia, verrebbe voglia di sbirciare per vedere cosa stia accadendo sul palcoscenico oscurato. Un attimo prima era pieno di luce, di animazione, di quell'atmosfera tesa che pervade la scena di chiusura di una storia commovente, e ora vi sono soltanto gli addetti ai cambi di scena che si muovono come fantasmi nella luce fioca, l'impresario che parla con il carpentiere o con gli elettricisti, gli interpreti dei ruoli minori che ancora chiacchierano nei corridoi laterali, o gli attori principali che vanno di fretta verso i loro camerini.
Allo stesso modo, mi sembra, verrebbe voglia di vedere anche solo una volta di pi quegli attori che, ognuno alla sua maniera, hanno recitato la propria parte nello strano dramma che ha avuto come personaggi principali un giovane traditore e un avventuriero spensierato, un temerario pronto a rischiare la vita, un vero sportivo che in uno spirito di sublime diavoleria ha messo in atto una delle pi nobili imprese che uno storico abbia mai avuto la fortuna di raccontare.
E quindi s,  possibile dare una sbirciatina ai ruoli minori, vedere Monsieur le Docteur Pradel e Ccile, la sua graziosa giovane moglie, nella loro umile casa nel villaggio di Kensington. Sono straordinariamente felici, ma sono poveri come i proverbiali topi in chiesa, poveri come tutti quegli sfortunati uomini e donne francesi che per un caso fortunato sono stati in grado di trovare un rifugio nell'ospitale Inghilterra... per un caso, o per la dedizione di un uomo la cui vera identit non scopriranno mai. A volte forse qualcuno fra di loro, pi sensibile, prover un brivido incontrando un paio di pigri, allegri occhi azzurri, la cui reale espressione  velata dietro palpebre pesanti. Una di queste persone sensibili  Ccile Pradel, che quando incontrer quegli occhi, oppure udr il timbro di una risata quasi insulsa, ricorder improvvisamente un giorno di tormento nel vecchio chteau di La Rodire, un ballo, la musica del rigaudon, un violinista con il viso sporco, la voce sonora e strani occhi quasi ipnotici. La stessa voce? Gli stessi occhi? No! No! Non pu essere! E alzer i propri, quasi con uno sguardo di scuse per quegli sciocchi pensieri, sulla magnifica figura di Sir Percy Blakeney, baronetto, l'amico del Principe di Galles, il pi squisito dandy che abbia mai adornato una sala da ballo, l'uomo pi sciocco e vanesio che abbia mai fatto ridere la societ elegante.
E guarder le pi grandi dame di quella terra assieparglisi intorno, con sorrisi e agitar di ventagli, incitandolo a ripetere la sciocca zoppicante quartina che giurava gli fosse venuta in mente cos, per ispirazione, mentre si annodava il fazzoletto da collo:
"Noi lo cerchiamo di qua e di l,
e quei francesi non sanno dove sta.
Che sia in Paradiso o nell'Inferno ardente,
quella dannata Primula sfuggente?"
E lui la reciter per l'intrattenimento delle proprie ammiratrici con grande aria d'importanza, e con la sicurezza di s che pu appartenere soltanto a un uomo che non ha alcun pensiero tranne che per la vanit e il piacere.
Pi spesso che no i discorsi nelle sale da ballo cadono sulla Primula Rossa e sulle sue imprese, e Sir Percy Blakeney, che d'abitudine  mezzo addormentato su una sedia, ogni qual volta qualcuno solleva l'argomento, viene strappato al suo pisolino dalle dame e si sente chiedere, con molte burle, che cosa pensi dell'eroe nazionale. Al che lui tenta di essere educato, e soffocando uno sbadiglio risponde: "Perdonatemi, signore, ma sul mio onore, preferirei non pensare a quel dannato individuo."
Dopodich si volta verso il gruppo degli amici e prosegue, rivolgendosi a loro: "Venite, Froggie, Ffoulkes, e anche tu, Tony, dedichiamoci a un po' di virile gioco d'azzardo, che ne dite? mentre le signore se ne stanno qui sedute a venerare una maledetta ombra."
No, no, un migliaio di volte no! Quel dandy dalla testa vuota, quello sciocco, quel sibarita, non potrebbe mai essere stato il lurido musicista vestito di stracci che si  caricato un uomo sulla spalla come se fosse un sacco di trucioli, o il sergente che ha trasportato maman tra le braccia sul terreno accidentato dalla carrozza alla casa isolata al fianco della strada. Ma, un momento dopo, mentre Sir Percy Blakeney esce a grandi passi dalla sala, Ccile coglier un rapido sguardo che voler a lui dai profondi occhi violetti di Lady Blakeney, la sua squisita moglie, e un altro che quella perfetta grand dame scambier con Sua Altezza Reale, e Ccile Pradel, che alla Primula Rossa deve la sua vita, rimarr l a farsi domande... domande!
Sempre sbirciando attraverso il sipario che  calato sull'ultimo atto del dramma, si potr vedere la piccola Blanche Levet, ora una giovane matrona, sposata a un uomo benestante e gentile che  in buoni rapporti con le autorit salite al potere dopo gli orribili giorni del Terrore e la caduta di Robespierre. Vi sono momenti in cui rimpianti e ricordi si fanno troppo coinvolgenti, e lei versa lacrime sul piccolo mucchio di minuscoli indumenti che ha preparato in vista di un lieto evento; proprio come vi sono momenti in cui il dottor Pradel scambierebbe volentieri la sua vita di pace in Inghilterra con una di attivit a Choisy e nel suo amato ospedale di Manderieu. Ma per lui i rimpianti svaniscono ben presto, mentre quelli di Blanche resteranno sempre con lei.
E diamo un'ultima sbirciatina a St. John Devinne, a casa in congedo dopo la vittoria inglese sui francesi a Valenciennes, inginocchiato accanto al letto di morte del padre. Accanto a lui vediamo Percy Blakeney. Alcune delle ultime parole pronunciate dal vecchio sono state: "Percy, terrai d'occhio il ragazzo, non  vero?  testardo, ma ha il cuore al posto giusto, e, grazie a Dio! il suo onore  intatto."
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FINE.